LA SCHEDA

Il paese è costituito da una parte europea - la Tracia Orientale - e una parte asiatica - la penisola dell’Anatolia e l’Armenia. 

I Turchi attuali discendono da gruppi etnici originari dell’Asia Centrale stabilitisi in Anatolia a partire dall’XI secolo. 

Vi sono minoranze di un certo peso, come i Curdi (20%). Le altre minoranze sono di origine araba (1,5%), Ebrei, Greci, Georgiani e Armeni (0,3%).

 La maggioranza è musulmana (80% sunniti e circa 20% sciiti, dei quali un 14% sono aleviti). Ci sono anche piccole minoranze di cristiani. 

Centro ed erede dell’impero ottomano, la Turchia divenne una repubblica nel 1923. 

Padre della nazione è considerato Mustafà Kemal Ataturk che abolì la sharia, tolse il velo alle donne, proibì il fez, abolì gli ordini religiosi musulmani e il calendario islamico e sostitui l’alfabeto arabo con quello latino. 

a cura della redazione

Piccolo glossario

Alevita

sciiti non ortodossi

Dervisci

(dal persiano darwish = mendicante) ordine religioso ascetico, utilizzano la danza e la musica come veicolo per il raggiungimento dell’estasi.

Hanafita

scuola giuridica fondata nell’VIII secolo, molto meno rigida del imam: in generale è il capo della moschea nella quale guida la preghiera musulmana

Sufismo

da suf, mantello di lana grezza indossato dagli asceti. I sufi approfondiscono l’interiorità della religione e auspicano l’unione mistica con Allah mediante l’amore, piuttosto che con l’obbedienza alla legge.

Sunnismo

dottrina dei partigiani della Sunna, il codice di comportamento ritagliato sulle norme dettate da Maometto

Chador

velo nero portato dalle donne islamiche

L'INCOGNITA TURCA

Un islam più accomodante di quello del mondo arabo

di Nicole Pope*

Lo scorso dicembre, le trattative verso l’accordo conclusivo fra UE e Turchia si sono incagliate nello scoglio rappresentato dalla questione di Cipro. Per molti però il grosso problema è rappresentato dal grande numero di musulmani di quel paese.
C’è davvero da aver paura dell’islam turco?

I segni della religione sono presenti ovunque in Turchia, che rimane però uno Stato laico. A Istanbul, la metropoli più moderna del paese, le moschee sono così numerose che è possibile ascoltare l’invito alla preghiera da cinque o sei minareti contemporaneamente. Per le strade i jeans e le minigonne si mescolano con i foulard islamici e - in certi quartieri - anche con il chador nero.

Questo aspetto della cultura turca è inquietante per molti Europei, che vedono l’islam 

Scritta in arabo con le stesse parole scritte due volte a specchio : « Lui, il Vivente, l’Eterno » - Se comprendre

come un pericolo. Gli stessi turchi sono divisi sulla questione. Portare il foulard, per esempio, provoca numerosi dibattiti. Agli occhi dei laici, il paese vive costantemente sotto la minaccia del fondamentalismo. La maggioranza dei turchi si dicono credenti e praticanti, ma più che islamici sono conservatori. C’è in questo paese una tradizione di laicità molto più profonda e radicata di quanto si possa immaginare.

Dunque, come viene inteso l’islam nella vita quotidiana dei Turchi? In maniera molto diversa. “Le classi superiori sono profondamente laiche - spiega Nuray Mert, che ha studiato la destra conservatrice, nazionalista e religiosa-. Molti sono i turchi che non vedono nessuna contraddizione tra il digiuno del ramadan e il consumo di alcool. Ci sono anche quelli però che non frequentano i negozi dove si vende vino!” Per tradizione, l’islam turco è sempre stato più flessibile di quello dei paesi arabi. Fa parte della corrente hanafita del sunnismo, ma, spiega Fatma Bayram, una teologa impiegata alla Direzione degli affari religiosi (DIB): “L’islam turco non impone una sola interpretazione. Segue diverse scuole per rispondere ai problemi pratici”.

Dopo gli attentati omicidi del novembre 2003 a Istanbul, nessuno oserebbe sottovalutare il potere dei radicali. Ma la maggioranza degli analisti è d’accordo nel dire che le organizzazioni estremiste, come quella di Metin Kaplan - estradato recentemente dalla Germania - o le cellule legate ad Al-Qaeda, sono quantitativamente marginali. “Ma una minoranza attiva. Dal punto di vista elettorale, non hanno importanza ma hanno un potere destabilizzante”, corregge Nur Vergin, sociologa all’Università di Istanbul; a suo modo di vedere l’islam turco è stato “contaminato da un islam d’importazione”. La laicità, in Turchia, non è definita come separazione della moschea dallo Stato, ma piuttosto come controllo della religione da parte dello Stato, dopo l’abolizione del califfato nel 1924.

La DIB , uno dei pilastri dello Stato turco, impiega circa 70mila imam per assicurare l’insegnamento religioso nelle moschee. L’attuale direttore della DIB, Alì Bardakoglu, è un progressista, che usa apertamente il potere delle prediche religiose per combattere i crimini d’onore e la violenza contro le donne. La DIB rappresenta la maggioranza sunnita; mentre circa un quinto dei 70 milioni di turchi sono alevi, che chiedono che una parte dei loro proventi sia usata per il finanziamento delle loro istituzio- ni religiose.  “E non ci sono soltanto gli alevi - deplora il professore Dogan. Bisognerebbe aiutare anche i cristiani, gli ebrei, gli indù. I fondi sono destinati all’insegnamento della religione...”

Nella società turca, circolano ancora numerosi pregiudizi sugli alevi, considerati “immorali e senza virtù”, specialmente a causa delle danze che fanno parte delle loro cerimonie religiose e che coinvolgono uomini e donne. Fino a poco tempo fa, gli alevi erano di origine rurale; oppure, dopo essere emigrati verso le città, vivevano nelle periferie più povere. Soffrivano della discriminazione imposta dai sunniti.

Per questo motivo, Ataturk, che aveva messo un freno all’influenza della religione, è venerato dagli alevi che l’hanno inserito nella loro mistica e nelle loro cerimonie. Ma mentre da un alto gli alevi sono forti sostenitori dello Stato laico, dall’altro ne troviamo anche nei gruppi di estrema sinistra nati nelle periferie delle città. Il misticismo ha un ruolo molto importante nell’islam come viene praticato in Turchia. Benché le confraternite, come quella dei Mevlevi - meglio conosciuti col nome di “dervisci ruotanti” - siano state ufficialmente messe fuori legge, esse mantengono la loro influenza, pur non essendo legalmente riconosciute. “Il Sufismo - stima la sociologa Nur Vergin - forma la base della cultura religiosa in Turchia, anche se la gente non ne è cosciente”.

L’islam ufficiale si presenta come tollerante ed aperto, ispirato da queste idee umaniste. “L’islam non può essere imposto, deve essere una scelta personale. Allah vede nel vostro cuore”, dice Fatma Bayram.

 

* Publicato in Le Monde (Francia), 15 déc. 2004 - Ripreso da Se Comprendre (Francia), n. 05/01-jan 2005 - Tradotto e adattato da Africa

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