AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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L’IStITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE A MAPUTO (ISMMA)

 

Intervista all'ex direttrice

di Claudio Zuccala

 

Africa  si è occupata nel 97 dell’allora emergente Università cattolica in Mozambico. Questa volta rivolgiamo la nostra attenzione a un’opera meno grandiosa ma unica in tutto il Mozambico. Ci riferiamo all’istituto superiore di scienze religiose, meglio conosciuto come ISMMA che ha la sua sede a Maputo, la capitale del Mozambico.

 

La forza trainante dietro la nascita e lo sviluppo dell’ISMMA è rappresentata da una religiosa dall’aspetto minuscolo ma dalla volontà incrollabile: suor Josefa Cordovilla, da tutti conosciuta come “Pepita”. L’abbiamo intervistata a Roma, dove stava concludendo la tesi di dottorato in missiologia.

 

Pepita, raccontaci brevemente come e perché è nato l’ISMMA.

Agli inizi degli anni 90’, la Conferenza degli Istituti Religiosi presenti in Mozambico organizzò un corso di formazione teologica per le giovani religiose mozambicane. I professori erano di tutti gli Istituti. Dopo due anni di esperienza si sentì la necessità di rendere istituzionale questo corso, cioè dargli quel livello che esigono gli studi teologici e le aspirazioni delle stesse giovani religiose. Così si giunse a creare un Corso Superiore di Scienze Religiose, che fosse in futuro approvato da Roma.

  

Successivamente sono intervenuti dei fattori che hanno profondamente modificato il progetto iniziale: ce ne puoi parlare?

Il progetto di un Istituto Superiore non poteva interessarsi soltanto alle religiose. Una volta approvato sarebbe servito anche per i laici. Perciò era necessario che il diploma conferito dall’ ISMMA fosse riconosciuto non soltanto dalla Chiesa, ma anche dallo Stato. In dialogo con la Conferenza Episcopale, incominciammo ad organizzare il corso con la promessa che il diploma sarebbe stato riconosciuto dall’allora nascente Università Cattolica del Mozambico (UCM), di competenza della Conferenza Episcopale del Mozambico (CEM). Così, il 16 luglio , festa della Madonna del Carmine, furono firmati gli Statuti dell’Istituto Superiore “Maria Madre dell’Africa”, aperto a tutti coloro che volessero frequentare il Corso quadriennale di Scienze Religiose.

Più tardi cominciarono altri corsi: nel 1999, quello di educatori sociali, approvato dal ministero degli affari sociali e dal ministero della Pubblica Istruzione del Mozambico, con il diploma di “tecnico medio dell’ azione sociale”. Nel 2000 venne coordinata dall’ ISMMA la formazione iniziale per la vita consacrata: postulanti, novizie e professe.

 

Come e dove si situa l’ISMMA nel panorama delle istituzioni che offrono un’istruzione di livello universitario. In altre parole che rapporti avete con gli altri maggiori centri del paese? 

Fin dall’ inizio l’ ISMMA fu riconosciuto come istituzione dal ministero della Pubblica Istruzione e chiamato a collaborare al processo del rinnovo del curriculum dell’insegnamento elementare e alla preparazione dei programmi ufficiali dell’educazione morale e civica in tutto il Paese.

Il Mozambico ha tre università (Eduardo Mondlane, Università Pedagocica e l’ Università Cattolica) e vari istituti superiori. Tutti i rettori formano il consiglio per l’istruzione superiore. L’ ISMMA non fa parte di questo consiglio di università, perché dipende dall’ Università Cattolica. Tuttavia viene convocato dal ministero in riunioni di consulta su temi riguardanti l’istruzione superiore, come nel caso in cui ci fu la riforma di questo tipo d’istruzione.

 

Parlaci un po’ della tipologia degli iscritti all’ISMMA. Chi si iscrive all’istituto? Da quali classi sociali vengono? Che cosa cercano?

