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Protagonisti nei Festival

La Nigeria è stata protagonista della quindicesima edizione del Festival del Cinema africano (tenutasi a Milano, dal 14 al 20 marzo, con record di affluenza del pubblico).

Una intera sezione retrospettiva è stata dedicata al boom della produzione di home video a Lagos, con la presentazione dei maggiori successi della produzione cinematografica nigeriana, film che hanno venduto più di 30.000 copie di cassette e DVD.

Alle proiezioni erano presenti alcuni dei più popolari registi nigeriani: Tunde Kelani (nella foto grande), Chico Ejiro, Charles Novia e Tade Ogidan. 

Oggi i video nigeriani cominciano ad essere selezionati nei festival internazionali e mostrati nelle università come unico esempio di produzione africana autentica, che non concede nulla al gusto dello spettatore europeo, libero da tutti gli stereotipi che continuano a filtrare la nostra percezione dell’Africa.

my father's love

Film africani

Chi vuole scoprire i protagonisti e i segreti del cinema “made in Africa” può contattare il Centro Orientamento Educativo, un’associazione milanese impegnata da anni a promuovere la cinematografica africana nel nostro Paese.

Il COE offre materiale informativo agli studenti che intendono svolgere una tesi su questo argomento e affitta le pellicole ad associazioni e cineclub che vogliono realizzare piccole rassegne. 

Ma non solo: tramite il sito Internet www.coeweb.org, è possibile noleggiare o acquistare vhs originali di film africani (tradotti o sottotitolati).

Per conoscere i titoli disponibili basta richiedere il catalogo allo 02/6696258. 

I love cinema

forgiveness

 

habanera

 

      

Ciak  si  gira…
Nollywood: il cinema made in Nigeria

di Pablo Trincia

Nollywood... Ciack si gira

Trenta nuovi film ogni settimana, un giro d’affari da 100 milioni di euro, 250 mila persone al lavoro. Sono i numeri che fanno della Nigeria la seconda industria cinematografica del mondo.
Viaggio nella nuova Hollywood africana


sound of silence Nascosta al grande pubblico internazionale, ma popolarissima nelle case e nelle baracche di mezza Africa, una nuova industria dell’entertainment si è fatta largo sgomitando nello scenario cinematografico mondiale, conquistandosi in poco tempo una posizione economica e sociale di tutto rispetto: la risposta del continente nero alla madre americana Hollywood e alla sorella minore indiana, Bollywood. 
Los Angeles, Bombay, tremate. Da Lagos arriva Nollywood, il cinema che piace all’Africa e agli africani. Vivace, esplosivo, un po’ pazzo, ma sicuramente il fenomeno televisivo e culturale del nuovo millennio. Una macchina da spettacolo che sforna film a una velocità impressionante (in media trenta ogni settimana), e che elettrizza un numero sempre maggiore di persone di ogni età, sesso e classe sociale. 

Con una differenza sostanziale: si consuma a casa, seduti sulla propria poltrona, o appoggiati al muro di fango di una capanna, a pochi passi dal rumore assordante di un generatore di elettricità, circondati da altre decine di occhi rapiti, affascinati o terrorizzati. 

Stanchi dei pomposi film d’azione americani, ambientati in una società tanto lontana, e delle sviolinate indiane cantate in una lingua incomprensibile, i nigeriani hanno creato un genere tutto loro, che fa furore nei Paesi dell’Africa angolofona.

Strane storie

sometime in april...“Cosa hai messo nella zuppa che ha mangiato mio figlio?? L’hai ucciso!”, grida in inglese una donna al suo cameriere, dopo aver visto il figlio stramazzare a terra con le mani sul collo non appena aveva assaggiato una brodaglia arancione ancora fumante. Il cameriere dice di non saperne nulla e si mette a strillare con le mani tra i capelli. Interviene il padre del ragazzo, che sgrana gli occhi e si mette a invocare il Signore, lamentandosi di tutte le sue disgrazie. Si scoprirà che nella zuppa non c’era nulla, ma una vicina di casa invidiosa si era fatta procurare un Juju (amuleto magico) dallo stregone e aveva lanciato un incantesimo contro il povero ragazzo, gettando nello scompiglio l’intera comunità. Niente di più africano.

