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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Spirito del potere o potere dello Spirito

di Maddalena Masutti

"Che cosa è rimasto degli insegnamenti delle grandi religioni? 
Dio non è nel potere. Non viene manifestato attraverso una funzione di dominio degli uni sugli altri. Dio è nella relazione degli esseri umani tra di loro. Solo il servizio in simile relazione riesce a portarci a Lui, alla Sorgente. E solo da lui emana il potere dello Spirito".
(J. P.Bagot).

 

Dovrebbe esistere una concezione spirituale del potere. Nella vita quotidiana non è facile da individuare. Il potere viene a volte identificato con il termine autorità come se fossero sinonimi. Esso ha molte specificità: indica, fisicamente, la possibilità di un corpo di emanare calore, la capacità da parte di qualcuno di risolvere un problema, realizzare un progetto, esprimere creatività, possibilità di agire su altri per ottenere uno scopo, capacità legittima di possedere un bene o di compiere un' azione. Si verifica ordinariamente in coloro che decidono o dirigono. L'autorità, che consiste nel comandare con la probabilità di essere obbediti, può diventare un attributo del potere. 
Per l'esercizio del potere, è condizione indispensabile la legittimità. Nell'interno della famiglia l'autorità dei genitori va come da sé, anche se ciò non le impedisce di venire contestata.
Le grandi religioni, secondo l’economista Alam Cotta, poggiano la loro autorità su due elementi: la sicurezza che l'individuo è protetto da Dio, così da non venire annientato nel suo essere, e la legge morale che regola la vita e crea coesioni sociali. 
E' possibile che l'autorità delle religioni degeneri in potere? Fermiamo per un attimo la domanda.
In politica il principio di legittimità era prima legato all'eredità e alla monarchia. Poi ebbe carattere elettivo e democratico. In tutti due i casi può facilmente subentrare il potere esercitato in modo degenere.
Nelle organizzazioni economiche di oggi, il potere si basa tutto sul profitto che implica ricerca, controllo e competenza. Esso trova nell’efficenza la sua legittimità. 
La legittimità non è solo un dato di fatto, in parte va costruita e così il potere ha i suoi ‘celebranti’, incaricati a vantarne i meriti, e a lavorare per la propaganda.
Il filosofo Aristotele ammoniva, al suo tempo, che il potere non è regolato sulla verità: non si basa sulla giustizia, sulla realtà; ha bisogno di ottenere adesione e obbedienza.

L' individuo di fronte al potere


Il potere esercitato e subìto ordinariamente in società, gode di appoggi abbondanti e denigrazioni altrettanto abbondanti. E’ pressochè nullo invece il campo riguardante l'esigenza, espressa da J.P. Bagot, di una ricerca nell'ambito religioso.
Come può essere individuato e distinto lo spirito del potere dal potere dello Spirito? 
Nell'esercizio del comune potere, la maggior parte della gente considera "naturale" dare e ricevere ordini riguardanti la realizzazione di progetti propri o del gruppo di appartenenza. 
Ma non manca il pericolo di considerare il potere come fine a se stesso, un puro piacere di imporsi, un'ebbrezza esaltante di voler essere sempre al di sopra... In questo caso se si sfugge ad ogni razionalità si può arrivare al sadismo. 
La paura delle conseguenze del doversi imporre, fa sì che "la maggior parte degli uomini vorrebbe esercitare il potere senza incontrare ostilità".
E la disobbedienza al potere, quando c'è, può prendere tutte le forme, fino alle più malvage. In effetti ogni relazione di potere è una forma di lotta in cui le parti tendono a vincere. 
Resta pertanto che "gli uomini hanno paura del Potere perchè li può distruggere e il Potere ha paura degli uomini perchè possono ribellarsi" (G. Ferrero). 
Il teologo B. Quelquejeu precisa: "Il potere, specie se potere religioso, sembra chiamato a realizzarsi in autorità consapevole e illuminata, non cessa invece di degradarsi in prepotenza e pervertirsi anche in violenza".
E’ possibile per l’individuo trovare il sistema per distinguere le forme perverse di potere e difendersene?

Da parte delle religioni


Come tutte le altre forme di società anche quelle religiose non sfuggono alle relazioni di potere, nemmeno quando esse, come il giudaismo e l'islam, mancano specificamente di un'organizzazione clericale. In tutte le grandi religioni esiste il potere di interpretare i testi sacri e di legiferare su ciò che è buono o no per i singoli individui e la propria comunità. 
Si potrebbe ritenere che il potere religioso, nel suo genere, fosse quanto mai agevolato nel difendersi dalle possibili deviazioni.
"Esso non opera affatto per se stesso, ma in nome di Dio" (A. Cotta). I costi necessari al suo controllo sono modesti. Le competenze vi giocano un ruolo limitato. L'imperativo del dono di sé vi è esaltato più che in qualsiasi altra organizzazione. Anche se il potere religioso stesso non è meno colpito dalla disaffezione, oggi generale, per ogni forma di autorità, nè più al sicuro dalla comune deriva dei valori. Il segreto sta nella capacità interiore dei singoli e delle comunità di rimanere aderenti allo Spirito di Cristo
Il mondo giudeo-cristiano ha sviluppato una certa visione critica del potere, valida anche nel proprio ambito. Nelle società antiche esso era considerato un dono degli dei. "La Bibbia (D. Dubarle), presenta un Abramo, emigrante al di fuori di territori di una sovranità civile già ritenuta di diritto divino, librato al massimo nell'anarchia del vagabondare".
All'uscita dall'Egitto, il popolo d'Israele realizza la sua unità religiosa senza che essa sia accompagnata da una vera sovranità politica. E la monarchia non è stata che una figura episodica del destino di Israele, recepita come "una certa regressione spirituale". Nel I° Libro di Samuele (8, 4-7) si racconta che gli anziani del popolo andarono a trovare il profeta per domandargli un re.

