AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Louis 2000 ,“Bignona” , Frikyiwa

Il produttore-artista Fréderic Galliano è un francese cronicamente affetto  di mal d'Africa. Dopo una serie di viaggi in cui ha scoperto la vocalità femminile del Mali, del Senegal, del Niger e della Costa d’Avorio, anni fa ha aperto una etichetta discografica, la Frikyiwa, con cui ha cercato di fondere la vocalità africana con l’elettronica contemporanea. Ora esce un album tanto originale quanto affascinante con cui l’etichetta di Galliano raggiunge una nuova frontiera per quanto riguarda la miscela tra materia elettronica e materia acustica. Il lavoro in questione è il recente Bignona: concepito da Gérard decina di giorni. Il disco fa parte della serie “Nuits sur écoute” e si sviluppa Torres, ovvero Louis 2000, è stato concepito (e a suo modo registrato) nell’omonima cittadina del Sud Senegal, in piena Casamance, nell’arco di una come una lunga suite notturna, un fantasmagorico raga africano che strade, nelle case, intercettati dallo “studio mobile” della Frikyiwa e scandisce il tempo tra il crepuscolo e l’alba. Ballad allucinate, suoni presi dalle successivamente rimontati. Ascoltando il cd ci si trova catapultati in un brusio nebuloso e laborioso dal quale emerge a fatica la benedizione di una casa, il moncherino di una conversazione, il fraseggio di un coro, il rauco passaggio di un folle, i flauti della locale tradizione diola, le folate di percussioni in transito sul fondale sabbioso. Gioie e problematiche della musica contemporanea che trovano sbocchi fecondi nei ragionamenti assolati di Louis 2000, un artista capace di far girare sul tuo lettore cd uno scampolo sonoro della quotidianità africana.      

 

Mbongeni Ngema, “The best of Mbongeni Ngema”,  Gallo Music

Mbongeni Ngema è un nome che evoca l’epopea dei ‘musical’ sudafricani, un capitolo estremamente significativo della musica di quel paese. Nato nel 1955 vicino a Durban, Ngema consuma la propria giovinezza nei degradati quartieri neri della città. E’ nei bar locali che si educa ai ritmi della musica ed è qui che impara a suonare la chitarra. Entra nel mondo del teatro quasi per caso trovandosi a sostituire l’attore principale di uno spettacolo di Lucky Mavundla: fu l’inizio di una carriera folgorante che lo vedrà trionfare sui palcoscenici di tutto il mondo con spettacoli scanditi da una musica che mescolerà ritmi zulu a rock, jazz e pop. Questo album raccoglie estratti delle sue commedie musicali più famose: da Woza Albert, un lavoro nel quale ipotizzava un ritorno di Cristo che sceglieva di  portare il suo messaggio in una township e non in una chiesa di Pretoria, a Asinamali, la storia di cinque scioperanti neri imprigionati dalle autorità bianche, sino a Sarafina, un musical irriverente e contemporaneo che ha per protagonisti gli allievi della scuola media Morris Isaacson, la stessa da cui partì, nel 1976, la rivolta di Soweto.

 

Amadou & Mariam, “Wati”, Universal Music

“…I valori, i costumi e le tradizioni sono scomparsi”. E’ l’amara constatazione di una coppia di musicisti maliani che da tempo hanno stretto un sodalizio artistico oltre che sentimentale. In effetti Amadou Bagayoko e Mariam Doumbia si conoscono dai primi anni ’70, quando entrambi frequentavano l’Istituto dei giovani ciechi di Bamako, dove stavano imparando ad utilizzare il Braille. Per poter cominciare attraverso la parola scritta avevano bisogno di un alfabeto. Quello della musica invece era nato loro istintivamente. Entrambi ciechi (lui dall’età di 15 anni, lei dai 5), erano già musicisti. Amadou aveva fatto parte dell’Orchestre National e degli Ambassadeurs di Salif Keita, e Mariam era una giovane cantante molto dotata che si esibiva durante i matrimoni e le feste familiari. Nessuno pensava che due non vedenti avrebbero potuto avere successo nella musica e metter su famiglia, invece Amadou e Mariam sono diventati “la coppia cieca del Mali”, popolarissimi nel loro paese, ma anche in Francia. La loro proposta musicale è una calda miscela di suoni africani e di blues, dove le chitarre talvolta giocano con la kora  e altre si scatenano in posture rockeggianti. Come già in precedenti lavori anche qui i testi, mai banali, sembrano spesso estrapolati da conversazioni e riflessioni domestiche: piccole perle di saggezza familiare. Lavori come questo, se ce ne fosse bisogno, ci dimostrano che non è necessario vedere il mondo per sentirlo: chiudete gli occhi, ascoltate e vedrete.