la campagna niente turismo né diamanti

La campagna
NIENTE TURISMO NÉ DIAMANT
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«Boicottate il Governo del Botswana» «Il presidente del Botswana ha steso un velo sulla grande distesa di sabbia del Kalahari per permettere ai suoi sicari di agire al riparo da sguardi indiscreti – dice Stephen Corry, direttore generale di Survival International - Ma questo velo non ha smorzato il rumore dei colpi che hanno fatto versare il sangue di uomini disarmati, colpevoli solo di voler vivere in pace nelle loro terre. Queste pallottole hanno ucciso ogni pretesa di democrazia del Botswana». Survival invita tutte le persone che hanno a cuore i boscimani e la giustizia a non sostenere i politici di questo paese, andando in vacanza in Botswana o acquistando i diamanti De Beers, diamanti comprati con il sangue dei boscimani. Informazioni su www.survival.it

 

In miniera o… sulla strada

Oggi i boscimani sono circa 90 mila: la metà sta in Botswana, tra il deserto del Kalahari (grande come la Francia) e le paludi dell’Okavango; il resto vive in Namibia, Angola, Zambia, Zimbabwe e Sud Africa. Solo poche centinaia – appartenenti prevalentemente alle tribù Gana e Gwi – sono riusciti a mantenere uno stile di vita tradizionale, in gran parte auto-sufficiente, in cui la caccia e la raccolta rivestono un ruolo centrale. Gli altri sono costretti a vivere in squallidi insediamenti costruiti appositamente per loro dove ricevono miseri sovvenzioni dallo stato, ma dove non è possibile cacciare né raccogliere. Lavorano sottopagati in allevamenti e miniere. Alcune ragazze si prostituiscono. A tanti non resta che mendicare e ubriacarsi. I più fortunati, si fa per dire, sono stati arruolati da impresari senza scrupoli che li hanno trasformati in attrazione turistica.

 

L'adesione dei Vip

Lily ColeLa top model britannica Lily Cole, testimonial della De Beers, ha dichiarato di non voler più lavorare per la multinazionale dei diamanti. Dopo aver saputo che la De Beers è sospettata di essere in combutta con il governo del Botswana per cacciare i boscimani dalle loro terre ricche di risorse minerarie, la Cole ha spiegato: “Non sapevo nulla di tutto questo, quando ho posato per loro. Ora dico basta”. Prima di lei un’altra top model, Iman, aveva rinunciato a posare per la compagnia diamantifera per simili motivazioni. La coraggiosa decisione delle modelle è stata applaudita anche da Leonardo Di Caprio, il quale ha deciso di fare un film sulle violazioni dei diritti umani provocate dall'industria dei diamanti proprio a seguito della campagna di Survival in difesa dei boscimani.

Una tribù di selvaggi?
I boscimani hanno gli occhi allungati come quelli dei mongoli, la carnagione giallo-rossastra, i capelli neri e ricciuti, la pelle raggrinzita solcata da rughe profonde. Parlano lingue curiose, caratterizzate da schiocchi metallici prodotti dalla lingua contro il palato. Gli scienziati ne hanno fatto il gruppo etnico più studiato e famoso della Terra: in centinaia di volumi hanno raccontato i segreti dei cacciatori-raccoglitori “che vivono come 10 mila anni fa”, e non è mancato chi ha costruito la propria carriera accademica sulla scoperta “dell’ultima tribù di selvaggi ”.

 

Boscimani addio?

I cacciatori-raccoglitori del Kalahari sono sotto assedio

Senza più terra, senza più libertà, senza più diritti. I boscimani rischiano l’annientamento culturale. Il Governo del Botswana vieta loro di vivere secondo le tradizioni ancestrali e usa la forza per sbarazzarsi delle ultime comunità libere

di Pablo Trincia e Marco Trovato
foto di Mauro Burzio

«Sparano sopra le nostre teste, ci picchiano, non sappiamo se riusciremo a resistere». Il terribile grido d’aiuto è stato lanciato via radio, lo scorso ottobre, da un boscimane del Kalahari: un drammatico SOS raccolto da Survival International, l'organizzazione internazionale per i diritti dei popoli a rischio, che ha provveduto a diffonderlo agli organi di stampa.

