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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 6-2008

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A MESSA CON IL VELO

La comunità copta a Milano

 

Viaggio tra i fedeli copti immigrati nel nostro Paese. Alla scoperta di riti sontuosi, preghiere solenni, precetti rigorosi e cerimonie interminabili. Usanze antiche di una spiritualità profonda e immutata nel tempo. Un modo diverso di vivere il cristianesimo, più legato alla tradizione delle origini.

 

di Flavia Spalletti

 

Chi avesse la curiosità di assistere ad una messa copta, sappia che questa metterà a dura prova la sua capacità di concentrazione e la resistenza della sua schiena ! Che sia egiziano, eritreo o etiopico, il rito copto ortodosso infatti dura circa tre ore (dalle sette del mattino in poi) che si trascorrono quasi tutte in piedi, in un’atmosfera solenne carica di litanie, incensi e canti vibranti. Un’esperienza che abbiamo voluto vivere. E raccontarvi in queste pagine.

SCALZI COME MOSE’ SUL SINAI

Quella egiziana è la comunità più numerosa a Milano, circa settemila fedeli. In chiesa, la domenica mattina, va tutta la famiglia, uomini da una parte e donne dall'altra, elegantemente vestite e con un piccolo foulard appoggiato sul capo. Molti i bambini e gli adolescenti, questi abbigliati come tutti gli altri ragazzi della loro età. Al momento della comunione, grandi e piccoli si mettono tutti in fila, scalzi come Mosè sul Sinai, per ricevere un pezzetto di pane fresco, "fresco e pulito come il corpo di Cristo, mai andato in putrefazione" e per bere, come i sacerdoti, un sorso di vino. La fine della messa è come sempre un'occasione per scambiare quattro chiacchiere e aggiornarsi sulle novità della comunità. I bambini possono finalmente incominciare, ancora in chiesa, a sgranocchiare patatine e dolci, mentre gli uomini mettono in ordine e ripuliscono.

IN CERCA DI SPAZIO

La chiesa eritrea di Milano è sempre stracolma e ormai non è più sufficiente a contenere gli oltre duemila fedeli. Il 95% della comunità è costituito da donne, avvolte in un leggero velo bianco - che vi forniscono e che vi aiutano a sistemare nel caso in cui ne siate sprovviste - che le copre dal capo alle ginocchia; alcune, soprattutto le più anziane, hanno la croce copta tatuata sulla fronte (gli egiziani spesso l'hanno tatuata sul polso). I bambini sono molto pochi, il rito è veramente lungo per loro e poi, mi confida Yalem che abita fuori Milano, "il mio bimbo va nella chiesa cattolica vicino casa, dove vanno i suoi compagni di scuola, tanto è quasi la stessa cosa".

Anche nella chiesa etiopica c'è una netta prevalenza di donne rispetto agli uomini e i pochi bambini e giovani rimangono a giocare o a parlare in cortile. Come gli eritrei, anche gli etiopi hanno il grosso problema dello spazio: la comunità, circa millecinquecento persone, non riceve aiuti dall'Etiopia e dispone della piccola chiesa di San Michele solo il sabato pomeriggio e la domenica. Il responsabile della comunità, padre Hailè Leulwolde Gerima,  è ospitato dai salesiani (assieme ai suoi diaconi). 

PRETI SOLO SE SPOSATI

Addentrandoci in argomenti più prettamente religiosi, sia i preti che i fedeli tengono a sottolineare che le due chiese, cattolica e copta ortodossa, essendo cristiane, sono sorelle, e le differenze non sono così rilevanti. Il fatto di credere in un unico Dio, di avere lo stesso libro sacro, gli stessi sacramenti e molte ricorrenze in comune, le avvicina tantissimo. Ci sono sì delle differenze, e tra queste la più importante è rappresentata dall'adesione della chiesa copta al monofisismo, dottrina che nega la doppia natura divina e umana di Cristo, riconoscendo solo quella divina. Anche sulla figura di Maria ci sono delle divergenze (per i copti è una persona comune, purificata solo in seguito dallo Spirito Santo). Il celibato dei preti non è condiviso, anzi, condizione indispensabile per diventare sacerdote è proprio sposarsi (non i monaci e coloro che intendono diventare vescovi e papi, i quali già all'inizio intraprendono un cammino di studi differente). Nell'applicazione di alcuni precetti sono molto rigorosi, la Bibbia viene interpretata in maniera più letterale.

GUAI A TRADIRE

Il battesimo e la prima comunione hanno lo stesso significato dato loro dai cattolici, ma il rito è molto diverso. Come stabilisce il Levitico, i maschietti vengono battezzati dopo quaranta giorni e le bimbe dopo ottanta, e solo allora la madre, mi racconta Wafaa mentre ci prepariamo per il battesimo del suo piccolo Thomas, può rimettere piede in chiesa per venire purificata e ricominciare ad andare a messa. I neonati vengono immersi totalmente nell'acqua e dopo il battesimo possono fare la loro prima comunione, assaggiando qualche briciola di pane e qualche goccia di vino. Altri punti su cui non c'è incontro tra cattolici e copti sono l'annullamento del matrimonio e le nozze coi non cristiani, ambedue assolutamente vietati dalla dottrina copta. E' inconcepibile l'idea che ci si possa sposare con qualcuno che non condivida a fondo la stessa religione. Le separazioni non dovrebbero esistere, le coppie non chiedono il divorzio, non è contemplato. Se uno dei due tradisce o se ne va, mi spiega Marco, è definitivamente e pubblicamente bandito dalla comunità. Viene affisso il suo nome in chiesa e nessuno avrà più contatti con lui o lei e l'altro/a potrà risposarsi in chiesa.