Gli studenti dell’ ISMMA vengono da tutto il Paese, e, come tutti gli studenti, cercano una formazione che li aiuti nella vita. C’è un grande desiderio di studiare in tutto il Mozambico e le istituzioni sono poche. Per questo c’è una grande affluenza. In questi ultimi tre anni all’ ISMMA hanno fatto l’esame d’ammissione 450 candidati e possono esserne ammessi soltanto 70, per mancanza di spazio e di professori. Gli studenti dell’ ISMMA nel corso 2002 furono 411.

Vengono soprattutto dalla classe media, con un numero più o meno uguale di uomini e donne. Ci sono anche  religiosi e religiose inviati dai loro istituti per la loro formazione. Fra i laici alcuni sono dei catechisti inviati dalle parrocchie. Tuttavia la maggioranza viene di propria iniziativa e hanno già famiglia. Alcuni lavorano di sera, frequentando i corsi al mattino. La loro età va dai 19 ai 35 anni. Gli studenti che frequentano il corso per attività sociali, che inizia dopo le scuole medie, sono il gruppo più giovane.

  

Con l’obiettività di chi può osservare le cose da lontano, fino a che punto pensi che l’istituto risponda alle esigenze di chi vi studia?

Gli studenti sono molto contenti dell’istituto, dell’onestà e dell’impegno dei professori. Ha una biblioteca nuova al servizio di tutti e computers per i lavori personali. Credo che sia per questo che è grande l’affluenza dei candidati.

Un problema grosso  è stato la mancanza di  riconoscimento dei diplomi da parte dello Stato: con il solo riconoscimento ecclesiastico non servivano per trovare un lavoro. Tuttavia i nuovi diplomi della UCM e della PUU di Roma risolveranno questo problema.

 

L’istituto è cattolico ma le porte sono aperte a tutti. In che cosa consiste la cattolicità dell’ISMMA e quale clima si respira tra gli studenti?

Certo, è cattolico in due sensi: si insegna la teologia cattolica secondo i programmi ufficiali approvati dalla Chiesa. Tuttavia è cattolico anche per la sua universalità, poiché, fin dall’inizio, un aspetto caratteristico dell’ISMMA è che gli studenti appartengono a diverse confesioni religiose: Chiesa Metodista, Evangelica, Presbiteriana  e altre, non- cristiani e un piccolo numero di musulmani. L’istituto è aperto a tutti in conformità al pluralismo della società mozambicana. E questo è già un elemento educativo ed ecumenico, dato che non c’è soltanto rispetto, ma anche collaborazione. Abbiamo sempre lavorato per creare una sola famiglia, di collaborazione e di studio, di servizio e di amicizia. Le feste e le celebrazioni accademiche coinvolgono tutti: è un modo concreto di vivere i valori che, come educatori, si devono insegnare. Nei primi anni, quando il gruppo era molto più piccolo, si collaborava anche per fare la  pulizia della propria aula, del giardino etc.. Le grandi idee nascono dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana.    

 

Un’opera come questa difficilmente può autogestirsi in un paese ancora in preda ad enormi difficoltà economiche come il Mozambico. Ci puoi dire come e dove hai trovato gli aiuti in termini di finanziamento e personale?

Da quando nel 1995 iniziammo a lavorare per fondare l’ISMMA si dovette pensare anche alle finanze. Da un lato non volevamo che fosse un’opera riservata soltanto ai ricchi, e tanto meno dipendente completamente dall'estero. Il problema delle finanze si risolve in parte con l’apporto locale e in parte con aiuti dall’estero. Per quanto riguarda l’apporto locale bisogna dire che tutti i professori, religiosi e laici, sono d’accordo con questa scelta e ricevono un salario minimo. Gli studenti pagano più o meno la metà di quanto si paga nelle altre università.

