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“Fiume dei coccodrilli”
La fondazione della città di Bamakò, capitale del Mali
di
B. Traore di Siraninduuru
raccolta da Baabilen Kulubali
traduzione di B. Paganelli
illustrazioni di Anna Rossi.
Ascoltate, brava gente, voi che amate
le storie! Questa non è una favola, un mito, ma una storiella
che contiene in sè qualche verità; e, come l'ho sentita
così ve la racconto. Se, come spero, non ho dimenticato
nulla, imparatene la lezione!
Quando ero bambino, a Siraninduru, nel
periodo in cui mio padre era il grande capo del villaggio, un
vecchio Traorè veniva a far visita ai suoi lontani parenti,
portando in regalo del sale e del tabacco. Veniva direttamente
da Sanankoroba, culla della famiglia dove abitano i nostri
cugini. "Il nostro capostipite - diceva - si chiamava
Tyennegé, Nkalanin Tyennegé. Aveva dissodato la savana a
Sanankoroba. Si erano uniti a lui alcuni Kulubali. La loro
alleanza fu pacifica erano come fratelli, tanto che ancor oggi
fra di noi non ci sposiamo...Il villaggio crebbe e si
sviluppò, mentre Tyennegé diventava un vecchio nonno”.
Uno
dei suoi nipoti, grande cacciatore, percorreva il paese in
lungo e in largo in cerca di selvaggina, attraversava il fiume
Niger, senza bagnarsi, saltando di roccia in roccia, nei
periodi di magra. Questo guado era chiamato "Bamako”,
che significa: "Fiume con coccodrilli". Il grande
cacciatore era così bravo che portava a casa molta carne,
più di quanto ne servisse; per questo era contrario a coloro
che coltivavano i campi. Rimase quindi solo con i suoi cani,
quando anche i Kulubali si stancarono della sua arroganza.
"La caccia è la tua passione - Constatarono i suoi
fratelli - Costruisci, dunque, la tua capanna sulla riva del
fiume "bamako". Venderai la tua cacciagione in
questo punto di passaggio a coloro che vogliono attraversare
il fiume coi coccodrilli". Il cacciatore ammise che il
consiglio era saggio e costruì la sua capanna nel luogo
suggerito...
Un pastore Suraka (Moro), che percorreva le rive del fiume,
venne a trovarlo.
Giunse anche un Nyaré. I due simpatizzarono talmente con
Traoré che si stabilirono nelle sue vicinanze. I tre capi di
famiglia erano come fratelli: dei veri amici che condividevano
tutto. Giunto per primo, Traoré, proprietario di terreni,
presiedeva alle loro riunioni, cercando, con cura, le
soluzioni di tutto. Nyaré e il Moro, vedendo la loro buona
intesa e il luogo interessante, dissero a Traoré:
"Chiediamo agli indovini ciò che può procurare un
successo straordinario al villaggio." "Ci stavo
pensando - Rispose Traoré. L'idea non è malvagia e, poiché
siamo tutti d'accordo, ecco che cosa faremo. Manderò ognuno
di voi da un indovino, mentre io me ne andrò presso un altro”.
I tre partirono, ognuno nella sua direzione. I tre indovini,
senza essersi consultati, diedero il loro responso. Era
identico!
Il Moro e Nyaré, di ritorno al villaggio, andarono da Traoré
e salutarono come di consueto. Il cacciatore allora disse:
"Voi avete tenuto conto dei miei interessi, così,
parlerò per primo...Per assicurare grandezza e gloria al
villaggio: - Ecco che cosa bisogna fare secondo l'indovino. Ne
sarete capaci? Se si, il villaggio diventerà incredibilmente
grande e tutti ne parleranno. Bisogna che un venerdì mattina,
sul luogo dell'offerta, una vergine deponga una piccola scopa
nuova, un coltello nuovo in una zucca nuova e grande.
Presentata a Dio la vostra richiesta, sgozzate la giovane con
il coltello, versate il suo sangue nella zucca, metteteci
dentro la piccola scopa e portatela con voi. Percorrete il
paese, il più grande spazio possibile. La città si
estenderà fin dove potrete aspergere la terra col sangue...”
- Durante tutto il rapporto, il Moro e il Nyaré restarono a
bocca aperta poiché tutto ciò che avevano da dire l'aveva
già detto Traoré. Senza dimenticare nulla, quando ognuno
ebbe finito di parlare, trovarono che non c'era nessuna
discordanza: i tre indovini avevano espresso le stesse
esigenze!
Allora
Traoré disse: "Diciamo la verità! Il successo del
villaggio non è cosa da poco, ma non mi sento capace di
sgozzare mia figlia per offrirla a Dio." Anche il Moro
gridò: "Mai! Che prosperi o no il villaggio, il prezzo
non sarà la morte di mia figlia!" Nyaré, deciso,
promette: "Darò in sacrificio mia figlia. Ma in questo
caso, prosperità o no, la gestione del villaggio sarà della
mia famiglia". Gli altri due accettarono dicendo:
"E' giusto!”poiché dove vivevano, stavano bene e
ognuno vi trovò il proprio vantaggio (Grazie a Dio!).
Concluso l'accordo, arrivò il giorno fatidico. Tutto era
pronto: scopa, coltello, la giovane. Un venerdì mattina,
prima dell'alba, Nyaré invocò Dio e sacrificò la figlia. Il
sangue fu raccolto e riempita la zucca che Nyarè affidò al
cacciatore dicendogli : "Vai il più lontano che puoi,
dove passi aspergi di sangue il luogo con la scopa”.
Fu così che a Bamako l'autorità sul territorio fu trasmessa
ai Nyaré. Anche se il suo fondatore era un Traoré venuto a
cacciare nelle praterie ai bordi del fiume.
Questa non è una favola, è un mito. E' il racconto orale
della storia. Così 'ho sentito, così ve lo trasmetto.
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