AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 6-2008

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Obiettivo Natura

 Ecoturismo, parchi senza frontiere e grandi riserve gestite dai popoli indigeni: così l’Africa vuole proteggere il suo prezioso e delicato patrimonio naturale. Un dossier sulle nuove frontiere della salvaguardia ambientale. Tra foreste rigogliose e savane brulicanti di animali selvaggi.

 

di Silvia Turrin e Silvia Prati

 

«Negli ultimi anni il nostro pianeta ha conosciuto un fenomeno devastante e irrimediabile: la perdita di diversità biologica dovuta alla distruzione degli habitat naturali... E’ una follia che i nostri discendenti difficilmente ci perdoneranno». Queste parole, pronunciate da Edward O. Wilson, evoluzionista ed entomologo americano, sono quanto mai azzeccate per introdurre un dossier dedicato alla nuove frontiere della salvaguardia ambientale in Africa. Tra le foreste, le paludi e le savane del continente africano si cela uno scrigno di ricchezze inestimabili, un tesoro prezioso e fragile, costantemente minacciato dall’azione dell’uomo: basti pensare ai processi di deforestazione, al continuo aumento della pressione demografica, al vergognoso fenomeno del bracconaggio, ai numerosi conflitti che infiammano vaste regioni africane. Tutti fattori che costituiscono un pericolo reale per la sopravvivenza di specie animali e vegetali uniche al mondo. In queste pagine vogliamo raccontare gli sforzi, le strategie, i progetti più innovativi messi in campo dai governi africani per tutelare i loro preziosi patrimoni naturali.

Nuove Aree Protette

Nel corso dell’ultimo “Congresso mondiale sui Parchi”, tenutosi mesi fa a Durban, i rappresentanti governativi di Mozambico, Senegal, Madagascar e Sudafrica hanno dichiarato di voler creare, nei rispettivi Paesi, nuove zone sottoposte a tutela. Il Madagascar si è impegnato, nei prossimi cinque anni, a triplicare il numero delle attuali aree protette (oggi coprono solo il 3% del territorio). In Mozambico verrà presto salvaguardato il delta dello Zambesi, caratterizzato da uno dei più importanti e suggestivi ecosistemi di mangrovie dell’Africa, vitale per la riproduzione di numerose specie animali. Il Sudafrica ha predisposto le creazione di nuove aree marine protette, tra cui figura l’Aliwal Shoal, luogo spettacolare per la sua varietà di coralli, distante 5 km dalla costa meridionale del Kwazulu-Natal. Anche il Senegal, grazie all’impegno del Ministro della Pesca, Pape Diouf, ha designato quattro nuove aree marine protette: sorgeranno nei pressi di Saint-Louis, Kayar, Joal-Fadiouth e Abene, in una regione fra le più ricche al mondo dal punto di vista biologico, con la concentrazione di ben 5 specie di tartarughe marine.

L’intento di tutelare la natura tenendo conto delle esigenze delle popolazioni locali rappresenta il minimo comune denominatore di tutte queste iniziative. Infatti i nuovi programmi di  salvaguardia ambientale puntano a coinvolgere sempre più le comunità autoctone nella gestione delle aree protette, soprattutto attraverso l’ecoturismo, nella convinzione che solo questa strada possa portare benefici - economici, sociali e ambientali - duraturi e condivisi da tutti. 

Natura senza confini

I governi africani hanno capito che per difendere e promuovere il patrimonio naturale occorre unire risorse, mezzi e professionalità. In quest’ottica, negli ultimi anni, sono state create ampie zone protette transfrontaliere, che eliminando i confini fra gli stati, permettono a elefanti, leoni e rinoceronti di spostarsi liberamente. Nell’Africa australe la Peace Parks Foundation, organizzazione no-profit fondata dal presidente del WWF sudafricano Anton Rupert, ha contribuito alla costituzione di cinque grandi parchi senza frontiere chiamati significativamente «Parchi della Pace».

