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A MESSA CON IL VELO
La comunità copta
a Milano
Viaggio tra i fedeli copti immigrati nel
nostro Paese. Alla scoperta di riti sontuosi, preghiere
solenni, precetti rigorosi e cerimonie interminabili. Usanze
antiche di una spiritualità profonda e immutata nel tempo. Un
modo diverso di vivere il cristianesimo, più legato alla
tradizione delle origini.
di Flavia Spalletti
Chi avesse la curiosità di assistere ad una
messa copta, sappia che questa metterà a dura prova la sua
capacità di concentrazione e la resistenza della sua schiena !
Che sia egiziano, eritreo o etiopico, il rito copto ortodosso
infatti dura circa tre ore (dalle sette del mattino in poi)
che si trascorrono quasi tutte in piedi, in un’atmosfera
solenne carica di litanie, incensi e canti vibranti.
Un’esperienza che abbiamo voluto vivere. E raccontarvi in
queste pagine.
SCALZI COME MOSE’ SUL SINAI
Quella egiziana è la comunità più numerosa a
Milano, circa settemila fedeli. In chiesa, la domenica
mattina, va tutta la famiglia, uomini da una parte e donne
dall'altra, elegantemente vestite e con un piccolo foulard
appoggiato sul capo. Molti i bambini e gli adolescenti, questi
abbigliati come tutti gli altri ragazzi della loro età. Al
momento della comunione, grandi e piccoli si mettono tutti in
fila, scalzi come Mosè sul Sinai, per ricevere un pezzetto di
pane fresco, "fresco e pulito come il corpo di Cristo, mai
andato in putrefazione" e per bere, come i sacerdoti, un sorso
di vino. La fine della messa è come sempre un'occasione per
scambiare quattro chiacchiere e aggiornarsi sulle novità della
comunità. I bambini possono finalmente incominciare, ancora in
chiesa, a sgranocchiare patatine e dolci, mentre gli uomini
mettono in ordine e ripuliscono.
IN CERCA DI SPAZIO
La chiesa eritrea di Milano è sempre
stracolma e ormai non è più sufficiente a contenere gli oltre
duemila fedeli. Il 95% della comunità è costituito da donne,
avvolte in un leggero velo bianco - che vi forniscono e che vi
aiutano a sistemare nel caso in cui ne siate sprovviste - che
le copre dal capo alle ginocchia; alcune, soprattutto le più
anziane, hanno la croce copta tatuata sulla fronte (gli
egiziani spesso l'hanno tatuata sul polso). I bambini sono
molto pochi, il rito è veramente lungo per loro e poi, mi
confida Yalem che abita fuori Milano, "il mio bimbo va nella
chiesa cattolica vicino casa, dove vanno i suoi compagni di
scuola, tanto è quasi la stessa cosa".
Anche nella chiesa etiopica c'è una netta
prevalenza di donne rispetto agli uomini e i pochi bambini e
giovani rimangono a giocare o a parlare in cortile. Come gli
eritrei, anche gli etiopi hanno il grosso problema dello
spazio: la comunità, circa millecinquecento persone, non
riceve aiuti dall'Etiopia e dispone della piccola chiesa di
San Michele solo il sabato pomeriggio e la domenica. Il
responsabile della comunità, padre Hailè Leulwolde Gerima, è
ospitato dai salesiani (assieme ai suoi diaconi).
PRETI SOLO SE SPOSATI
Addentrandoci in argomenti più prettamente
religiosi, sia i preti che i fedeli tengono a sottolineare che
le due chiese, cattolica e copta ortodossa, essendo cristiane,
sono sorelle, e le differenze non sono così rilevanti. Il
fatto di credere in un unico Dio, di avere lo stesso libro
sacro, gli stessi sacramenti e molte ricorrenze in comune, le
avvicina tantissimo. Ci sono sì delle differenze, e tra queste
la più importante è rappresentata dall'adesione della chiesa
copta al monofisismo, dottrina che nega la doppia natura
divina e umana di Cristo, riconoscendo solo quella divina.
Anche sulla figura di Maria ci sono delle divergenze (per i
copti è una persona comune, purificata solo in seguito dallo
Spirito Santo). Il celibato dei preti non è condiviso, anzi,
condizione indispensabile per diventare sacerdote è proprio
sposarsi (non i monaci e coloro che intendono diventare
vescovi e papi, i quali già all'inizio intraprendono un
cammino di studi differente). Nell'applicazione di alcuni
precetti sono molto rigorosi, la Bibbia viene interpretata in
maniera più letterale.
GUAI A TRADIRE
Il battesimo e la prima comunione hanno lo
stesso significato dato loro dai cattolici, ma il rito è molto
diverso. Come stabilisce il Levitico, i maschietti vengono
battezzati dopo quaranta giorni e le bimbe dopo ottanta, e
solo allora la madre, mi racconta Wafaa mentre ci prepariamo
per il battesimo del suo piccolo Thomas, può rimettere piede
in chiesa per venire purificata e ricominciare ad andare a
messa. I neonati vengono immersi totalmente nell'acqua e dopo
il battesimo possono fare la loro prima comunione, assaggiando
qualche briciola di pane e qualche goccia di vino. Altri punti
su cui non c'è incontro tra cattolici e copti sono
l'annullamento del matrimonio e le nozze coi non cristiani,
ambedue assolutamente vietati dalla dottrina copta. E'
inconcepibile l'idea che ci si possa sposare con qualcuno che
non condivida a fondo la stessa religione. Le separazioni non
dovrebbero esistere, le coppie non chiedono il divorzio, non è
contemplato. Se uno dei due tradisce o se ne va, mi spiega
Marco, è definitivamente e pubblicamente bandito dalla
comunità. Viene affisso il suo nome in chiesa e nessuno avrà
più contatti con lui o lei e l'altro/a potrà risposarsi in
chiesa.
