Farka Tourè
“Red
& Green” - World
Circuit
Una
di quelle riedizioni attese da tempo. Trattasi dei primi
due album, fino ad oggi introvabili, del padrino di quel
blues che non si specchia nelle acque del Mississippi, ma
lungo gli argini del Niger. Il disco “Red” è del
1984, “Green” del 1988: insieme costituiscono
un’introduzione illuminante al desert blues di un
artista che solo nel decennio successivo, grazie a
frequentazioni ‘occidentali’ come quella con Ry
Cooder, avrebbe assaporato una piena consacrazione
internazionale. Ballate scarne: chitarra, voce, calabash e
nient’altro. Intensità a mille, testi poetici e
dolenti, dolci melodie che scartano verso picchi di furia
vocale.
Un lavoro in grado di ipnotizzare anche
l’ascoltatore più distratto.
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Orchestra
Makassy
“The
original recordings”
ARC Music
Gli ultimi
anni ’70 e i primi ’80 furono un periodo estremamente
creativo per i gruppi dell’Africa orientale. Erano anni in cui numerose
band tanzaniane ‘emigravano’ in Kenya per registrare
dischi e fare concerti e, come conseguenza, le variegate
anime della rumba tanzaniana erano la colonna sonora delle
radio keniane. Emersero allora gruppi che poi scrissero la
storia della musica dell’East Africa, band come l’Orchestra
super Mazembe, l’Orchestra Matamila e… la
mitica Orchestra Makassy, diretta da Kitenzogu
“Mzee” Makassy. La sua era una band nata a Kampala e
composta da musicisti ugandesi e zairesi. Per sfuggire al
regime dittatoriale di Idi Amin, lasciarono il paese e
misero le radici a Dar-es-Salaam, dove per un lungo periodo tennero
concerti sei notti a settimana. Se allora, come è
probabile, ve li siete persi ecco un’ottima occasione
per colmare questa lacuna.

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Miriam Makeba
“Reflections”
Records
Ennesimo
disco di Mama Afrika, qui in versione ‘grande star
internazionale’. Basta scorrere la scaletta del cd per
averne la conferma. Si apre con un brano della
settantaduenne artista sudafricana. Poi c’è una
canzone di Van Morrison, a cui ne segue una di un suo
amore giovanile: Hugh Masekela, grande musicista spesso
a cavallo tra jazz e pop. C’è una simil-lambada (I
shall sing) e un pizzico di Brasile, con la
rilettura di Xica da Silva di Jorge Ben e con una
cover della celeberrima Mas que Nada. C’è
persino l’ennesima versione di Pata Pata (…
e questa ce la poteva anche risparmiare, non è un
obbligo inserire questa hit in tutti i dischi). Non c’è
però nessuna concessione a ritmi modaioli, e questo è
l’ennesima conferma dell’onestà artistica della
Makeba.
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Brenda Fassie
“Greatest Hits”
EMI
Finalmente è disponibile anche in Italia un cd
che permette un incontro ravvicinato con la musica di
Brenda Fassie, una delle cantanti più importanti del
Sudafrica del dopo apartheid. E’ un ottimo Best Of,
edito a supporto della campagna anti Aids promossa dalla
Nelson Mandela Foundation.
Scomparsa trentanovenne lo scorso 9
maggio, in patria la Fassie era considerata una sorta di
regina del pop africano, una figura fondamentale per la
nascita e lo sviluppo del kwaito, la musica dei giovani
sudafricani.
‘La Madonna delle township’ - così l’ha
definita il settimanale Time- era spesso al centro
dell’attenzione pubblica per problemi legati all’abuso
di alcool e droga, ma la sua voce cristallina e la sua
vitalità nei live show hanno sempre avuto la meglio sul
suo stile di vita trasgressivo.
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