Tutti col cellulare

Anche se lo sviluppo di Internet in Africa è costante e inarrestabile, i numeri relativi alla sua diffusione sono sconfortanti: ancora oggi gli utenti africani effettuano meno dell’1% delle connessioni internet mondiali. Meglio va sul fronte della telefonia mobile, dove non accenna ad arrestarsi il boom delle vendite dei cellulari: nel 2004 le connessioni sono raddoppiate e ormai un africano su nove possiede un telefonino, oltre il doppio di coloro che hanno una linea fissa. A questo proposito, va ricordato che le linee telefoniche dell’intero continente africano sono pari a quelle della sola città di  New York.

Per saperne di più

“Glocal Youth” è un progetto europeo che ha studiato esempi di media per giovani in Africa, Europa, Asia e America Latina. I prodotti mediatici analizzati sono trasmissioni radiofoniche e televisive, articoli, riviste giovanili o femminili, siti Internet e campagne pubblicitarie. Tutto il materiale è disponibile sul sito www.glocalyouth.net

L’ultima frontiera:
telefonare gratis.
Via web

Anche in Africa è arrivata l’ultima rivoluzione tecnologica delle telecomunicazioni: le telefonate gratuite via computer. Grazie al nuovo programma Skype, disponibile gratis all’indirizzo www.skype.com, è possibile chiamare un amico o un parente utilizzando il computer e internet al posto della rete telefonica tradizionale. Già 15 milioni di persone hanno scaricato il software sul proprio pc (basta un clic del mouse). E il numero di nuovi utenti aumenta di 80 mila unità al giorno. Le ragioni di questo successo globale? Semplice: con il programma Skype le web telefonate, anche quelle intercontinentali, non costano niente. E’ possibile effettuare chiamate ovunque, basta che i due interlocutori siano collegati via internet con lo speciale software. E che i computer siano dotati di cuffie e microfoni. Numerosi Internet-Point in Africa – specie a Bamako, Nairobi, Dakar, Lagos e Kinshasa – si sono attrezzati per far correre la voce sul Web. E il successo è stato immediato.

 

      

PAROLE IN LIBERTA
Le vie africane della comunicazione

          di Iolanda Pensa

L’Africa è un continente a basso contenuto tecnologico: ha pochi computer,  poche TV, poche connessioni internet. Eppure i giovani dispongono di mezzi sorprendenti per comunicare…

Danielle ride. «Arrivo in un albergo nel centro di Roma – mi racconta – accendo la televisione e non ci sono i canali satellitari! Non ci volevo credere, qui da noi anche l’ultimo degli ultimi, anche chi non ha il letto può guardarsi la televisione via cavo».

Danielle fa la giornalista, ha poco più di vent’anni e abita a Douala, la capitale economica del Camerun. Douala è una città portuale, talmente vicina all’equatore e talmente umida che anche le pareti delle case sudano. La osservo un po’ perplessa. A casa mia, a Milano, non ho i canali satellitari, non posso guardare la BBC né la CNN. Il mio potere televisivo rotea tra Rai, Mediaset, La Sette, qualche canale locale e il videoregistratore. Ogni tanto però, se non c’è vento, prendo anche la televisione svizzera.

«Poi esco – continua Danielle – un’ora per trovare un Internet Point. E quanto costa! Qui da noi ce n’è uno in ogni quartiere, ma che dico, in ogni isolato; e non è mica così caro».

Ora che ci penso una volta sul Lago di Como – una delle aree geografiche più ricche d’Italia – ho passato una giornata a cercare un posto dove connettermi a Internet. Finalmente, quando ne ho trovato uno, il responsabile mi ha fatto pagare 12 euro per una connessione di un’ora ! Ride Danielle, c’è qualcosa che non quadra.

L’accesso alle informazioni

Effettivamente c’è qualcosa che non quadra. Il sistema dei mezzi di comunicazione in Africa funziona spesso in modo molto diverso rispetto al nostro, soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle informazioni.

Accesso significa saper leggere, conoscere il francese o l’inglese o l’arabo classico o la lingua nazionale per ascoltare i notiziari, vivere in un luogo non soltanto con una connessione a Internet ma con una buona connessione telefonica (altrimenti è impossibile consultare siti web e scaricare documenti), non avere un controllo statale che censura le fonti di informazioni e perseguita i giornalisti, avere i soldi per comprare un giornale, le radio, la televisione, poter trovare una biblioteca con testi aggiornati… I

l tema dell’accesso è quindi collegato alla diffusione in Africa dell’analfabetismo, della censura e dei diritti umani negati, delle questioni linguistiche, del digital divide (il divario digitale che esclude gran parte del Sud del Mondo dalle innovazioni tecnologiche) e ovviamente è strettamente connesso alle situazioni sociali, politiche ed economiche delle singole aree territoriali.

Soluzioni geniali

Per quanto riguarda l’accesso ai mezzi di comunicazione e alle informazioni, l’Africa – a differenza dell’Occidente – presenta un panorama estremamente vario, con incommensurabili picchi verso il basso (anche all’interno della stessa nazione, provincia e città), con alcuni picchi verso l’alto e con notevoli soluzioni alternative.

Caratteristiche di molte grandi città dell’Africa sono infatti la capillare diffusione della telefonia mobile che sta prepotentemente sostituendo quella fissa (la telefonia mobile non richiede l’installazione di cavi, è svincolata dalla burocrazia statale e permette l’utilizzo di tessere prepagate che rateizzano le spese), i call-box (delle specie di cabine telefoniche all’aria aperta), il sistema dell’accesso condiviso (un televisore può servire a numerose famiglie, giornali e riviste possono essere consultati da molti lettori, Internet è accessibile tramite Internet Point, si può telefonare da centri telefonici spesso distribuiti in modo capillare nei quartieri, la televisione via cavo può essere distribuita abusivamente in un intero isolato…) e, non ultimo, l’intramontabile passaparola.

