LA GUIDA

L’invito a visitare la “nazione arcobaleno” arriva da un bel libro appena pubblicato dalle editrice Polaris: “Sudafrica – il mondo in un solo paese” (336 pagine, 29 euro). Scritto da Silvana Olivo, italo-sudafricana appassionata di ecoturismo e popolazioni tribali, il volume suggerisce dieci straordinari itinerari naturalistici e culturali per scoprire aspetti preziosi e poco conosciuti del nuovo Sudafrica. «Bisogna lasciarsi alle spalle gli stereotipi – scrive l’autrice – è uno stereotipo che tutte le strade di Johannesburg pullulino di ladri efferati e che le strade del Parco Krugher siano frequentate come autostrade. Il Sudafrica è un museo a cielo aperto sia per la natura che per l’interazione tra culture diverse costrette a trovare equilibri sempre nuovi: ma occorrerà sempre molto rispetto nel visitarle». Una guida che non può mancare nella valigia. Prenotazioni su www.polaris-ed.com  

 

 

Qualche statistica

POPOLAZIONE
46 milioni (60% urbana, 40% rurale) di cui 76% neri africani (compresi zulu, xhosa, tswana e sotho), 13% bianchi (afrikaners e inglesi), 9% coloured (razza mista), 2% asiatici (principalmente indiani)

LINGUE
11 ufficiali, l’afrikaans e l’inglese sono le più usate

RELIGIONE
il 68% della popolazione è cristiana (gran parte protestante, l’11% metodista, il 7% anglicana, il 9% cattolica)

CAPITALE
Pretoria (capitale amministrativa),
Città del Capo (capitale legislativa),
Bloemfontein (capitale giudiziaria)

ALTRE CITTÀ
Johannesburg (oltre 2milioni di abitanti), Durban e Port Elizabet

MONETA
Rand sudafricano

ECONOMIA
Agricoltura (granoturco, frutta, canna da zucchero), risorse minerarie (oro, carbone, diamanti, manganese), industria (prodotti del petrolio e bellici, mezzi di trasporto, prodotti metallici e tessili)

 

Il Sudafrica
 in dieci anni

1994 2004
ABITANTI
40,5 milioni 46 milioni
PIL PROCAPITE
3.130 US$ 3.376 US$
CRESCITA ECONOMICA
2,8% annua 3,4% annua
DISOCCUPAZIONE
29% 26%
SPERANZA DI VITA
60 anni 53 anni
MORTALITA INFANTILE
72 per mille 60 per mille
MALATI DI AIDS
2 milioni 5,5 milioni
 ALFABETIZZAZIONE
50% 86,5%
POPOLAZIONE POVERA
42 % 24 %
ENERGIA ELETTRICA
32% 70%
ACQUA POTABILE
65% 90%

 

Dieci anni di libertà

di claudio zuccala

Il miracolo di Mandela e la pesante eredità del passato. Il dinamismo dell’economia e l’emergenza criminalità. La sfida della riconciliazione e il flagello dell’Aids. A dieci anni dalla fine dell’apartheid, un servizio speciale per scoprire tutti i colori della “nazione arcobaleno”.  

Il 10 maggio 1994, tre anni dopo l’abolizione dell’apartheid, Nelson Mandela (Madiba, come è affettuosamente chiamato da milioni di africani) assunse la presidenza del Sudafrica. Nel suo discorso inaugurale promise di fare del “Paese arcobaleno” una realtà che avrebbe rinnovato la fiducia nell’umanità: “Lotteremo per la pace, la prosperità e la democrazia in una società dove scomparirà il razzismo e ogni altra forma di discriminazione”. A distanza di dieci anni, quel discorso rimane attualissimo e molte sfide restano aperte.

Luci e ombre

Il Sudafrica è ancora un Paese di grandi contrasti. I sobborghi signorili di Johannesburg e Città del Capo si trovano, oggi come ieri, ad una breve distanza dagli smisurati e miserabili ghetti dove trovano rifugio svariati milioni di persone. Il lusso dei centri commerciali ultra-moderni e degli hotel da-mille-e-una-notte danno l’impressione di un Paese ricco, ma non ingannano l’occhio attento.