DIGIUNI RIGOROSI

Esistono altre differenze con la fede cattolica. Il digiuno, ad esempio, per i cristiani copti è un precetto ancora molto rispettato: viene osservato per circa duecento giorni all'anno, distribuiti prima delle grandi feste e ricorrenze. In quei periodi, i copti non mangiano carne e prodotti derivati dagli animali e in alcuni casi si astengono per tutta la giornata dal toccare cibo. Padre Michele, uno dei preti della chiesa egiziana di San Marco, sorride riflettendo sul fatto che da noi il digiuno non sia più così importante e sia così trascurato, mentre potrebbe essere un momento importante per riflettere e purificarsi. Da sempre la meditazione e la spiritualità rappresentano una componente importante per gli ortodossi; il monachesimo cristiano ha le sue origini proprio nei deserti dell'Egitto e tuttora ha un ruolo fondamentale (i monaci sono considerati "l'esercito della chiesa"). «Purtroppo abbiamo perso anche altre cose», lamenta Madhat, egiziano in Italia da otto anni. Si capisce che ai suoi occhi l'Europa era un mito non solo economico, ma anche religioso: l'Italia, Roma, le origini del cristianesimo... Invece ha scoperto che "non ci sono più valori e i ragazzi e le ragazze si buttano via", "lasciate che vi tolgano il crocefisso dalle classi", "appena potrò tornerò in Egitto, non voglio che mia figlia cresca qui". Madhat è scandalizzato e ferito allo stesso tempo, proprio come si sentirebbe un fratello tradito.

UNA CHIESA APERTA

In tutte e tre le comunità sono stata accolta con molta disponibilità, i copti sono lieti di raccontarsi e far conoscere il proprio credo. Molte donne, mentre ero seduta accanto a loro sui banchi della chiesa, forse per la mia aria stranita, si offrivano spontaneamente e con entusiasmo di spiegarmi il significato di alcuni gesti e preghiere. Non è raro vedere degli italiani nelle loro chiese, mi conferma John, diacono eritreo, e non mancano i convertiti. Il flusso di immigrati da tutti e tre i paesi sta aumentando e le diverse comunità si attivano per aiutare i nuovi arrivati a trovare casa e lavoro. Ma, come accennato, mancano gli spazi religiosi, gli eritrei cercano un'altra chiesa e gli etiopi devono contare sulla disponibilità parziale della chiesa di San Michele. Sarebbe importante, spiega Denis, avere a disposizione un luogo anche durante la settimana, poter gestire liberamente gli orari per il catechismo e soprattutto avere una chiesa sempre aperta, per pregare e meditare ogni volta che se ne sente la necessità. E una visita la consiglio anche a noi, cristiani e non. E' un'esperienza per scoprire un altro modo di vivere la cristianità e ritrovare le nostre comuni radici. Un viaggio tra riti, canti e festività a noi sconosciute per riscoprirci partendo da un approccio diverso, ma più vicino di quanto si immagini.

 

La Chiesa copta del mondo

 

Origini e diffusione dei copti

 

La parola “copto” deriva dall'arabo “qibt”, forma abbreviata della parola greca “aigyptios”, egiziano. Quindi letteralmente chiesa copta significa chiesa egiziana. Le origini della chiesa copta ortodossa d'Egitto risalgono alla chiesa apostolica e una delle figura più importanti è quella di San Marco. La grande frattura con la chiesa cattolica avviene con il Concilio di Calcedonia del 451 quando la dottrina monofisita, che caratterizza la fede copta, venne dichiarata eretica. Dalla chiesa egiziana si è formata quella etiopica e in seguito quella eritrea, oggi tutte indipendenti, ognuna con un proprio patriarca. In Egitto i copti sono circa dieci milioni e rappresentano il 15% della popolazione. La sede si trova ad Alessandria dove risiede il Papa attuale, Shenouda III. I rapporti con lo stato musulmano sono migliorati rispetto al passato, ma permangono parecchie norme che discriminano i fedeli copti. In Italia ci sono due diocesi copte, Torino e Milano, quest'ultima, guidata dal vescovo Anba Kirillo è la più numerosa d'Italia. In Eritrea quella copta è invece la prima religione cui aderiscono circa un milione e ottocentomila fedeli, quasi la metà della popolazione. Anche in Etiopia la religione copta è maggioritaria: su una popolazione di sessantacinque milioni di abitanti, più della metà sono cristiani (di cui la maggioranza copti).