AA.VV.
Algerian Raï
ARC Music
Il successo del Raï algerino, un genere musicale diventato famoso quindici anni fa in Francia e da lì rimbalzato sulle coste dell’altra riva del Mediterraneo, si può spiegare, forse, con le sue tante anime. Come il rock degli albori, sancisce l’autoaffermazione di un universo giovanile autonomo. Come l’hip hop, è arte di strada facilmente praticabile da chiunque ne viva il feeling. Come il soul, è seducente nell’affidare il proprio messaggio erotico all’allusione e all’inflessione di voce. Come il reggae, è cronaca popolare in auge nelle piazze dei mercati. Come il blues, ama improvvisare su standard dalla misteriosa paternità. Come i suoni proveniente dall’Africa australe, impone all’Occidente un nuovo rapporto con gli immigrati, basato sul rispetto della loro identità musicale e culturale di provenienza. Questa raccolta ci offre dieci tracce utili per mettere a fuoco alcune di queste anime. E ci consente un incontro ravvicinato con uno dei protagonisti di questa scena: Cheb Hasni, la stella triste del Raï assassinata, ventiseienne, dai fondamentalisti islamici.
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Ballaké Sissoko
Tomora
Indigo
Tomora è il nome di un accordo della Kora. Ma è anche il nome di un villaggio dove Ballaké Sissoko, membro di una importante famiglia di griot, ha suonato una sera in occasione di un matrimonio. Non c’erano corrente e luce elettrica, e quindi avevano acceso delle torce usando dei vecchi pezzi di stoffa imbevuti di petrolio. Una atmosfera magica che l’artista ha cercato di ricreare in questo lavoro.
Per farlo non si è limitato a percorrere l’ortossia mandinga, ma ha evocato le feste Bobo e Samogo (Yaro), ha adottato canti Songhaï consacrati alle stelle (Handarezo e Berekoi) e ha composto un brano (Sy) per dedicarlo a un amico Peul.
Ha ingaggiato artisti come Toumani Diabatè e Rokia Traorè per aggregarli al suo trio, originariamente composto da Mahamadoù Kamissoko allo n’goni e Fassèly Diabate al balafon. Il risultato finale lo ha premiato.
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Bonga
Maiorais
Lusafrica/Bmg
Dopo una trentina tra vinili e cd, Bonga, un monumento della diaspora angolana, titolare di una delle voci più rocciose di tutta l’Africa, era riuscito a farsi conoscere anche fuori dall’universo lusofono grazie a un ottimo lavoro come Kaxexe.
Oggi si dimostra recidivo e bissa l’esperienza con questo Maiorais: una dozzina di canzoni ad alto tasso di sensualità.
Ballate lancinanti si alternano a frizzanti ritmi semba, scomposti romanticismi ballano accanto a intense invocazioni mistiche (si ascolti per esempio la canzone Santo Antonio). Saudade e voglia di vivere.
Una magica fusione tra i suoni dell’Africa e quelli dei conquistatori portoghesi. In passato qualcuno aveva pronosticato per lui un destino da Julio Iglesias africano: un lavoro come questo vale come smentita definitiva.
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Kasumai
urban rhythms
ARC Musica
“Kasumai” è un saluto che, letteralmente, significa “La pace sia con te”.
Ma dall’estate del 1993 è anche il nome di un gruppo senegalese dal repertorio estremamente variegato.
A un anno dalla nascita era già diventata una banda di culto in Casamance, una regione nel sud del Senegal.
A caratterizzare il suono melodioso dei Kasumai sono le 21 corde di una kora, supportate da un incredibile quantità di percussioni, come i tamburi djembè, sabar, thiol e serruba.
Ci sono anche chitarre, una tastiera e la batteria. Il repertorio è variegato e spazia dallo m’balax alla salsa, passando anche per il reggae africano.
Con così tanta varietà può venire il dubbio di un lavoro confuso.
Basta ascoltarlo per convincersi del contrario.
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