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La donna e la società musulmana
Jean Fontaine M. Afr. Tunisi
P. Jean Fontaine, dei Padri Bianchi, missionario da molti anni in Tunisia, è particolarmente attento alle evoluzioni, lievi a volte, ma reali che si verificano nell'Islam. Nei confronti della concezione della donna, ci propone alcune idee basilari chiare, convincenti, e quasi mai puntualizzate.
Sono
tanti i pregiudizi quando si discute di questo argomento! Si
dimentica facilmente la storia! Per questo devo insistere,
all'inizio di questo articolo: se la donna cristiana sembra
tanto evoluta oggi, è soprattutto perché è occidentale, non
perché è cristiana.
Le nostre società hanno percorso rivoluzioni filosofiche,
industriali, scientifiche con il risultato di una certa
uguaglianza fra l'uomo e la donna; anche se, nella nostra
Chiesa cattolica, siamo ben lontani da questo risultato.
Se oggi la donna musulmana sembra non avere il posto che
merita, non è perché è musulmana, ma perché vive in paesi
dove non esiste ancora l'alfabetizzazione, la democrazia e lo
sviluppo economico.
Lo studio e l'interpretazione della Bibbia ha impiegato molto
tempo per mettersi al passo con il progresso delle scienze nei
paesi sviluppati. Questo avverrà anche per quanto riguarda il
Corano: quando le società musulmane saranno istruite, libere
e ricche, il problema della donna sarà risolto.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare la diversità delle
situazioni geografiche: i musulmani sono nel mondo più di un
miliardo sparsi dall'estremo oriente all'estremo dell'Africa.
Il Corano.
Coloro che hanno letto i miei articoli da
qualche anno si sono ormai abituati: per capire qualche cosa
in un problema del mondo musulmano, bisogna incominciare dal
Corano che ha modellato queste società in profondità.
Due
"suratte" (Capitoli del Corano) sono consacrate alle
donne e al tema del ripudio, senza dimenticare i numerosi
versetti che si riferiscono all'adulterio, al pudore e
all'eredità.
Per lo più questi testi coranici stabiliscono delle gerarchie
nei rapporti umani. Ai musulmani viene rivelata una morale, un
codice di comportamento: "Gli uomini vengono prima delle
donne" (2,228).
Occorrono due donne testimoni, là dove un uomo basta (2,282)
e la parte di eredità della donna è la metà di quella
dell'uomo (4,11-12).
La poligamia è autorizzata (4,3). Anche quando non si tratta
di una schiava, la donna è per l'uomo come un campo da arare
(2,223). Il ripudio è un diritto assoluto riservato allo
sposo (45,2). Il Corano stabilisce l'uguaglianza fra l'uomo e
la donna solo nelle sanzioni penali. (24,2).
Tuttavia, se pensiamo alla situazione della donna in Arabia,
all'epoca della sua rivelazione, il Corano porta molti
miglioramenti: condanna la cattiva abitudine di accogliere la
nascita di una bambina come una disgrazia (16,60-61) e
proibisce di ucciderla (6,141). Prescrive di trattare bene la
madre anziana (31,13). Non è permesso ai famigliari
d'impedire alla donna di sposare l'uomo che ha scelto (2,232).
E' proibito al marito di disporre dei beni della sua sposa
senza il suo consenso (4,24).
La legge.
Nel corso dei secoli, si è verificata una
certa confusione fra leggi divine e leggi umane per quanto
riguarda lo statuto personale della donna.
Così, l'atto stesso del matrimonio, atto in sé civile, è
diventato un atto sottoposto alla legge divina. Il problema
della donna musulmana ha, forse, come causa questa
sacralizzazione della sua inferiorità.
Ora il Corano dice che, per definire i diritti e i doveri
della donna, bisogna seguire ciò che è comunemente ammesso e
riconosciuto (ma'rûf), ciò che non è condannato dalla
coscienza collettiva.
Dunque la traduzione pratica di queste prescrizioni dovrebbe
seguire l'evoluzione delle condizioni di vita e
l'organizzazione sociale.
Infatti, non esiste nessun testo nella legge musulmana che
dichiari espressamente delle restrizioni ai diritti della
donna per quanto riguarda la politica del lavoro o l'esercizio
di funzioni pubbliche.
La poligamia.
Il Corano segna un progresso, per rapporto
alla società araba del suo tempo, limitando l'autorizzazione
della poligamia a quattro spose, a condizione che si possa
essere giusti con ciascuna di loro: "Se temete di non
poter essere giusti, limitatevi ad una soltanto" (4,3).
E in seguito il Corano decreta: "Voi non potrete essere
giusti verso le vostre donne" (4,128).
Basandosi su questa evoluzione, oggigiorno i commentatori
affermano che bisogna continuare nella stessa direzione e
sopprimere la poligamia. E' quello che ha fatto il Presidente
Bourguiba in Tunisia fin dall'indipendenza nel 1956.
Il velo.
Omero descrive Penelope (Sposa di Ulisse,
nell'Odissea) che appare velata davanti ai suoi pretendenti.
Il velo portato dalle donne in Arabia è un'antica tradizione.
D'altra parte Tertulliano che viveva a Cartagine, all'inizio
del terzo secolo, ne parla e lo presenta come esempio alle
donne cristiane.
E'
un errore cercare nei testi coranici prescrizioni relative al
velo. Il versetto su cui ci si basa abitualmente (33,55)
riguarda le spose del profeta Maometto. Ma i fedeli hanno
avuto la tendenza ad imitare in tutto gli esempi del profeta.
D'altre parte l'ingiunzione fatta alle donne (di abbassare
sulla loro fronte il loro “jilbâb" (33,59) permette
loro, quando escono, di distinguersi dalla volgarità.
Infine, coloro che volevano mantenere le donne in uno stato
d'inferiorità hanno inteso si parlasse del "volto"
quando il Corano dice "di non lasciare vedere tutto ciò
che le donne hanno fatto per rendersi più belle se non ai
loro mariti" e ai parenti (24,30-31). Ricordiamo tuttavia
che il velo tradizionale è proibito in Tunisia.
Conclusione.
Il posto della donna nel mondo musulmano
continua la sua lunga trasformazione.
E' diverso secondo i luoghi in cui la donna vive: si può,
forse, paragonare lo statuto della donna in Tunisia e in Afghanistan, due paesi completamente musulmani?
Nel primo, la Tunisia, il 100% delle bambine di sei anni vanno
a scuola; la donna può chiedere il divorzio e ottenere la
custodia dei suoi figli; può essere insegnante (la metà
degli insegnanti sono donne), medico o impiegata in banca.
Più che l'Islam, è il progresso sociale che è all'origine
della situazione della donna nei paesi musulmani.
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