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Demoni
o bambini?
Uno
sconvolgente reportage dal Congo
di Marco Trovato
Li chiamano
“enfants sorciers”, “bambini stregoni”. Hanno dai due ai
dodici anni, sono i piccoli dannati del Congo: accusati dai
familiari di esercitare poteri occulti, sono costretti a
subire umiliazioni, violenze, esorcismi. La loro colpa ?
Trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni: quanto basta
per essere buttati sulla strada, vivere ogni giorno nel
terrore. E rischiare di venire strangolati o bruciati vivi. Un
incubo che affligge oltre trentamila minori nella sola
capitale Kinshasa
«Te lo
ripeto per l’ultima volta: non partire o ti caccerai nei guai…
Gli stregoni in Africa esistono davvero e possono fare cose
terribili». Sul volo aereo che mi porta a Kinshasa, capitale
della Repubblica Democratica del Congo, non posso fare a meno
di pensare alle inquietanti parole di Pierre, lo studente
congolese che vive a Milano. Da lui proprio non me le
aspettavo: ci conosciamo da anni, l’ho sempre considerato un
ragazzo sensato, intelligente, razionale. Eppure l’altro
giorno quando mi ha parlato di stregoneria, non stava
scherzando…
Kinshasa, Repubblica
Democratica del Congo
«L’hanno bruciato vivo davanti ai miei occhi:
prima lo hanno cosparso di petrolio, poi gli hanno buttato
addosso un fiammifero. Nsumbu gridava, chiedeva pietà, ma in
un attimo è stato avvolto dalle fiamme». Madame Kisisa
Neriette parla con un filo di voce, non riesce a trattenere le
lacrime mentre racconta la terribile fine di suo figlio. Sono
passate solo poche settimane da quel giorno maledetto: la
donna è ancora sotto shock, fatica a trovare le parole per
descrivere l’orrore di cui è stata testimone. Nsumbu aveva
solo 8 anni ed era sospettato di essere un piccolo stregone.
Per questo gli hanno dato fuoco: «Sono stati i nostri vicini
di casa ad ammazzare il bambino. Lo accusavano di fare dei
sortilegi, di esercitare poteri malefici, di preparare feticci
mortali». Era tempo che volevano ucciderlo, la polizia di
Mont-Ngafula (un sobborgo della capitale Kinshasa) era al
corrente del pericolo che correva Nsumbu, ma non ha ritenuto
di non dover intervenire per proteggere il piccolo. «Quella
mattina, approfittando dell’assenza di mio marito, lo hanno
rapito e portato con la forza nella loro casa. Io sono stata
immobilizzata da tre uomini che mi hanno picchiata. Nsumbu si
trovava a pochi metri da me: era terrorizzato, piangeva, si
dimenava, urlava il mio nome mentre bruciava... Non mi darò
mai pace per l’orribile morte di mio figlio».
UN’ACCUSA INFAMANTE
L’agghiacciante racconto di madame Kisisa è
solo uno dei tanti casi di “sorcellerie”, di stregoneria, che
hanno coinvolto - con esiti per fortuna non sempre tanto
tragici e crudeli - i bambini di Kinshasa. «Negli ultimi mesi
ci siamo occupati di decine di fatti analoghi», dice Yves
Osakanu, 34 anni, attivista dell’associazione ACAT, avvocato
coraggioso che si batte per difendere i piccoli congolesi
vittime di maltrattamenti e autentiche persecuzioni compiute
in nome della lotta contro la magia nera. Il suo lavoro si
traduce in una battaglia estenuante volta a contrastare
soprusi e violenze raccapriccianti, che si ripetono ogni
giorno nel silenzio e nell’indifferenza generale: «Dobbiamo
lottare contro l’omertà, la superstizione, l’inerzia delle
autorità. E l’ostruzionismo della polizia che, invece di
punire i colpevoli di queste atrocità, tenta in ogni modo di
ostacolare il nostro lavoro di denuncia». Osakanu è riuscito
con mille difficoltà a fotografare il corpo senza vita,
completamente devastato dal fuoco, del piccolo Nsumbu. Ha
raccolto le testimonianze di chi ha assistito all’omicidio ed
è riuscito a farsi rilasciare - cosa per nulla scontata - la
dichiarazione di morte del bambino. «Questo dossier è la prova
di un orrore quotidiano che non fa notizia - ha detto
consegnandomi l’incartamento - Portalo con te e mostralo in
Europa: tutti devono conoscere le mostruosità che stanno
avvenendo in questo martoriato Paese».