Uno dei primi parchi ad essere istituito è stato, nel 2000, il Kgalagadi Transfrontier Park, nato dall’unione fra il Gemsbok National Park, situato nel sud-ovest del Botswana e il Kalahari Gemsbok National Park, nel nord del Sudafrica: antilopi, gazzelle, tassi del miele, leoni dalla criniera nera sono solo alcuni degli animali che popolano quest’area semi-desertica.

Nel 2002, Mozambico, Zimbabwe e Sudafrica (collegando fra loro il Limpopo National Park, il Gonarezhou National Park e il Kruger National Park) hanno costituito il Great Limpopo Transfrontier Park: un territorio spettacolare, grande quanto il Portogallo, dove ora vivono in libertà elefanti, rinoceronti, leopardi e zebre di Burchell.

Più a sud, fra il Lesotho e il Sudafrica, sorge un’altra importante regione transfrontaliera protetta: la Maloti-Drakensberg Transfrontier Conservation & Development Area. Questa riserva sorge ai piedi dei monti Drakensberg, tra macchie di fitta foresta, gole profonde e cascate situate in zone quasi inaccessibili: il rifugio ideale per rapaci e piccoli mammiferi.

All’interno dei Parchi della Pace molte strutture di accoglienza per turisti vengono gestite dalle tribù locali, le quali si impegnano con i rispettivi Governi a proteggere e a valorizzare l’ambiente.

Il Parco dei Boscimani

La proposta del turismo “ecocompatibile” non è affatto un’esclusiva sudafricana. In molte nazioni stanno sviluppandosi nuove forme di turismo che coniugano salvaguardia ambientale e sviluppo sostenibile, conservazione della biodiversità e crescita economica delle comunità più povere. Un bell’esempio di ecoturismo gestito dalle popolazioni locali arriva dal Botswana, e più precisamente dalle colline Tsodilo, situate a poca distanza dal delta dell’Okawango e dalle dune del Kalahari: una regione selvaggia e ricca di storia, una straordinaria galleria d’arte naturale che custodisce la più alta concentrazione mondiale di incisioni rupestri e pitture preistoriche (l’Unesco l’ha inserita da poco nell’elenco di siti “Patrimonio dell’Umanità”). A valorizzare questo prezioso e delicato habitat sono state chiamate le comunità boscimane che da secoli abitano le colline Tsodilo. Compito dei boscimani sarà non solo conservare i dipinti che raccontano ventimila anni di storia umana, ma anche gestire le strutture di accoglienza e le attività ecoturistiche che si svilupperanno presto nella zona (un villaggio artigianale, un museo naturalistico, alcuni interessanti percorsi turistici). Il progetto del Parco Tsodilo, circa 40 mila ettari, vedrà la reintroduzione di specie animali che ora non vi si trovano più, ma che facevano parte della fauna tipica (rinoceronte, antilope alcina, giraffa) e permetterà ai boscimani di valorizzare la cultura tradizionale e di proteggere le loro terre… Un risultato importante per un popolo tenacemente attaccato alle proprie radici e alla propria indipendenza.

Gli uccelli della Casamance

Un altra esperienza riuscita di gestione “dal basso” del patrimonio ambientale è vissuta in Casamance, regione meridionale del Senegal: un autentico paradiso per gli amanti del birdwatching, incastonato tra la foresta pluviale guineana, le fredde acque dell’oceano e le cocenti savane dell’entroterra. Qui la valorizzazione dell’ambiente è gestita del popolo Diola: ai turisti vengono offerti i "campements intégré" (“campeggi integrati”), complessi costruiti dagli abitanti dei villaggi secondo i metodi e con i materiali tradizionali (legno grezzo per la struttura, argilla per i muri e foglie di palma per il tetto). I campements sono il risultato di un tentativo autentico e serio di portare, con beneficio reciproco per ospiti e nativi, il turismo in zone mai toccate prima, senza per questo sfregiare l’ambiente con colate di cemento o costruzioni ipertecnologiche. Essi si inseriscono nel contesto di uno sviluppo autogestito eco‑sostenibile e sono amministrati dalla comunità locale che ne utilizza i guadagni per opere di interesse collettivo (costruzione di scuole, dispensari, pozzi…). Durante le escursioni in piroga, i turisti hanno modo di osservare, tra l’altro, fenicotteri rosa, pellicani, aironi di ogni tipo (cinerini, ciuffetti, goliathus...), beccaccini, aquile pescatrici e cormorani. Alcuni campements propongono la visita al parco naturale della Bassa Casamance: ospita qualche esemplare di leopardo e varie specie di scimmie, antilopi, ippopotami, pangolini, varani e coccodrilli.

