In Africa 5 persone muoiono ogni minuto a causa del virus dell’HIV: 300 vite spezzate ogni ora, 7mila ogni giorno, 2,5 milioni ogni anno.  Sono donne e uomini giovanissimi.  Oppure bambini. Condannati a una lunga e terribile agonia.  I loro drammi sono stati catturati dall’obiettivo di un fotoreporter che ha viaggiato nel cuore ferito del continente africano. Sono immagini commoventi, graffianti, talvolta dolorose.  Ma necessarie per aprire gli occhi e combattere l’indifferenza.

 

 

 

 

 

 

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 42 milioni le persone con HIV nel mondo, più del 95% vive nei Paesi in via di sviluppo.
L’Africa Sub- Sahariana è la regione più drammaticamente colpita dall’epidemia: ogni anno sono 3,5 milioni le persone contagiate dal virus.
Qui l’epidemia sta demolendo ogni residua speranza di sviluppo economico futuro: l’Aids ha fatto diminuire anno dopo anno le aspettative di vita degli africani, scese oggi in alcuni paesi a circa 35 anni.

DONNE SOLE Il segretario dell’Onu Kofi Annan ha dedicato all’universo femminile il suo discorso all’ultima Conferenza Internazionale sull’Aids: «Sono soprattutto le donne a soccombere per povertà, violenza e abusi. Bisogna renderle forti contro il virus, a partire dall’educazione ».
In Africa oltre la metà dei contagiati è costituita da donne: molte sono allontanate dal posto di lavoro, rifiutate da amici e famigliari,  persino scacciate dai mariti e dai propri figli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 PATATE ANTI-AIDS  Centro di Harare, capitale dello Zimbabwe. “Su un marciapiede c’è un mucchietto di quelle che sembrano patate. Accanto, un cartello che dice «Tuberi magici, combattono le malattie, curano l’Aids». L’uomo che le vende ha un viso magro, scavato, quando gli chiedo se funzionano scuote con vigore la testa: «Certo», dice. «Bisogna tagliarle a fette e mangiarle crude: le malattie se ne vanno, compresa l’Aids”. Questo episodio, raccontato dal giornalista Oliviero Bergamini nel libro Aids. L’Africa dritto negli occhi, svela quanto occorra ancora lavorare in Africa sul fronte dell’informazione. In un recente sondaggio sull’Aids realizzato in Nigeria, oltre la metà degli intervistati si è detto convinto dell’esistenza di una cura in grado di sconfiggere la malattia.  
FUTURO NERO “Accesso a cure e trattamenti per tutti”. Questo era il tema della XV Conferenza Internazionale sull’Aids, tenutasi lo scorso luglio a Bangkok. A più di 20 anni dalla sua scoperta, l’Aids continua ad espandersi senza tregua. E a colpire soprattutto i Paesi più poveri e le popolazioni più vulnerabili. Per questo gli organizzatori della Conferenza hanno voluto porre l’attenzione sul diritto di cura per tutti. Un diritto calpestato soprattutto in Africa, il continente più colpito dal virus Hiv con il suo triste primato di 20 milioni di morti negli ultimi 10 anni, 3 milioni nel solo 2003. E una previsione per il futuro altrettanto drammatica: 25 milioni di morti nei prossimi 10 anni.
Nella foto: un momento in un ospedale dello Zimbabwe: delle neomamme si addestrano per evitare il contagio durante l'allattamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NIENTE SOLDI Il numero totale delle infezioni in Africa ha raggiunto i 30 milioni. Le dimensioni dell’epidemia si fanno ancor più inquietanti se si pensa che mancano i finanziamenti per contrastare la diffusione del virus (secondo gli esperti servirebbero dieci miliardi di dollari l’anno, per dieci anni: finora ne sono stati raccolti solo tre). L’Oms punta a somministrare i farmaci antiretrovirali a 3 milioni di persone entro il 2005: un obiettivo ambizioso ma difficile da centrare.

