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La droga dei santi
Ogni giorno all'aeroporto di Mogadiscio atterrano una decina di piccoli aerei provenienti soprattutto da Nairobi. Portano il
khat, la pianta di cui i somali amano masticare le foglie. E' una droga. Masticandole a lungo, le foglie del khat rilasciano una specie di anfetamina naturale che acuisce i sensi, da' un discreto livello di eccitazione e toglie la fame.
Un tempo il suo uso era religioso. Riservata agli uomini, veniva usata solo come preparazione alla preghiera coranica del venerdi'. Non a caso in arabo viene definita
''nutrimento dei santi''.
Negli ultimi anni e' diventata una piaga. La gente la mastica per non sentire la fame e l'ansia. I giovani marrehan, i miliziani che lavorano per i signori della guerra, invece per non avere paura e combattere meglio.
Un rapporto Onu indica il khat addirittura come una delle cause del caos in cui vive la Somalia perche' e' uno dei commerci con cui si finanziano i signori della guerra. E perche' sugli aerei del khat arrivano anche le
armi
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LE CORTI
ISLAMICHE
Centri di potere
e covi per terroristi
Sono nate dal caos e la loro legittimita' viene soprattutto dal fatto di aver risposto alla richiesta di un minimo di ordine sociale della gente.
La prima corte islamica, che funziona applicando la shari'a, si e' costituita a Mogadiscio a meta' degli anni '90.
Su questo esempio ne sono nate altre, soprattutto nella zona costiera sud del paese, quasi ripercorrendo le vie dell'antica presenza araba nel paese. Attualmente sono cinque e hanno consolidato il loro potere, dotandosi anche di una milizia.
Strano destino, per la Somalia che non e' mai stata fanaticamente musulmana, che si trova oggi a dover fare i conti con i tribunali religiosi per poter definire il proprio assetto politico futuro.
Perche' le corti non hanno intenzione di cedere il passo, se i clan dovessero trovare una forma di struttura statale per il paese. Intendono mantenere il potere acquisito, come dimostrano le minacce di guerra santa lanciate dagli imam di fronte all'ipotesi di un invio di forze di pace internazionali per ristabilire l'ordine.
Sono accusate, tra l'altro, di essere terminali per attivita' terroristiche internazionali. Un'accusa non provata, ma che trova giustificazioni nel fondamentalismo che certamente alcune di queste corti esprimono.
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Un fragile accordo
La questione sicurezza non e' uno scherzo in Somalia, soprattutto per i membri del governo, eletti dopo la firma dell'accordo di pace in Kenya, lo scorso anno.
Un accordo con 24 firmatari e che ha delineato un meccanismo di rappresentanza clanica degno del manuale Cencelli.
Ma soprattutto un accordo che e' per ora scritto solo sulla carta. Parlamento, governo e presidente siedono ancora in un hotel di Nairobi.
''La Somalia e' un caso unico'' spiega Mario Raffaelli, delegato italiano per il paese e uno dei tessitori della pace ''perche', al contrario di tutte le altre situazioni in cui si cerca di uscire da una guerra civile, li' non e' rimasto nemmeno un simulacro di stato su cui ricostruire''.
Per questo l'accordo e' di fatto l'unica debolissima cornice che tiene insieme le parti in causa. Ma c'e' il problema sicurezza.
A Mogadiscio soprattutto, perche' la citta' e' come una torta divisa in varie fette, ognuna controllata da una diversa fazione, con poca voglia di cedere la propria fetta a un potere superiore.
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RITORNO A MOGADISCIO
Viaggio
nella sorprendente capitale somala
di Laura Mezzanotte

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La Somalia e' da molti anni un paese in preda all'anarchia: una nazione fantasma, senza legge, isolata dal modo, divisa tra clan tribali e lacerata da una sanguinosa guerra civile. Eppure nella capitale Mogadiscio la vita scorre come sempre. Tra kalashnikov, cellulari e loschi
affari...