Secondo le stime delle
organizzazioni umanitarie, in Congo vivono settantamila minori
senza tetto. Nella sola capitale Kinshasa (povera e fangosa
megalopoli di 8 milioni di abitanti, metà dei quali ha meno di
venti anni), i giovani “shegué”, i “vagabondi”, sono oltre
trentamila. Quasi tutti sono accusati di stregoneria:
un’accusa infamante, da cui non è possibile difendersi. Una
sciagura irreparabile che può colpire chiunque, in ogni
momento, per il più banale dei motivi. In genere sono gli
stessi genitori a buttare i bambini sulla strada: se ne
sbarazzano perché li considerano perfidi e pericolosi, li
ritengono colpevoli delle peggiori nefandezze, li accusano di
portare la malattia, la miseria, addirittura la morte. Le
strade delle città sono piene di questi piccoli abbandonati;
li chiamano “enfants sorciers”, “bambini stregoni”: sono i
figli maledetti del Congo.
SE LA TV SI GUASTA…
André non ha l’aria di essere pericoloso. E’
solo un bambino, deve ancora compiere nove anni, non si
capisce come faccia a terrorizzare tanta gente. Nel suo
quartiere natale, Matete, nessuno ha il coraggio di guardarlo
negli occhi, di toccarlo, di parlargli. Persino i suoi parenti
hanno timore di stargli vicino. Dicono che porti il malocchio.
Per questo lo hanno abbandonato una decina di giorni fa. Ora
il bambino sopravvive rubacchiando tra le bancarelle del
mercato. Alla sera, quando la folla se ne va, cerca un rifugio
per riposare. Dormire è un lusso che non può permettersi: «Se
ti addormenti per troppo tempo, possono accoltellarti e
rubarti le scarpe o i pantaloni».
L’incubo per il piccolo André è iniziato con
uno stupido incidente domestico. La vecchia televisione
comprata dal papà si è rotta il mese scorso. E si è rotta nel
peggiore dei modi: durante una partita di calcio. Mentre la
sala era piena di amici, parenti, vicini di casa. Appena
l’immagine è sparita, il padre ha cominciato a gridare contro
il bambino: «Era fuori di sé dalla rabbia… Mi ha accusato
davanti a tutti di essere il colpevole del guasto. Diceva che
ero un “ndoki”, un piccolo stregone, e che mi ero
voluto vendicare di lui perché mi picchiava… Nessuno è
intervenuto per difendermi… Io avevo paura, piangevo, non
sapevo cosa dire». La situazione per André è precipitata pochi
giorni dopo, quando l’unica bicicletta posseduta dalla sua
famiglia è stata rubata, o meglio è sparita inspiegabilmente
perché nessuno ha creduto ad un furto. «Hanno dato la colpa a
me: mio padre, mia madre, i miei fratelli, tutti mi accusavano
di aver fatto cadere una maledizione sulla casa». Così André è
stato buttato sulla strada.
STORIE AGGHIACCIANTI
La sua storia è simile a quella di tanti
altri “enfants sorciers”, bambini tra i due e i dodici anni,
sospettati di possedere poteri occulti e condannati per questo
a vivere nel terrore. Patric, 6 anni, è stato gettato in
strada perché un suo zio ha perso il lavoro. «Non ho fatto
nulla di male – racconta - Mi hanno torturato per obbligarmi a
confessare di aver fatto un maleficio contro di lui». Joel, 5
anni, è stato accusato di stregoneria dalla sua matrigna: «I
miei sono divorziati, mia madre se n’è andata. La nuova donna
di mio padre diceva che ero uno piccolo stregone, così mi
hanno buttato fuori di casa». A Giresse, 12 anni, l’accusa di
stregoneria è arrivata con un sogno: suo padre, tempo fa, ha
fatto un incubo e lo ha raccontato ad un “vecchio saggio”. Il
quale non ha avuto dubbi nell’interpretarlo: «Ha detto che io
stavo cercando di impossessarmi dell’anima di mio papà. Così,
da un giorno all’altro, mi sono trovato senza casa e senza
famiglia». Meli, 12 anni, è stata ritenuta colpevole della
morte di sua madre, scomparsa l’estate scorsa dopo una lunga
malattia: «Mi hanno scacciata da casa: dicevano che ero
pericolosa perché avrei potuto uccidere altre persone». Anche
Noemi, dieci anni, due occhi grandi come ciliegie, è una
piccola strega: così hanno deciso i suoi genitori. Prima di
abbandonarla, per mesi in famiglia l’hanno chiamata “ndoki”,
glielo hanno ripetuto infinite volte, al punto che ora lei
stessa è convinta di essere una strega: «Ogni notte la mia
anima si separa dal corpo ed entra in un cane malvagio che
azzanna e uccide senza pietà», spiega. Un caso di
autosuggestione, il suo, tutt’altro che isolato: nel quartiere
di N’djili, un bambino di 8 anni accusato di stregoneria dai
genitori, ha annegato un fratello neonato dentro un catino.
