AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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L’AFRICA IN MOSTRA

di Michela Manservisi. 
Foto di Alessandro Russotti.

Arriva per la prima volta in Italia la Biennale di Fotografia Africana. A Milano cento scatti d’autore per raccontare l’anima di un continente in pieno movimento. Un Evento ricco di sorprese, un appuntamento da non perdere.

 

Un viaggio per immagini

Alla sua quarta edizione (la prima data 1994), la Biennale di Fotografia Africana di Bamako è la testimonianza che in Africa si sta realizzando un'impresa culturale a lungo termine che mette in luce il talento e il contributo degli africani all'arte fotografica universale. 
Unico appuntamento consacrato esclusivamente alla fotografia made in Africa, la Biennale di Fotografia Africana (l'ultima edizione si è tenuta nella capitale del Mali dal 15 ottobre al 15 novembre 2001) permette ai fotografi africani di prendere parte alle grandi correnti artistiche internazionali, favorendo l'incontro e il confronto professionale, il diritto all'autorappresentazione, la libera circolazione delle informazioni, delle tecniche e delle opere. 
Se nella prima edizione una particolare attenzione è stata rivolta alla foto ritrattistica di studio dagli anni 40 alla fine dei 60 (dal maliano Seydou Keita al senegalese Mama Casset), le edizioni successive (1996 e 1998) hanno focalizzato l'attenzione sulla fotografica documentaristica, il cui epicentro culturale è l'Africa anglofona (Sudafrica, Tanzania Zimbabwe) e lusofona (Mozambico), e su quella nordafricana (dal Marocco alla Tunisia). 
Un mosaico di immagini che si arricchisce ulteriormente nell'ultima edizione (2001) che, accanto al cuore espositivo centrale composto dalle opere di artisti provenienti da tutto il continente, affianca la creazione fotografica di due realtà nazionali: la Nigeria e il Marocco. Un viaggio per immagini che da Lagos - città che seppur incarna il disagio di un'intera nazione, attraverso un gruppo di artisti/poeti indaga linguaggi espressivi personalissimi - prosegue fino in una regione d'Africa, il Marocco, che si affaccia nel Mediterraneo per riscoprire l'appartenenza e l'identità, l'esilio e la ricerca delle radici, la luce e l'ombra, il bianco e il nero.

 

Dall’Africa a Milano

 

L'Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano e l'Associazione Culturale AFRITUDINE sono i promotori di un evento unico per il panorama culturale italiano: per la prima volta, in Italia e in Europa, la Biennale di Fotografia Africana di Bamako giungerà appositamente dal Mali per approdare nel centro di Milano. Cento le opere esposte, diciotto i fotografi rappresentati provenienti da tutta l'Africa (Tunisia, Marocco, Mali, Senegal, Etiopia, Mozambico, Camerun, Sudafrica, Ghana, Zimbabwe, Madagascar, Algeria, Nigeria) che dal 23 maggio al 31 agosto 2002 saranno ospitati presso lo Spazio Oberdan (v.le Vittorio Veneto, 2 - tel 02 77406300 - lunedì chiuso). 
Un evento artistico di innegabile qualità per riconoscere valore e dignità alla fotografia africana. Uno straordinario e ricco incontro con il continente attraverso un emozionante viaggio per immagini, una panoramica inedita e dall'altissimo valore culturale per fissare un punto sulle tendenze artistiche della fotografia made in Africa, un viaggio nell'immaginario contemporaneo, nella tradizione iconografica di un'Africa creativa e generosa che ci invita alla condivisione, all'incontro, allo scambio, alla fratellanza. Perché le immagini sono un potente veicolo di comunicazione, un'opportunità da non sottovalutare nella costruzione di una società dell'universale, il linguaggio primario per comunicare tra diverse realtà.
L'esposizione pone uno sguardo inedito, attento ed esaustivo sulle diverse anime fotografiche contemporanee che si stanno sviluppando nel continente africano (foto ritrattistica, documentaristica, artistica, sperimentale). La filosofia espositiva persegue diversi obiettivi: mostrare l'ampiezza degli orizzonti espressivi della fotografia africana; rappresentare le tendenze fotografiche dell'intero continente (dalla Tunisia al Sud Africa); ritrarre un'Africa delle ricchezze; dare spazio al lavoro delle fotografe africane. 
L'esposizione è suddivisa in 3 aree tematiche: la zona internazionale, uno spazio che accoglie una panoramica sui lavori proposti dai fotografi di tutto il continente (dalla Tunisia al Sudafrica, dall'Etiopia al Ghana); l'area dedicata alla scuola fotografica marocchina e quella riservata a tre talenti fotografici nigeriani. 

