Nel nord del Camerun, sulle cime isolate dei Monti Alantika, ha trovato rifugio una piccola e nobile tribù, ferma all’età neolitica. La sua esistenza scorre lenta, protetta da formidabili barriere naturali, tra usanze e rituali immutati da secoli
KOMA, IL POPOLO DIMENTICATO DAL TEMPO

di
Massimo Bocale
A poche ore di macchina da Garoua, principale città del Camerun settentrionale, è ancora possibile
incontrare un popolo che vive secondo tradizioni e costumi ancestrali: i Koma. Sono una delle ultime tribù animiste e pagane in una regione abitata da popoli convertiti al Corano.
Proprio per sfuggire alle persecuzioni degli schiavisti musulmani, i Koma sono stati costretti ad abbandonare, nel XVII secolo, le rigogliose pianure del nord del Paese, per rifugiarsi sui monti Alantika (un nome che, non a caso, significa “terra dimenticata da Allah”), una zona impervia al confine con la Nigeria, costituita da un caos di rocce granitiche accatastate dalla natura in ciclopiche composizioni.
Alla corte dei RE
Sui monti Alantika non vi sono né strade né piste e l’esplorazione può avvenire solamente a piedi attraverso sentieri scoscesi: la carrozzabile che attraversa la
vasta pianura bagnata dal fiume Faro termina infatti alle pendici della catena montuosa. Il villaggio di Wangai, punto di partenza della escursione, è abitato in maggioranza da commercianti e pastori delle etnie Fulbe e Hausa.
Qui in pianura la legge è ancora amministrata dal Lamido, un sovrano aristocratico e feudale, che sopravvive per volere della Repubblica camerunense. Il suo tradizionale potere giuridico e religioso non si è logorato col tempo: ancora oggi, alla sua corte accorrono sudditi da ogni villaggio, per chiedere udienza e sostegno.
Lui,monarca carismatico dal portamento solenne, impartisce ordini e benedizioni, perennemente avvolto in un’ampia tunica bianca, finemente ricamata con fili dorati.
Isolati sui monti

Ma l’autorità del Lamido non ha alcun valore sui monti Alantika. Lassù, nei piccoli villaggi protetti dalle falesie, valgono ancora le antiche leggi sociali dei Koma, che non hanno un vero e proprio capo. Il consiglio degli anziani è il loro massimo organo di potere, incaricato di risolvere le controversie, assicurare la pace sociale, difendere la comunità dagli spiriti maligni.
Il consiglio è affiancato dal fabbro, la persona preposta alla preparazione materiale dei rituali più importanti: i sacrifici propiziatori, i funerali, ma soprattutto le iniziazioni. Attraverso il rito della circoncisione, che sancisce il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, i bambini maschi vengono liberati della tutela della madre e ammessi nel gruppo degli adulti.
Le ragazze, invece, passano all’età adulta attraverso una vera e propria prova “iniziatica”: tra i 12 e i 14 anni di età, hanno l’obbligo di trascorrere tre mesi nella savana, isolate da tutti, per dimostrare di sapersela cavare. Solo dopo aver superato questa prova, possono sposarsi: alle giovani “iniziate” vengono estratti i denti incisivi, affinché il loro nuovo status sociale sia ben visibile a tutti.
La
donna Koma per tradizione indossaun gonnellino di foglie fresche che sostituisce
ogni due giorni, quando questo è ormai "appassito". Gli uomini hanno
da tempo abbandonato il drappo di cotone che utilizzavano per coprire il corpo e
l'astuccio penico per convertirsi ai pantaloni
Usanze da scoprire
Per scoprire questa Africa fuori dal tempo bisogna inoltrarsi a piedi seguendo gli impervi sentieri che collegano tra loro sperduti villaggi. A 1.300 metri di quota, a ridosso di una parete rocciosa, si nasconde Bilmerou, il primo villaggio abitato dai Koma.
A prima vista le abitazioni appaiono abbandonate e non c’è traccia degli abitanti, ma basta sostare qualche istante per vederli spuntare incuriositi dallo straniero: molti di loro non hanno mai visto un uomo bianco. I Koma sono un popolo di agricoltori e cacciatori, fermo all’età neolitica.
Con l’ausilio di rudimentali zappe di legno, coltivano miglio, cotone, manioca e banane. La selvaggina viene cacciata ancora oggi con arco e frecce avvelenate.
Alcuni clan praticano l’allevamento di vacche e tori, la cui importanza sociale è ben evidente in occasione dei matrimoni (dove gli animali fungono da dote per la famiglia della sposa) e dei riti funebri (durante i quali i corpi dei defunti vengono avvolti in una o più pelli di toro).
Buffoni impertinenti
Ma l’usanza forse più curiosa dei Koma sopravvive nella figura dei buffoni del villaggio, imprevedibili e irriverenti “pagliacci neri” che si materializzano durante i balli serali e le feste tradizionali. Sporchi di fuliggine e addobbati con berretti piumati, più simili ai giullari medievali che ai clown, i buffoni dei Koma hanno il compito di schernire e deridere la gente del villaggio.
Li chiamano bouffons peteur perché si esibiscono in rumorosi “peti”, tra le risate fragorose di uomini, donne e bambini. I loro impudenti rumori corporali, accompagnati da gesti osceni e maleducati, servono a rompere i tabù per lasciare spazio agli istinti e alla goliardia: infrangendo temporaneamente le rigide norme su cui è basata la società, i buffons peteur svolgono una funzione catartica che libera l’individuo dall’angoscia connessa alle difficoltà della vita.
Le loro performance sono davvero uno spettacolo imperdibile: il turista di passaggio può chiedere al consiglio degli anziani l’autorizzazione per aggregarsi ad una festa serale. Il permesso verrà concesso con piacere. E anche se non dovesse esserci in programma alcuna festa, vale la pena accamparsi vicino alle capanne dei
Koma.
Dopo il tramonto l’intero villaggio si anima, illuminato da piccoli fuochi. Alcune donne, con l’immancabile pipa in bocca, triturano il miglio su mole di granito, altre cucinano il boule, la minestra tipica della zona. I giovani chiacchierano amabilmente, gli uomini si riposano appoggiati ai loro archi, mentre i bambini si rincorrono per gioco. Il momento è magico, sembra l’alba dell’uomo.