il primo minareto 

minareto

Nelle moschee più antiche il muezzin chiamava i fedeli alla preghiera direttamente dal tetto dell’edificio. L’uso del minareto cominciò a diffondersi dalla Moschea di Kairouan (VIII secolo), in Tunisia, la cui struttura si pensa possa provenire da una rielaborazione, attuata nella Siria preislamica, dei campanili quadrati delle chiese dei primi secoli del cristianesimo.

 

 

 

muezzin e altoparlanti

Al muezzin (“colui che annuncia”) è affidato l’incarico di comunicare ai fedeli musulmani l’ora della preghiera quotidiana e della funzione del venerdì. È un mestiere impegnativo e prestigioso che sta cambiando. Un tempo occorreva salire sopra il minareto e gridare a squarciagola. Oggi ci sono microfoni, amplificatori e altoparlanti. E talvolta, l’adahan, l’invito alla preghiera, è registrato su musicassette

 

 

 

Reazioni positive alla proposta del ministro degli Affari Religiosi, Hamdi Zaqzouq, di unificare gli inviti alla preghiera sono giunte dal direttore del prestigioso centro di ricerche Al- Azhar, Maher Al- Haddad: «È un’ottima soluzione: molti paesi arabi usano questo sistema per il richiamo alla preghiera, dalla Giordania al Libano, al Marocco».

 

 

l'ultimo richiamo dei
muezzin

Al cairo infuria
la polemica tra i minareti

Testo e foto di Marco Trovato

PARTE SECONDA - Una proposta che divide
(clicca qui per la prima parte)

La proposta che divide

Molta gente pare essersi rassegnata alle desolanti performance sonore diffuse dalle moschee e si limita a bersagliare i muezzin con battute e sberleffi sferzanti. «Lo senti come urla quello, sicuramente soffre di emorroidi», fa notare un artigiano che vende stoffe a due passi dalla moschea di Al-Maridani. «Secondo me è arrabbiato con sua moglie perché la donna ha speso troppo al mercato», ribatte un omaccione che fuma il narghilé in un bar vicino. 

I muezzin sono diventati personaggi da barzelletta al Cairo.interno di una moschea Ma non tutti sono così indulgenti e ironici da volerci scherzare sopra. Il ministro degli Affari Religiosi, Hamdi Zaqzouq, stanco di sentire tanti cittadini lamentarsi per il groviglio di voci gracchianti, ha proposto l’unificazione dei messaggi: un invito alla preghiera unico diramato da una sede centrale e diffuso via radio a tutte le moschee della capitale. 

Secondo il disegno del ministro, la voce ufficiale dei minareti dovrebbe essere scelta attraverso apposito concorso pubblico. Non è chiaro quali esami sarebbero chiamati a sostenere i candidati, presumibilmente prove canore e di conoscenza dell’islam, ma è certo che le migliaia di esclusi andrebbero ad ingrossare le fila degli egiziani senza lavoro in un paese dove il tasso di disoccupazione sfonda la preoccupante soglia del 10%.

Moschee irrequiete

L’idea, e c’era da aspettarselo, ha suscitato polemiche roventi. I religiosi hanno lanciato duri proclami contro il governo, accusandolo di voler demolire le tradizioni dell’islam per laicizzare la società. «Di questo passo la modernità porterà i musulmani a pregare davanti allo schermo televisivo, magari con l’immagine della Mecca sullo sfondo». 

quartiere vecchio del Cairo, veduta panoramica

Ma per alcuni imam esiste un pericolo ben più grave: l’iniziativa potrebbe essere il primo passo verso l’unificazione dei sermoni dei predicatori, e dunque verso il controllo definitivo da parte degli organi di potere. I rapporti tra politica e religione in Egitto sono assai delicati: il presidente Hosni Mubarak, al potere da 25 anni, oggi deve confrontarsi con le profonde spinte integraliste che provengono da larghi strati della società e al tempo stesso deve mostrarsi intransigente (anche per compiacere agli alleati occidentali) nei confronti dei leader dell’estremismo islamico che sponsorizzano la jihad e la cultura dell’odio. 

Il famigerato servizio d’intelligence egiziano tiene sotto stretta sorveglianza ogni moschea e interviene sui leader religiosi dissidenti con intimidazioni e minacce. Il giro di vite contro i predicatori fondamentalisti si è stretto dopo gli attentati terroristici del 2005 che hanno sconvolto Sharmel- Sheick. Da quel momento le relazioni con il clero islamico, specie con gli esponenti delle moschee più irrequiete, si sono fatte più difficili. E in questo contesto di tensione latente, il “piano muezzin” ideato dal Ministero degli Affari Religiosi non ha contribuito di certo a rasserenare il clima.

