La lotta del popolo nero contro la schiavitù dei bianchi.

 La repressione di un regime sanguinario. 

Gli effetti grotteschi e dolorosi delle leggi razziali.

E il sacrificio di un grande leader africano, Nelson Mandela, fino alla sua vittoria. 

C’è tutto questo e tanto altro ancora in Sudafricartoon,
neonata mostra
di vignette satiriche
che racconta con ironia 
e acume il dramma dell’apartheid. 

Una testimonianza storica dirompente,  scritta in punta di matita,
una benefica ventata
di ossigeno per la memoria, un tributo affettuoso alle donne e agli uomini sudafricani che hanno lottato per la libertà e la giustizia.

Una denuncia tagliente e colorata contro una delle peggiori barbarie che l’umanità abbia mai conosciuto.

La mostra è stata inaugurata il dicembre scorso a Roma e nei prossimi mesi girerà l’Italia per offrire uno sguardo speciale al Sudafrica, a undici anni dalla liberazione dal regime segregazionista.

Spiega la curatrice Marisa Paolucci: «Durante gli anni bui di questo paese, disegnatori di tutto il mondo hanno catturato in pochi tratti, la tragedia dell’apartheid e mantenuta viva la fama del più coraggioso prigioniero politico sudafricano: Nelson Mandela»

 In queste pagine trovate un assaggio delle immagini e dei testi che fanno di Sudafricartoon una mostra imperdibile.  

Sudafricartoon" è una mostra itinerante, curata da Marisa Paolucci, disponibile per qualunque necessità espositiva (gallerie, scuole, parrocchie, centri culturali).
E’ composta da due sezioni: la prima ripercorre attraverso le migliori vignette di autori internazionali e sudafricani il lungo cammino verso la libertà di Mandela e del suo popolo. La seconda sezione invece mostra molte vignette sull’apartheid, cariche di ironia e disincanto, realizzate da autori del continente africano. Per informazioni inviare una e-mail a:
marisapaolucci@tin.it

 

 

Sudafricartoon

In mostra i fumetti anti-apartheid

Una selezione di
vignette satiriche
scelte per raccontare
come schegge roventi
la drammatica storia dell’apartheid
in Sudafrica.
Una mostra graffiante
e istruttiva.
Da non perdere

 

«Un giorno, figliolo, tutto questo sarà tuo…»

Nel 1848 il National Party sudafricano vinse le elezioni, riservate ai soli bianchi. I nazionalisti erano animati da rancore verso gli africani, per loro geneticamente inferiori, che vedevano come minaccia alla purezza della cultura afrikaner. La loro vittoria diede l’impulso alla progressiva e diabolica codificazione di un sistema per mantenere gli africani in posizione di inferiorità: l’apartheid.

 

Nel 1950 furono approvate le due leggi base dell’apartheid:
- La Population Registration Act divideva tutti i sudafricani per razza, con criteri arbitrari che producevano situazioni grottesche. Membri di una stessa famiglia venivano classificati in modo diverso.
- La Group Areas Act stabiliva l’istituzione di aree urbane separate. Così ogni gruppo razziale poteva esercitare i suoi diritti solo nelle aree ad esso destinate. Ebbe inizio il periodo degli sgomberi forzati.

 

 

In Sudafrica la disobbedienza civile era un crimine,
 ed era vietato qualunque tipo di aggregazione.
La General Law Amendament Act del 1963 (la Legge dei novanta giorni di carcerazione) conferiva a qualunque poliziotto il potere di trattenere chiunque senza mandato e di arrestarlo senza che l’arrestato sapesse perché. Poi, la detenzione poteva essere prolungata fino “a un giorno prima dell’eternità”.

Mandela aspetterà fino all’11 febbraio 1990, per essere finalmente un uomo libero, dopo 27 anni di carcere. Nei lunghi anni di detenzione non si arrese mai alla disperazione: "La sfida che si poneva ad ogni detenuto era quella di sopravvivere al carcere mantenendo la propria integrità, di uscirne senza aver perso qualcosa di sé di mantenere ed anche arricchire le proprie convinzioni”.

 

 

IL LUNGO CAMMINO VERSO IL NON-RAZZISMO

Nel 1976, con la decisione governativa di introdurre in metà delle scuole secondarie dei neri l’insegnamento in lingua afrikaans, esplosero manifestazioni di massa. Ma, sui cortei, inizialmente pacifici, la polizia non esitò ad usare la violenza uccidendo numerosi studenti. La veloce diffusione della resistenza dei neri cominciava a preoccupare il governo e a scioccare il resto del mondo. La quasi totale assenza di vignette su Mandela fino al 1980 riflette da un lato il totale controllo dei bianchi sui mass-media, e dall’altro l’implacabile controllo legislativo sull’apartheid. Nessuna immagine, foto, di Mandela era permessa dal 1964.