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SCOPERTE RIVOLUZIONARIE
Dalla bussola alla arance...
Grazie agli arabo-musulmani in Europa sono giunte invenzioni importantissime. A cominciare dalla vela latina (in uso nell’oceano indiano) che permette di navigare controvento, e dalla bussola (portata dal mare cinese prima della fine del primo millennio, poi perfezionata ad Amalfi da Flavio Gioia nel 1302). Nel campo agricolo i discepoli di Maometto portarono con loro nuovi sistemi di irrigazione (i canali di distribuzione dell’acqua e le ruote per l’innalzamento dell’acqua) e alcuni importanti prodotti alimentari (canna da zucchero, riso, arance, limoni, melanzane, carciofi, albicocche, cotone... tutti nomi di origine araba; ma anche uva, fichi, olive, ciliegie, mele, pere, melograni, mandorle, banane, ed erbe aromatiche come lo zafferano, il cumino, il coriandolo). Anche nell’edilizia le novità dovute agli arabo-musulmani furono importanti: si pensi, per esempio, all’“arco a ferro di cavallo”, tipico della Spagna, preso dai Visigoti locali e rielaborato dagli arabi con tecniche innovative.
Anche in filosofia…
La filosofia, pur tardando ad affermarsi nel mondo musulmano perché surclassata dalla giurisprudenza e dall’idea che si trattava di una scienza “straniera”, vide in Avicenna-Ibn Sia (m.1037), già noto studioso di medicina, un fedele seguace di Plotino e della sua teoria neoplatonica dell’emanazione divina, e nei filosofi Averroè-Ibn Rushd (m. 1198) e al-Ghazzali (m. 1111) gli ambasciatori della logica aristotelica.
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Il contributo storico degli arabo-musulmani
al sapere dell’uomo
di Roberto Bellani
Dalla matematica all’arte, dalla filosofia alla medicina, non c’è scienza né disciplina umana che non si stata arricchita dai seguaci di Maometto
I rapporti tra islam e occidente oggi sono
pregiudicati da reciproche diffidenze. Da entrambe le parti si lanciano accuse
di intrusione, prevaricazione, sfruttamento, colonizzazione dimenticando che
nel passato - a partire dal 622 d.C., anno d’inizio dell’era islamica -
l’interazione tra il nostro mondo e quello musulmano è stata serena e proficua.
IN SPAGNA E SICILIA
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L'internazionalità della cultura islamica
(1200-1500)
Le cartine riportano i viaggi di
sei grandi ulama (dotti) di cui menzioniamo, per i contatti col mondo
occidentale, al- Ghazzali, teologo e codificatore dell’islamismo medievale,
Ibn al-Arabi, che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del sufismo e
Ibn-Kaldun, filosofo e storico |
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I popoli europei videro arrivare
stabilmente sul loro continente gli arabo-musulmani a partire dal 710 d.C. Ciò
avvenne tramite lo stretto di Gibilterra (nome di origine araba: “Giabal
Tariq”, ovvero “la montagna di Tariq”, dal nome del capo della prima spedizione
arabo-musulmana in suolo europeo) che separa l’Africa dall’Europa e l’Oceano
Atlantico dal Mar Mediterraneo. È proprio dalla penisola iberica che,
storicamente, prese avvio la presenza attiva e di comando territoriale degli
arabo-musulmani. Un presenza che si protrarrà fino al 1492, per oltre 800 anni!
L’altra importante porta d’accesso
dell’Islam in Europa fu la Sicilia, dove gli arabo-musulmani si stabilirono
fino al 1091, quando i Normanni riuscirono a sconfiggerli militarmente.
L’ESPANSIONE DELL’ISLAM
Gli arabo-musulmani erano
storicamente commercianti e mercanti, con una buona esperienza guerriera che
volevano portare il loro commercio oltre i confini di una penisola assolata e
desertica che li vedeva disuniti e litigiosi. Grazie alla nuova fede, l’islam,
ciò divenne possibile. Forti di una fede religiosa che li faceva sentire
superiori a chiunque, erano tolleranti con tutti quelli che si sotto mettevano
al loro dominio, e non avevano remore nell’inglobare nella loro cultura, usanze
e invenzioni di altri popoli, fino a spacciarle per loro proprie.
Medio Oriente, Estremo Oriente, Nord
Africa e Sud Europa diventarono in pochissimo tempo un territorio unificato e
unificante in cui quello che si conosceva a est veniva fatto conoscere ad
ovest, e viceversa. E ciò riguardava tutti i settori della vita umana, sia
materiale che spirituale.
UN NUOVO GUSTO DEL BELLO
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Nel periodo della dominazione araba, Granada era la più splendida fra le città della Spagna. Oggi vanta ancora la più importante eredità architettonica musulmana in Europa e una delle principali attrazioni dell’intero continente: l’Alhambra. L’Alhambra è uno dei massimi capolavori dell’arte e dell’architettura islamica ed è di una bellezza mozzafiato. In queste
immagini alcuni particolari.
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Essendo mercanti e commercianti, gli
arabo-musulmani portavano con loro il gusto del bello, del lussuoso, del
ricercato e del vivere bene. I popoli europei non potevano che rimanere a bocca
aperta e invidiarli per i materiali tessili (lino, lana, seta), le nuove
ceramiche e suppellettili in cristallo e vetro, i metalli finemente lavorati,
il legno sapientemente intarsiato (con avorio e madreperla) e scolpito, la
pelle lavorata e usata in svariati modi.