«L’ho fatto perché dentro di me c’è lo spirito del male», ha
confessato poco dopo.
Sono testimonianze sconcertanti che
si raccolgono numerose oggi a Kinshasa. Gli “enfants sorciers”
si incontrano al mercato, nelle stazioni dei bus, agli incroci
delle strade, sui boulevard trafficati della capitale.
Vestono abiti logorati e calzano sandali tenuti assieme dallo
spago. Tendono la mano ai passanti per chiedere un po’ d’argent
o qualcosa da mangiare. Ma in genere raccolgono solo
insulti e sguardi di disprezzo. Colpa della loro fama di
“ladri” e di “attaccabrighe”: le risse tra bande rivali di
“ndoki” sono all’ordine del giorno e i notiziari televisivi
mostrano spesso immagini di scontri violenti tra polizia e
bambini abbandonati. «Sulla strada conta la legge del più
forte», dice Junior, 13 anni, il corpo pieno di cicatrici.
«Chi viene sorpreso a rubare rischia di essere linciato dalla
gente: bisogna essere bravi e fortunati per non farsi
ammazzare». Alla fine della giornata, i bambini si ritrovano
tra le bancarelle dei mercati, dove per alleviare le
sofferenze fumano hashish, si ubriacano con alcolici
artigianali, si imbottiscono di Valium, sniffano le esalazioni
di solventi devastanti. E mentre cala il buio sulla città,
inizia la lunga notte delle bambine abbandonate, assembrate
sui marciapiedi attorno al porto: spesso piccolissime, vittime
di violenze sessuali, talvolta già madri a 12 anni, sono
costrette a prostituirsi per sopravvivere.
UN DRAMMA RECENTE
Fino ad una decina di anni fa, il fenomeno
degli “enfants sorciers” era pressoché sconosciuto a Kinshasa.
Naturalmente non mancavano i casi di stregoneria: la magia
nera fa parte della cultura tradizionale, tutti credono negli
spiriti maligni; ogni qual volta accade una disgrazia
improvvisa, qualcosa di grave e inspiegabile, si tira in ballo
il mondo dell’invisibile. Ma in passato coloro che venivano
accusati di stregoneria erano sempre persone adulte: il più
delle volte donne e anziani. I quali rischiavano di venire
bruciati o strangolati (così che la terra non venisse
contaminata dal loro sangue), o nel migliore dei casi,
venivano cacciati brutalmente dalla comunità. Oggi questo
destino tocca a bambini inermi, la cui unica colpa è di
trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni. Non a caso
gli “enfants sorciers” provengono sempre da famiglie povere e
indigenti. Dove spesso la madre è morta oppure il padre manca
perché si trova a combattere lontano (il Congo è teatro di una
guerra dimenticata che in 5 anni ha già provocato più di 3
milioni di morti). E anche quando entrambi i genitori sono
presenti, in casa non ci sono i soldi per il cibo: così
l’accusa di stregoneria diventa la scusa per liberarsi di una
bocca da sfamare.