Turismo sostenibile in Malawi

La filosofia del turismo ecosostenibile della Casamance è seguita anche nel Parco Nazionale del Lago Malawi (nella parte meridionale dell’omonimo paese africano) creato nel 1980 per proteggere la “mbuna”, una rara specie ittica dai colori sgargianti. La particolarità di questo parco sta nella sua gestione, che non è stata affidata, come spesso accade, a mastodontici enti governativi o a fondazioni private (spesso controllate da capitali occidentali), ma bensì alle popolazioni locali. Dal 1999 l’Ente per lo Sviluppo della Piccola Impresa del Malawi promuove corsi di micro-imprenditoria destinati agli abitanti dei villaggi dislocati attorno al lago, con il duplice obiettivo di coinvolgere le comunità autoctone nella gestione del Parco e di sfruttare al meglio le risorse della zona senza compromettere l’habitat. L’iniziativa ha contribuito alla creazione di camping, itinerari ecoturistici, agenzie specializzate nel bird-watching gestite direttamente dalle popolazioni locali (che tra l’altro sono riunite nel Chembe Trust, un’organizzazione che lotta per la conservazione della natura). Oggi i turisti possono effettuare emozionanti escursioni in barca, alla scoperta delle meraviglie naturali celate nel parco, accompagnati da ex pescatori che mettono al servizio dei visitatori la loro profonda conoscenza dei luoghi.

Un eden chiamato Madagascar

Sull’ecoturismo ha voluto scommettere anche il Madagascar. Va ricordato che su questa grande isola (distaccatasi dal continente africano oltre 150 milioni di anni fa), l’evoluzione ha seguito un processo a sé stante, indipendente, preservando forme viventi scomparse nel resto del nostro pianeta (un esempio su tutti: i lemuri). Per preservare questo delicato e inestimabile patrimonio naturale, il governo malgascio ha avviato nuove forme di sviluppo turistico sostenibile. Un esempio concreto: da qualche anno, metà della tassa richiesta ai turisti per l’ingresso ai Parchi e alle Riserve è destinata alle comunità locali, che gestiscono questi introiti per promuovere progetti di sviluppo e di istruzione (come nel Parco Nazionale di Masoala) o per  valorizzare le attrazioni dell’area (come avviene nella maggior parte dei parchi). Nel Parco dell’Andringitra, le comunità dei 196 villaggi della zona si occupano gratuitamente per due giorni al mese della manutenzione delle strade e gestiscono una buona parte degli introiti delle visite. Da parte loro, le popolazioni locali garantiscono la protezione delle Riserve: controllano l’afflusso turistico e impediscono prelievi dannosi di legname, sfruttamenti indiscriminati del suolo e uccisioni di animali.

I nuovi Parchi del Gabon

Non possiamo concludere questo dossier senza citare il Gabon - un piccolo stato coperto per il 75 per cento da foreste – da dove giunge il segnale più importante di sensibilità verso la salvaguardia ambientale. Infatti, dopo anni di sfruttamento intensivo delle risorse naturali, il presidente Omar Bongo si è impegnato a difendere il prezioso e delicato ecosistema del suo Paese, attraverso l’istituzione di  ben 13 nuovi  parchi (pari a quasi 30 mila km² di territorio protetto). Una decisione importante e coraggiosa (circa la metà delle foreste del Gabon è data in concessione a società del legno e il commercio illegale di specie animali genera profitti pari a 50 milioni di euro annui), che punta a fare dell’ecoturismo una nuova fondamentale voce di bilancio nell’entrate statali. Ha spiegato il presidente Bongo: «Il turismo non solo comporterà una maggiore e più incisiva protezione dell’ecosistema, ma anche lo sviluppo di posti di lavoro collegati alla gestione dei parchi». A guadagnarci saranno le popolazioni locali. E numerose specie animali in pericolo di estinzione: dai bufali nani ai mandrilli, dai gorilla di pianura ai baby-coccodrilli.

