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GIUSTIZIA LETALE

la pena di morte in Africa

di Claudio Agostoni

La maggior parte dei paesi africani ha rinunciato
(più o meno formalmente) alla pena capitale.
Ma sono ancora troppi i governi che uccidono
- spesso con esecuzioni brutali -
«in nome della legge

«Io penso come il poeta Victor Hugo, principe degli abolizionisti, che “non serve il boia laddove basta il carceriere” e che la società “non deve punire per vendicarsi, deve correggere per migliorare. Nei valori sociali e culturali della nostra tradizione la vita è considerata come un dono di Dio che, solo, è titolato a riprenderla…».

Sono parole di Abdoulaye Wade, il Presidente della Repubblica del Senegal, pronunciate mentre ritirava il premio “abolizionista dell’anno 2005” ottenuto dopo che l’assemblea nazionale del suo Paese ha approvato all’unanimità l’abolizione della pena di morte per tutti i reati.

Un premio conferitogli in occasione della presentazione dell’annuale rapporto dell’Associazione Nessuno tocchi Caino nel corso della quale si è appreso che nel mondo, nonostante diminuiscano i boia, la pena di morte non fa consistenti passi indietro.

ABOLITA

PREVISTA  MA  NON  APPLICATA

IN  VIGORE

MORATORIA  DELLE  ESECUZIONI

Sono ancora 58 i paesi che mantengono in vigore la pena capitale, anche se va registrato che il numero delle condanne eseguite è stato leggermente inferiore a quello dell’anno precedente e il numero dei paesi abolizionisti è di fatto aumentato. Che segnali positivi arrivino in gran parte dall’Africa è significativo.

Mentre quindici anni fa nel continente c’era un solo paese abolizionista per legge, Capo Verde, attualmente dei 53 paesi africani 13 sono abolizionisti e 20 lo sono di facto, cioè non eseguono condanne a morte da lungo tempo.

È il caso della Tanzania dove la pena di morte, prevista per omicidio e tradimento, è ancora formalmente vigente ma l’ultima esecuzione risale al 1994 (nell’aprile 2002 il Presidente Benjamin Mkapa, come prova tangibile della sua attenzione nei confronti dei diritti umani, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di 100 persone).

In Marocco invece, pur ospitando il braccio della morte più di 150 detenuti, è dal 1993 che non si segnalano esecuzioni capitali. E in Algeria vige una moratoria dichiarata, sempre nel 1993, dall’allora Presidente Liamine Zeroual e da quella data non vi sono state esecuzioni (l’ultima ha avuto luogo nell’agosto del 1993, quando sono stati giustiziati sette militanti islamici per un attentato dinamitardo che aveva provocato una quarantina di morti; erano stati condannati a morte da tribunali speciali che da allora sono stati sciolti).

Complessivamente si rileva quindi che in Africa la pena di morte è caduta ormai in disuso: nel 2004 è stata eseguita in “soli” tre paesi - Egitto, Sudan e Somalia - dove sono state registrate almeno 9 esecuzioni contro le 56 del 2003 e le 63 del 2002, effettuate in tutto il continente. 

Dove invece la pena di morte è ancora in vigore vigono diverse opzioni ‘terminali’: dalla fucilazione (Etiopia e Egitto) all’impiccagione (Zambia e Botswana), tecniche a cui il Sudan aggiunge anche la lapidazione e la crocifissione. Modalità queste ultime che appartengono alla cultura che coniuga la pena di morte alla sharia.

Una realtà che non deve però portarci a credere che il problema è il Corano, perché va ricordato che non tutti i paesi islamici che a esso si ispirano praticano la pena di morte (dei 48 paesi a maggioranza musulmana nel mondo ben 23 possono essere considerati a vario titolo abolizionisti, mentre i mantenitori della pena di morte sono 25, dei quali solo 15 l’hanno praticata nel 2004).

Il problema è la traduzione letterale di un testo millenario in norme penali, punizioni e prescrizioni valide per i nostri giorni, operata da regimi fondamentalisti e dittatoriali al fine di impedire qualsiasi processo democratico.

Sono questi stessi governi a praticare spesso quella che viene definita ‘pena di morte top secret’, ovvero la pessima consuetudine di non fornire statistiche ufficiali sulla applicazione della pene capitali. È il caso dell’Egitto dove, pur non esistendo un segreto di stato sulla pena di morte, il governo non pubblica statistiche né fornisce dati ufficiali e le sole informazioni disponibili sulle esecuzioni sono tratte da notizie uscite su media statali che evidentemente non riportano tutti i fatti.

Sono ovviamente di difficile reperibilità anche le notizie relative alle condizioni di degrado esistente in molte carceri, denunce che vengono alla luce solo quando diventano drammatiche (è il caso di 15 prigionieri di un braccio della morte tanzaniano che lo scorso gennaio hanno attuato un lungo sciopero della fame per protestare contro il trattamento disumano a cui sono sottoposti).

Una notizia su cui riflettere per chiudere: in Uganda gli operatori penitenziari hanno obiettato che il mestiere di boia contravviene ai loro doveri che sono garantire la sicurezza delle carceri e riabilitare i detenuti. Il 24 novembre dello scorso anno funzionari del carcere della contea di Kawolo hanno così chiesto al governo di assumere del personale esterno per impiccare i detenuti nel braccio della morte.

John Ssenjobe, direttore del carcere, ha dichiarato sconsolato: «Quando rimangono in carcere per un lungo periodo, questi detenuti diventano per noi come dei parenti. Impiccandoli ci sembrerebbe di impiccare dei nostri familiari».

 

E le carceri scoppiano

La vita nelle prigioni africani è inumana. Almeno 127 detenuti sono morti nel 2004 a causa delle condizioni di sovraffollamento nel carcere di Bulawayo, in Zimbabwe. 
I carcerati nei penitenziari ugandesi sono praticamente raddoppiati negli ultimi cinque e oggi sono costretti a convivere con mancanza di generi di prima necessità e di servizi igienici. 
In Malawi sono 765 i reclusi che da anni - alcuni anche da 15 - si trovano in carcere in attesa di processo. 
Il governo della Tanzania ha avvitato nei mesi scorsi un programma sperimentare per svuotare le prigioni nazionali, in base al quale si prevede la sospensione della pena in cambio della fornitura di lavori socialmente utili.

 

 

 

 

 

 

 

 

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