Una lenta agonia

bambinoQuella disperata richiesta di soccorso (peraltro ignorata da gran parte dei media occidentali) è la testimonianza più dolorosa dell’ultimo, grave attacco ad una popolazione tenacemente attaccata alle proprie radici e alla propria indipendenza, costretta a subire secoli di violenze. Nell’antichità i boscimani erano i signori incontrastati delle savane dell’Africa australe; tradizionalmente nomadi, vivevano di caccia e raccolta di radici, miele e frutti selvatici. Nel deserto del Kalahari furono costretti a ritirarsi quando altre popolazioni di allevatori e agricoltori invasero le loro terre. I boscimani, trattati alla stregua di animali, furono cacciati a fucilate, catturati e costretti a lavorare come schiavi nelle fattorie dai coloni olandesi. Molti morirono a seguito di micidiali epidemie di vaiolo e morbillo. Fu un autentico genocidio. Le ultime comunità libere si trovavano, fino a pochi mesi fa, all’interno della Central Kalahari Game Reserve, una vasta zona protetta creata negli anni Sessanta per tutelare i popoli indigeni e gli animali da cui dipendevano. In quella regione i boscimani hanno vissuto indisturbati finché il Governo del Botswana ha deciso di proibire la caccia, loro principale fonte di sostentamento, e di tagliare i rifornimenti idrici agli accampamenti. Gran parte della popolazione è stata obbligata a lasciare i villaggi, ed è stata trasferita in lontane e squallide cittadine.

Resistenza piegata

Le proteste dei deportati, che hanno intrapreso una causa legale contro il Governo,anziano non hanno cambiato l’atteggiamento arrogante delle autorità, anzi: lo scorso autunno, la battaglia giudiziaria che vedeva contrapposta l’amministrazione statale agli ultimi abitanti del Kalahari è precipitata nella violenza. I boscimani che ancora resistevano nella riserva, opponendosi ai trasferimenti forzati, sono stati accerchiati dalla polizia, che ha provveduto a sgomberarli con le armi: gli agenti non hanno esitato a lanciare lacrimogeni e a sparare contro la popolazione inerme; alcune persone sono state ferite gravemente, molte altre sono state picchiate e imprigionate (tra questi, i leader dell'organizzazione boscimane First People of the Kalahari). Nelle ultime settimane, il crepitio delle armi ha lasciato il posto ad un silenzio sconcertante: le autorità hanno vietato ai giornalisti di accedere alla zona interessata dall’operazione di polizia (o di pulizia?). Ma le notizie che trapelano dal cuore del Kalahari restano inquietanti: i militari cercano di impedire alla gente di tornare a casa. Contemporaneamente, armi alla mano, proibiscono di cacciare e di raccogliere radici e bacche. Con le loro terre sigillate, la caccia bandita e l’approvvigionamento all’acqua negato, i boscimani hanno ben poche possibilità di sopravvivenza.

