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Un
mercato da paura
A Lomè, capitale del Togo, esiste un vero e
proprio bazar dedicato alla magia nera: è il “Marché des Féticheurs”,
il mercato dei feticci. Non è un posto da turisti, ma è
possibile visitarlo liberamente, purché accompagnati da una
guida locale. Qui si vende tutto l’armamentario della
stregoneria, dai semplici portafortuna (gri-gri) ai potenti
sonagli (gon-gon) che svegliano gli spiriti a cui ci si
rivolge. Gli ingredienti usati per preparare le pozioni
magiche sono di ogni tipo: corna di gazzella, unghie di gatto,
pelli di serpenti e teste di cani. Ma anche denti di facocero,
crani di uccelli, aghi di porcospino e gusci di tartarughe.
(R.A.)
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“Ladri di
genitali”
L’ultimo fatto di cronaca risale al
mese scorso.
A Cotonou, cittadina del Benin, due uomini originari
della vicina Nigeria sono stati accusati di aver
rubato, con una magia, i genitali di due giovani
commercianti.
Non è una novità: in Benin e Togo, gli
immigrati nigeriani sono temuti e odiati al tempo
stesso: secondo le credenze locali infatti, essi sono
stregoni malvagi che diffondono l’impotenza.
In passato si sono verificati diversi
tafferugli e tentativi di linciaggio contro questi
presunti stregoni “antivirilità”, alcuni dei
quali sono stati costretti a fuggire nel proprio
Paese.
Anche in Ghana e Costa d’Avorio alcune
persone sono state accusate di aver rimpicciolito o
sottratto gli organi sessuali altrui. Una coincidenza
inquietante: i “colpevoli” di questi sortilegi
sono quasi sempre stranieri provenienti da altri paesi
dell’Africa occidentale. (R.A.) |
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| STREGONERIA |
I
poteri segreti
dell'Africa |
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testo
e foto di Mauro Burzio*
Stregoni
e magia nera. Incantesimi e maledizioni.
Amuleti e pozioni magiche.
E’ un’Africa densa di misteri inquietanti
quella che si affaccia sul Golfo di Guinea.
Una terra popolata da spiriti invisibili
e oscuri poteri soprannaturali… |
La magia è l’arte di dominare e sfruttare le forze occulte della natura a
scopo benefico o malefico (in quest’ultima accezione è
chiamata anche stregoneria).
Nelle società primitive l’insieme delle credenze e
delle pratiche magiche faceva parte della cultura dominante,
nelle società moderne la magia ha perduto gradualmente
importanza, ma non è scomparsa, come testimonia la
sopravvivenza di diffusi rituali magici e superstizioni
popolari, nonché il floridissimo commercio di amuleti e
fatture di cui sovente si è perso il significato
originario.
Ladri di ombre
In Africa la stregoneria riveste ancora, a livello sociale, un’importanza
devastante: essa influenza gli atteggiamenti delle persone,
condiziona la vita della comunità, arriva persino a
stravolgere la logica degli eventi quotidiani. Il potere oscuro
della stregoneria africana si fa dirompente al calare della
notte, quando villaggi e quartieri cittadini vengono
inghiottiti dal buio. Trovarsi soli, senza difese,
attorniati dalle tenebre è un’esperienza pericolosa che
può rivelarsi fatale. Specie se si vive tra il Togo e il
Benin. Qui, secondo le credenze popolari, alcuni stregoni si
nascondono tra gli alberi della foresta o in prossimità
degli incroci, al solo scopo di catturare le “ombre”
delle persone. Racconta lo studioso J. Frazer: «In certe
parti dell’Africa occidentale gli stregoni passano tutto
il loro tempo a mettere trappole per acchiappare le anime
che vanno errando durante il sonno, lontano dal corpo;
quando ne hanno presa una, la legano sopra il fuoco e,
mentre questa raggrinzisce al calore, il possessore si
ammala. Questo non si fa per rancore, ma semplicemente per
affari. Allo stregone non importa a chi appartenga l’anima
che ha catturato, ed è pronto a restituirla dietro
pagamento».
