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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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         Demoni o bambini?

Uno sconvolgente reportage dal Congo

  

di Marco Trovato

 

Li chiamano “enfants sorciers”, “bambini stregoni”. Hanno dai due ai dodici anni, sono i piccoli dannati del Congo: accusati dai familiari di esercitare poteri occulti, sono costretti a subire umiliazioni, violenze, esorcismi. La loro colpa ? Trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni: quanto basta per essere buttati sulla strada, vivere ogni giorno nel terrore. E rischiare di venire strangolati o bruciati vivi. Un incubo che affligge oltre trentamila minori nella sola capitale Kinshasa

 

«Te lo ripeto per l’ultima volta: non partire o ti caccerai nei guai… Gli stregoni in Africa esistono davvero e possono fare cose terribili». Sul volo aereo che mi porta a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, non posso fare a meno di pensare alle inquietanti parole di Pierre, lo studente congolese che vive a Milano. Da lui proprio non me le aspettavo: ci conosciamo da anni, l’ho sempre considerato un ragazzo sensato, intelligente, razionale. Eppure l’altro giorno quando mi ha parlato di stregoneria, non stava scherzando…

 

Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo

«L’hanno bruciato vivo davanti ai miei occhi: prima lo hanno cosparso di petrolio, poi gli hanno buttato addosso un fiammifero. Nsumbu gridava, chiedeva pietà, ma in un attimo è stato avvolto dalle fiamme». Madame Kisisa Neriette parla con un filo di voce, non riesce a trattenere le lacrime mentre racconta la terribile fine di suo figlio. Sono passate solo poche settimane da quel giorno maledetto: la donna è ancora sotto shock, fatica a trovare le parole per descrivere l’orrore di cui è stata testimone. Nsumbu aveva solo 8 anni ed era sospettato di essere un piccolo stregone. Per questo gli hanno dato fuoco: «Sono stati i nostri vicini di casa ad ammazzare il bambino. Lo accusavano di fare dei sortilegi, di esercitare poteri malefici, di preparare feticci mortali». Era tempo che volevano ucciderlo, la polizia di Mont-Ngafula (un sobborgo della capitale Kinshasa) era al corrente del pericolo che correva Nsumbu, ma non ha ritenuto di non dover intervenire per proteggere il piccolo. «Quella mattina, approfittando dell’assenza di mio marito, lo hanno rapito e portato con la forza nella loro casa. Io sono stata immobilizzata da tre uomini che mi hanno picchiata. Nsumbu si trovava a pochi metri da me: era terrorizzato, piangeva, si dimenava, urlava il mio nome mentre bruciava... Non mi darò mai pace per l’orribile morte di mio figlio».

UN’ACCUSA INFAMANTE

L’agghiacciante racconto di madame Kisisa è solo uno dei tanti casi di “sorcellerie”, di stregoneria, che hanno coinvolto - con esiti per fortuna non sempre tanto tragici e crudeli - i bambini di Kinshasa. «Negli ultimi mesi ci siamo occupati di decine di fatti analoghi», dice Yves Osakanu, 34 anni, attivista dell’associazione ACAT, avvocato coraggioso che si batte per difendere i piccoli congolesi vittime di maltrattamenti e autentiche persecuzioni compiute in nome della lotta contro la magia nera. Il suo lavoro si traduce in una battaglia estenuante volta a contrastare soprusi e violenze raccapriccianti, che si ripetono ogni giorno nel silenzio e nell’indifferenza generale: «Dobbiamo lottare contro l’omertà, la superstizione, l’inerzia delle autorità. E l’ostruzionismo della polizia che, invece di punire i colpevoli di queste atrocità, tenta in ogni modo di ostacolare il nostro lavoro di denuncia». Osakanu è riuscito con mille difficoltà a fotografare il corpo senza vita, completamente devastato dal fuoco, del piccolo Nsumbu. Ha raccolto le testimonianze di chi ha assistito all’omicidio ed è riuscito a farsi rilasciare - cosa per nulla scontata - la dichiarazione di morte del bambino. «Questo dossier è la prova di un orrore quotidiano che non fa notizia - ha detto consegnandomi l’incartamento - Portalo con te e mostralo in Europa: tutti devono conoscere le mostruosità che stanno avvenendo in questo martoriato Paese».

         Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, in Congo vivono settantamila minori senza tetto. Nella sola capitale Kinshasa (povera e fangosa megalopoli di 8 milioni di abitanti, metà dei quali ha meno di venti anni), i giovani “shegué”, i “vagabondi”, sono oltre trentamila. Quasi tutti sono accusati di stregoneria: un’accusa infamante, da cui non è possibile difendersi. Una sciagura irreparabile che può colpire chiunque, in ogni momento, per il più banale dei motivi. In genere sono gli stessi genitori a buttare i bambini sulla strada: se ne sbarazzano perché li considerano perfidi e pericolosi, li ritengono colpevoli delle peggiori nefandezze, li accusano di portare la malattia, la miseria, addirittura la morte. Le strade delle città sono piene di questi piccoli abbandonati; li chiamano “enfants sorciers”, “bambini stregoni”: sono i figli maledetti del Congo.

SE LA TV SI GUASTA…

André non ha l’aria di essere pericoloso. E’ solo un bambino, deve ancora compiere nove anni, non si capisce come faccia a terrorizzare tanta gente. Nel suo quartiere natale, Matete, nessuno ha il coraggio di guardarlo negli occhi, di toccarlo, di parlargli. Persino i suoi parenti hanno timore di stargli vicino. Dicono che porti il malocchio. Per questo lo hanno abbandonato una decina di giorni fa. Ora il bambino sopravvive rubacchiando tra le bancarelle del mercato. Alla sera, quando la folla se ne va, cerca un rifugio per riposare. Dormire è un lusso che non può permettersi: «Se ti addormenti per troppo tempo, possono accoltellarti e rubarti le scarpe o i pantaloni».

L’incubo per il piccolo André è iniziato con uno stupido incidente domestico. La vecchia televisione comprata dal papà si è rotta il mese scorso. E si è rotta nel peggiore dei modi: durante una partita di calcio. Mentre la sala era piena di amici, parenti, vicini di casa. Appena l’immagine è sparita, il padre ha cominciato a gridare contro il bambino: «Era fuori di sé dalla rabbia… Mi ha accusato davanti a tutti di essere il colpevole del guasto. Diceva che ero un “ndoki”, un piccolo stregone, e che mi ero voluto vendicare di lui perché mi picchiava… Nessuno è intervenuto per difendermi… Io avevo paura, piangevo, non sapevo cosa dire». La situazione per André è precipitata pochi giorni dopo, quando l’unica bicicletta posseduta dalla sua famiglia è stata rubata, o meglio è sparita inspiegabilmente perché nessuno ha creduto ad un furto. «Hanno dato la colpa a me: mio padre, mia madre, i miei fratelli, tutti mi accusavano di aver fatto cadere una maledizione sulla casa». Così André è stato buttato sulla strada.

STORIE AGGHIACCIANTI

La sua storia è simile a quella di tanti altri “enfants sorciers”, bambini tra i due e i dodici anni, sospettati di possedere poteri occulti e condannati per questo a vivere nel terrore. Patric, 6 anni, è stato gettato in strada perché un suo zio ha perso il lavoro. «Non ho fatto nulla di male – racconta - Mi hanno torturato per obbligarmi a confessare di aver fatto un maleficio contro di lui». Joel, 5 anni, è stato accusato di stregoneria dalla sua matrigna: «I miei sono divorziati, mia madre se n’è andata. La nuova donna di mio padre diceva che ero uno piccolo stregone, così mi hanno buttato fuori di casa». A Giresse, 12 anni, l’accusa di stregoneria è arrivata con un sogno: suo padre, tempo fa, ha fatto un incubo e lo ha raccontato ad un “vecchio saggio”. Il quale non ha avuto dubbi nell’interpretarlo: «Ha detto che io stavo cercando di impossessarmi dell’anima di mio papà. Così, da un giorno all’altro, mi sono trovato senza casa e senza famiglia». Meli, 12 anni, è stata ritenuta colpevole della morte di sua madre, scomparsa l’estate scorsa dopo una lunga malattia: «Mi hanno scacciata da casa: dicevano che ero pericolosa perché avrei potuto uccidere altre persone». Anche Noemi, dieci anni, due occhi grandi come ciliegie, è una piccola strega: così hanno deciso i suoi genitori. Prima di abbandonarla, per mesi in famiglia l’hanno chiamata “ndoki”, glielo hanno ripetuto infinite volte, al punto che ora lei stessa è convinta di essere una strega: «Ogni notte la mia anima si separa dal corpo ed entra in un cane malvagio che azzanna e uccide senza pietà», spiega. Un caso di autosuggestione, il suo, tutt’altro che isolato: nel quartiere di N’djili, un bambino di 8 anni accusato di stregoneria dai genitori, ha annegato un fratello neonato dentro un catino. «L’ho fatto perché dentro di me c’è lo spirito del male», ha confessato poco dopo.