Segreto che luccica 

Perché i politici vogliono liberarsi a tutti i costi di una popolazione innocua che ha vissuto per lungo tempo in un’area isolata e inospitale? «Perché è accecato dal business dei diamanti», dice Miriam Ross, portavoce di Survival da Londra. «Il governo del Botswana ha addotto le scuse più insensate per giustificare lo anziano “sgombero”: ovvero che i rifornimenti idrici costano e che le specie animali vanno protette, ma la vera causa di tutto sono i diamanti». Non è un segreto che le terre dei boscimani facciano gola in particolare alla De Beers, la potente multinazionale delle gemme preziose che già opera in Botswana. L’escalation di violenza voluta dalle autorità non fa che rafforzare l’ipotesi che sotto le sabbie del Kalahari si celino interessi appetitosi. A rendere ancora più amara la vicenda sono le difficili condizioni di vita in cui versano i boscimani “deportati” fuori dalla riserva. Le immagini e le testimonianze raccolte da Survival parlano di baraccopoli in mezzo al nulla, dove donne, uomini e bambini abituati a cacciare e a vivere liberi su territori sconfinati, vegetano con il poco che passa lo stato in baracche di lamiera in attesa di non si sa che cosa. Nei campi l’alcolismo causato dalla depressione è ormai un fenomeno sociale esteso, così come la prostituzione, che ha aumentato in maniera preoccupante i casi di Aids tra la popolazione. «Qui moriamo – denuncia un boscimane di New Xade -Vogliamo tornare nella nostra terra; solo lì potremo trasmettere ai nostri figli la nostra educazione e la nostra cultura».

Un paese pulito?

La repressione esercitata dalle autorità contro questo popolo non ha intaccato il credito internazionale di cui gode il Botswana, paese amico dell’Europa, che viene dipinto nei depliant dei tour operator come un vero e proprio paradiso terrestre. Il Governo di Gaborone ci tiene ad esportare l’immagine di un paese “pulito” e stabile, per incentivare l’afflusso turistico. A questo scopo ha ingaggiato alcune importanti compagnie di pubbliche relazioni, tra cui spicca la Hill & Knowlton, una grossa multinazionale della comunicazione, accusata di aver ricevuto ingenti somme di denaro con lo scopo di mentire a favore del Governo, producendo materiale che ne dimostrasse il comportamento trasparente sulla questione dei diamanti. Contattata in una delle sue sedi a Bruxelles la compagnia, tramite un portavoce, respinge ogni critica: «Ci è solo stato chiesto di dimostrare che il business dei diamanti di cui il Botswana è produttore non reca danno alla popolazione come è accaduto in altre parti dell’Africa (come Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo e Angola, ndt). Noi ci siamo limitati a questo».

L’ultima battaglia

Ma i fatti accaduti di recente nel Kalahari raccontano una storia ben diversa. La repressione dei mesi scorsi fa pensare ad un vera e propria operazione di pulizia etnica. Commenta Rafael Runco, attivista di Survival International: «Il governo del Botswana ha perso completamente il lume della ragione. Criticato su tutti i fronti e da ogni parte per il suo comportamento, si è scagliato contro i bersagli più facili: i anziana boscimani. La sottile distanza che ancora separa le azioni governative dal genocidio si è tragicamente assottigliata e da oggi nessuno potrà più negare che il governo stia attuando un sistematico tentativo di distruggere un popolo». Poco prima di autorizzare le incursioni della polizia, i politici del Botswana avevano deciso persino di mettere mano alla Costituzione per mettere fine una volta per tutte alla “questione dei boscimani”. Una normativa contenuta nella legge fondamentale del Botswana, stabilisce infatti che le persone possano subire restrizioni alla loro libertà di movimento all'interno delle aree in cui vivono i boscimani, al fine di proteggere la terra e i diritti di questo popolo. Pochi mesi fa il parlamento ha presentato un progetto di legge volto a cancellare proprio questa clausola. Un progetto che cade nella fase più importante dell’azione legale intrapresa dalle comunità indigene del Kalahari contro il Governo, volta ad accertare l’illegittimità dei trasferimenti forzati. A Gaborone si vorrebbe togliere di mezzo quella legge per far decadere il processo. E sbarazzarsi, una volta per tutte, degli ultimi boscimani.

 


   Il libro
copertina libro
Per chi è interessato a saperne di più sugli ultimi cacciatori-raccoglitori del Botswana, segnaliamo il libro “Kalahari” di Silvana Olivo, (Polaris Editrice 2001, pp. 286, € 24,79), un volume che svela usi e costumi dei boscimani, senza enfasi né mitizzazioni, sottolineando anzi le contraddizioni e le inquietudini della loro precaria esistenza.