 

I NUMERI DELLA NATURA AFRICANA

Un tesoro di inestimabile valore

La fauna in Africa mostra la più varia e abbondante presenza di mammiferi del mondo, con ben 39 famiglie. Giraffe, ippopotami, oritteropi e proravie sono animali esclusivi del continente africano. A questi si aggiungono i lemuri del Madagascar. Un terzo dei felini del mondo vive in Africa, con numerose specie indigene tra le quali il leone, il leopardo, il ghepardo. Africane sono 55 specie di antilopi e 46 specie di camaleonti (su 50 conosciute nel mondo). La comunità degli uccelli non è particolarmente abbondante (1.500 specie contro le oltre 4 mila dell’America latina) ma intere famiglie come gli struzzi, gli uccelli martello e le upupe di bosco sono esclusive di questo continente. In Africa vivono anche tre delle quattro specie di primati antropomorfi: scimpanzé, scimpanzé nani e gorilla con le due sottospecie di pianura e di montagna.        

 

In Kenya torna l’antilope di montagna

Il Fondo per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, in collaborazione con l’American Zoo and Aquarium Association, ha avviato un programma di reintroduzione di una rara antilope africana, il “bongo” di montagna, praticamente scomparso nel Kenya a causa del bracconaggio. Negli ultimi 20 anni,    oltre 400 esemplari di questo animale sono stati allevati negli zoo americani e canadesi. La scorsa primavera, venti di questi hanno lasciato la Florida e hanno raggiunto il Mount Kenya Game Ranch, dove attualmente stanno trascorrendo un periodo di acclimatamento, in attesa di essere rilasciati in libertà.

 

 

Gorilla, una speranza per il futuro

I gorilla di montagna, una specie in pericolo di estinzione, stanno aumentando. La buona e insperata notizia proviene dai Monti Virunga (al confine tra Uganda, Ruanda e Congo), dove recentemente un team di ricercatori ha effettuato nel cuore della foresta un censimento sulla popolazione degli ultimi primati in libertà. I risultati dello studio sono sorprendenti: i gorilla individuati ammontano a 380, circa il 17 per cento in più rispetto al 1989, quando furono contati per l’ultima volta.

 

L’ECOTURISMO CONVIENE

Puntare sulla salvaguardia e sulla valorizzazione dell’ambiente conviene anche da un punto di vista economico. Lo dicono i numeri rilevati da recenti studi sull’industria ecoturistica. In Kenya, grazie ai safari fotografici, un leone libero vale circa 27 mila dollari, una famiglia di elefanti 610 mila dollari. Ogni squalo libero di nuotare vale infatti, grazie al turismo, 3.300 dollari all’anno, mentre da morto il suo prezzo è di soli 32 dollari. Un ettaro di terreno africano utilizzato per attività ecoturistiche passa da 73 centesimi (valore generato dall’attività agricola) a 37 dollari.

 

I lemuri del Madagascar

I lemuri del Madagascar sono al centro di importanti ricerche scientifiche internazionali. Essi infatti hanno conservato caratteristiche simili alle protoscimmie che vivevano sulla Terra oltre 50 milioni di anni fa: osservare il loro comportamento significa aprire una finestra sulle abitudini e sugli adattamenti di specie animali scomparse ma intimamente collegate alla catena evolutiva dell’uomo. I lemuri sono ad altissimo rischio di estinzione a causa della distruzione del loro habitat e della loro relativa fragilità biologica. L’Italia è impegnata in prima fila per la difesa di questi preziosi animali: l’équipe della professoressa Borgognini Tarli dell’Unità di Antropologia dell’Università di Pisa è all’avanguardia nei progetti di studio e conservazione dei lemuri.