         Sono testimonianze sconcertanti che si raccolgono numerose oggi a Kinshasa. Gli “enfants sorciers” si incontrano al mercato, nelle stazioni dei bus, agli incroci delle strade, sui boulevard trafficati della capitale. Vestono abiti logorati e calzano sandali tenuti assieme dallo spago. Tendono la mano ai passanti per chiedere un po’ d’argent o qualcosa da mangiare. Ma in genere raccolgono solo insulti e sguardi di disprezzo. Colpa della loro fama di “ladri” e di “attaccabrighe”: le risse tra bande rivali di “ndoki” sono all’ordine del giorno e i notiziari televisivi mostrano spesso immagini di scontri violenti tra polizia e bambini abbandonati. «Sulla strada conta la legge del più forte», dice Junior, 13 anni, il corpo pieno di cicatrici. «Chi viene sorpreso a rubare rischia di essere linciato dalla gente: bisogna essere bravi e fortunati per non farsi ammazzare». Alla fine della giornata, i bambini si ritrovano tra le bancarelle dei mercati, dove per alleviare le sofferenze fumano hashish, si ubriacano con alcolici artigianali, si imbottiscono di Valium, sniffano le esalazioni di solventi devastanti. E mentre cala il buio sulla città, inizia la lunga notte delle bambine abbandonate, assembrate sui marciapiedi attorno al porto: spesso piccolissime, vittime di violenze sessuali, talvolta già madri a 12 anni, sono costrette a prostituirsi per sopravvivere.

UN DRAMMA RECENTE

Fino ad una decina di anni fa, il fenomeno degli “enfants sorciers” era pressoché sconosciuto a Kinshasa. Naturalmente non mancavano i casi di stregoneria: la magia nera fa parte della cultura tradizionale, tutti credono negli spiriti maligni; ogni qual volta accade una disgrazia improvvisa, qualcosa di grave e inspiegabile, si tira in ballo il mondo dell’invisibile. Ma in passato coloro che venivano accusati di stregoneria erano sempre persone adulte: il più delle volte donne e anziani. I quali rischiavano di venire bruciati o strangolati (così che la terra non venisse contaminata dal loro sangue), o nel migliore dei casi, venivano cacciati brutalmente dalla comunità. Oggi questo destino tocca a bambini inermi, la cui unica colpa è di trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni. Non a caso gli “enfants sorciers” provengono sempre da famiglie povere e indigenti. Dove spesso la madre è morta oppure il padre manca perché si trova a combattere lontano (il Congo è teatro di una guerra dimenticata che in 5 anni ha già provocato più di 3 milioni di morti). E anche quando entrambi i genitori sono presenti, in casa non ci sono i soldi per il cibo: così l’accusa di stregoneria diventa la scusa per liberarsi di una bocca da sfamare.