Complotto americano?

Qualcuno ha avanzato persino l’ipotesi che dietro questa riforma ci potesse essere un’oscura manovra americana per zittire le voci scomode del mondo musulmano. Le illazioni sul presunto complotto segreto della Cia contro i muezzin hanno trovato spazio sui principali giornali egiziani e hanno obbligato il ministro Zaqzouq a smentire ufficialmente la presunta cospirazione orchestrata da Washington. 

uomo in preghiera «In questo paese c’è molta gente che vede congiure americane dietro ogni tentativo di ammodernare la società, ma la verità è un’altra », ha replicato stizzito il ministro. «Ci sono altoparlanti sulle nostre moschee che scuotono il mondo. Tutti li sentono. Ma pochi uomini politici hanno il coraggio di protestare per paura di ritorsioni e accuse infamanti». 

Zaqzouq sostiene che la sua proposta gode dell’appoggio popolare e delle principali personalità islamiche. In effetti nessuna critica è giunta dal potente preside dell’università di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, né dallo sceicco Mohamed Sayed Tantawi ritenuto la massima autorità teologica d’Egitto. Ma gli ulema, i giuristi del Corano, chiamati ad esprimersi sulla controversa vicenda dei richiami alle preghiere, si sono divisi: da una parte i conservatori, dall’altra i riformatori aperti alla novità. Una spaccatura profonda che, a ben guardare, percorre l’intera società.

Lo scontro politico

Sul piano squisitamente politico, l’offensiva contro i muezzin è stata abilmente usata a fini propagandistici: nella campagna elettorale dello scorso autunno, alcuni candidati della Fratellanza musulmana (il movimento islamico, considerato ufficialmente illegale dal 1954 ma, di fatto, tollerato dal regime) hanno messo in guardia gli elettori sul pericolo di una deriva laicista dello stato. 

Le esortazioni a difendere le tradizioni islamiche contro la modernità hanno permesso all’opposizione islamica di ottenere un risultato elettorale clamoroso alle elezioni politiche, quintuplicando i seggi in parlamento. Un successo che ha fatto tremare il regime di Mubarak e ha colto di sorpresa le cancellerie occidentali.

donna islamicaAlcuni osservatori fanno notare che il progetto di riforma dei richiami alla preghiera è stato sospeso durante la campagna elettorale ed è legittimo pensare che il governo, forse lo stesso Mubarak, abbia chiesto al ministro Zaqzouq di mettere da parte momentaneamente la sua contestata proposta per evitare facili strumentalizzazioni da parte islamica. 

Il ministro degli Affari Religiosi nega che ci siano state pressioni in tal senso e assicura che la riorganizzazione dei muezzin si farà. «C’è una commissione di esperti che sta mettendo a punto un piano. Abbiamo calcolato che la sostituzione degli impianti sonori delle moschee nella capitale costerà allo stato un milione e mezzo di euro, ma è probabile che la riforma venga estesa alle altre principali città d’Egitto», ha detto Zaqzouq.

Muezzin sul comodino

Il ministro ha fatto intendere che il progetto andrà in porto anche se il suo mandato ministeriale non verrà riconfermato. Ribatte Abbas Awad, 26 anni, forse il più giovane muezzin del Cairo: «È una follia, se accadrà davvero, io e altri 100mila colleghi resteremo senza occupazione, e non sarà facile per noi trovare altri impieghi per vivere. Oggi riusciamo a mangiare solo grazie alle offerte dei fedeli». Il ragazzo ha imparato il mestiere da suo padre, che a sua volta lo aveva ereditato dal nonno. «Siamo muezzin da generazioni in famiglia e vorrei un giorno poter tramandare ai miei figli questo prestigioso lavoro, inshallah». 

Ajanta Clock È preoccupato Abbas, e ne ha motivo. Al grande bazar di Ataba i commercianti hanno già scommesso sulla fine dei muezzin: da qualche mese vendono una sveglia a forma di moschea che all’ora prefissata fa partire una voce registrata che invita alla preghiera. La ditta indiana che la produce, l’Ajanta Clock, non riesce a stare dietro alle richieste. Spiega un venditore: «Stiamo esaurendo le scorte, la gente è abituata a svegliarsi con i richiami dei minareti, non vuole rinunciarvi ». Oltretutto le suonerie variano da modello a modello e si può scegliere tra muezzin arrabbiati, poetici, cantilenanti, prosaici… alla faccia del governo e delle sue dannate rivoluzioni tecnologiche.

FINE DELL'ARTICOLO - (clicca qui per la prima parte)

 

 

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