Il potere dello Spirito


Il Nuovo Testamento afferma, di principio, la legittimità del potere dello Spirito, quando Paolo (Rm 1, 1ss) sostiene la missione di Gesù Cristo Figlio di Dio, missione che egli, Paolo, è stato scelto a divulgare. E' una sintesi stringata e chiara del potere dello Spirito che Gesù è venuto a portare in mezzo agli uomini. Paolo rivendica la legittimità di poterne parlare e di essere ascoltato. Lo fa dimostrando un pieno coinvolgimento personale, per cui l'autorità che assume non è frutto di una ricerca di dominio sugli altri, ma una partecipazione piena della forza dello Spirito
di Cristo che lo investe . 
Lo stesso atteggiamento lo si nota in Pietro (At 5, 27-32), quando portato in tribunale e rimproverato dal sommo sacerdote di avere disobbedito all'ordine di non parlare in nome di "quell'uomo", egli rispose: "Si deve ubbidire prima a Dio che agli uomini. Ora il Dio dei nostri padri ha fatto risorgere Gesù, quello che voi avete fatto morire inchiodandolo a una croce... Noi siamo testimoni di questi fatti, noi e lo Spirito Santo che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono."
Quanto all'autorità, essa è sempre stata concepita nella Chiesa non come dominio, ma come servizio. 
Ricordiamo la lavanda dei piedi (Gv 13, 1-17). I princìpi in essa contenuti non sono sempre stati rispettati in seguito. La Chiesa ha contribuito a volte a sacralizzare il potere civile, in un momento, naturalmente, in cui esso le era favorevole . E' una tendenza che si nota più o meno in tutte le chiese ed anche nelle grandi religioni che si sono strutturate nel tempo, cercando solidarietà ed appoggi nei governi civili.
A proposito del bisogno diffuso di criticare ogni forma di autorità come affamata di potere, è opportuno ricordare la formula della nostra professione di fede. Non inizia con un "Si sa che nel cristianesimo..." Oppure con un "Si dice... ci hanno insegnato...abbiamo imparato...". Incomincia con un solido, deciso e chiaro "Io credo in Dio Padre onnipotente...". Una dichiarazione personale quindi, nell'atteggiamento di chi dà testimonianza di ciò che in Cristo gli è stato rivelato e che accetta con consapevolezza propria, forte del potere dello stesso Spirito di Cristo da cui viene animato interiormente.
Può fare amarezza constatare che a volte le strutture che dovrebbero preservare la salita della linfa della religiosità, si induriscono al punto che al giungere di una qualsiasi primavera dello Spirito, non riescono a far circolare la nuova vitalità. Ma ciascuno di noi è nato dal potere dello Spirito, vive ed opera nel potere dello Spirito. Si tratta di rinnovare la propria consapevolezza. " Lo Spirito Santo e noi" aveva detto Pietro al sommo sacerdote; condizione per ogni forma di rinascita.

Nel contesto odierno


La psicanalista francese M. Romanens dichiara, esprimendo un’opinione abbastanza comune, di fare da dieci anni a questa parte la constatazione che i suoi pazienti, anche quando si dichiarano credenti, soffrono tutti, fondamentalmente, giovani o anziani della stessa sindrome di schiacciamento. 
Finiscono più o meno con l'affermare di non poterne più, nell'ambiente familiare come nella vita di società. Un lento e continuo stillicidio viene dai parenti, da insegnanti a scuola e da sottocapi o mediatori al lavoro.
I giovani si sentono inizialmente adescati da una forma di esaltazione di fronte alla quale non riescono a reagire e a difendersi: miraggi di carriere di successo, di protagonismo esaltante. Poi sfruttati, stressati e messi con disinvoltura da parte, vengono raggiunti spesso dalla depressione.
Non riuscendo a dire 'no' alle prime aggressioni finiscono in un ingranaggio perverso dove l'oppressione è interiore, senza conflitti esterni o catene ai piedi, ma con dissidi interni gravi e insolubili. 
Sembra che mai come ai nostri giorni si riesca ad influire sulla fragilità umana, ingigantendone le misure. E' per così dire un toccare con mano quanto il perverso spirito del potere riesca a distruggere la forza che viene dal potere dello Spirito.
Anche in coloro che si dicono credenti, c'è una mancanza totale di consapevolezza della forza dovuta all’immedesimazione con Cristo. Egli ha promesso l’assistenza del suo Spirito. Ma è come se alla sua ricerca si fosse messo fine una volta per sempre. 
Come se la pace interiore, la serenità che essa porta, la capacità di determinazione che ne deriva non potessero proprio giovare psicologicamente per irrobustire una fragilità troppo infantile.
Nelle grandi religioni stanno sorgendo dei movimenti intenzionati a far rivivere interiormente le verità di fede. Si accorgono che ai nostri giorni la religione viene trasmessa e vissuta troppo superficialmente. 
Per questo motivo si sente il bisogno di pensare l’unione con Dio e la serenità dell'animo come beni insostituibili.