È la prima linea ferroviaria avveniristica del continente nero.
Entro il 2010 collegherà Johannesburg a Pretoria.
Secondo gli oppositori sarà un treno per soli ricchi.
Di certo non farà fermate nelle township
di
Laura Mezzanotte
Lo hanno chiamato Gautrain e sarà il primo del suo genere in Africa, ma esattamente come sta accadendo ai suoi simili europei, ha già scatenato le polemiche. Parliamo del primo progetto di treno ad alta velocità africano.
Entro il 2010 (anno in cui il Sudafrica ospiterà la Coppa del Mondo di calcio) collegherà il cuore economico del paese, l’enorme area urbana di Johannesburg, con quella di Pretoria, 50 chilometri in tutto, ma attualmente uno dei tratti viari più trafficati del continente, servito da un’autostrada a sei/otto corsie, con tempi di percorrenza anche di due ore, durante i picchi di traffico.
Il governo sudafricano ha approvato il progetto a dicembre 2005 e subito è partita la battaglia.
Prima di tutto perchè, dicono i critici, sarà un treno per ricchi. Inevitabile, considerato che mira ad essere un’alternativa alle auto. E in Sudafrica avere un’auto vuol dire essere abbastanza benestanti. Costerà troppo, aggiungono. In effetti il costo previsto di tre miliardi di dollari equivale a tre anni di budget del ministero dei trasporti. Ma, rispondono i promotori del progetto, creerà oltre 90mila posti di lavoro.
Se i poveri si arrabbiano
Quei 90mila però rischiano di non vederlo nemmeno passare, il treno del futuro, perchè il percorso cittadino è stato disegnato attraverso le zone ricche di Johannesburg e verso l’aeroporto. Data l’enorme estensione della città, i poveri che vivono 10 o 20 chilometri più in là, a Soweto e nelle altre township, certamente non potranno servirsene.
L’ipotesi di un collegamento tra il Gautrain e la decrepita metropolitana di superficie che collega le township al centro città rimane incerta. Come ha fatto notare il presidente della commissione trasporti del parlamento Jeremy Cronin, i poveri potrebbero arrabbiarsi e proprio mentre la commissione iniziava la discussione del progetto nell’autunno scorso, infatti, gli utenti del metro, stufi dei ritardi e dei disservizi, hanno incendiato 26 carrozze di un treno.
Quindi, ha poi detto Cronin, pensate cosa farebbero al luccicante e avveniristico Gautrain. Insomma, con un refrain che in Italia conosciamo bene, i critici dicono: facciamo funzionare le strutture esistenti, prima di tutto.
Una scelta obbligata?
Ma la scelta del treno ha una valenza politica e sociale che va molto al di là del progetto stesso. Finora il Sudafrica è vissuto in una sorta di apartheid del trasporto dove i ricchi (non solo bianchi, a questo punto) si muovevano esclusivamente in automobile e aereo. Solo i poveri usavano il trasporto pubblico, settore che non ha ricevuto investimenti negli ultimi 30 anni.
Tanto che, ad esempio, non esiste un sistema di autobus pubblici per la città di Johannesburg. In un’area urbana dove vivono vari milioni di persone la gente si muove con i taxi-minibus, iniziativa privata della più pura specie e per certi versi ancora selvaggia. Il Gautrain quindi vuol essere l’inizio di una nuova era di trasporto pubblico di qualità. E che questo sia considerato solo il principio della storia lo dicono anche i contractors che stanno promuovendo il progetto.
Tra loro ci sono nomi importanti delle costruzioni mondiali come la francese Bouygues o la canadese Bombardier. Infine, la questione ambientale. Quando molti milioni di sudafricani potranno permettersi un’automobile, momento pericolosamente vicino, il Sudafrica si troverà con un serio problema di inquinamento atmosferico nelle grandi aree urbane. Il treno, a quel punto, sarà una scelta obbligata.