Sul palco con stile
Il musicista congolese Papa Wemba è uno dei massimi esponenti della filosofia Sape, che punta tutto sull’eleganza e la raffinatezza.
Nei sobborghi di Kinshasa ha fondato una città nella città, “Il villaggio di Molokai”, dove è obbligatorio vivere con stile e vestire alla moda.
Con la sua predilezione per i grandi stilisti europei e giapponesi, Papa Wemba si fa portatore della più singolare forma di ribellione alla povertà, e dai palchi di mezza Europa diffonde il suo messaggio di somma sciccheria e di perfezione estetica.
Non di rado ama aprire i suoi concerti con concorsi di eleganza e di portamento aperti ai fan. |
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Questione di stile...
I professionisti dell’eleganza
Testo di Silvia Prati
- Foto di Héctor Mediavilla Sabaté

Non badano a spese pur di indossare abiti e scarpe chic. Vestono sempre alla moda e presenziano a matrimoni e funerali per dare lustro alle cerimonie. Sono i sapeur congolesi, dandy a pagamento che fanno dell’eleganza una religione
Occhiali neri, pantaloni, completi, camicie, cravatte. Tutto all’ultima moda, tutto costosissimo. Dopo le quattro del pomeriggio, è sempre più frequente incontrare nelle strade di Brazzaville distinti signori, giovani e meno giovani, che camminano vestiti di tutto punto incuranti della polvere. Qualcuno addirittura con i guanti neri e un bastone bianco da passeggio.
Sono i Sapeurs congolesi, che hanno dedicato la vita all’eleganza e al culto della persona.
Con i loro cappelli e cravatte danno lustro a tutte le cerimonie, dai funerali ai matrimoni. Il sapeur viene pagato per esserci, e per essere il più raffinato possibile. Qui nel cuore dell’Africa l’eleganza è un modo per guadagnarsi la giornata ma anche una filosofia di vita. La Sape (Società di ambianceurs e persone eleganti - ambianceurs significa persone attente all’atmosfera, persone che fanno atmosfera) è un’importante associazione locale, ma soprattutto una scelta di vita e un fenomeno di costume: un “modo di essere, o meglio di apparire” che dal Congo al Camerun sta contagiando sempre più persone.
«Penso che la Sape sia qualcosa di molto importante – spiega un sapeur – in un ambiente in cui i cittadini cercano un po’ di speranza e invece non trovano nulla per credere nel futuro. Dobbiamo darci dei sogni: l’atmosfera, la musica, i bei vestiti alzano il morale, anche se in modo superficiale».
«E poi – continua un altro – l’immagine di congolesi eleganti dà un senso di alta classe. Come gli italiani del dopo guerra: poveri, talvolta miserabili, ma che gran classe, che dignità…».
Strano paragone, quello con gli Italiani. Eppure i congolesi si definiscono “gli italiani d’Africa”, per via della reputazione di eleganza naturale che tutto il mondo riconosce loro. E la Sape, affermano i sapeurs, contribuisce a tenere alta l’immagine chic del Paese.
La filosofia dell’eleganza
Il fenomeno di questi dandy africani che fanno dell’abito una religione è nato a Bakongo – quartiere di Brazzaville – intorno agli anni Cinquanta, quando un gruppo di congolesi tornò da Parigi, con valigie piene di vestiti costosi e accessori dalle firme prestigiose. Durante l’occupazione coloniale, questa strana filosofia “radical-chic” aveva anche un significato politico, di contestazione simbolica verso gli europei. I giovani sapeurs congolesi, nell’impossibilità di un reale successo nella vita, facevano propri i segni esteriori della riuscita sociale, attraverso l’immagine che costruivano di se stessi. Negli anni Sessanta, all’indomani dell’indipendenza ottenuta dal Congo, numerosi sapeurs fermavano per strada i fotografi a pagamento e si facevano immortalare con i loro ultimi acquisti in splendidi réportage, per poi ritrovarsi al bar “La Mano Blu” impegnati in concorsi di eleganza che si svolgevano più volte alla settimana, fino alla fine degli anni ’80.
Per un paio di scarpe
Oggi a Brazzaville gli ambianceurs “ufficiali”, quelli che rappresentano l’elemento nobile di un funerale, il segno di ricchezza di una famiglia, sono un centinaio. E la quasi totalità – tutti uomini – vive in stanze misere e spoglie, non ha uno stipendio fisso, abita in quartieri poveri. Stupisce ancora di più la loro perfezione, in mezzo allo sporco, ai rifiuti e alla polvere. «Delle scarpe che si rispettino – racconta un sapeur – devono essere immacolate. Sono il primo segno di urbanizzazione, di civiltà. Distinguono l’arricchito dal povero». Sono in tanti in Congo a pensarla così.
Una donna racconta: «Ognuno è libero di gestire le proprie spese. Non è perché non hai i mobili in casa e poi esci con un completo da 1500 dollari che devi essere considerato ridicolo. È grazie a queste persone che tutti i congolesi sono considerati eleganti. Una specie di riscatto». Pensa alle scarpe immacolate, e continua : «Conosco un ragazzo di Kinshasa che si è levato il pane di bocca per comprarsi un paio di scarpe provenienti dagli USA, pagandole 200 dollari, invece di prenderne un paio in città per 30 dollari. Non ha mangiato per giorni, ma la sua soddisfazione era girare nelle strade della capitale con quelle scarpe ai piedi, e vedere la gente che sbarrava gli occhi».
Sognando Parigi
Non tutti i sapeurs sono uguali. Anche nel “club degli eleganti” esistono delle gerarchie. Chi è stato a Parigi ed è tornato carico di abiti firmati di grande pregio gode di una considerazione maggiore, può dispensare consigli e aiutare gli altri a migliorare il proprio stile. L’avventura parigina è ormai diventata una sorta di rituale di iniziazione per chiunque desideri distinguersi nella società. E così, passeggiando sulla riva destra della Senna nei quartieri di Gare-de-l’est, Château-d’Eau e Château-Rouge, possiamo incrociare un mondo insolito di distinti congolesi vestiti di tutto punto, come in una piccola Brazzaville europea.
I sapeurs si considerano artisti. E più costosi sono gli abiti che portano addosso, più si sentono artisti. Artisti portatori di due enormi messaggi: l’eleganza e lo stile sono tutto, e l’eleganza e lo stile senza moralità non sono niente. Esiste una sorta di codice morale che distingue i veri sapeurs dai semplici elegantoni che affollano i locali: sono osservanti, non tradiscono le proprie mogli, non guardano le donne degli altri, non cedono mai alla violenza.
Qualcuno noleggia i propri abiti per guadagnare qualcosa in più. Tutti invece partecipano ai concorsi di eleganza che ancora si svolgono, anche se con meno frequenza rispetto agli anni ’80, col patrocinio del Ministero congolese della cultura. Il luogo di ritrovo si è spostato da “La Mano Blu” al caffè “La Détente”, il centro della vita dal quartiere Bakongo a quello di Moukondo, ma le immagini che si ripongono sono le stesse di venti anni fa: perfettamente e costosamente vestiti, impeccabili dal taglio di capelli alle scarpe, senza un granello di terra rossa addosso, eleganti sapeurs fanno bella mostra di sé, sognando un’avventura parigina. Dopotutto, la Sape è un modo di sognare…

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