In alcune aree del continente sono poi stati avviati progetti sperimentali di connessione satellitare e reti wireless (come per esempio nel progetto dell’orfanotrofio di Jirapa nel nord del Ghana, attivato dall’associazione italiana RAY Foundation) che permettono infatti l’accesso ad Internet in regioni distanti dai centri urbani, combattendo lo spopolamento delle aree rurali, facilitando l’accesso alla medicina a distanza e dando degli strumenti di informazione ai contadini e agli operatori agricoli (per esempio per il controllo sui prezzi dei prodotti, per la creazione di canali di vendita e di esportazione, per la condivisione e lo scambio di buone pratiche…).

La comunicazione dei giovani

Al tema dell’accesso è anche strettamente collegato quello della produzione, spesso molto difficile in Africa. I problemi legati al budget, i vincoli imposti dai finanziatori internazionali, gli ostacoli burocratici nazionali e l’impostazione spesso molto rigida delle scuole fanno sì che in particolare le autoproduzioni indipendenti siano poco diffuse.

Ci sono però alcune interessanti eccezioni. “Trendsetters” è una rivista mensile specializzata in temi legati alla prevenzione dall’Aids e realizzata dall’associazione Youth Media di Lusaka in Zambia. Il progetto nasce nel 1995 su iniziativa di tre ragazze intraprendenti e curiose, che creano uno strumento di informazione chiaro, attendibile e scientifico indirizzato specificatamente ai giovani, le vittime principali del contagio HIV/Aids e delle gravidanze indesiderate. La rivista pubblica articoli, reportage, lettere e testimonianze di star locali che incoraggiano i ragazzi ad essere informati.

Altri casi di autoproduzioni molto interessanti sono quelli di radio Bessengué City (un progetto nato a Douala in Camerun come intervento urbano a cura del centro d’arte Doual’Art e dell’artista Goddy Leye, che è poi proseguito dando vita ad una piccola emittente di quartiere gestita dai ragazzi della zona durante le vacanze scolastiche), di radio Oxy-Jeunes (una stazione creata a Pikine nella periferia di Dakar in Senegal grazie anche all’utilizzo di Internet) e dei fumetti di strada prodotti a Kinshasa.

I progetti “di sviluppo”

In Africa non ci sono soltanto produzioni destinate allo sviluppo del continente, ma i prodotti mediatici con finalità di sviluppo sono sicuramente quelli più visibili e meglio comunicati a livello internazionale.

Numerosi siti Internet, giornali, trasmissioni e radio on-line prodotti in Africa sono sostenuti da finanziamenti internazionali destinati alla promozione della cittadinanza attiva, del dialogo interculturale e dell’educazione alla salute e ai diritti umani. Molti sostenitori della cooperazione ritengono infatti che il modo migliore per avere un impatto nel continente africano sia usare la comunicazione come strumento di sviluppo; così realizzano programmi in questo settore e poi pubblicizzano il loro operato.

I progetti di comunicazione locali indipendenti, non finanziati da enti internazionali e non finalizzati allo sviluppo del continente, raramente hanno gli strumenti per essere altrettanto visibili. I media africani visti da Internet appaiono così quasi esclusivamente concentrati in campagne di prevenzione, informazione, di lotta alla povertà e all’AIDS.

Un aspetto curioso è che anche la pubblicità si trasforma spesso in Africa in progetto di sviluppo: la Coca-Cola per esempio regala dei frigoriferi (in cui ovviamente si possono solo collocare Fanta, Sprite e Coca e in cui il marchio è inequivocabilmente ben visibile) con l’obiettivo, o meglio, con l’ideale di promuovere e sostenere il piccolo commercio locale. La nostra percezione dell’Africa non coincide quindi necessariamente con la realtà.

Il Grande Fratello

E allora cosa si legge in Africa? Cosa si guarda alla TV? Cosa si ascolta alla radio? E dove va la gente quando naviga online? Cercare di rispondere brevemente a queste domande è impossibile come cercare di determinare il vero reddito pro-capite nel continente. Quello che è certo è che anche la trasmissioni-immondizia hanno molto successo.

Il caso che ha fatto più scalpore in Europa è senza dubbio quello del “Big Brother Africa”, ovvero la terza versione sudafricana del “Grande Fratello” distribuita via satellite e con partecipanti provenienti da numerosi paesi anglofoni dell’Africa. In Occidente il programma é stato considerato da molti un affronto ai drammi del continente e un’invasione globalizzante.

In particolare alcuni attacchi sono stati mossi alla leggerezza con la quale gli ospiti della casa sudafricana affrontavano le questioni di cuore: un candore superficiale ritenuto diseducativo per un pubblico attanagliato dall’AIDS. Per quanto il “Grande Fratello” non sia in nessuna nazione una rappresentazione realistica dei giovani, ma piuttosto una noiosa caricatura orchestrata dalle reti a pagamento, è comunque interessante notare il successo che ha avuto il programma in Africa.

Il network satellitare che lo trasmetteva 24 ore su 24, è stato per mesi il secondo canale più richiesto dopo la CNN. Dal Cairo a Johannesburg, 25 milioni di persone sono rimaste incollate al video per non perdersi il reality show. Evidentemente l’industria dell’intrattenimento (senza finalità educative o di sviluppo, ma sfruttando l’illusione di diventare ricco e famoso) funziona in ogni luogo del mondo, un po’ come la lotteria.