Film artigianali 

Ma Nollywood non è solo questo. Intrecci amorosi, tradimenti, scappatelle e incomprensioni di varia natura danno vita a situazioni grottesche, faide, rivalse e pentimenti. Oppure thriller e polizieschi risolti dal bello e buono di turno, personaggi amatissimi dall’avido pubblico televisivo nigeriano. Spesso le scene sono girate una volta sola per risparmiare pellicola, un ciak e via fino alla prossima locazione, tra sparatorie al ketchup ed espressioni in slang creolo difficilmente comprensibili a orecchie europee. Il tutto non lontano da mura domestiche, cortili, spiazzi, affetti familiari. Perché Nollywood si fa con poco. Niente milionate di dollari, cachet da capogiro, viaggi intercontinentali, effetti speciali. Niente pubblicità televisiva, recensioni, botteghini. Nessuno se li potrebbe permettere e, anche se potesse, non gli converrebbe. I cinema non esistono o sono poco frequentati, meglio le vhs o l’ultima novità, i video-cd, che in molte capitali d’Africa hanno rimpiazzato i videoregistratori fuori moda.

Il mercato delle pellicole

Tunde Kelani alla ripresaLagos, si diceva. L’ex sede del governo nigeriano (oggi è Abuja) è senz’altro la capitale di Nollywood, con le sue mille razze e culture che ogni giorno si incontrano e si scontrano tra gli affollati mercati di Oshodi e Obalende, negli eleganti quartieri di Ikoyi e Victoria Island, o sul trafficatissimo cavalcavia di Babangida. La grande industria del film nigeriano arriva anche qui, tra le braccia di migliaia di venditori di strada, che offrono agli automobilisti l’ultima esilarante pellicola del piccolo schermo.

Se l’ormai celebre scritta sulla collina che sovrasta il quartiere angelico di Bel Air è l’icona di Hollywood, il vivace quartiere di Surulele, a pochi passi dallo stadio nazionale, è la fornace che espelle le tonnellate di pellicole della cinematografia nigeriana.

Qui, in un piccolo ufficio al primo piano illuminato da un cartello azzurro che lampeggia Welcome to Nollywood, c’è la sede della casa di produzione Cis movies. Per arrivarci bisogna lasciarsi alle spalle un cortiletto guardato a vista da alcuni ragazzi vestiti da rapper, scavalcare il materasso su cui un vecchio guardiano musulmano inganna la noia e l’afa pomeridiana e farsi aprire il cancello da una guardia privata. Lagos non è mai troppo sicura, nemmeno per i re del cinema. 

Una vita da star 

Ci accoglie Emeka Ike, una delle stelle del firmamento cinematografico made in Nigeria: ha poco meno di quarant’anni, una capigliatura folta che incornicia un sorriso gioviale e modi garbati. 

l'attore Emeka Ike«Avevo 17 o 18 anni, quando un regista mi vide e mi chiese di fare una piccola parte in un film», ricorda l’attore, la cui popolarissima faccia compare sulle locandine incollate ai muri che pubblicizzano il suo ultimo successo, I want your wife, «Voglio tua moglie», una tragicommedia sentimentale con tanto di pistole e collane d’oro degne di un video di rapper neri del Bronx. «Da allora – continua – ho girato decine di film e sono diventato qualcuno. Ma sono stato fortunato. Sono infatti cresciuto nei primi anni ’90, quando Nollywood muoveva i primi passi e i suoi primi attori sono entrati nel mito. E con il successo sono arrivati anche i soldi».
Emeka, che ora è diventato un produttore, spiega che il cachet di un attore famoso come lui può raggiungere cifre molto alte, specie per un Paese povero come la Nigeria: 1 milione e mezzo di naira (circa 9mila euro). Niente male, se si considera che a fare un film ci vogliono tra i sette e i dieci giorni lavorativi e che un attore richiesto può arrivare a recitare in tre-quattro film al mese.

