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The Kings of Benin
Urban Groove 1972-80
T.P. ORCHESTRE POLY-RYTHMO
Sound way records

Il Benin, sulle enciclopedie musicali, in genere compare solo grazie ad Angelique Kidjo. Eppure la T.P. Orchestre Poly-rytmo, come è dimostrato dalla loro sterminata discografia, è una delle più prolifiche band del contenente nero. Tutto ebbe inizio nel 1966 in un night di Cotonou dove Fallace Creppy, un promoter locale, scritturò i tre musicisti che poi divennero la spina dorsale dell’orchestra: Melome Clement, Eskill Lohento e Francois Hoessou. La prima incisione (Angelina) fu anche il primo di una lunga serie di successi locali. Tre anni dopo, con l’adozione del nome che poi la rese famosa, si aggregò alla band Bernard Zoundegnan, per tutti semplicemente Papillon. Fu l’inizio di una leggenda che finalmente trova in questo album (utile a tutti, ma imperdibile per chi ha amato la musica di Fela Kuti) una doverosa testimonianza.
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Cessa kiè la vérité
MAGIC SYSTEM
Virgin
Sono la punta di diamante di un genere musicale ivoriano, lo zouglou, che non ha peli sulla lingua e che con un linguaggio ironico e sfrontato nelle sue canzoni parla di sesso, politica, pregiudizi etnici e religiosi. I Magic System con i loro ritmi travolgenti con questo disco si sono imposti anche in Francia, ma non bisogna mai dimenticare che sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno culturale che da una decina d’anni sta sconvolgendo i codici della società africana. I musicisti zouglou - ad Abidjan se ne contano a centinaia - sono diventati i portavoce di una gioventù che soffoca sotto il peso della tradizione ed è sempre più delusa dai suoi “fratelli maggiori”. Se li si riduce ad una dance band, i primi a rimanerci male sono loro.
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Nhava
Olivier Mtukudzi
Heads Up /I.R.D.

53 anni, primo di sette figli, capofamiglia dopo la prematura scomparsa del padre, Olivier Mtukudzi è uno dei più grandi e innovativi esponenti della scena musicale dello Zimbabwe: una musica, la sua, che riesce a coniugare la tradizione della mbira con la modernità del jive, della rumba, del soul e del reggae. I suoi testi non sono mai banali: “Ogni canzone dell’album” ci ha spiegato Olivier “ha come filo conduttore la vita di ognuno di noi e invita a riflettere sull’importanza della vita stessa. È qualcosa di universale, che accomuna tutti e tutte le culture”. In Nimipia, per esempio, lancia un messaggio preciso: “L’umiltà apre le porte alla vita”. Altrove auspica l’unità dei popoli (Menzva Kudzimba), parla di lavoro e di immigrazione (Izere Mhepo), paragona la vita a un giardino che necessita di cure quotidiane (Tiri Mobindu) e nella conclusiva Dzidziso invoca l’aiuto di Dio. Una spiritualità, quella presente in questo brano, che sottotraccia è presente in tutto il lavoro e ne rappresenta il filo conduttore.
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Nu monda
TCHEKA
Lusafrica
Grazie a Cesaria Evora il mondo ha conosciuto il profumo inebriante e il sapore dolceamaro della morna. Ma a Capoverde, la manciata di isole alla deriva nell’Atlantico, ci sono anche altri ritmi degni di essere conosciuti - batuque, talulu, tabanka…-. Ce lo ricorda un giovane chitarrista originario di Santiago, la più africana delle isole dell’arcipelago. Questo è il suo secondo album (il titolo letteralmente significa “matrimonio”) ed è la conferma che Tcheka va considerato una sorta di ‘pop-griot’ capoverdiano, abile nel lanciarsi in una pericolosa danza senza rete. In commercio c’è una versione con doppio cd, che include anche un live registrato il 22 giugno 2004 al Teatro Municipale Maria Matos di Lisbona: se lo trovate non fatevelo scappare.

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