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Louis
2000 ,“Bignona” , Frikyiwa
Il produttore-artista
Fréderic Galliano è un francese cronicamente affetto di mal
d'Africa. Dopo una serie di viaggi in cui ha scoperto la
vocalità femminile del Mali, del Senegal, del Niger e della
Costa d’Avorio, anni fa ha aperto una etichetta
discografica, la Frikyiwa, con cui ha cercato di
fondere la vocalità africana con l’elettronica contemporanea.
Ora esce un album tanto originale quanto affascinante con cui
l’etichetta di Galliano raggiunge una nuova frontiera per
quanto riguarda la miscela tra materia elettronica e materia
acustica. Il lavoro in questione è il recente Bignona:
concepito da Gérard decina di giorni. Il disco fa parte della
serie “Nuits sur écoute” e si sviluppa Torres, ovvero
Louis 2000, è stato concepito (e a suo modo registrato)
nell’omonima cittadina del Sud Senegal, in piena Casamance,
nell’arco di una come una lunga suite notturna, un
fantasmagorico raga africano che strade, nelle case,
intercettati dallo “studio mobile” della Frikyiwa e scandisce
il tempo tra il crepuscolo e l’alba. Ballad allucinate, suoni
presi dalle successivamente rimontati. Ascoltando il cd ci si
trova catapultati in un brusio nebuloso e laborioso dal quale
emerge a fatica la benedizione di una casa, il moncherino di
una conversazione, il fraseggio di un coro, il rauco passaggio
di un folle, i flauti della locale tradizione diola, le
folate di percussioni in transito sul fondale sabbioso. Gioie
e problematiche della musica contemporanea che trovano sbocchi
fecondi nei ragionamenti assolati di Louis 2000, un artista
capace di far girare sul tuo lettore cd uno scampolo sonoro
della quotidianità africana.
Mbongeni Ngema, “The best of Mbongeni Ngema”, Gallo Music
Mbongeni Ngema è un nome che
evoca l’epopea dei ‘musical’ sudafricani, un capitolo
estremamente significativo della musica di quel paese. Nato
nel 1955 vicino a Durban, Ngema consuma la propria giovinezza
nei degradati quartieri neri della città. E’ nei bar locali
che si educa ai ritmi della musica ed è qui che impara a
suonare la chitarra. Entra nel mondo del teatro quasi per caso
trovandosi a sostituire l’attore principale di uno spettacolo
di Lucky Mavundla: fu l’inizio di una carriera folgorante che
lo vedrà trionfare sui palcoscenici di tutto il mondo con
spettacoli scanditi da una musica che mescolerà ritmi zulu a
rock, jazz e pop. Questo album raccoglie estratti delle sue
commedie musicali più famose: da Woza Albert, un lavoro nel
quale ipotizzava un ritorno di Cristo che sceglieva di
portare il suo messaggio in una township e non in una chiesa
di Pretoria, a Asinamali, la storia di cinque scioperanti neri
imprigionati dalle autorità bianche, sino a Sarafina, un
musical irriverente e contemporaneo che ha per protagonisti
gli allievi della scuola media Morris Isaacson, la stessa da
cui partì, nel 1976, la rivolta di Soweto.
Amadou & Mariam, “Wati”, Universal Music
“…I
valori, i costumi e le tradizioni sono scomparsi”. E’ l’amara
constatazione di una coppia di musicisti maliani che da tempo
hanno stretto un sodalizio artistico oltre che sentimentale.
In effetti Amadou Bagayoko e Mariam Doumbia si conoscono dai
primi anni ’70, quando entrambi frequentavano l’Istituto dei
giovani ciechi di Bamako, dove stavano imparando ad utilizzare
il Braille. Per poter cominciare attraverso la parola scritta
avevano bisogno di un alfabeto. Quello della musica invece era
nato loro istintivamente. Entrambi ciechi (lui dall’età di 15
anni, lei dai 5), erano già musicisti. Amadou aveva fatto
parte dell’Orchestre National e degli Ambassadeurs di Salif
Keita, e Mariam era una giovane cantante molto dotata che si
esibiva durante i matrimoni e le feste familiari. Nessuno
pensava che due non vedenti avrebbero potuto avere successo
nella musica e metter su famiglia, invece Amadou e Mariam sono
diventati “la coppia cieca del Mali”, popolarissimi nel loro
paese, ma anche in Francia. La loro proposta musicale è una
calda miscela di suoni africani e di blues, dove le chitarre
talvolta giocano con la kora e altre si scatenano in posture
rockeggianti. Come già in precedenti lavori anche qui i testi,
mai banali, sembrano spesso estrapolati da conversazioni e
riflessioni domestiche: piccole perle di saggezza familiare.
Lavori come questo, se ce ne fosse bisogno, ci dimostrano che
non è necessario vedere il mondo per sentirlo: chiudete gli
occhi, ascoltate e vedrete.
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