A complicare le cose, negli ultimi anni, ci
hanno pensato le sette cristiane che fioriscono a Kinshasa. Si
tratta di chiese pentecostali o apocalittiche, che mischiano
Bibbia e credenze locali, enfatizzando le superstizioni e le
paure della gente. Alcuni predicatori particolarmente
spregiudicati hanno preparato sermoni di fuoco per mettere in
guardia i fedeli dal pericolo dei “baby stregoni”. Le autorità
hanno lasciato fare e così la caccia alle streghe si è diffusa
in modo impressionante. Oggi a Kinshasa pochi dubitano della
stregoneria dei bambini e il dramma degli “enfants sorciers”
ha assunto dimensioni tali da spingere le organizzazioni
umanitarie a lanciare un grido di allarme.
«E’ incredibile: ogni giorno ci sono sempre
più bambini buttati per strada dagli stessi familiari»,
racconta Alain, 31 anni, responsabile del centro per minori
abbandonati “Lopango Ya Esengo”. «La gente è impazzita: accusa
di stregoneria i piccoli handicappati o epilettici, i figli
fragili, timidi o che balbettano. Ma anche i bambini
particolarmente vivaci e intelligenti... Basta porre ai
genitori una domanda inopportuna per essere sospettati di
stregoneria».
PROFETI-ESCORCISTI
Molti “enfants sorciers” vengono affidati dai
familiari ai pastori delle sette. I quali, secondo le credenze
locali, sono in grado di liberare i “piccoli stregoni” dagli
spiriti delle tenebre per mezzo di violenti rituali di
purificazione. Alcuni bambini hanno raccontato di essere stati
reclusi, tenuti sottoschiave per settimane, torturati con
ferri roventi, obbligati a ingurgitare dosi massicce di
farmaci che inducono il vomito.
«Sono solo menzogne: nessun tipo di violenza
viene adoperata per guarire i piccoli indemoniati», assicura
il pastore Onokoko, autoproclamato Profeta di Cristo, tra i
più rinomati esorcisti di Kinshasa (in trent’anni di attività
ha esorcizzato oltre 250 bambini, guadagnandosi però l’accusa
di maltrattamenti e di abusi su minori). Nella sua malandata
residenza che sorge nel quartiere di Massina, ospita centinaia
di bambini di strada, offrendo loro rifugio, cibo (per questa
sua attività è stato aiutato, tra l’altro, dalla Cooperazione
Italiana) e “protezione spirituale”. Il pastore Onokoko è
affabile, cortese, abbigliato con un’elegante tunica rossa. E’
orgoglioso di esibire ai visitatori campioni di diavoli
vomitati: un intero gamberone, una bella conchiglia, persino
due pesci barbigli. «Sono usciti dalla bocca dei bambini che
erano posseduti», spiega. E per mostrare i suoi poteri, invita
a presiedere all’esorcismo una bimba di 11 anni, all’apparenza
innocua e timida, che afferma di essere indemoniata e di aver
ucciso entrambi i genitori con un sortilegio. Bastano due
minuti di preghiere e un po’ di acqua benedetta per
esorcizzarla: la bambina, in ginocchio di fronte al pastore,
viene colta all’improvviso da violenti conati di vomito, il
suo stomaco si contrae colpito da crampi. Dalla bocca assieme
ai lamenti esce un pezzo di carne cruda, grande come una noce.
Il pastore lo raccoglie e lo mostra con fierezza: «Il
demonio», dice.
HO CONTATO QUATTRO DIAVOLI
A Kinshasa sono innumerevoli i
pastori-esorcisti che si occupano di stregoneria infantile.
Nel povero quartiere di Ngansele, i bambini vengono affidati a
Mama Madonsiala, profetessa della chiesa “La Fede di Giobbe”.
Per incontrarla bisogna uscire dal centro abitato, camminare
lungo un sentiero che si inerpica tra le colline, fino a
raggiungere un piccolo cimitero accanto a cui sorgono tre
capanne sgangherate. I bambini ospitati sono un trentina, il
più piccolo ha due anni, il più grande ne ha nove: alcuni
hanno i capelli rasati per metà («E’ una punizione - spiega la
profetessa - perché hanno cercato di ribellarsi»), tutti sono
visibilmente denutriti e spaventati. Mama Madonsiala mi
ammette eccezionalmente, dietro l’esborso di una generosa
mancia, ad assistere all’esorcismo di un bambino appena
arrivato. «E’ un caso particolarmente difficile: ho contato
quattro demoni dentro il suo corpo», dice. Dopo una lunga
serie di preghiere, la profetessa impone le mani sul capo del
bambino (taciturno, chiaramente preoccupato, ma per nulla
aggressivo né recalcitrante), alza lo sguardo al cielo, invoca
l’aiuto di Dio e comincia a gridare frasi incomprensibili.