DIGIUNI RIGOROSI
Esistono altre differenze con la fede
cattolica. Il digiuno, ad esempio, per i cristiani copti è un
precetto ancora molto rispettato: viene osservato per circa
duecento giorni all'anno, distribuiti prima delle grandi feste
e ricorrenze. In quei periodi, i copti non mangiano carne e
prodotti derivati dagli animali e in alcuni casi si astengono
per tutta la giornata dal toccare cibo. Padre Michele, uno dei
preti della chiesa egiziana di San Marco, sorride riflettendo
sul fatto che da noi il digiuno non sia più così importante e
sia così trascurato, mentre potrebbe essere un momento
importante per riflettere e purificarsi. Da sempre la
meditazione e la spiritualità rappresentano una componente
importante per gli ortodossi; il monachesimo cristiano ha le
sue origini proprio nei deserti dell'Egitto e tuttora ha un
ruolo fondamentale (i monaci sono considerati "l'esercito
della chiesa"). «Purtroppo abbiamo perso anche altre cose»,
lamenta Madhat, egiziano in Italia da otto anni. Si capisce
che ai suoi occhi l'Europa era un mito non solo economico, ma
anche religioso: l'Italia, Roma, le origini del
cristianesimo... Invece ha scoperto che "non ci sono più
valori e i ragazzi e le ragazze si buttano via", "lasciate che
vi tolgano il crocefisso dalle classi", "appena potrò tornerò
in Egitto, non voglio che mia figlia cresca qui". Madhat è
scandalizzato e ferito allo stesso tempo, proprio come si
sentirebbe un fratello tradito.
UNA CHIESA APERTA
In tutte e tre le comunità sono stata accolta
con molta disponibilità, i copti sono lieti di raccontarsi e
far conoscere il proprio credo. Molte donne, mentre ero seduta
accanto a loro sui banchi della chiesa, forse per la mia aria
stranita, si offrivano spontaneamente e con entusiasmo di
spiegarmi il significato di alcuni gesti e preghiere. Non è
raro vedere degli italiani nelle loro chiese, mi conferma John,
diacono eritreo, e non mancano i convertiti. Il flusso di
immigrati da tutti e tre i paesi sta aumentando e le diverse
comunità si attivano per aiutare i nuovi arrivati a trovare
casa e lavoro. Ma, come accennato, mancano gli spazi
religiosi, gli eritrei cercano un'altra chiesa e gli etiopi
devono contare sulla disponibilità parziale della chiesa di
San Michele. Sarebbe importante, spiega Denis, avere a
disposizione un luogo anche durante la settimana, poter
gestire liberamente gli orari per il catechismo e soprattutto
avere una chiesa sempre aperta, per pregare e meditare ogni
volta che se ne sente la necessità. E una visita la consiglio
anche a noi, cristiani e non. E' un'esperienza per scoprire un
altro modo di vivere la cristianità e ritrovare le nostre
comuni radici. Un viaggio tra riti, canti e festività a noi
sconosciute per riscoprirci partendo da un approccio diverso,
ma più vicino di quanto si immagini.
La Chiesa copta del mondo
Origini e diffusione dei copti
La
parola “copto” deriva dall'arabo “qibt”, forma abbreviata
della parola greca “aigyptios”, egiziano. Quindi letteralmente
chiesa copta significa chiesa egiziana. Le origini della
chiesa copta ortodossa d'Egitto risalgono alla chiesa
apostolica e una delle figura più importanti è quella di San
Marco. La grande frattura con la chiesa cattolica avviene con
il Concilio di Calcedonia del 451 quando la dottrina
monofisita, che caratterizza la fede copta, venne dichiarata
eretica. Dalla chiesa egiziana si è formata quella etiopica e
in seguito quella eritrea, oggi tutte indipendenti, ognuna con
un proprio patriarca. In Egitto i copti sono circa dieci
milioni e rappresentano il 15% della popolazione. La sede si
trova ad Alessandria dove risiede il Papa attuale, Shenouda
III. I rapporti con lo stato musulmano sono migliorati
rispetto al passato, ma permangono parecchie norme che
discriminano i fedeli copti. In Italia ci sono due diocesi
copte, Torino e Milano, quest'ultima, guidata dal vescovo Anba
Kirillo è la più numerosa d'Italia. In Eritrea quella copta è
invece la prima religione cui aderiscono circa un milione e
ottocentomila fedeli, quasi la metà della popolazione. Anche
in Etiopia la religione copta è maggioritaria: su una
popolazione di sessantacinque milioni di abitanti, più della
metà sono cristiani (di cui la maggioranza copti).
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