A complicare le cose, negli ultimi anni, ci hanno pensato le sette cristiane che fioriscono a Kinshasa. Si tratta di chiese pentecostali o apocalittiche, che mischiano Bibbia e credenze locali, enfatizzando le superstizioni e le paure della gente. Alcuni predicatori particolarmente spregiudicati hanno preparato sermoni di fuoco per mettere in guardia i fedeli dal pericolo dei “baby stregoni”. Le autorità hanno lasciato fare e così la caccia alle streghe si è diffusa in modo impressionante. Oggi a Kinshasa pochi dubitano della stregoneria dei bambini e il dramma degli “enfants sorciers” ha assunto dimensioni tali da spingere le organizzazioni umanitarie a lanciare un grido di allarme.

«E’ incredibile: ogni giorno ci sono sempre più bambini buttati per strada dagli stessi familiari», racconta Alain, 31 anni, responsabile del centro per minori abbandonati “Lopango Ya Esengo”. «La gente è impazzita: accusa di stregoneria i piccoli handicappati o epilettici, i figli fragili, timidi o che balbettano. Ma anche i bambini particolarmente vivaci e intelligenti... Basta porre ai genitori una domanda inopportuna per essere sospettati di stregoneria».

PROFETI-ESCORCISTI

Molti “enfants sorciers” vengono affidati dai familiari ai pastori delle sette. I quali, secondo le credenze locali, sono in grado di liberare i “piccoli stregoni” dagli spiriti delle tenebre per mezzo di violenti rituali di purificazione. Alcuni bambini hanno raccontato di essere stati reclusi, tenuti sottoschiave per settimane, torturati con ferri roventi, obbligati a ingurgitare dosi massicce di farmaci che inducono il vomito.

«Sono solo menzogne: nessun tipo di violenza viene adoperata per guarire i piccoli indemoniati», assicura il pastore Onokoko, autoproclamato Profeta di Cristo, tra i più rinomati esorcisti di Kinshasa (in trent’anni di attività ha esorcizzato oltre 250 bambini, guadagnandosi però l’accusa di maltrattamenti e di abusi su minori). Nella sua malandata residenza che sorge nel quartiere di Massina, ospita centinaia di bambini di strada, offrendo loro rifugio, cibo (per questa sua attività è stato aiutato, tra l’altro, dalla Cooperazione Italiana) e “protezione spirituale”. Il pastore Onokoko è affabile, cortese, abbigliato con un’elegante tunica rossa. E’ orgoglioso di esibire ai visitatori campioni di diavoli vomitati: un intero gamberone, una bella conchiglia, persino due pesci barbigli. «Sono usciti dalla bocca dei bambini che erano posseduti», spiega. E per mostrare i suoi poteri, invita a presiedere all’esorcismo una bimba di 11 anni, all’apparenza innocua e timida, che afferma di essere indemoniata e di aver ucciso entrambi i genitori con un sortilegio. Bastano due minuti di preghiere e un po’ di acqua benedetta per esorcizzarla: la bambina, in ginocchio di fronte al pastore, viene colta all’improvviso da violenti conati di vomito, il suo stomaco si contrae colpito da crampi. Dalla bocca assieme ai lamenti esce un pezzo di carne cruda, grande come una noce. Il pastore lo raccoglie e lo mostra con fierezza: «Il demonio», dice.

HO CONTATO QUATTRO DIAVOLI

A Kinshasa sono innumerevoli i pastori-esorcisti che si occupano di stregoneria infantile. Nel povero quartiere di Ngansele, i bambini vengono affidati a Mama Madonsiala, profetessa della chiesa “La Fede di Giobbe”. Per incontrarla bisogna uscire dal centro abitato, camminare lungo un sentiero che si inerpica tra le colline, fino a raggiungere un piccolo cimitero accanto a cui sorgono tre capanne sgangherate. I bambini ospitati sono un trentina, il più piccolo ha due anni, il più grande ne ha nove: alcuni hanno i capelli rasati per metà («E’ una punizione - spiega la profetessa - perché hanno cercato di ribellarsi»), tutti sono visibilmente denutriti e spaventati. Mama Madonsiala mi ammette eccezionalmente, dietro l’esborso di una generosa mancia, ad assistere all’esorcismo di un bambino appena arrivato. «E’ un caso particolarmente difficile: ho contato quattro demoni dentro il suo corpo», dice. Dopo una lunga serie di preghiere, la profetessa impone le mani sul capo del bambino (taciturno, chiaramente preoccupato, ma per nulla aggressivo né recalcitrante), alza lo sguardo al cielo, invoca l’aiuto di Dio e comincia a gridare frasi incomprensibili. Attorno a lei, altri adepti della setta gridano, saltano ripetutamente, sbarrano gli occhi, cadono in trance. La profetessa lancia un urlo spaventoso, afferra il braccio del bambino, lo strattona con violenza, lo solleva di forza e lo fa cadere nella polvere. L’esorcismo è finito, la tensione si allenta, il bambino torna rassegnato tra i suoi compagni di sventura. Spiega la profetessa: «Ho infuso in lui la parola di Gesù Cristo. Ma occorreranno altri rituali, ancora più potenti, per sconfiggere i diavoli».

