Mozambico. Assistente sociale a colloquio con un malato mentale nell’ospedale psichiatrico di Infulene.


Angola. Un malato mentale incatenato nella clinica di Papa Kitoko. Il signor Kitoko è un guaritore tradizionale che cura i pazienti con erbe e cerimonie religiose; per evitare che I malati fuggano non esita a incatenarli.


Mali. Ambaide Kassogue è un malato mentale violento: per questo viene legato.

Il guaritore bianco

Piero Coppo, 65 anni, è un neuropsichiatra che ha lavorato per tredici anni in Mali, come consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in programmi sanitari legati all’etnopsichiatria. Sotto la sua direzione, si è costituito e ha acquisito rinomanza il Centro di Medicina Tradizionale di Bandiagara, un ente che studia gli aspetti simbolici della cura e sviluppa un progetto di collaborazione fra medicina tradizionale africana - l’arte dei guaritori - e i sistemi sanitari più moderni.

Coppo ha riordinato i ricordi di quella importante esperienza professionale e umana in un libro pubblicato nel 1994: “Guaritori di follia” (Bollati e Boringhieri, 123 pp. 20,66 euro). Una lettura istruttiva.

AIUTIAMOLI

Padre Alberto Rovelli, missionario in Mali, è impegnato a sostenere un progetto di assistenza e riabilitazione per gli epilettici, della regione di Bandiagara. «Sono centinaia e vivono in situazioni atroci. Hanno bisogno di cure e medicine adeguate. Se vogliamo aiutarli dobbiamo rimboccarci le maniche e darci da fare. Tutti». È un grido di dolore, il suo, ma soprattutto una richiesta di aiuto rivolta ai lettori di Africa. Occorrono i soldi per acquistare i medicinali e pagare il personale (animatori e formatori locali) che si occuperà degli epilettici. «La scommessa è curare la malattia mentale e favorire il reinserimento delle persone nella famiglia e nella società».

Chi desidera aiutare Padre Alberto può utilizzare il c/c n19865203, oppure tramite bonifico bancario sul cc 13115/54, Cassa Rurale di treviglio - ABI 8899 CAB 53640 - CIN T intestato a Prov.Ital.Mission. d'Africa-Padri Bianchi.

Specificare sempre nella causale “progetto epilessia”
Per maggiori informazioni contattare padre Claudio Zuccala,
tel.0363 44726, africa@padribianchi.it

 

foto di Giovanni Diffidenti - testi di Marco Trovato - didascalie di Laura Morelli


I malati mentali in Africa vengono spesso ripudiati dai famigliari, incatenati come animali, abbandonati ad una straziante agonia. Il loro è un destino doloroso, frutto del pregiudizio, dell’ignoranza, della mancanza di terapie e medicine adeguate. Una miscela di paura, povertà e superstizione che condanna le persone affette da problemi psichici o neurologici, a vivere in condizioni disumane. Alcune immagini del loro calvario

 

Un fardello per le famiglie

In molti paesi africani le persone affette da disturbi mentali stagnano nei gradini più bassi della scala sociale. Vivono in condizioni pietose. La gente li ripudia, li rinnega, li teme. Gli epilettici e gli autistici, in particolare, sono visti come esseri subumani, colpiti da una maledizione, o posseduti da qualche spirito malefico. Nel caso specifico di malati mentali violenti, nessuno li vuole e la loro presenza è un fardello inutile per le famiglie e le comunità.

 

Hawa, malata mentale, ha trovato ospitalità presso una famiglia musulmana che le dà da mangiare e un cortile sicuro in cui stare. Il capofamiglia Hassim dice che è un dovere per I musulmani aiutare i bisognosi.

Matti da legare

Spesso i malati mentali vengono legati agli alberi in mezzo ai campi, incatenati nei cortili, incaprettati negli anfratti delle capanne. Dormono sui propri escrementi e mangiano avanzi di cibo. I famigliari hanno paura di poter essere contagiati dalla loro maledizione. A volte si affidano a pratiche di stregoneria per poter scacciare gli spiriti malefici. Più spesso i malati vengono lasciati rantolare nella propria follia.

Curare lo spirito

Epilessia, autismo, schizofrenia: in Africa spesso non fa differenza. Le malattie e i disturbi mentali vengono comunemente considerati alla stregua di sintomi di problemi più profondi e seri che riguardano l’anima degli ammalati. La patologia psichica testimo nia la presenza di forze occulte ed è spesso associata alla stregoneria. Le cure in genere puntano a cacciare spiriti malefici e a piegare il potere oscuro delle maledizioni di cui i pazienti sono rimasti vittime.

 

Mali. Yapourolou Tapily, 50 anni, oggi vive in un albero di tamarindo. Ma un tempo abitava in una casa normale, assieme alla figlia e al marito. A trent’anni le è venuta l’epilessia e il marito l’ha buttata sulla strada per paura del contagio. La sorella e un’amica le portano ogni giorno cibo e acqua.

Djulde, 18 anni, epilettica, passa il tempo sulla strada principale di Bandiagara, per chiedere l’elemosina. Qualche volta i bambini la prendono in giro. Ma solo i forestieri e i turisti di passaggio hanno paura di lei: la scansano, la spingono o accelerano il passo guardando avanti.

Mali. Il guaritore Malik Kassogue tenta di liberare una donna impossessata dal diavolo. Il rituale è lungo e complesso e dovrà essere ripetuto due volte al giorno per due mesi. Malik non vuole essere pagato perché «la tradizione vuole così».

Seydou Timbine, 60 anni, è un guaritore tradizionale del popolo dogon. Vive e lavora a Bandiagara, in Mali. Secondo Seydou il numero dei malati mentali sta aumentando perché la gente non rispetta la tradizione, infrange i tabù, si converte all’islam e al cristianesimo, e mangia in modo sbagliato.

La testa della vecchia Missiri da molto tempo non funziona normalmente. Capita che qualcuno, per prenderla in giro, le chieda di danzare in mezzo alla strada. Lei, col suo sorriso sdentato, fa ondeggiare i fianchi e si guadagna qualche spicciolo per il cibo.

Mali - Yanda Banou, 16 anni, soffre di epilessia e vive rintanata in un angolo della casa. Al buio. Sporca e spaventata. Si ripara il viso con le mani, come per difendersi. Un giorno Yanda era seduta vicino al fuoco. Stava mangiando quando è arrivata la crisi ed è finita nel fuoco.

Medicina tradizionale

Per molti africani è difficile accettare la spiegazione scientifica delle patologie della psiche, così come i rimedi occidentali rappresentati dalla cura farmacologica. In caso di bisogno si ricorre quasi sempre ai guaritori e alla medicina tradizionale.

Dramma epilessia

Una delle malattie meno tollerate socialmente in Africa è l’epilessia. Si tratta di una patologia cronica del sistema nervoso caratterizzata da crisi convulsive ricorrenti, con per dita della coscienza e successivi periodi di confusione mentale. Gli attacchi possono essere dovuti a un danno cerebrale provocato da cause diverse (traumi da parto o di altra origine, malattie infettive e parassitarie, disturbi vascolari, tumori ecc.). L’epilessia in Africa viene spesso considerata contagiosa e incurabile (in realtà può essere tenuta sotto controllo con appositi farmaci). L’epilettico viene messo al bando dalla famiglia, non può andare a scuola, né mangiare e dormire con altre persone. Non può sposarsi, né lavorare. È condannato a dipendere dagli altri. Ma gli altri, in genere, lo abbandonano alla solitudine.

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