Le statistiche, e soprattutto le persone, di ogni colore ed estrazione sociale, sono concordi nell’affermare che il livello di criminalità e di violenza è paurosamente aumentato negli ultimi anni (a Johannesburg c’è un omicidio ogni 2 ore, una rapina ogni 12 minuti). Questo non deve però far dimenticare il miracolo di aver evitato quel bagno di sangue - provocato da vendette, odio razziale e regolamento di conti - che i più pessimisti prevedevano soli pochi anni fa. L’economia ha i suoi problemi, ma non c’è stato il temuto esodo dei capitali posseduti dagli ex coloni. Permane tuttavia la questione del riequilibrio economico, dopo quello giuridico, tra le comunità bianche e nere: il 10 % della popolazione ha in mano il 45 % delle risorse economiche del Paese. Anche nei rapporti sociali sussistono diffidenze e divisioni generate dal colore della pelle, ma lentamente la gente comincia a frequentarsi, ad uscire insieme, a conoscersi per quello che si è, senza nascondersi dietro un muro di ignoranza o di pregiudizi.

Una potenza egemone

Sul fronte politico, l’African National Congress, il partito di Mandela che ha condotto la lotta contro l’apartheid e ne ha giustamente raccolto i frutti, ha raggiunto quasi il 70 % dei voti nelle elezioni dell’aprile scorso. E’ una maggioranza schiacciante che permetterebbe all’ANC di cambiare la costituzione, se solo lo volesse. Ma le regole della democrazia in Sudafrica non sono in discussione: il pluralismo delle idee e gli spazi dell’opposizione sono garantiti (un caso assai raro nel continente nero). A livello internazionale la superpotenza sudafricana ha svolto un ruolo positivo di stabilizzazione e di cooperazione economica per l’intera Africa australe. Ma la sua influenza e la sua visibilità hanno oramai varcato i confini regionali: basti ricordare la recente organizzazione di due grandi conferenze internazionali (una sul razzismo ospitata a Durban e l’altra sullo sviluppo sostenibile a Johannesburg) e il protagonismo politico-diplomatico ostentato dal Governo sudafricano nelle trattative per porre fine ai conflitti in Burundi e nella R.D.Congo.

La magia di Mandela

Il simbolo del nuovo Sudafrica resta Nelson Mandela. Al di là di tanti discorsi retorici, di vari tentativi di adulazione o dell’iconografia che circonda il personaggio, Madiba è stato il grande timoniere che ha permesso al Paese di navigare in acque spesso pericolose, mantenendo la barca miracolosamente intatta.

Mandela è uno dei pochi leader mondiali ad aver parlato e insegnato con l’esempio della propria vita. Dopo trent’anni di carcere, mentre chiedeva ai suoi connazionali di mettere da parte i sentimenti di vendetta o di rivalsa nei confronti dei bianchi, ha compiuto gesti semplici e importanti che hanno fatto comprendere alla gente quale fosse la strada da percorrere. Indimenticabile la sua apparizione nel tempio del rugby sudafricano di Ellis Park con la maglia e il cappellino degli Sprinboks (la nazionale, composta da soli bianchi, emblema per tanti anni dell’apartheid sportiva) per incitare la squadra nella finale del campionato del mondo del 1999.  Ma non solo: le parole “riconciliazione” e “perdono” hanno assunto un significato profondo quando Mandela decise di andare a prendere una tazza di the e farsi una chiacchierata a casa della vedova di Verwoerd, il teorico per eccellenza dell’apartheid e Primo Ministro all’epoca in cui Mandela venne condannato all’ergastolo. Quell’immagine, quell’incontro, ha chiuso i conti con il passato ed ha inaugurato una nuova stagione piena di speranze.

Ma l’ex presidente e padre del Sudafrica post-apartheid, ha avuto un altro grande merito: l’aver saputo traghettare l’economia del Paese durante gli anni difficili della transizione verso la democrazia. Mandela mise da parte i piani di nazionalizzazione e di pianificazione di matrice marxista, raccomandati da molti esponenti della ANC, e diede il suo benestare ad un moderato liberismo in campo economico. Una scelta vincente che peraltro non impedì al Governo di adottare una serie di leggi tese a privare i bianchi dei loro vecchi privilegi.

Mbeki la sfinge

L’eredità politica di Mandela è stata raccolta dal suo successore designato, l’attuale presidente Thabo Mbeki. Figlio di due attivisti dell’ANC, laureato in economia all’università del Sussex, Mbeki ama vestire i panni dell’intellettuale. Ma non ha l’equilibrio né il carisma del suo predecessore. Alcune sue recenti dichiarazioni e scelte politiche lo hanno reso facile bersaglio di critiche feroci sia dal fronte domestico che da quello estero: in particolare il presidente è stato accusato di non avere a cuore la riconciliazione e il dialogo con i bianchi. Sarebbe però ingiusto tacciare Mbeki di estremismo o insinuare che sia un leader ambiguo che cova rancori non sopiti. Più probabilmente Mbeki sente la pressione di un elettorato inquieto e insoddisfatto. La recente vittoria ottenuta dall’ANC e la sua rielezione a presidente per un altro quinquennio non ha reso il suo compito più facile. Le preoccupazioni non gli vengono dall’opposizione o dagli antichi nemici, ma da cinque grandi sfide che non possono più essere rimandante.