ANCHE IN CHIESA...

         Il recente boom degli “enfants sorciers” non ha lasciato indifferenti alcuni preti cattolici congolesi, che non mancano di radunare i fedeli in chiesa per «contrastare la nuova offensiva di Satana» (testuali parole di un sacerdote). Nella parrocchia di Matete, migliaia di credenti danno vita ogni giovedì ad una cerimonia interminabile e impressionante, durante la quale accade l’incredibile: gente che urla, che piange copiosamente, che ripete all’infinito frasi rituali, che casca a terra in preda alle convulsioni. Il tutto mentre l’abbé, il sacerdote, danza tra la folla sulle travolgenti note di una band musicale (quattro cantanti, basso, chitarra e batteria). Conclusa la funzione - dopo tre ore di canti, preghiere e invocazioni mistiche - i fedeli portano a benedire sull’altare taniche piene d’acqua, sacchetti di sale e bottiglie di olio di oliva, tutto l’armamentario possibile per difendere la propria casa dal demonio. Chi può, acquista sacchetti di polvere per esorcismi “Arcangelo Gabriele” (li vendono davanti alla chiesa: 1500 franchi congolesi, una piccola fortuna), la gran parte della gente porta i figli a toccare il prete: pare che funzioni come protezione contro le forze del male.

Alcuni sacerdoti locali arrivano ad inscenare veri e propri esorcismi contro i bambini: nel libro “Il Cristiano africano di fronte all’accusa di stregoneria” di Paul Delanaye, viene descritta una cerimonia cattolica di purificazione celebrata a Kinshasa: “I bambini sono stati obbligati a bere una bevanda preparata dal prete con estratti di piante e acqua calda. Alcune gocce del liquido sono state fatte cadere dentro i loro occhi. Il prete ha cominciato a picchiare con forza la Bibbia sulla testa dei bambini...”

LA BELLA STORIA DI KISENSO

Padre Rodriguez Santiago, da oltre 30 anni in Congo, non fa esorcismi ma ha deciso ugualmente di occuparsi degli “enfants sorciers”. Nel cuore di Kisenso, uno dei quartieri più poveri e difficili della capitale, il missionario spagnolo ha creato un centro per accogliere i bambini abbandonati: la Comunità “Mama Leonor”. Nulla di pretenzioso - tre camere da letto, una tettoia per mangiare, i bagni - con però qualcosa di speciale che non si ritrova facilmente in altri centri analoghi: l’atmosfera tra i piccoli ospiti è gioiosa, i giochi di gruppo si alternano a balli improvvisati, c’è voglia di ridere e di scherzare. «Siamo una piccola comunità di amici - chiarisce Padre Santiago - I bambini hanno bisogno di mangiare, un posto per dormire. Ma necessitano soprattutto di attenzioni affettuose, di comprensione e di amore. Molti hanno subito traumi psicologici terribili, noi cerchiamo restituire un po’ di serenità e di fiducia, li aiutiamo a credere in se stessi... La nostra missione è reintegrarli nella società come cittadini con pieni diritti. E se possibile, convincere le famiglie a riaccettarli e a prendersene carico». Un lavoro lungo, difficile, dall’esito tutt’altro che scontato. Come dimostra il caso di Uili Efoko, 30 anni, che il mese scorso ha buttato fuori di casa il suo unico figlio, di sette anni. «L’ho scacciato perché era un’autentica maledizione», spiega l’uomo. «Da quando se n’é andato ho smesso di soffrire di mal di testa. Anche i dolori ai piedi sono scomparsi. E ora che mio figlio è lontano, sono sicuro che troverò presto un lavoro e farò molti soldi…». Auguri.