Tuttavia questo non basta; perciò, fin dall’inizio, ci furono molti aiuti. Si incominciò con gli aiuti dei lettori della rivista “Testimoni” (Bologna) e poi dell’Italia, della Germania e Spagna . Nel 1998 iniziò la costruzione dell’istituto e il 75% del costo fu offerto dalla famiglia Kessler (Trento). Il resto venne dall’Olanda; l’aula magna, appena terminata, è stata finanziata dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Caritas spagnola.

    

Come vedi il futuro dell’istituto?

L’istituto, al momento, gode di un’ottima reputazione. Tuttavia bisogna impegnarsi per avere un corpo insegnante stabile. Il gruppo attuale comprende 50 professori che lavorano anche in altri centri: i due Seminari interdiocesani o altre università. È necessario che i professori e il gruppo dirigente si impegnino maggiormente per l’ISMMA: una sfida per la conferenza dei religiosi cui appartiene l’Istituto.

Bisogna anche lavorare per la qualità dell’insegnamento e, soprattutto, del tipo d’insegnamento. L’ISMMA può essere un centro per formare la coscienza sociale e un fermento per la società, partendo da un umanesimo cristiano. Questo si può ottenere se la teologia insegnata è attenta alla vita del Paese, alle persone che la studiano, alla sua cultura e alla sua storia. Solo così potrà essere un luogo cui si fa riferimento per la riflessione e l’evangelizzazione, partendo dagli intellettuali del Paese, che possono dare a tutta la società una visione cristiana, un rinnovamento etico e un nuovo impulso di sviluppo.          

 

Raccontaci l’episodio più duro o doloroso (in termini di difficoltà economiche, incomprensioni, mancanza di appoggi, quello che vuoi) dei tuoi anni alla guida dell’ISMMA.

Più che un fatto preciso, posso dire che ciò che mi pesò di più fu la lentezza del processo di riconoscimento dei corsi e le giuste domande degli studenti che avevano terminato il corso e non potevano ottenere il diploma.

L’accordo, con l’università cattolica del Mozambico, per il diploma di “professore di morale”, fu firmato il 21 novembre 1998. Il riconoscimento pontificio dell’ISMMA arrivò soltanto il 9 settembre 2001.

 

E il più bello?

Nell’evangelizzazione è di fondamentale importanza lavorare nella comunione ecclesiale e l’ISMMA è la prova di questa comunione fra i religiosi. Fin dall’inizio hanno collaborato anche i Missionari d’Africa, come professori. È altresì fondamentale la comunione con la Chiesa locale. Perciò fu per me una grande gioia quando Monsignor Francisco Silota mi disse che potevamo inviare tutti i documenti a Roma,  col consenso della conferenza episcopale di cui, allora, egli era presidente. Era il 1998, durante la celebrazione dei 500 anni di evangelizzazione del Mozambico. Un centro superiore di formazione teologica per laici è uno straordinario punto d’arrivo per l’evangelizzazione.   

 

Pepita: una suora d'oro

 

È nata a Salamanca (Spagna) nel 1950 ed è la maggiore di 8 fratelli (il settimo è sacerdote).Conclusi gli studi medi superiori, entrò in noviziato. Dal 1970 è religiosa delle Suore dell’Amore di Dio. Ha studiato teologia nella pontificia università di Salamanca e dal 1975 è missionaria in Mozambico. Ha lavorato, dal 1976 al 1896, alla formazione biblica dei catechisti e all’animazione di piccole comunità cristiane, nella missione di Gilé e Alto Molocue (Provincia dello Zambezi). Dal 1986 al 1988 ha studiato per la licenza in Missiologia a Roma – PUG. Di ritorno in Mozambico, dal 1988 al 1994, ha operato nel gruppo di coordinamento pastorale della diocesi di Quelimane, specialmente nel campo della formazione sociale dei laici. Nel 1994 è stata nominata a Maputo dove ha lavorato alla formazione delle giovani religiose; un corso che è poi diventato l’ISMMA. Nel 2002, dopo 25 anni di missione, è tornata in Europa, a Roma, per un anno di aggiornamento.