Vere e proprie star, dunque, questi attori di Nollywood, che vivono in appartamenti eleganti, hanno sempre l’ultimo modello di telefono cellulare, guidano macchine costose, vestono all’occidentale e vivono di bar, feste e si contendono pagine e pettegolezzi sui tabloid nazionali.

Aspiranti attori

Si stima che l’industria cinematografica nigeriana impieghi 250mila persone: la gran parte è costituita da non professionisti. O meglio da professionisti autodidatti. Spesso i registri sono ex cameraman di cerimonie tradizionali; le attrici ex-studentesse universitarie o figlie dei quartieri malfamati. Ovviamente, come anche in Europa o negli Stati Uniti, per molti aspiranti attori e comparse la vita è dura e c’è una lunga gavetta. Lo spiazzo antistante all’Actors’ Guild of Nigeria, uno dei principali centri di reclutamento di Nollywood, brulica di giovani e non che passano intere ore ad aspettare che qualcuno li noti e li scritturi per un film. Anche solo la cifra guadagnata in una parte minore potrebbe risolvere chissà quanti problemi economici. E, spesso, la fortuna gioca un ruolo fondamentale. «Ehi, giornalista!», urla da lontano Ibrahim, un regista-produttore vestito da una sontuosa palandrana bianca con i ricami d’oro, senza smettere per un attimo di parlare al suo nuovissimo telefono cellulare, «ci serve un oiibo (bianco) per una comparsata in una scena che giriamo domani. Ti andrebbe di recitarci?».

Il futuro, tra pirati e DVD 

«Dal 1992, quando l’home video di Nollywood ha cominciato a crescere, il giro d’affari di questa industria è cresciuto in modo vertiginoso: oggi si aggira attorno ai 100 milioni di euro», spiega Ernest Obi, produttore cinematografico che opera a Surulele. «Il motivo è semplice. Non avendo molti soldi a disposizione abbiamo fatto di necessità virtù. I nostri film non richiedono un budget stratosferico per cui ci siamo concentrati sulla quantità, che è il motivo per cui in pochi anni abbiamo raggiunto Hollywood e Bollywood. I nostri film sono fatti in casa e tentano di riprodurre dinamiche sociali molto vicine agli spettatori. Per questo non ci sono solo film in inglese: sono popolarissimi anche film regionali, in lingua Yoruba o Igbo e Hausa. Guardate queste tipologie di film e capirete che ci sono enormi differenze. Nel nord islamico, per esempio, è più difficile vedere adulteri o scene d’amore, per cui le pellicole si adeguano alla mentalità del luogo. In ogni caso – continua Obi – la crescita della nostra industria comporta la necessità di trovare un maggior numero di investitori. Oggi fare un film costa da 1 milione a 15 milioni di naira (da 6.500 a circa 90mila euro), ma in futuro i costi aumenteranno. Per questo abbiamo bisogno di marketing. E dobbiamo combattere la vera minaccia del nostro lavoro: la pirateria».

Contro quest’ultimo fenomeno c’è ben poco da fare. Negozi e bancarelle vendono sempre più copie di film e album musicali, facendo fiorire un mercato nero poco monitorato e monitorabile, ma molto più economico e vantaggioso. Eppure gli addetti ai lavori non si scoraggiano più di tanto e c’è chi già pensa alla prossima mossa. «Ho intenzione di introdurre alcuni sistemi che da queste parti nessuno ha ancora pensato di adottare». sogna Emeka Ike. «Negli ultimi anni il mercato dei film ha visto l’esplosione di dvd e video cd. Ma è ora di dare una svolta e adottare il digitale. A lungo andare ci permetterebbe di risparmiare molto sui costi di produzione e di montaggio. E poi è ora che questa industria esca dai confini nigeriani e africani. Le grandi case di produzione internazionali devono capire che anche qui c’è mercato, la gente ama i film. Non saremo noi ad andare all’estero in cerca di finanziamenti. Sarà l’Occidente a venire qui da noi».