Attorno a lei, altri adepti della setta gridano, saltano
ripetutamente, sbarrano gli occhi, cadono in trance. La
profetessa lancia un urlo spaventoso, afferra il braccio del
bambino, lo strattona con violenza, lo solleva di forza e lo
fa cadere nella polvere. L’esorcismo è finito, la tensione si
allenta, il bambino torna rassegnato tra i suoi compagni di
sventura. Spiega la profetessa: «Ho infuso in lui la parola di
Gesù Cristo. Ma occorreranno altri rituali, ancora più
potenti, per sconfiggere i diavoli».
ANCHE IN CHIESA...
Il recente boom degli “enfants
sorciers” non ha lasciato indifferenti alcuni preti cattolici
congolesi, che non mancano di radunare i fedeli in chiesa per
«contrastare la nuova offensiva di Satana» (testuali parole di
un sacerdote). Nella parrocchia di Matete, migliaia di
credenti danno vita ogni giovedì ad una cerimonia
interminabile e impressionante, durante la quale accade
l’incredibile: gente che urla, che piange copiosamente, che
ripete all’infinito frasi rituali, che casca a terra in preda
alle convulsioni. Il tutto mentre l’abbé, il sacerdote, danza
tra la folla sulle travolgenti note di una band musicale
(quattro cantanti, basso, chitarra e batteria). Conclusa la
funzione - dopo tre ore di canti, preghiere e invocazioni
mistiche - i fedeli portano a benedire sull’altare taniche
piene d’acqua, sacchetti di sale e bottiglie di olio di oliva,
tutto l’armamentario possibile per difendere la propria casa
dal demonio. Chi può, acquista sacchetti di polvere per
esorcismi “Arcangelo Gabriele” (li vendono davanti alla
chiesa: 1500 franchi congolesi, una piccola fortuna), la gran
parte della gente porta i figli a toccare il prete: pare che
funzioni come protezione contro le forze del male.
Alcuni sacerdoti locali arrivano ad inscenare
veri e propri esorcismi contro i bambini: nel libro “Il
Cristiano africano di fronte all’accusa di stregoneria” di
Paul Delanaye, viene descritta una cerimonia cattolica di
purificazione celebrata a Kinshasa: “I bambini sono stati
obbligati a bere una bevanda preparata dal prete con estratti
di piante e acqua calda. Alcune gocce del liquido sono state
fatte cadere dentro i loro occhi. Il prete ha cominciato a
picchiare con forza la Bibbia sulla testa dei bambini...”
LA BELLA STORIA DI
KISENSO
Padre Rodriguez Santiago, da oltre 30 anni in
Congo, non fa esorcismi ma ha deciso ugualmente di occuparsi
degli “enfants sorciers”. Nel cuore di Kisenso, uno dei
quartieri più poveri e difficili della capitale, il
missionario spagnolo ha creato un centro per accogliere i
bambini abbandonati: la Comunità “Mama Leonor”. Nulla di
pretenzioso - tre camere da letto, una tettoia per mangiare, i
bagni - con però qualcosa di speciale che non si ritrova
facilmente in altri centri analoghi: l’atmosfera tra i piccoli
ospiti è gioiosa, i giochi di gruppo si alternano a balli
improvvisati, c’è voglia di ridere e di scherzare. «Siamo una
piccola comunità di amici - chiarisce Padre Santiago - I
bambini hanno bisogno di mangiare, un posto per dormire. Ma
necessitano soprattutto di attenzioni affettuose, di
comprensione e di amore. Molti hanno subito traumi psicologici
terribili, noi cerchiamo restituire un po’ di serenità e di
fiducia, li aiutiamo a credere in se stessi... La nostra
missione è reintegrarli nella società come cittadini con pieni
diritti. E se possibile, convincere le famiglie a riaccettarli
e a prendersene carico». Un lavoro lungo, difficile,
dall’esito tutt’altro che scontato. Come dimostra il caso di
Uili Efoko, 30 anni, che il mese scorso ha buttato fuori di
casa il suo unico figlio, di sette anni. «L’ho scacciato
perché era un’autentica maledizione», spiega l’uomo. «Da
quando se n’é andato ho smesso di soffrire di mal di testa.