 

 

Ecco come aiutarli assieme ai Padri Bianchi

“Simba ngai” è una frase ricorrente tra i giovani di Kinshasa: significa “sostienimi”, “dammi una mano”. Una richiesta di aiuto che è diventata una parola di speranza. “Simba Ngai” infatti è anche il nome di un centro di formazione per giovani congolesi, creato nel 1993 da Padre Daniele Lattuada, giovane e intraprendente missionario dei Padri Bianchi. Il centro permette ai ragazzi disoccupati della capitale di imparare un mestiere (il falegname, il muratore, l’elettricista…) e offre lavoro stabile a oltre 240 giovani congolesi. Oggi Simba Ngai ha aperto le sue porte ai ragazzini di strada accusati di stregoneria: ogni giorno 48 di loro trascorrono qualche ora di serenità al centro, apprendendo un lavoro prezioso per il futuro. Ora c’è in progetto la costruzione di un edificio per poterli ospitare durante la notte. Un progetto importante perché toglierebbe i ragazzini dalla strada e offrirebbe loro quelle cure e attenzioni necessarie per reintegrarli nella famiglia e nella società. Chi desidera aiutare questi ragazzini può utilizzare il conto corrente postale n. 19865203 della rivista Africa, specificando nella causale “progetto Simba Ngai”.

 

Le immagini dell’orrore - Una mostra fotografica

Bambini accusati di stregoneria. Rifiutati e isolati per i loro presunti poteri occulti. Torturati da pastori esorcisti, buttati per strada dai genitori, costretti a vivere nella miseria e nella violenza. Malmenati e talvolta uccisi dagli stessi familiari. Un dramma africano, sconcertante e silenzioso, che non è più possibile ignorare.  La mostra fotografica “Figli maledetti” di Marco Trovato è una denuncia forte e senza filtri, un doloroso racconto ad immagini sull’infanzia maledetta degli “enfants sorciers”, “i baby stregoni” del Congo. Ma è anche una testimonianza di speranza sui bambini che hanno ricominciato a vivere grazie all’aiuto dei missionari. La mostra può essere allestita in scuole, biblioteche, parrocchie e centri culturali. Per informazioni rivolgersi a padre Daniele Lattuada, c/o Padri Bianchi, via Merisio 17 – 24047 Treviglio (BG). Tel. 0363.49681.

 

  NON SOLO IN CONGO…

Si chiama ACAT (Action des Chrétiens pour l’Abolition de la Torture) è un’associazione internazionale cristiana che lotta contro la tortura e i maltrattamenti sui minori. «Il dramma dei bambini accusati di stregoneria è sempre più diffuso in Africa», denuncia l’ACAT. «Oltre che nella Repubblica Democratica del Congo, il problema è presente, con forme e dimensioni differenti, in Benin, Nigeria, Liberia, Angola, Sud Africa e Camerun. In Congo il fenomeno degli “enfants sorciers” è esploso a causa della crisi socio-economica in cui versa la popolazione: il 90% dei congolesi è disoccupato, l’Aids ha già colpito un milione e mezzo di persone, la guerra ha procurato 10 milioni di orfani». Per maggiori informazioni si può contattare ACAT Congo, e-mail: acatrdc@yahoo.fr

 

IL CONGO IN CIFRE

La Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) è uno dei più estesi e popolosi fra gli stati africani: è grande sette volte l’Italia ed è abitato da circa 56 milioni di persone. La popolazione, in maggioranza cristiana, continua a praticare culti tradizionali legati all’animismo. Le ultime statistiche ufficiali sul Paese (risalgono a oltre sei anni fa) rivelavano una mortalità infantile del 128 per mille, il 32 per cento di analfabetismo e un'aspettativa di vita di 51 anni. Oggi gli indici della qualità della vita sono notevolmente peggiorati.