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La malaria
non ha più segreti
di Marco Trovato
E' il più grande killer in circolazione al
mondo. I ricercatori hanno scoperto la sua mappa genetica. Ma
per il vaccino la strada è ancora lunga. Ecco a che punto
siamo nella lotta contro la malaria.
Gli
scienziati hanno scoperto la mappa genetica del parassita
killer e della zanzara che lo trasmette. L'annuncio,
rimbalzato da Londra a Washington, è stata diffuso tre mesi fa
in contemporanea dalle riviste "Nature" e "Science".
"Scoperti tutti i segreti della malaria". Così titolavano, il
giorno seguente, giornali e notiziari televisivi. Per i
commentatori si trattava di un passo decisivo che avrebbe
permesso di sconfiggere in tempi rapidi una malattia
devastante che ogni anno uccide almeno un milione di persone
(in Africa colpisce mortalmente un bambino ogni trenta
secondi) e che affligge oltre 500 milioni di individui, di cui
300 milioni in modo grave.
Peccato che dopo il clamoroso annuncio, sulla vicenda sia
calato il silenzio dell'informazione. Dai fiumi d'inchiostro e
i toni trionfanti (talvolta irresponsabilmente profetici)
usati per celebrare la notizia, si è passati al nulla. Nessun
servizio di approfondimento, nessuna trasmissione TV è tornata
ad occuparsi della questione. Con il risultato che in molti
hanno pensato che la malaria fosse praticamente sconfitta. E
che il vaccino contro il parassita fosse a portata di mano. Ma
è davvero così? Davvero ci sono prospettive concrete di
riuscire a fermare questa terribile malattia? Cerchiamo di
fare un po' di chiarezza.
CHE COS'È
La malaria è una patologia causata dall'infezione di parassiti
del genere Plasmodium. Questi microrganismi vengono trasmessi
all'uomo dalla puntura di particolari zanzare (chiamate
Anopheles). La malattia si manifesta con sintomi dovuti alla
distruzione dei globuli rossi - febbre intermittente, brividi
di freddo e sudorazione - che possono presentarsi ciclicamente
(il periodo dipende dal tipo di plasmodio), fino a degenerare
in anemia, complicanze renali e cardiache. Nei casi più gravi
(come la malaria tropicale, causata dal Plasmodium falciparum)
può portare alla morte.
DOVE COLPISCE
La malattia è presente in molte regioni del mondo, ma
soprattutto nelle aree a clima tropicale e subtropicale. Un
tempo era diffusa in gran parte dell'Europa. Alla fine
dell'800 in Italia la malaria uccideva 20 mila persone
all'anno e si contavano 2 milioni di contagi su 30 milioni di
abitanti. Fino al 1948, nel nostro Paese 15 mila persone
l'anno morivano a causa della malattia. Con l'avvio dei
programmi di bonifica delle aree umide e paludose, dove le
zanzare si riproducono, e con la diffusione degli insetticidi,
la distribuzione della malattia è rapidamente cambiata:
infatti, a partire dall'inizio degli anni Cinquanta, la
malaria è quasi scomparsa in Europa e in molte aree
dell'America centrale e meridionale.
IL DRAMMA DELL'AFRICA
Continua, invece, a rappresentare un grave problema sanitario
per numerose zone dell'Africa e dell'Asia sudorientale, dove
ogni anno si sviluppano circa 500 milioni di nuovi casi, dei
quali circa l'1% ha esito fatale.
In Africa, in particolare, la malaria assorbe il 40 % della
spesa sanitaria pubblica ed è la principale causa di mortalità
(si calcola che questa malattia costi alle nazioni africane 12
miliardi di dollari all'anno di mancato PIL - Prodotto Interno
Lordo).
LA TERAPIA
Uno dei primi trattamenti farmacologici efficaci contro la
malaria è costituito dal chinino, una sostanza estratta dalla
corteccia dell'albero della china (Cinchona officinalis).
Dalla fine della seconda guerra mondiale è anche disponibile
la clorochina, una sostanza in grado di prevenire e curare
completamente la malaria tropicale,
nonché di sopprimere le altre forme con un'efficacia superiore
e una tossicità inferiore a quella del chinino. Il problema è
che con il trascorrere dei decenni, le zanzare (in particolare
alcuni ceppi di Plasmodium falciparum diffusi soprattutto in
Africa e in Sud-America) hanno sviluppato resistenza al
chinino, alla clorochina e ad altri farmaci antimalarici di
sintesi. Inoltre, anche alcune specie di zanzare infette sono
diventate resistenti a insetticidi quali il DDT, causando un
aumento dell'incidenza della malaria in diversi paesi
tropicali.
LA RICERCA CHE NON C'È
L'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è di
arrivare all'eliminazione della malaria entro il 2010. Allo
stato attuale delle cose appare un obiettivo quantomeno
ottimista (ma c'è chi lo considera illusorio). Secondo molti
osservatori, infatti, gli sforzi economici nella battaglia
contro la malaria (200 milioni di dollari all'anno, più altri
200 milioni offerti, di recente, dai G8) sono insufficienti e
male utilizzati. Come ha scritto la rivista "Nature", un conto
è trovare la strada che porta a un vaccino promettente, un
altro è convincere le industrie farmaceutiche a sviluppare
nuove medicine. E sono pochi i laboratori disposti a investire
tempo e denaro nello studio di una malattia che colpisce solo
i poveri della Terra.
LA SCOPERTA
Eppure qualcosa si muove: all'inizio dello scorso autunno, 160
ricercatori in dieci diversi Paesi hanno completato la mappa
della sequenza genetica della zanzara (e del principale
parassita) che trasmette la malaria all'uomo. La scoperta
consente alla comunità scientifica di studiare le "debolezze"
genetiche dell'organismo, al fine di accelerare i tempi del
vaccino contro la malaria e contrastare efficacemente la
diffusione delle zanzare infette in ampie zone dell'Africa e
dell'Asia. Per la prima volta, dopo un secolo di tentativi
falliti, si è fatta più concreta la speranza di fermare la
malaria.
LE PROSPETTIVE
Molto resta ancora da fare. "Passare dalla grande scoperta
alla sua applicazione è un processo complesso", avverte
Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina
all'università La Sapienza di Roma. Il professore Corbellini,
intervistato dal quotidiano La Repubblica, pur giudicando i
risultati della ricerca molto importanti dal punto di vista
delle conoscenze, ha invitato alla cautela nel valutarne le
prospettive concrete. "La malaria infatti è una malattia che
varia molto a seconda delle caratteristiche ecologiche locali:
un metodo che va bene in un posto, a 200 km di distanza già
non funziona più". La speranza? "Individuare un vaccino che
protegga contro tutti gli stadi del parassita, oppure
trasformare geneticamente le zanzare, diffondendo nelle zone
infette zanzare resistenti al plasmodio o che non pungono
l'uomo, le quali si dovrebbero sostituire alle popolazioni
locali". Per adesso è solo una speranza: la lotta contro la
malaria rimane lunga.
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