Anche i dolori ai piedi sono scomparsi. E ora che mio figlio è
lontano, sono sicuro che troverò presto un lavoro e farò molti
soldi…». Auguri.
Ecco
come aiutarli assieme ai Padri Bianchi
“Simba ngai” è una
frase ricorrente tra i giovani di Kinshasa: significa
“sostienimi”, “dammi una mano”. Una richiesta di aiuto che è
diventata una parola di speranza. “Simba Ngai” infatti è anche
il nome di un centro di formazione per giovani congolesi,
creato nel 1993 da Padre Daniele Lattuada, giovane e
intraprendente missionario dei Padri Bianchi. Il centro
permette ai ragazzi disoccupati della capitale di imparare un
mestiere (il falegname, il muratore, l’elettricista…) e offre
lavoro stabile a oltre 240 giovani congolesi. Oggi Simba Ngai
ha aperto le sue porte ai ragazzini di strada accusati di
stregoneria: ogni giorno 48 di loro trascorrono qualche ora di
serenità al centro, apprendendo un lavoro prezioso per il
futuro. Ora c’è in progetto la costruzione di un edificio per
poterli ospitare durante la notte. Un progetto importante
perché toglierebbe i ragazzini dalla strada e offrirebbe loro
quelle cure e attenzioni necessarie per reintegrarli nella
famiglia e nella società. Chi desidera aiutare questi
ragazzini può utilizzare il conto corrente postale n. 19865203
della rivista Africa, specificando nella causale “progetto
Simba Ngai”.
Le immagini
dell’orrore - Una mostra fotografica
Bambini accusati di
stregoneria. Rifiutati e isolati per i loro presunti poteri
occulti. Torturati da pastori esorcisti, buttati per strada
dai genitori, costretti a vivere nella miseria e nella
violenza. Malmenati e talvolta uccisi dagli stessi familiari.
Un dramma africano, sconcertante e silenzioso, che non è più
possibile ignorare. La mostra fotografica “Figli
maledetti” di Marco Trovato è una denuncia forte e
senza filtri, un doloroso racconto ad immagini sull’infanzia
maledetta degli “enfants sorciers”, “i baby stregoni” del
Congo. Ma è anche una testimonianza di speranza sui bambini
che hanno ricominciato a vivere grazie all’aiuto dei
missionari. La mostra può essere allestita in scuole,
biblioteche, parrocchie e centri culturali. Per informazioni
rivolgersi a padre Daniele Lattuada,
c/o Padri Bianchi, via Merisio 17 – 24047 Treviglio (BG). Tel.
0363.49681.
NON SOLO
IN CONGO…
Si chiama ACAT (Action
des Chrétiens pour l’Abolition de la Torture) è
un’associazione internazionale cristiana che lotta contro la
tortura e i maltrattamenti sui minori. «Il dramma dei bambini
accusati di stregoneria è sempre più diffuso in Africa»,
denuncia l’ACAT. «Oltre che nella Repubblica Democratica del
Congo, il problema è presente, con forme e dimensioni
differenti, in Benin, Nigeria, Liberia, Angola, Sud Africa e
Camerun. In Congo il fenomeno degli “enfants sorciers” è
esploso a causa della crisi socio-economica in cui versa la
popolazione: il 90% dei congolesi è disoccupato, l’Aids ha già
colpito un milione e mezzo di persone, la guerra ha procurato
10 milioni di orfani». Per maggiori informazioni si può
contattare ACAT Congo, e-mail: acatrdc@yahoo.fr
IL CONGO IN CIFRE
La Repubblica
Democratica del Congo (ex Zaire) è uno dei più estesi e
popolosi fra gli stati africani: è grande sette volte l’Italia
ed è abitato da circa 56 milioni di persone. La popolazione,
in maggioranza cristiana, continua a praticare culti
tradizionali legati all’animismo. Le ultime statistiche
ufficiali sul Paese (risalgono a oltre sei anni fa) rivelavano
una mortalità infantile del 128 per mille, il 32 per cento di
analfabetismo e un'aspettativa di vita di 51 anni. Oggi gli
indici della qualità della vita sono notevolmente peggiorati.
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