L'aeroporto di Mogadiscio e' un nastro di terra calcinata dal sole. Una baracca di malta grigia porta il pomposo nome di Immigration office e un'ancor piu' sgangherata baracca di lamiera si fregia del nome di Duty free shop. Intorno un paesaggio da inferno dantesco, una landa ondulata color sabbia cotta, dove il vento che spira dal mare si impasta con il calore e appiccica uno strato di polvere fine a qualsiasi cosa o essere vivente.
UNO STRANO FAR WEST
L'aeroporto e' un simbolo della Somalia di oggi: se si dovesse pensare alle strutture ritenute necessarie per far funzionare un aeroporto, quello non dovrebbe esistere. Eppure esiste. L'intero paese e' come l'aeroporto: da quindici anni non ci sono piu' strutture, ne' materiali ne' legali, ma il paese esiste e continua a vivere.
A Mogadiscio ci sono le scuole (messe in piedi soprattutto da organizzazioni umanitarie islamiche), ci sono parecchie cliniche pri vate. Ma ci sono anche le banche e gli internet caffe'. Tutto quello che puo' essere organizzato dall'intraprendenza privata esiste. A Mogadiscio si fanno affari. Buoni affari, anche. Perche' tutto si paga. Ci vogliono soldi contanti per l'ospedale, si paga per mandare i figli a scuola. Fin qui poco cambia rispetto ad altri
Stati africani.
La differenza tra Mogadiscio e il resto del mondo si comincia a capire quando si entra nella sfera della sicurezza personale. Non ci sono forze di polizia. Alcuni tentativi fatti in passato per dare ordine al caos, sono falliti quando si e' trattato di mettere sotto controllo le armate al servizio dei vari signori della guerra. E quindi la sicurezza personale e' oggi in Somalia un bene di lusso, solo per ricchi, che possono permettersi di pagare dieci, venti o cento giovani miliziani col Kalashnikov in spalla. Il cittadino comune, se viene rapinato, non ha un posto di polizia a cui rivolgersi. Vige la legge del piu' forte.
EPPURE SI MUOVE
Quel che il denaro non puo' comprare in Somalia e' quel che sarebbe troppo per ogni soggetto privato e che solo una comunita' di tipo statuale puo' fare: la cura delle infrastrutture pesanti (strade e vie di trasporto in genere, reti elettriche, reti idriche), l'amministrazione della giustizia. Ma anche a questo i
Somali in parte hanno trovato rimedi.
La luce elettrica si accende la sera a Mogadiscio in certe case. Sono quelle dei ricchi dove c'e' un generatore diesel. Anche l'acqua scende dai rubinetti. Basta avere la cisterna privata e pagare i rifornimenti. Per i poveri ci sono i venditori d'acqua ambulanti. E le candele.
Perfino le strade, qualche volta, vengono aggiustate. La via principale che esce da Mogadiscio verso sud e' stata per qualche anno un'importante arteria di comunicazione con l'unico porto che in quei tempi funzionava, quello di Merca. Le buche della strada erano pero' diventate cosi' grandi che ad un certo punto i trasportatori si erano messi insieme e l'avevano aggiustata alla meglio.
Ora che a Mogadiscio funziona nuovamente il porto nessuno se ne occupa piu'. Certo, porto e' una parola grossa. In Somalia, ormai da anni, le navi arrivano e attraccano al largo. Gli scaricatori le vedono dalla spiaggia e escono in mare con delle chiatte. Le merci vengono trasbordate e le chiatte arrivano a pochi metri dalla battigia. Da li' a spalle tutto viene scaricato sui camion che attendono, direttamente in spiaggia.
Ma quel che veramente funziona oggi in Somalia e' la tecnologia. Ai
Somali piace comunicare ed e' indispensabile per fare affari. Quindi la telefonia cellulare e' diffusa, efficiente e a pochissimo prezzo. Da e per la Somalia si telefona meglio che in parecchi altri paesi africani. La posta, al contrario, non esiste. Chi pagherebbe i postini? E non essendo piu' la Somalia uno
Stato, non puo' concludere i necessari accordi con l'unione postale internazionale per la corrispondenza oltrefrontiera. Nessun problema pero': sulla rete cellulare viaggia anche internet.