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| I
feticci sono oggetti di vario tipo usati per
pratiche magiche, dalle sculture in legno e
ceramica, a potenti mix di sostanze che possono
comprendere ossa, capelli, denti, pelli di animali,
sangue mestruale… |
I giustizieri della notte
Nell’oscurità non si celano solo stregoni, anime erranti e spiriti
malvagi. Ad animare le lunghe notti africane ci sono anche
gli Zangbeto (letteralmente “cacciatori della notte”), figure
mascherate coperte di paglia. Veri e propri poliziotti
notturni, essi pattugliano i villaggi e attraversano le vie
deserte, sfiorando con le loro vesti fruscianti le
abitazioni, nelle quali la gente si rintana impaurita.
Questi severi giudici soprannaturali arrivano davanti alla
case delle persone accusate di comportamenti devianti che
hanno rotto l’equilibrio sociale e turbato l’armonia
della comunità. Il nome del colpevole viene scandito con
voce roca e viene indicata l’ammenda da pagare in
riparazione della sua colpa (furto, adulterio, frode,
sacrilegio, ecc.). In caso di disobbedienza
all’intimazione, di recidiva oppure di reati più gravi,
il colpevole viene allora ucciso sul posto dai cacciatori
della notte. Le società segrete degli Zangbeto sono assai
numerose in Benin, sulla fascia costiera compresa tra i
fiumi Oueme e Mono. Nella città di Porto Novo sono state
messe fuorilegge per alcuni anni perché, a causa del loro
zelo eccessivo nella tutela dell’ordine sociale, avevano
seminato il terrore e ucciso molti innocenti.
Morti cattivi
Stregoneria e morte sono legate da un filo invisibile ma onnipresente. In
Africa il decesso di una persona non è mai casuale: vi si
vede sempre la mano occulta di uno stregone. Un esempio tra
i tanti possibili: per il popolo Ewe (diffuso tra il Togo e
il Ghana) esistono “morti buone” e “morti cattive”.
Dipende dai casi: solitamente l’anima dei defunti
abbandona la terra e torna nel mondo dell’origine. Ma ci
sono alcuni tragici casi in cui - dopo la morte del corpo -
gli antenati vietano all'anima di raggiungere l’aldilà.
Gli africani francofoni li chiamano i mauvais morts,
i “morti cattivi” perché dannosi per la comunità. Sono
i morti giovani, pieni di energia vitale, deceduti per cause
violente, suicidi o malattie contagiose (considerate
punizioni divine). Fanno parte di questa categoria anche i
criminali impiccati, gli stregoni, gli schiavi e i
prigionieri di guerra che non hanno potuto avere funerali
tradizionali. Nessuno di loro ha i documenti in regola per
il ritorno nell'aldilà e le loro anime, diventate erranti,
compaiono, imploranti o minacciose, nei sogni dei viventi e
li tormentano con malattie e possessioni.
Le maledizioni
Nelle grandi feste rituali, gli Ewe sgozzano un porcellino il cui sangue
sfama queste anime senza pace. Ma ciò può non bastare per
proteggere la comunità dagli spiriti delle tenebre. Infatti
alcune anime maligne, desiderose di vendetta, formano
perfide bande ed entrano al servizio degli stregoni che si
servono del loro tremendo potere malefico per fini
distruttivi. Si dice che essi possano impadronirsi del
principio vitale di un nemico grazie al semplice fatto di
toccargli la testa; che essi mangino la carne umana
trasformandola in carne di porco; che essi si servano di
gufi, piccioni e gatti come intermediari tra loro e le loro
vittime; che la loro vita, pertanto, dipenda da quella di
questi animali… Cose serie altrochè: nell’Africa che si
affaccia sul Golfo di Guinea la stregoneria è un argomento
su cui non si scherza. Gli stregoni sono visti come
portatori di morte, malattie e miseria. Ogni sorta di
sventura e disgrazia è attribuita ai loro oscuri poteri.
