Musulmani in Italia

Le comunità musulmane presenti in Italia costituiscono il secondo gruppo religioso per numero. Si tratta di circa 800mila persone; tra loro, 50mila hanno la cittadinanza italiana (di cui circa 10mila cristiani convertiti all’Islam).
La popolazione musulmana - concentrata principalmente nelle regioni Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia, Veneto, Emilia-Romagna - 
è pari circa all’1,5% della popolazione italiana e approssimativamente
al 36% della comunità immigrata. 
La maggioranza dei fedeli musulmani in Italia proviene da Marocco, Albania, Tunisia, Senegal, 
Egitto e Algeria.

 

 

 

Bloccate le classi islamiche Cosa ne pensate?

Il ministero dell’Istruzione ha bloccato tutto: non ci saranno le cinque classi di soli bambini e ragazzi islamici, già programmate in tre scuole pubbliche milanesi (un liceo, un’elementare e una media) per il prossimo anno scolastico. 

Non ci saranno perché sarebbero contrarie alla Costituzione. Una decisione arrivata dopo le polemiche scatenate dai partiti politici che pretendevano la testa dei responsabili scolastici parlando di “ghettizzazzione, nuovo apartheid, razzismo al contrario”. 

Dura la reazione della comunità islamica: per Abdel Shaari, presidente del Centro islamico di Milano, «si sta creando un clima da guerra di religione». 

Qual è l’opinione dei lettori di Africa? È giusto, a vostro parere, istituire classi scolastiche riservate ad alunni musulmani?

Fateci sapere cosa ne pensate:
Africa, c.p. 51, 24047 Treviglio (BG), fax 0363 48198,
africa@padribianchi.it   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mohamed l’italiano
(e i suoi fratelli) 

Viaggio tra le galassie dell’Islam targato Italia 

di Angela Lano *

I fedeli musulmani rappresentano la seconda comunità religiosa nel nostro Paese. Di loro sappiamo pochissimo: i media presentano l’Islam come una religione monolitica, chiusa, squassata dal fondamentalismo. Ma la realtà è più complessa. Specie tra gli immigrati presenti in Italia

 

L’Islam in Italia è diventato la seconda religione per numero di fedeli. Una realtà eterogenea e complessa, al cui interno convivono anime diverse e, talora, lontane.

La prima suddivisione è quella tra sunniti (88%, seguaci della tradizione di Maometto) e sciiti (9%, seguaci del “partito” di Ali, genero del profeta). Il restante 3% è spartito fra sette, e confraternite mistiche. Ma, per quanto i pilastri della fede e del culto accomunino tutti i musulmani, ogni corrente ha sviluppato giurisprudenze e tradizioni differenti.

Tra i sunniti, ad esempio, coesistono quattro differenti scuole giuridiche, applicabili in relazione allo stato di provenienza o al contesto. A seconda che un fedele, per origine geografica o per appartenenza politico-religiosa, ne scelga una piuttosto che l’altra, avremo modi differenti di interpretare e utilizzare il diritto. Livello culturale, apertura mentale, condizione economico-sociale e situazione politica del paese d’origine produrranno ancora altre differenziazioni e vie di relazione al fattore religioso.

La moschea di RomaLa moschea di Roma

Costellazioni di nomi

Le banalizzazioni, le semplificazioni, gli stereotipi e la comoda omologazione (cui ci siamo abituati) non rappresentano un metodo serio per la lettura delle molteplici realtà islamiche. Vi sono musulmani wahhabiti che si rifanno a un islam fondamentalista e tradizionalista salafita, che auspica il ritorno alla purezza dell’islam, così com’era vissuto dagli antenati quindici secoli fa. Ci sono simpatizzanti del movimento dei Fratelli Musulmani, che segue una visione integralista ed è formato da una galassia di gruppi che spaziano dal pacifismo assoluto alle derive violente e terroriste. E ancora: jihadisti delle jama‘at islamiche di stampo politico radicale, pacifisti e nonviolenti, “laici” (seguaci di grandi pensatori quali Averroè e Avicenna), indifferenti o non credenti…

Tutte queste tipologie fanno parte, sempre e comunque, della grande comunità islamica, dentro la quale si entra per nascita o per conversione, ma da cui non è così facile uscire.