La rete telefonica mobile era un vero interesse di tutti. E cosi' le societa' che l'hanno sviluppata, rigorosamente somale, hanno concluso accordi coi vari signori della guerra e hanno installato le antenne nel territorio. Pagando ad ognuno una percentuale dei profitti.
SOLDI CHE GIRANO
Funzionano anche le banche. Funzionanti sul principio della hawala, il meccanismo per il trasferimento di denaro diffuso nel mondo arabo. e' assai semplice e molto veloce.
Facciamo un esempio. Mohamed vive in Canada, ma ha lasciato la madre e le sorelle in un villaggio del Medio Shebeli. A Toronto esiste un fiduciario della sua banca - la banca Barrakat, prima di essere sostanzialmente chiusa dal governo americano per i sospetti di contiguita' col terrorismo islamico, aveva circa 40 corrispondenti in tutto l'occidente - al quale Mohamed consegna 200 dollari, dando insieme il nome della madre e il luogo di residenza. Mohamed da' anche, come codice identificativo, la sua linea di discendenza.
Tutti i Somali imparano a memoria fin da piccoli l'intero albero genealogico del sottoclan a cui appartengono. Varie decine di nomi da sapere a memoria in perfetta sequenza. Nello stesso giorno in cui Mohamed fa il versamento, il corrispondente manda un fax con tutti i dati all'ufficio della banca piu' vicino al villaggio della madre. Da li' un fattorino va a cercare la donna. Procede all'identificazione, sempre verificando la linea di discendenza. Lo stesso giorno la madre di Mohamed puo' andare all'ufficio della banca a ritirare i 200 dollari.
In questo modo i Somali della diaspora mantengono i parenti in patria. Le rimesse dall'este ro sono spesso infatti l'unico reddito in denaro per intere famiglie.
QUOTAZIONI IN BORSA
In quel teatro dell'assurdo che e' Mogadiscio, esiste anche una borsa dei cambi e delle merci. Il mercato qui e' un'entita' fisica, il luogo dove si scambiano le merci e' anche il luogo dove si formano i prezzi.
Il piu' grande mercato e' Bakara, a Mogadiscio sud. Anche se la citta' e' divisa in vari pezzi sotto il controllo di diversi signori della guer ra, merci, clienti e venditori arrivano da ogni parte. Passare le linee di confine e' solo una questione di pedaggio.
A Bakara i commercianti si sono organizzati. Pagano dei banditori che ogni mattina fanno il giro dei banchetti e gridano le informazioni essenziali e raccolgono le indicazioni sul prezzo delle derrate base: olio, zucchero, gasolio. Il prezzo dipende dalla quantita' di beni che quel giorno arrivano: se e' arrivata una nave carica di gasolio il prezzo scende. Se lo zucchero scarseggia il prezzo sale.
Con questo sistema si stabilisce anche il tasso di cambio delle monete. La base di riferimento, a Mogadiscio come a Zurigo, e' il dollaro. Che sale o scende in relazione alle merci importate che, ovviamente, vengono pagate in dollari. Ma i cambiavalute accettano quasi tutto, dai dollari agli scellini kenyani, valute dei paesi arabi o euro portati dai parenti in visita. A Bakara si comprano anche, per pochi dollari, i kalashnikov. Oppure i passaporti.
La comunita' internazionale non riconosce a nessuna delle fazioni in lotta il diritto di emettere passaporti. Equivarrebbe a un riconoscimento di sovranita' che nessuno vuole dare. Cosi' la gente viaggia con il passaporto del vecchio regime dittatoriale, quando ce l'ha. O se lo fa fare, per un pugno di dollari, dagli stampatori del mercato di Bakara. Guardare quel teatro dell'assurdo che sono oggi Mogadiscio e la Somalia e' affascinante. Viverci, per i tanti che sono poveri e senza potere, e' l'inferno della legge del piu' forte.

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