IL VACCINO CHE NON C’È – Il traguardo del vaccino anti-Aids è ancora lontano. A parere di molti osservatori le multinazionali farmaceutiche non investono abbastanza nella ricerca, preferendo puntare sul business dei farmaci. Per anni queste industrie hanno insistito nella difesa dei loro brevetti, mantenendo alto i prezzi e negando così i medicinali ai Paesi più poveri. Da quando gli accordi internazionali hanno permesso di abbassare il costo della terapia anti-aids con farmaci generici, anche le multinazionali hanno cominciato a vendere farmaci a prezzi scontati. Oggi per curarsi occorrono almeno 250 dollari l’anno a paziente.

VIRUS KILLER – Negli ultimi dieci anni, grazie ai nuovi medicinali salvavita, in Occidente la mortalità per Aids si è più che dimezzata. Ma la terapia anti-Aids permette di allungare la vita delle persone contagiate, non di salvarle; in altre parole, i farmaci antiretrovirali possono rallentare la malattia ma non riescono a sconfiggerla. Oltretutto il virus killer (che muta in diverse sue parti per aggirare le difese della medicina) sta diventato resistente a questi farmaci.

FARMACI PROIBITI Un milione di neonati nasce ogni anno nel Sud del mondo con per il virus  dell’Aids: il 90% sono bimbi africani destinati a morire se non curati. Ma in Africa non ci sono soldi per la terapia antiretrovirale (solo il 3% dei malati può permettersela). Alcuni Paesi - Sudafrica, Etiopia, Malawi - hanno cominciato a ricorrere ai cosiddetti “farmaci generici” di basso costo. Ma nel 2003 l’epidemia ha raggiunto il culmine, con settemila morti al giorno.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIARIO DALL’INFERNOLa dottoressa Micol Fascendini, 28 anni, è responsabile sanitaria del progetto Cesvi Salviamo l’AIDS sul nascere, che mira a prevenire la trasmissione della malattia dalle mamme sieropositive ai bambini in Zimbabwe. La sua sfida quotidiana contro il flagello del virus HIV è raccontata su www.cesvi.org attraverso le pagine di un emozionante diario on-line: “Carissimi amici, le notizie dallo Zimbabwe non sono belle”, scrive un giorno. “L’ultimo rapporto del Ministero afferma che il 34% della popolazione adulta è sieropositiva. Se ci si pensa bene, significa che un adulto su tre è positivo. Le stime sono terrificanti, dicono che ci sono 3.846 morti di Aids ogni settimana in Zimbabwe. Viene voglia di sedersi, lasciare andare le braccia e abbandonare tutto. Viene voglia ma non lo si fa. Non lo si fa perché, da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro, ci sono già 14 bambini negativi ai test. E di fronte a questi 14 bambini, viene voglia di rimboccarsi le maniche e andare avanti, per fare in modo che quei bambini diventino sempre di più”.
TAKUNDA, IL NOME DELLA SPERANZA – L’organizzazione umanitaria Cesvi è impegnata in Africa australe con il progetto Fermiamo l’Aids sul nascere, volto a combattere la trasmissione del virus dalle mamme sieropositive ai neonati attraverso un programma di prevenzione, cura farmacologica, assistenza alimentare e psicologica. Takunda è il primo bambino dello Zimbabwe, nato da una mamma sieropositiva, salvato grazie all’intervento del Cesvi: il suo nome significa “abbiamo vinto”. Oggi Takunda ha tre anni ed è un bimbo sano e vivace. Bastano 130 euro per salvare un neonato dall’Aids. Informazioni al numero verde 800.036.036. mail: cesvi@cesvi.org

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL LIBRO

Le fotografie di questo servizio sono tratte dal libro «Aids. L’Africa dritto negli occhi», edito da Contrasto  in collaborazione col Cesvi. Raccoglie 80 scatti del fotoreporter Giovanni Diffidenti realizzati in Sudafrica, Uganda, Congo e Zimbabwe, laddove il virus falcidia intere generazioni. In Africa l’epidemia avanza senza sosta, circa la metà delle persone con HIV si infetta prima di compiere 25 anni e muore di AIDS prima del trentacinquesimo anno di età.