 

A portata di mouse

I parchi africani nel Web

www.parcs-madagascar.com

 Sito dedicato interamente ai Parchi e alle Riserve del Madagascar, utile per scoprire la varietà di paesaggi e di animali presenti in questo micro-continente.

www.parks-sa.co.za

Punto di partenza per conoscere le meraviglie naturali racchiuse nelle numerose aree protette del Sudafrica.

www.greatlimpopopark.com

Sito ufficiale del Great Limpopo Transfrontier Park: per conoscere lo sviluppo e le ricchezze naturali di uno dei primi Parchi della Pace.

www.au-senegal.com

Portale dedicato al Senegal, ricco di informazioni turistiche sulle aree protette, tra cui spicca il Santuario nazionale di Djoudj, dichiarato patrimonio naturale dell’umanità.

 

 

Gli ultimi paradisi africani

Una mappa per visitarli

 

Volete tuffarvi nella natura più selvaggia e affascinante del continente africano ? In questa cartina abbiamo indicato i parchi nazionali, le riserve transnazionali e le aree protette che non potete ignorare. Scoprite il perché…

 

Ngorongoro – Tanzania

E' uno dei santuari della fauna africana, un grande cratere colonizzato dalla savana e abitato dalle specie più importanti di mammiferi (giraffe, zebre, elefanti, bufali, gazzelle, leoni, rinoceronti).  

 

Victoria Falls - Zimbabwe

Sorge attorno alle Cascate Vittoria sul fiume Zambesi, dove vivono elefanti, ippopotami, bufali, giraffe, cudù, antilopi e babbuini. Nella parte meridionale del parco, la foresta lascia spazio alle sabbie del Kalahari.

 

Nakuru National Park - Kenya

Dalle sponde del Lago Nakuru si può assistere al suggestivo spettacolo della più grande colonia di fenicotteri rosa del mondo, quasi un milione di esemplari, circondati dalle acacie in fiore.

 

Masai Mara Riserve  - Kenya

La riserva prende il nome dal popolo Masai che da sempre abita questi territori. Offre paesaggi mozzafiato e l’incredibile spettacolo delle migrazioni di gnu, gazzelle e zebre.

 

Ras Mohammed – Egitto

E’ il primo parco marino istituito sul Mar Rosso. Nelle sue acque si trovano concentrate oltre mille specie di pesci e 150 di madrepore (la barriera corallina è considerata la più bella e ricca al mondo).

 

Berenty – Madagascar

In questa riserva – caratterizzata da una fitta boscaglia e da una bella foresta di tamarindi -  è possibile avere incontri ravvicinati coi rari e simpatici lemuri.

 

Lebombo Transfrontier Area

Situato al confine tra Mozambico, Swaziland e la provincia sudafricana del KwaZulu-Natal, il Parco è dominato dai monti Lebombo e popolato da gnu, coccodrilli, ippopotami e da oltre 300 specie di uccelli.

 

Great Limpopo Tranfrontier Park

Nato dall’unione fra il Limpopo National Park (Mozambico), il Gonarezhou National Park (Zimbabwe) e il Kruger National Park (Sudafrica), ospita i cosiddetti “big five”, i cinque grandi mammiferi africani: leone, elefante, rinoceronte, leopardo, bufalo.

 

Maloti-Drakensberg Transfrontier Area

Incastonata fra Lesotho e Sudafrica, questa area protetta è un vero paradiso per gli amanti del trekking grazie alle imponenti vette del Drakensberg, sulle cui pareti abbondano le antiche pitture rupestri dei popoli San.

 

Kgalagadi Transfrontier Park

Manguste, volpi del Capo, iene macchiate e tassi del miele sono solo alcune delle specie animali che popolano quest’area - fra Sudafrica e Botswana - caratterizzata da pianure erbose, dune di sabbia e piante di acacia.

 

Limpopo-Sashe Area

Situato alla confluenza dei fiumi Limpopo e Shashe - fra Botswana, Sudafrica e Zimbabwe - questo parco ospita numerosi elefanti e propone ai visitatori un emozionante itinerario denominato “La via dell’avorio”.

 

Ais Richterveld Park

Il parco sorge fra Namibia e Sudafrica, lungo uno spettacolare canyon (aperto ai turisti da maggio a settembre), dove è possibile avere incontri ravvicinati con martin pescatori, oche egiziane e zebre di Burchell.