La riforma terriera

La ridistribuzione delle terre fertili è uno delle questioni più spinose che il Governo deve affrontare. Migliaia di persone di colore subirono l’esproprio delle loro terre nel diciannovesimo secolo ai tempi dell’espansione coloniale e successivamente negli anni dell’apartheid. Varie leggi, varate dal 1994 in poi, hanno reso possibile la richiesta per entrare di nuovo in possesso di ciò che era stato tolto ma finora i provvedimenti hanno dato scarsi risultati. Thomas Ntuli vive vicino a Tzaneen, nella Provincia del Nord ribattezzata da poco Limpopo. Racconta che la sua famiglia dovette abbandonare i propri terreni quando era piccolo, negli anni ‘50; più tardi lui è tornato come bracciante e ha lavorato per 40 anni per il nuovo proprietario senza essere pagato. “In quel modo sono riuscito a rimanere sulla terra dei miei avi. Abbiamo una cinquantina di familiari sepolti qui.  Adesso che è possibile riavere quello che era nostro,  ho fatto domanda presso gli uffici. Mi hanno detto che se ne sarebbe riparlato dopo le elezioni”.  Thomas vive con una figlia e i nipoti. Attorno la loro baracca razzolano alcuni animali da cortile che ogni tanto vendono per racimolare qualche soldo. L’entrata più cospicua rimane comunque la pensione del signor Ntuli: 650 rand al mese, circa 80 euro. Forse i suoi nipoti, che vanno tutti a scuola, saranno fra i beneficiari di quella riforma agraria che ha cominciato a muovere, anche se molto lentamente, i primi passi.

Lotta alla criminalità

Dire che il Sudafrica è un Paese dove il crimine abbonda è scoprire l’acqua calda. Il Paese ha uno dei più alti tassi di omicidi del mondo (30 vittime ogni 100mila abitanti). Si calcola che nel paese vi siano da 500mila a 4 milioni di armi da fuoco detenute illegalmente.  La polizia - un tempo agli ordini del partito nazionalista bianco e quindi altamente ideologizzata - oggi è demotivata, corrotta e senza la preparazione necessaria per affrontare una generazione di giovani spesso violenti e armati, cresciuti in un clima di tensione e insicurezza, senza un titolo di studio o un lavoro.  Quello di cui si parla poco è il grande giro d’affari creato dalla cosiddetta lotta alla criminalità: vista l’incapacità della polizia di far fronte ad un numero esorbitante di richieste di intervento, il cittadino si rivolge sempre più spesso a compagnie private di vigilanza (sono 4.500 quelle nate negli ultimi dieci anni, e danno lavoro ad un esercito composto da mezzo milione di uomini). Il problema è che spesso la preparazione dei vigilantes è carente, talvolta praticamente inesistente: non è raro imbattersi in centri di reclutamento che nel giro di pochi giorni sfornano delle guardie private. Un esempio concreto: nel sobborgo di Ga-Rankua, Pretoria, Kenneth Monafe offre un corso di addestramento di 3 settimane al prezzo speciale di 300 Rand  (circa 40 euro): alla fine del corso gli allievi potranno ricevere un primo impiego come addetti ai controlli o come guardie giurate (un lavoro che rende 1.300 euro al mese, 170 euro).

Il mondo della scuola

 “La scuola di massa? Manca di tutto!” È un affermazione che si sente più volte parlando con insegnanti, professori e alunni delle scuole nelle zone rurali. Qui infatti il panorama è spesso deprimente: muri sporchi, vetri rotti, aule disadorne, pochi libri in giro, studenti svogliati e insegnanti a volte poco motivati e mal preparati. C’è un abisso tra le scuole dei benestanti o i college privati e le scuole delle townships o delle campagne.  Siyabuswa è una grossa cittadina a un centinaio di chilometri a nordest di Pretoria, ed è stata la capitale del KwaNdebele, una delle homelands (riserve per neri) al tempo dell’apartheid. Le scuole non mancano, ma chi appena può, manda i propri figli nelle scuole private di Toitskraal, Marble Hall e Groblersdal, fino a qualche anno fa roccaforti dei Boeri, dove buona parte del corpo docente è ancora composta da bianchi. Ci vorrà molto tempo prima di adeguare la scuola pubblica agli standard di questi istituti elitari.

