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Religioni, maestri, realizzazione personale
di Maddalena Masutti
"Il vostro pensiero è all'origine
delle energie positive e delle buone azioni che vi conducono
alla felicità. Il vostro pensiero è ugualmente all'origine
delle energie devianti e delle azioni negative che generano in
voi una sofferenza sempre più grande".
Questa familiare esortazione buddista renderebbe,
apparentemente, l’auto realizzazione dell’uomo
indipendente da ogni influsso religioso.
Il
senso del sacro, ridotto sempre più a dimensioni individuali,
favorisce l'apparire di un gran numero di persone che giocano
al ruolo di maestri. L'Occidente non è nuovo a questo
fenomeno: i grandi filosofi greci oltre ad essere dei
pensatori eccellenti, avevano dei discepoli ai quali
insegnavano la strada della saggezza.
Il cristianesimo poi ha conosciuto nelle varie epoche delle
guide spirituali straordinarie. I monasteri erano scuole di
spiritualità.
Influenze orientali
All'attuale fiorire di maestri “in fatto di
realizzazione personale”, hanno in qualche modo contribuito
degli eventi storici.
Alla fine del XVIII° secolo in Europa si manifesta un
notevole interesse per l'India. Viene scoperto il sanskrito,
la lingua delle grandi opere letterario-religiose indù,
scritte dal 1000 a.C. in poi.
Nell' '800 si viene a conoscenza del buddismo, religione nata
dall'induismo cinque secoli prima di Cristo.
Più che di una scoperta, si tratta secondo molti, di una
fabbricazione del "buddismo all'occidentale". Ad
esso ha contribuito anche il filosofo Schopenhauer che,
seguito da altri, ne ha fatto la dottrina del
"nirvana": l'annientamento totale di ogni volontà e
aspirazione.
Il Budda storico, tutto preso dal problema pratico di liberare
lo spirito umano dal peso della sofferenza, programma lo
sforzo dell'individuo per riuscirci. Non ricorre
specificamente alla presenza di Dio nelle sue tecniche di
insegnamento pratico.
Nell’ ambiente in cui viveva era sottintesa, data per
scontata.
In Occidente, il suo non nominare espressamente Dio o il Sé
supremo nel quale l'uomo si identifica, viene interpretato
come assenza, come negazione di Dio.
Tra le moltissime ramificazioni dell'induismo, il
"buddismo all'occidentale" è quello di gran lunga
più diffuso in Europa, specialmente in Francia. Sta cercando
di diffondersi in Italia e altrove.
La raffinatezza di particolari propri dell’immagine del
Budda a cui ricorrono è significativa: esprime le
interpretazioni a cui è soggetta la dottrina fondamentale del
grande Maestro da parte dei devoti sparsi nel mondo e
provenienti da culture diverse.
E’ evidente che la realizzazione personale, come viene
presentata oggi da maestri più o meno improvvisati, si ispira
molto alle interpretazioni del buddismo all’occidentale.
Prospettive impossibili
"Voi avete la libertà di fare ciò che
volete del vostro pensiero e della vo-stra vita", ripete
anche la saggezza cinese. Gli slogan che vengono lanciati oggi
potrebbero sembrare in tema con la grande saggezza di un
tempo.
In
realtà non sfuggono ad un accorto ingranaggio commerciale.
"Solo cinque giorni e una spinta prorompente cambierà il
vostro futuro". "Potete attivare la vostra energia,
prendendo coscienza delle vostre forze interiori".
"Trovare la pace interiore"; "Scoprire il
benessere"; "Assicurare la serenità";
"Ottenere cambiamenti duraturi"...
Tutti miracoli da raggiungere a breve distanza, tramite
esercizi controllati da esperti. Si tratta della promozione di
tecniche che danno l'illusione di appropriarsi in fretta del
'nirvana' o stato d'animo di assoluta serenità e piena
efficienza.
Tutte le grandi religioni mettono in guardia: anche i migliori
desideri possono finire alla deriva e diventare oggetti di
illusioni.
L'immagine di un uomo o di una donna perfettamente riusciti,
può essere posta come scopo finale facile da raggiungersi. Si
può cercare allora, con una certa compiacenza nei propri
confronti, di lasciar da parte senza tenerla in
considerazione, la debolezza del cuore umano.