Islam militante

Tra gli immigrati di origine islamica che vivono in Italia possiamo incontrare tutte queste tendenze e atteggiamenti. Piuttosto nota – perché spesso sui giornali, nei telegiornali e nei salotti televisivi – è la realtà dei fondamentalisti. Quella aggressiva, che non concede alternative alle scelte personali dei fratelli nella fede o ai connazionali – musulmani per nascita – che desiderino intraprendere strade differenti (altri credi, "laicità" dichiarata) e che cerca di controllarne, anche attraverso anatemi, la fede e il modo di vivere. Si tratta di un islam militante integralista o fondamentalista (dipende dal movimento di riferimento). Anche qui troviamo inclinazioni e sfumature differenti, comprese quelle più radicali e violente. Esso coinvolge principalmente i disperati, gli emarginati, coloro che, per mancanza di mezzi culturali ed economici, non riescono a integrarsi nella società ospite.

Molti di loro gravitano attorno a moschee e centri islamici pilotati da iman (guide per il culto, che hanno assunto una leadership religiosa e politica non prevista dall’islam sunnita) poco preparati, quando non proprio ignoranti. A loro volta, queste guide sono indottrinate da inviati di stati o movimenti islamici potenti e facoltosi. Tale realtà fa del proselitismo tra gli infedeli o tra i musulmani "tiepidi", del ritorno alle origini del messaggio coranico e, nel caso estremo, della lotta armata contro obiettivi nemici, lo scopo principale del proprio agire. Spesso è proprio la particolare visione politico-ideologica, che grava su determinati luoghi di culto, che ne motiva la non frequenza o la presa di distanza da parte della maggioranza degli immigrati di origine islamica.

Un’élite colta

A fianco di questa realtà aggressiva c’è l’islam dei tanti credenti che esprimono una fede più interiore, spesso privata (nelle preghiere in casa, in moschea, o tra le pause di lavoro in fabbrica o nei campi) e che auspicano l’integrazione (o che già si sentono inseriti) nella società italiana, pur mantenendo solidi legami con le proprie tradizioni: sono i "moderati", i pacifici coabitatori dei nostri spazi cittadini. Un’altra "tendenza" è quella dei musulmani attivisti di gruppi culturali e religiosi: sono gli aderenti alle organizzazioni che fanno capo all’Ucoii, al Gmi (Giovani musulmani d’Italia), alle confraternite sufi e ad altri organismi rappresentativi dell’islam italiano (associazioni giovanili, femminili, studentesche, di solidarietà, e così via).

Costoro sono un’élite colta, economicamente e socialmente ben inserita, dedita alla promozione dell’islam "dal basso" – una sorta di re-islamizzazione delle comunità islamiche e non degli italiani di altre religioni, anche se le conversioni non mancano – disponibile al dialogo interreligioso e all’incontro con l’"altro". Sono fedeli praticanti e osservanti, che vivono integralmente i precetti dell’islam, ma che si ritengono aperti alla modernità. I loro rappresentanti stanno, infatti, tentando un’opera di re-interpretazione della shari‘a e del diritto in accordo con i tempi.

I laici del Corano

Alcuni sono vicini al movimento dei Fratelli Musulmani. La loro concezione di jihad è quella di "sforzo sulla via di Dio", sulla strada del bene, della riforma interiore, sociale e politica, anche se non sono pochi coloro che giustificano la risposta armata, "resistenza", in caso di oppressione o di invasione da parte di eserciti esterni (come nel caso dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Palestina). Poi ci sono i cosiddetti "laici", coloro che hanno assunto un atteggiamento di religiosità liberale e tollerante, razionalista e "illuminista". Si tratta di un’appartenenza vissuta come legame culturale con la splendida e dotta civiltà arabo-islamica del passato. Fra costoro ci sono musulmani che si definiscono praticanti, pur non frequentando, o frequentando sporadicamente, i luoghi di culto. L’islam lo consente: esiste, infatti, l’obbligo della salat, la preghiera rituale compiuta cinque volte il giorno, ma sul luogo non esistono vincoli. Per altri, il termine "laico" esprime quasi indifferenza, o insofferenza, nei confronti delle usanze della propria cultura d’origine e di ogni espressione di religiosità.

Tra questi, molti sono i non praticanti, che non fanno riferimento a moschee, gruppi o associazioni musulmane, e non seguono i precetti cultuali. Persone, dunque, che non pregano, non osservano il periodo di digiuno e di astensione sacra (il ramadan), non rispettano le norme alimentari (consumo di carne halal, astensione da bevande alcoliche e da cibi contenenti carni suine, e altro ancora). Trasversale all’islam dei moderati, degli attivisti e dei laici è l’islam pacifico, tollerante, del dialogo interreligioso, che condivide parte del cammino di fede e di apertura verso l’esterno con il sufismo, la via iniziatica ed esoterica della mistica islamica. Per costoro la religione è uno strumento di ricerca di Dio che parte dalla propria condizione umana e dall’amore verso gli altri, verso la pace e la tolleranza.


* tratto da Nigrizia, 7/8, 2004