 

Fotografi artigiani

Chi crede che in Africa non esistono fotografi di talento inciampa nel consueto pregiudizio culturale. I fotografi africani sono un esempio di capacità ed inventiva. Con pochi mezzi a disposizione (finanziari, tecnici, bibliografici, professionali,...) hanno saputo imporsi all'attenzione della critica, anche la più scettica, fissando sulla pellicola l'artigiana genialità che li contraddistingue. Renderli protagonisti del nostro sguardo è l'obiettivo culturale che propone l’associazione AFRITUDINE: un tributo al lavoro dei fotografi d'Africa, memoria, riflessione e straordinaria visione del loro tempo. 
La fotografia in Africa riveste un ruolo primordiale: specchio dell'anima e archivio storico, espressione artistica e luogo del ricordo. L'Africa, più di ogni altro continente, avverte una sensazione di vertigine di fronte alle innovazioni, all'asfissiante concetto di un progresso privo di valori, alle mode che passano, alle tracce che si confondono sino alla dimenticanza del ricordo. Nulla più di uno scatto che fissa un'immagine per sempre favorisce il dialogo interiore, ripercorre i tratti di un'epoca, la qualità di una coscienza. 
Un cammino fisico e culturale, dunque, verso l'abbattimento di una frontiera, di una barriera artistica e professionale. Per ampliare gli orizzonti prospettici, per equilibrare il baricentro delle opportunità occorre avere l'intelligenza, l'umiltà, la curiosità, l'onestà intellettuale di far partecipare anche i fotografi africani all'elaborazione della civiltà dell'universale. Agli artisti del continente il dovere e il diritto di rappresentare la loro realtà, il compito di fissare il loro sguardo sull'Africa della fame, delle guerre, delle crisi economiche, ma anche dei mondi interiori, della gioia, del sorriso e della speranza. Dare voce alle ricchezze d'Africa significa restituire dignità ad una terra di uomini che troppo spesso è identificata, anche fotograficamente, con le sue povertà. 
Ciò che la prima edizione italiana della Biennale di Fotografia Africana di Bamako propone al pubblico italiano è un percorso culturale nell'immaginario contemporaneo di un continente, nella tradizione fotografica di un'Africa creativa e generosa che ci invita all'incontro, alla condivisione, allo scambio. Perché le immagini sono un potente veicolo di comunicazione, un'opportunità da non sottovalutare nella costruzione di un patrimonio comune, il linguaggio primario per comunicare tra diverse realtà. Mai fino ad oggi cento opere fotografiche firmate da diciotto artisti provenienti da ogni regione del continente erano partite appositamente dal Mali per approdare in anteprima europea in Italia. Un evento artistico e culturale di innegabile autenticità che ritrae un'Africa che racconta se stessa. Tra le opere esposte (sei sono le donne fotografe che esporranno a Milano) segnaliamo, per esempio, gli interni di una bottega da barbiere di Addis Abeba, luogo maschile per eccellenza, profanato dalle immagini sviluppate su tela pittorica della fotografa etiope Loulou Cherinet, i rituali della quotidianità indagati con profonda creatività dal fotografo/reporter dello Zimbabwe David Brazier; la ricerca artistica e sperimentale condivisa dalla camerunese Angéle Essamba e dal maliano Youssouf Sogodogo, il viaggio nomade, tema letterario, umano e spirituale, proposto dal fotografo marocchino Daoud Aoulad Syad.

 

Parola d'ordine:
investire in cultura

L'esposizione italiana dedicata alle tendenze della fotografia contemporanea made in Africa intende dare voce alle ricchezze d'Africa per partecipare allo sviluppo del patrimonio culturale comune, favorire concretamente la realizzazione di una società multiculturale, colmare un vuoto di informazione rappresentano gli obiettivi ideali del progetto. Il processo di globalizzazione in atto non dovrebbe forse essere inteso quale sinonimo di acculturazione, arricchimento, scambio? Per equilibrare il baricentro delle opportunità dobbiamo avere la disponibilità, l'umiltà, la curiosità, l'onestà intellettuale di far partecipare anche l'Africa all'elaborazione della civiltà dell'universale. Perché la cultura è l'inizio e il fine di ogni progetto di sviluppo, il linguaggio primario per comunicare tra diverse realtà. Oggi più che mai è importante aprirsi al confronto e all'incontro realizzando progetti culturali rivolti all'abbattimento delle frontiere e alla creazione di solide e solidali alleanze. Agli artisti africani il compito di fissare il loro sguardo sull'Africa della fame, delle guerre, delle crisi economiche, ma anche della gioia e della speranza. La Biennale di Bamako rappresenta un'opportunità per l'Africa e per il mondo in quanto giunge a proposito per proteggere e garantire la diversità culturale su questa terra di Uomini.
Ogni giorno i media, gli specialisti della cooperazione, le organizzazioni internazionali urlano il bollettino delle loro emergenze. Giustissimo e verissimo, anche perché ogni giorno la nostra ingombrante presenza crea all'Africa vecchi e nuovi problemi. Certo, AFRITUDINE non potrà arrestare il violento corso di un fiume in piena. Ma una cosa, sì, la possiamo fare: allargare gli argini inserendo tra le tematiche umanitarie un'altra tipologia di emergenza, quella culturale.
Producendo e diffondendo cultura possiamo preservare un bene preziosissimo. Se agli Africani non permettiamo di partecipare, a pieno titolo, alla creazione di un patrimonio culturale, loro e nostro, quale cultura rimarrà all'Africa? Derubati delle terre, della dignità, del linguaggio, ... e anche della cultura. Perché la cultura che l'Associazione Culturale AFRITUDINE propone, e che l'Africa ci ha insegnato, non è il bene di lusso, il fiore all'occhiello di un'élite intellettuale. Il nostro concetto di cultura ha una radice antica, direi antropologica. È forse l'unico e vero prodotto di massa. Perché ogni uomo è cultura.
"Costruiamo ospedali per fronteggiare le malattie generate e accelerate da un progresso che è solo materiale. Ma costruiamo anche ospedali della cultura per prevenire e curare le più profonde ferite delle società" è lo slogan che proponiamo.