L’economia: nubi all’orizzonte

Il quadro economico generale è stato contrassegnato da due elementi negativi: il basso livello di investimenti e l’aumento della disoccupazione. La moneta nazionale si è stabilizzata, dopo aver recuperato su euro e dollaro, ma ciò ha fatto lievitare i prezzi dei prodotti “made in Sudafrica”, penalizzando le esportazioni. Gli analisti temono poi che la competitività dell’economia possa calare in futuro a causa di politiche governative quali il “black empowerment” e l’“affirmative action” che garantiscono il diritto di priorità di assunzione ai neri (con minore scolarità e professionalità) negli uffici pubblici e perfino nelle grandi aziende private.: questi provvedimenti mirano a creare una classe media fra la popolazione nera ma costringono molti bianchi a cercare lavoro all’estero.

Il fattore AIDS

A pesare sul futuro della nazione c’è anche il flagello dell’Aids. Il Sudafrica è il paese al mondo con il più alto numero di contagiati dal virus HIV: circa 5 milioni di persone, l'11 per cento degli abitanti, sono sieropositive: 600 di loro muoiono ogni giorno, 660mila bambini sono orfani a causa della malattia. Il Governo per lungo tempo ha minimizzato la portata dell’epidemia e ha colpevolmente ignorato le sue ripercussioni sul piano sociale ed economico. Il presidente Mbeki è arrivato a sponsorizzare teorie mediche assurde, secondo le quali l’Aids non sarebbe trasmessa da un virus ma “si creerebbe” per la miseria e la mancanza d’igiene:  secondo queste teorie – condivise peraltro dall’incompetente ministro della sanità Manto Tshabalala-Tsimang – per curare la malattia basterebbe affidarsi alla medicina tradizionale. Solo negli ultimi mesi, dopo ripetute e pesanti critiche giunte soprattutto dall’estero, Mbeki ha accettato di far distribuire i vaccini antiretrovirali, ma ormai la situazione è fuori controllo. Quattro generazioni sono il lasso di tempo calcolato dalla Banca mondiale perché il paese arrivi al collasso economico se non riuscirà a fermare l'epidemia.  

Dall'occupazione alla Liberazione

1652 Gli olandesi fondano un insediamento stabile a Table Bay (odierna Città del Capo
1835-43 Grande Trek: a causa del conflitto tra inglesi e boeri, questi ultimi lasciano la colonia del Capo e formano le repubbliche dell’Orange e del Transvaal.
1910 Viene fondata l’Unione Sudafricana, dominio autonomo nell’ambito del Commonwealth. Inizia la politica di discriminazione nei confronti della popolazione nera.
1912  Viene fondato l’African National Congress, movimento per i diritti civili dei neri.
1948 Viene sistematizzato il regime di segregazione razziale (apartheid); sono vietati i matrimoni misti e viene creato un sistema educativo separato per la popolazione nera.
1960 67 cittadini di colore vengono uccisi dalla polizia razzista nel “massacro di Sharpeville”. L’African National Congress viene messo fuorilegge.
1961 Il Sudafrica esce dal Commonwealth.
1964 Nelson Mandela, dirigente dell’ANC, viene condannato all’ergastolo con l’accusa di sabotaggio e tradimento.
1976 Centinaia di persone vengono uccise dalla polizia nel ghetto nero di Soweto.
1977 Stephen Biko, fondatore del Black Consciousness Movement, muore in carcere per i maltrattamenti subiti.
1984 Una nuova costituzione ribadisce la segregazione razziale. Le proteste contro l’apartheid si diffondono in tutto il paese. Il vescovo anglicano Desmond Tutu, uno dei grandi oppositori del regime segregazionista, ottiene il premio Nobel per la Pace. Il Sudafrica è sempre più isolato.
1989 Frederich Willem de Klerk diventa presidente della repubblica.
1990 Nelson Mandela viene liberato dopo 27 anni di prigionia e l’ANC viene legalizzato. Si avviano dei difficili negoziati per il superamento dell’apartheid.
1992 Viene abolito l’apartheid; si preparano le prime elezioni multirazziali.
1993 Per aver guidato il Sudafrica verso la democrazia, Mandela e De Klerk vengono insigniti del premio Nobel per la Pace.
1994 Mandela conduce l’ANC alla vittoria nelle prime elezioni democratiche in Sudafrica e diventa presidente della repubblica.
1996 Il paese si dà una nuova carta costituzionale, approvata definitivamente l’anno seguente.
1998 Mandela lascia la presidenza dell’’ANC. Al suo posto viene eletto Thabo Mbeki