Essi conosco diversi metodi per ferire, far soffrire o
addirittura uccidere una persona attraverso la magia.
Possono agitare o lanciare un bastone in direzione della
vittima, pronunciandone il nome ad alta voce e aggiungendo
una maledizione appropriata. Possono procurarsi un oggetto
personale di proprietà del “nemico” e metterlo in una
bara accanto a un cadavere. Oppure possono fabbricare delle
bambole “simboliche” e trapassarne il cuore con uno
spillone.
Amuleti protettivi
Secondo le tradizioni africane, per proteggersi da questi malefici, è
opportuno procurarsi un amuleto difensivo. Il bo è un feticcio,
cioè un oggetto che contiene un potere soprannaturale, che
può essere facilmente trasportato e occultato dentro gli
abiti o indossato sotto forma di pendaglio (in questo caso
viene chiamato gri-gri
nell’Africa francofona e ju-ju in quella
anglofona). Quello che importa nel bo sono i suoi
componenti, avvolti in panni di colore diverso, cuciti in
sacchetti di pelle, infilati in contenitori, o impastati in
statuette fatte con farina, uova e sangue. Gli ingredienti
del feticcio hanno un’importante funzione simbolica: punte
di ferro o pallottole denotano un proposito aggressivo,
denti di cadavere il desiderio di “azzannare” il nemico
con la malattia, pezzi di ceramica o di vetro la volontà di
fare a pezzi qualcuno, le spine quella di far soffrire, la
catena il desiderio di paralizzare e sottomettere, pezzi di
pelle e di ossa di un animale l’intenzione di appropriarsi
delle caratteristiche dello stesso (coraggio, ferocia,
velocità, furbizia, agilità...). Il proprietario del bo è l’unico
in grado di “accenderlo” con la formula magica e di
attivarlo a comando. Senza il suo segretissimo “Apriti
Sesamo”, il bo è spento e
inerte. Con la morte del proprietario, il bo non funziona
più: è una batteria esaurita che nessuno può più
ricaricare. La sua vita è finita: il feticcio viene
velocemente interrato in modo che l’eventuale efficacia
residua dei suoi componenti, come gli acidi di una batteria
scarica, si diluisca senza danno nella rovente terra
africana.
Ricette mortali
Non tutti i feticci servono a proteggersi dalle forze occulte; alcuni sono
confezionati al solo scopo di procurare del male da un
nemico. Il Tsakatu è uno dei più temuti e potenti feticci
malefici diffusi in Africa occidentale: uccide a distanza e
non sbaglia mai un colpo. Per fabbricarlo si prendono: una
bottiglia vuota di gin o di altro liquore, 14 aghi, 14 ami,
14 palle di fucile, 14 denti di cadavere, 7 piccoli pezzi di
ferro di un vecchio fucile, sette pezzi di un piatto di
terracotta, sette schegge di una bottiglia rotta e un
frammento di costola umana. Lo stregone ci sputa sopra del
pepe di Guinea e pronuncia una frase rituale. Quindi versa
dell’alcol e cosparge sugli ingredienti il sangue di una
capra e di un gallo appena sgozzati. Infine introduce il
tutto dentro una bottiglia, che viene aperta e puntata
contro la persona da uccidere. L’infelice cade
immediatamente a terra, perdendo sangue dal naso. Solo
l’intervento di un buon stregone potrà evitare che la
vittima muoia per una copiosa emorragia interna, con le
viscere dilaniate dagli oggetti sparati dalla bottiglia,
entrati nel suo corpo senza scalfire la pelle.
(fine 1°
parte, segue sul prossimo numero din Africa)
* Il testo
è stato tratto, per gentile concessione dell’editore, dal
volume " Viaggio tra gli dei africani", ed. Elemond/Mondadori, di
prossima pubblicazione. Riduzione e adattamento di Luciana
Lain
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