AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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La malaria non ha più segreti

di Marco Trovato

E' il più grande killer in circolazione al mondo. I ricercatori hanno scoperto la sua mappa genetica. Ma per il vaccino la strada è ancora lunga. Ecco a che punto siamo nella lotta contro la malaria.

 

Gli scienziati hanno scoperto la mappa genetica del parassita killer e della zanzara che lo trasmette. L'annuncio, rimbalzato da Londra a Washington, è stata diffuso tre mesi fa in contemporanea dalle riviste "Nature" e "Science".
"Scoperti tutti i segreti della malaria". Così titolavano, il giorno seguente, giornali e notiziari televisivi. Per i commentatori si trattava di un passo decisivo che avrebbe permesso di sconfiggere in tempi rapidi una malattia devastante che ogni anno uccide almeno un milione di persone (in Africa colpisce mortalmente un bambino ogni trenta secondi) e che affligge oltre 500 milioni di individui, di cui 300 milioni in modo grave. 
Peccato che dopo il clamoroso annuncio, sulla vicenda sia calato il silenzio dell'informazione. Dai fiumi d'inchiostro e i toni trionfanti (talvolta irresponsabilmente profetici) usati per celebrare la notizia, si è passati al nulla. Nessun servizio di approfondimento, nessuna trasmissione TV è tornata ad occuparsi della questione. Con il risultato che in molti hanno pensato che la malaria fosse praticamente sconfitta. E che il vaccino contro il parassita fosse a portata di mano. Ma è davvero così? Davvero ci sono prospettive concrete di riuscire a fermare questa terribile malattia? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza. 

CHE COS'È

La malaria è una patologia causata dall'infezione di parassiti del genere Plasmodium. Questi microrganismi vengono trasmessi all'uomo dalla puntura di particolari zanzare (chiamate Anopheles). La malattia si manifesta con sintomi dovuti alla distruzione dei globuli rossi - febbre intermittente, brividi di freddo e sudorazione - che possono presentarsi ciclicamente (il periodo dipende dal tipo di plasmodio), fino a degenerare in anemia, complicanze renali e cardiache. Nei casi più gravi (come la malaria tropicale, causata dal Plasmodium falciparum) può portare alla morte. 

DOVE COLPISCE


La malattia è presente in molte regioni del mondo, ma soprattutto nelle aree a clima tropicale e subtropicale. Un tempo era diffusa in gran parte dell'Europa. Alla fine dell'800 in Italia la malaria uccideva 20 mila persone all'anno e si contavano 2 milioni di contagi su 30 milioni di abitanti. Fino al 1948, nel nostro Paese 15 mila persone l'anno morivano a causa della malattia. Con l'avvio dei programmi di bonifica delle aree umide e paludose, dove le zanzare si riproducono, e con la diffusione degli insetticidi, la distribuzione della malattia è rapidamente cambiata: infatti, a partire dall'inizio degli anni Cinquanta, la malaria è quasi scomparsa in Europa e in molte aree dell'America centrale e meridionale. 

IL DRAMMA DELL'AFRICA


Continua, invece, a rappresentare un grave problema sanitario per numerose zone dell'Africa e dell'Asia sudorientale, dove ogni anno si sviluppano circa 500 milioni di nuovi casi, dei quali circa l'1% ha esito fatale. 
In Africa, in particolare, la malaria assorbe il 40 % della spesa sanitaria pubblica ed è la principale causa di mortalità (si calcola che questa malattia costi alle nazioni africane 12 miliardi di dollari all'anno di mancato PIL - Prodotto Interno Lordo).

LA TERAPIA


Uno dei primi trattamenti farmacologici efficaci contro la malaria è costituito dal chinino, una sostanza estratta dalla corteccia dell'albero della china (Cinchona officinalis). Dalla fine della seconda guerra mondiale è anche disponibile la clorochina, una sostanza in grado di prevenire e curare completamente la malaria tropicale, nonché di sopprimere le altre forme con un'efficacia superiore e una tossicità inferiore a quella del chinino. Il problema è che con il trascorrere dei decenni, le zanzare (in particolare alcuni ceppi di Plasmodium falciparum diffusi soprattutto in Africa e in Sud-America) hanno sviluppato resistenza al chinino, alla clorochina e ad altri farmaci antimalarici di sintesi. Inoltre, anche alcune specie di zanzare infette sono diventate resistenti a insetticidi quali il DDT, causando un aumento dell'incidenza della malaria in diversi paesi tropicali. 

LA RICERCA CHE NON C'È


L'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è di arrivare all'eliminazione della malaria entro il 2010. Allo stato attuale delle cose appare un obiettivo quantomeno ottimista (ma c'è chi lo considera illusorio). Secondo molti osservatori, infatti, gli sforzi economici nella battaglia contro la malaria (200 milioni di dollari all'anno, più altri 200 milioni offerti, di recente, dai G8) sono insufficienti e male utilizzati. Come ha scritto la rivista "Nature", un conto è trovare la strada che porta a un vaccino promettente, un altro è convincere le industrie farmaceutiche a sviluppare nuove medicine. E sono pochi i laboratori disposti a investire tempo e denaro nello studio di una malattia che colpisce solo i poveri della Terra. 

LA SCOPERTA

Eppure qualcosa si muove: all'inizio dello scorso autunno, 160 ricercatori in dieci diversi Paesi hanno completato la mappa della sequenza genetica della zanzara (e del principale parassita) che trasmette la malaria all'uomo. La scoperta consente alla comunità scientifica di studiare le "debolezze" genetiche dell'organismo, al fine di accelerare i tempi del vaccino contro la malaria e contrastare efficacemente la diffusione delle zanzare infette in ampie zone dell'Africa e dell'Asia. Per la prima volta, dopo un secolo di tentativi falliti, si è fatta più concreta la speranza di fermare la malaria. 

LE PROSPETTIVE


Molto resta ancora da fare. "Passare dalla grande scoperta alla sua applicazione è un processo complesso", avverte Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina all'università La Sapienza di Roma. Il professore Corbellini, intervistato dal quotidiano La Repubblica, pur giudicando i risultati della ricerca molto importanti dal punto di vista delle conoscenze, ha invitato alla cautela nel valutarne le prospettive concrete. "La malaria infatti è una malattia che varia molto a seconda delle caratteristiche ecologiche locali: un metodo che va bene in un posto, a 200 km di distanza già non funziona più". La speranza? "Individuare un vaccino che protegga contro tutti gli stadi del parassita, oppure trasformare geneticamente le zanzare, diffondendo nelle zone infette zanzare resistenti al plasmodio o che non pungono l'uomo, le quali si dovrebbero sostituire alle popolazioni locali". Per adesso è solo una speranza: la lotta contro la malaria rimane lunga.