La dea Mami Wata

Sulle coste del golfo di Guinea - tra Nigeria, Benin, Togo e Ghana - è molto diffuso il culto di Mami Wata, la celebre divinità del mare e dei fiumi (il suo nome deriva dall’inglese "mother of the water", che significa "madre dell’acqua"). È una divinità femminile e civettuola ama i profumi, gli occhiali da sole, i saponi, i gioielli, le stoffe costose ed eleganti. I suoi feticci sono dei grandi vasi decorati di conchiglie e dipinti di blu, il colore del mare. Quando si "materializza" sulla Terra, Mami Wata prende possesso delle sue fedeli, sempre di sesso femminile. Le "figlie di Mami" danzano con movenze seducenti, ancheggiando in punta di piedi, spostandosi lentamente e con molta dolcezza. Nella trance, le fedeli si alzano e si abbassano, con ampi gesti e le braccia distese, imitando il respiro del grande oceano. 
I seguaci di Mami Wata attribuiscono molta importanza al contatto con la dea, da cui si aspettano sostegno nell’ascesa sociale e benefici materiali, oltre a prestigio e potere. 

 

   

Kokou e Mami Wata
LE DIVINITA’ VODOUN

testo e foto di Mauro Burzio*
 

Ultima tappa del lungo viaggio tra i misteri della religione vodoun. Concludiamo la nostra inchiesta con un documento eccezionale:
la testimonianza fotografica di un incontro ravvicinato 
con il dio guerriero Koku. E con la potente dea dell’acqua
...
 

 

 

Dietro la parola “vodoun” (o “vudu”, se preferite) si cela un universo complesso e misterioso popolato da divinità potenti e spiriti invisibili.
È un universo che noi occidentali facciamo fatica a capire.
Anche perché i suoi segreti più preziosi sono custoditi gelosamente da anziani sacerdoti che li svelano solo ai fedeli. Ciò nonostante
Africa ha voluto addentrarsi nelle terre di questa enigmatica religione esoterica,
nella convinzione che dietro i suoi simboli, le sue oscure cerimonie, 
si celassero significati profondi.

Negli scorsi numeri della rivista abbiamo cercato di spiegare alcuni "misteri" vodoun - ci siamo occupati di esorcismi, feticci, trance e riti sciamanici - avvalendoci della collaborazione di un grande conoscitore di tradizioni africane,Mauro Burzio. Che ora ci offre uno straordinario documento fotografico le immagini di una divinità possente e temibile che si materializza agli uomini solo in occasione di rituali violenti e impressionanti… solitamente preclusi agli "infedeli".

Aspettando Kokou
Kokou è una delle divinità più celebri del pantheon africano il suo culto è assai diffuso in Africa nord occiinnumerevoli fedeli in Benin, Togo e Ghana. La sua grande popolarità è dovuta ai poteri immensi che - secondo le credenze - questo vodoun concederebbe ai seguaci soprattutto forza e invulnerabilità in battaglia. Quel che è certo è che si tratta di una divinità assetata di sangue, tanto da spingere i suoi fedeli in trance a ferirsi l’un l’altro con pugnali, frammenti di vetro o forbici. Kokou ama mostrarsi in modi decisamente sopra le righe è decisamente esibizionista, nei sacrifici rituali "mangia" un pollo sgozzato, assieme a farina cruda, olio di palma, alcol, noci di cola e pepe. Per accoglierlo, i fedeli indossano gonne di rafia o paglia, e collane di perline colorate; i loro corpi sono cosparsi di un denso liquido giallo (ottenuto mescolando olio di palma, farina di mais ed erbe sacre) è il djassi, una specie di elisir fortificante, che dona l’energia fisica e mentale necessaria per affrontare la massacrante esperienza di un incontro ravvicinato con la divinità.

Trance mpressionanti
Le trance di Kokou sono impressionanti e rivelano il carattere combattivo e gagliardo di questo dio, insensibile al dolore e alle ferite subite in battaglia. I suoi adepti (uomini e donne) barcollano, con la testa che gira e le gambe che tremano, mentre Kokou si insedia nella loro testa, scacciandone l’anima cosciente. I suonatori di tamburo sono sempre parte del culto; essi inducono la trance con variazioni improvvise del ritmo, accelerandolo o producendo un suono più forte. Il sacerdote e i suoi assistenti immobilizzano, sovente con difficoltà, i fedeli in trance e poi li trascinano nella camera del convento o del tempio dove vengono spogliati dei loro vestiti, scarpe, braccialetti, orologi e collane. Siamo ora nel pieno di una possessione selvaggia il fedele attraverso l’estasi è infatti diventato lo strumento della divinità, che si è completamente sostituita all’anima cosciente e lo possiede, nella testa e nel corpo. In lui si incarna, in lui si muove, manifestando i segni tipici della sua divina personalità e il suo carattere violento e battagliero.

Quando gli dei parlano
Al ritmo ossessivo dei tamburi che scandiscono i tempi della cerimonia, Kokou danza con vigore e potenza muscolare la sua andatura, il suo gesticolare, la sua mimica, i suoi versi gutturali sono quelli di un grande personaggio che, per una volta ancora, torna gioioso e un po’ sbruffone a rivivere le sue passate avventure e le sue eroiche imprese. Ogni tanto, il dio si ferma per ascoltare le preghiere dei presenti, per fare delle smorfie ai bambini che ridono contenti, per indicare gli stregoni del villaggio e per consigliare su decisioni difficili. Poi riprende la danza, trascinato dalla musica nel centro del recinto sacro, sotto le sguardo vigile del sacerdote. Nel clou della cerimonia, mentre i tamburi aumentano il ritmo e il sudore scivola dai corpi muscolosi e contratti dei suonatori (assai vicini alla polvere rossa, sollevata dalle danze e dai balzi dei fedeli, copre la pelle mescolandosi al sudore, che bagna il terreno della danza. Kokou, sanguinante, sudato e impolverato, torna a rivivere nella danza dei suoi fedeli.

Energia divina
A questo punto, la tensione si allenta, il ritmo dei tamburi rallenta. Kokou lascia il corpo dei suoi seguaci. I fedeli, con la partenza del dio, tornano ad essere comuni mortali; la fine della possessione si manifesta con la perdita delle energie i fedeli collassano per la fatica, si afflosciano, esausti, piegati sulle ginocchia. Restano immobili per qualche tempo, con un’espressione ebete, poi si guardano intorno come svegliandosi da un sogno, rassicurati e confortati dagli spettatori che li riconducono dolcemente nella vita e nel mondo degli uomini. Nulla ricordano di una giornata intera di frenetica attività fisica e di incredibile dispendio energetico, passata senza bere e senza mangiare. La cerimonia è finita, Kokou è svanito. Ma la potenza della divinità non ha lasciato i suoi fedeli. È rimasta sulla rossa terra assetata, è passata nei posseduti e in quelli che hanno partecipato, in modo diverso, alla festa del dio. Dopo una giornata così intensa, l’energia divina è aumentata e continuerà a crescere, cerimonia dopo cerimonia, possessione dopo possessione, danza dopo danza, sacrificio dopo sacrificio.

(Fine della serie) 

* Il testo è stato tratto, per gentile concessione dell’editore, dal volume Vodoun - Viaggio tra gli dei africani, ed. Elemond/Mondadori, di prossima pubblicazione. Riduzione e adattamento di Luciana Lain - Riproduzione vietata per questo articolo