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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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“Fiume dei coccodrilli”
La fondazione della città di Bamakò, capitale del Mali

di B. Traore di Siraninduuru
raccolta da Baabilen Kulubali
traduzione di B. Paganelli
illustrazioni di Anna Rossi.

 

Ascoltate, brava gente, voi che amate le storie! Questa non è una favola, un mito, ma una storiella che contiene in sè qualche verità; e, come l'ho sentita così ve la racconto. Se, come spero, non ho dimenticato nulla, imparatene la lezione!

 

Quando ero bambino, a Siraninduru, nel periodo in cui mio padre era il grande capo del villaggio, un vecchio Traorè veniva a far visita ai suoi lontani parenti, portando in regalo del sale e del tabacco. Veniva direttamente da Sanankoroba, culla della famiglia dove abitano i nostri cugini. "Il nostro capostipite - diceva - si chiamava Tyennegé, Nkalanin Tyennegé. Aveva dissodato la savana a Sanankoroba. Si erano uniti a lui alcuni Kulubali. La loro alleanza fu pacifica erano come fratelli, tanto che ancor oggi fra di noi non ci sposiamo...Il villaggio crebbe e si sviluppò, mentre Tyennegé diventava un vecchio nonno”.
Uno dei suoi nipoti, grande cacciatore, percorreva il paese in lungo e in largo in cerca di selvaggina, attraversava il fiume Niger, senza bagnarsi, saltando di roccia in roccia, nei periodi di magra. Questo guado era chiamato "Bamako”, che significa: "Fiume con coccodrilli". Il grande cacciatore era così bravo che portava a casa molta carne, più di quanto ne servisse; per questo era contrario a coloro che coltivavano i campi. Rimase quindi solo con i suoi cani, quando anche i Kulubali si stancarono della sua arroganza.

"La caccia è la tua passione - Constatarono i suoi fratelli - Costruisci, dunque, la tua capanna sulla riva del fiume "bamako". Venderai la tua cacciagione in questo punto di passaggio a coloro che vogliono attraversare il fiume coi coccodrilli". Il cacciatore ammise che il consiglio era saggio e costruì la sua capanna nel luogo suggerito...
Un pastore Suraka (Moro), che percorreva le rive del fiume, venne a trovarlo.
Giunse anche un Nyaré. I due simpatizzarono talmente con Traoré che si stabilirono nelle sue vicinanze. I tre capi di famiglia erano come fratelli: dei veri amici che condividevano tutto. Giunto per primo, Traoré, proprietario di terreni, presiedeva alle loro riunioni, cercando, con cura, le soluzioni di tutto. Nyaré e il Moro, vedendo la loro buona intesa e il luogo interessante, dissero a Traoré:

 "Chiediamo agli indovini ciò che può procurare un successo straordinario al villaggio." "Ci stavo pensando - Rispose Traoré. L'idea non è malvagia e, poiché siamo tutti d'accordo, ecco che cosa faremo. Manderò ognuno di voi da un indovino, mentre io me ne andrò presso un altro”. I tre partirono, ognuno nella sua direzione. I tre indovini, senza essersi consultati, diedero il loro responso. Era identico!
Il Moro e Nyaré, di ritorno al villaggio, andarono da Traoré e salutarono come di consueto. Il cacciatore allora disse: "Voi avete tenuto conto dei miei interessi, così, parlerò per primo...Per assicurare grandezza e gloria al villaggio: - Ecco che cosa bisogna fare secondo l'indovino. Ne sarete capaci? Se si, il villaggio diventerà incredibilmente grande e tutti ne parleranno. Bisogna che un venerdì mattina, sul luogo dell'offerta, una vergine deponga una piccola scopa nuova, un coltello nuovo in una zucca nuova e grande. Presentata a Dio la vostra richiesta, sgozzate la giovane con il coltello, versate il suo sangue nella zucca, metteteci dentro la piccola scopa e portatela con voi. Percorrete il paese, il più grande spazio possibile. La città si estenderà fin dove potrete aspergere la terra col sangue...” - Durante tutto il rapporto, il Moro e il Nyaré restarono a bocca aperta poiché tutto ciò che avevano da dire l'aveva già detto Traoré. Senza dimenticare nulla, quando ognuno ebbe finito di parlare, trovarono che non c'era nessuna discordanza: i tre indovini avevano espresso le stesse esigenze!

Allora Traoré disse: "Diciamo la verità! Il successo del villaggio non è cosa da poco, ma non mi sento capace di sgozzare mia figlia per offrirla a Dio." Anche il Moro gridò: "Mai! Che prosperi o no il villaggio, il prezzo non sarà la morte di mia figlia!" Nyaré, deciso, promette: "Darò in sacrificio mia figlia. Ma in questo caso, prosperità o no, la gestione del villaggio sarà della mia famiglia". Gli altri due accettarono dicendo: "E' giusto!”poiché dove vivevano, stavano bene e ognuno vi trovò il proprio vantaggio (Grazie a Dio!).
Concluso l'accordo, arrivò il giorno fatidico. Tutto era pronto: scopa, coltello, la giovane. Un venerdì mattina, prima dell'alba, Nyaré invocò Dio e sacrificò la figlia. Il sangue fu raccolto e riempita la zucca che Nyarè affidò al cacciatore dicendogli : "Vai il più lontano che puoi, dove passi aspergi di sangue il luogo con la scopa”.
Fu così che a Bamako l'autorità sul territorio fu trasmessa ai Nyaré. Anche se il suo fondatore era un Traoré venuto a cacciare nelle praterie ai bordi del fiume.
Questa non è una favola, è un mito. E' il racconto orale della storia. Così 'ho sentito, così ve lo trasmetto.