In cucina comparvero nuove ricette,
con nuovi ingredienti e nuovi modi di preparazione del cibo, mentre la tavola
stessa cambiò aspetto. I nuovi arrivati ingentilirono le suppellettili
prediligendo materiali differenti dal metallo che continuò a predominare in
Europa: diffusero l’uso dei bicchieri di vetro, dei piatti di ceramica e delle
tovaglie.
Anche la musica si arricchì con studi
molteplici e con strumenti mai visti né sentiti. I musicisti usavano liuto,
flauto, tamburi, nacchere, ribecca, chitarra e accompa gnavano cantori e
menestrelli che proponevano musiche nuove, mai udite fino a quel momento.
Strabiliante è sapere che la carta (probabilmente portata in Medio Oriente
dalla Cina verso la metà dell’ottavo secolo) veniva prodotta in una cartiera
nell’anno 800 a Baghdad.
Mentre in Europa si ha un riferimento
certo sull’uso della carta - come supporto per documenti redatti a mano - solo
verso il 1090 e ciò in Sicilia.
L’IMPORTANZA DELLE TRADUZIONI
Se per la vita materiale di tutti i
giorni il contributo degli arabo-musulmani all’Europa fu a dir poco favoloso,
proviamo ora a pensare al loro apporto alla cultura e al mondo intellettuale. A
partire dall’ottavo secolo fino al dodicesimo, con un picco nel decimo secolo,
la Casa della Cultura di Baghdad, capitale del grande califfato-impero
arabo-musulmano, tramite una scuola di traduzione creata appositamente, sfornò
traduzioni eccellenti di libri e documenti - in particolare opere scientifiche
e filosofiche - destinati a lasciare un segno nella storia. Queste traduzioni
servivano a diffondere ed incrementare il sapere e perfezionare la ricerca. A
cominciare dalla matematica.
LA RIVOLUZIONE DEI NUMERI
Il signor “Algoritmo” (il cui nome
arabo era al-khwarizmi), morto nell’846, era un astronomo, geografo e
matematico. A lui si deve la creazione dell’algebra e l’introduzione del
sistema decimale, con l’uso di nove cifre più una (lo zero, il vuoto). Gli
oltre cinquanta titoli, tra cui quelli importantissimi sull’ottica, lasciatici
da un altro studioso arabo dell’epoca, Alhazen, contenevano equazioni di quarto
grado che sono ancora richieste ai giorni nostri.
L’astronomia, ritenuta scienza
fondamentale per specifici motivi religiosi (direzione della Mecca, orario
diurno solare, mese lunare), raggiunse nel mondo islamico perfezionamenti
incredibili. Gli studi persiani, greci, indiani ed iracheni vennero tradotti,
rielaborati e aggiornati. Lo scienziato al-Magisti tradusse quanto scritto nel
secondo secolo da Tolomeo nella Megalé Syntaxis (la terra è fissa con otto
sfere che gli girano attorno) elaborando un’opera, chiamata Almagesto, che
rimarrà la principale fonte dell’astronomia fino al quindicesimo secolo. Mentre
lo studioso al-Battani (morto nel 900) con le sue famose Tavole Astronomiche
reggerà il campo nello studio delle eclissi fino al 1749!
Tramite la Spagna, gli studiosi arabi
con il loro sapere raggiunsero l’Europa, dove altri dotti tradussero le opere
in ebraico e in latino (prova ne è la trigonometria sferica di Giabir, 12°
secolo, e l’enorme produzione di traduzioni dall’arabo in ebraico di
Savasorda).
MAESTRI IN MEDICINA
Anche la medicina ricevette dagli
arabo-musulmani una spinta mai registrata fino a quel momento. Grandi opere che
dureranno a lungo in Europa, una volta tradotte in latino, furono Il Compendio
di Razi (865-932) e il Canone di Medicina di Avicenna-Ibn Sina (m.1037). La prima
era una raccolta enciclopedica di tutte le scienze mediche, con pareri e
opinioni su ogni malattia aggiornati regolarmente dai discepoli del maestro
Razi, mentre la seconda era considerata il capolavoro della sistematizzazione
araba (spopolerà dal 12° al 16° secolo con oltre quaranta edizioni).
Forse è opportuno, a questo punto,
ricordare che Baghdad ebbe il suo primo vero ospedale verso l’anno 800 e che al
Cairo, nel 13° secolo, l’ospedale al-Mansuri aveva oltre 8.000 pazienti con una
struttura paragonabile ad una azienda sanitaria-universitaria moderna.
Che dire di più. Al termine di questa
veloce carrellata su quanto gli arabo-musulmani hanno fatto per la cultura, per
il sapere e per la totalità delle scienze e, conseguentemente, di come l’Europa
ne abbia fruito al massimo grazie alla loro presenza in Spagna ed in Italia
meridionale, siamo ancora del parere di considerare la civiltà classica araba
una mera trasmettitrice del sapere greco ed orientale oppure non è il caso di
iniziare a considerarla una sincera e genuina portatrice di esso?
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