Si può tentare di cancellare il proprio modo di essere pieni
di dubbi, incertezze, fragilità e bisogni di relazioni con
gli altri.
L'esperienza testimonia la validità del lungo, talvolta
estenuante, ma vero confronto di una persona con la sua natura
profonda. Questo confronto fa cadere le illusioni, libera
dalle false rappresentazioni di sé, dalle velleità del
narcisismo. Dà la possibilità, di prendere veramente in mano
il proprio destino.
Cercare sul serio l’autocontrollo e il buon rapporto con gli
altri, fa prendere con molta precauzione il cammino interiore.
Si tratta di un “cammino”, non di pochi passi segnati una
volta per sempre.
Le persone che hanno dedicato la vita intera alla propria
costruzione spirituale sanno che il lavoro su di sé non è
mai terminato. Indubbiamente man mano che si progredisce
appaiono zone di distacco e si esperimenta l'alleggerimento
dalla zavorra. Salendo su un sentiero di montagna, la visuale
cambia, il paesaggio si presenta più allettante e l'aria più
benefica.
Ma fino a quando non si è raggiunta la cima, prove,
difficoltà, a volte colpi molto duri, reminiscenze molto
dolorose, ostacoli di tutte le specie possono sorprendere ad
ogni tornante.
Se non è giunto alla fine del percorso, nessuno può
permettersi di pensarsi al sicuro da cadute, cedimenti di
disciplina, debolezze anche se passeggere. Sembra che la vita
chiami a scoprire e riscoprire senza posa, proprio quando il
cammino è felicemente inoltrato, gli angoli oscuri, le
debolezze segrete che ciascuno porta dentro di sé.
Questi sono gli insegnamenti in comune, impartiti dalle grandi
religioni.
La realizzazione che squilibra
Secondo le tendenze in corso, ciascuno deve
far fruttare la sua vita come se fosse un capitale: scelte
oculate, investimenti giudiziosi, tecniche adeguate devono
assicurare un avvenire radioso, immancabile.
Di
per sé un simile linguaggio, metaforicamente, non è da
buttare. "Ma se non si fa attenzione, una specie di
ideologia della realizzazione di sé, senza riferimento a Dio,
rischia di condurre lo spirito fuori strada". (M.
Romanens).
In un cammino così lungo e difficile, le religioni
caldeggiano vivamente la presenza di un maestro spirituale.
Tendono a prepararlo tramite una ferrea disciplina e
un'accurata conoscenza dei libri sacri.
Budda, un praticante coscienzioso della sua religione indu,
ebbe un’esperienza straordinaria che lo indusse a studiare
il modo per aiutare gli altri ad uscire dalla sofferenza.
Divenne un maestro eccellente per i suoi seguaci e creò una
svolta considerevole nell’induismo, la sua religione di
fondo.
Cinque secoli dopo, Gesù di Nazaret, ebreo, approfondì l’aspetto
dell’amore e della paternità di Dio, nell’ambito della
sua religione, quella ebraica.
Figlio di Dio, ebbe un impatto che rivoluzionò la storia.
Venne riconosciuto come il “Maestro” per eccellenza, anche
dalla gente semplice.
L'aiuto di Dio rimane un elemento di primo ordine per
progredire verso la propria realizzazione e l'incontro con un
vero maestro fa parte di questo aiuto.
Dal momento che ci sono persone che hanno saputo trarre
insegnamenti proficui dalle odierne correnti che puntualizzano
l’importanza del rapporto maestro-discepolo, si potrà
vederne gli aspetti positivi una prossima volta.
Non favoriscono forse i rapporti interpersonali in un periodo
di meccanicismo esagerato?
Buddismo all'occidentale.
E' difficile, data la mancanza di verifiche
statistiche, quantificare il numero dei seguaci del buddismo
nei paesi europei.
In Italia si segnalano luoghi di culto, come il Tempio
Virtuale Hare Krisna di Bologna con una Stazione radio e la
possibilità di consulenza vegetariana e assistenza
spirituale.
A Roma l’istituto Samantabhadra è di tradizione buddista
tibetana e propone regolari corsi di studio e di pratica. A
Frasso Sabino (Rieti), c’è il Monastero Buddista
Santacittarama che ha un sito Internet con riferimenti a siti
buddisti: fotografie, istruzioni per l’arrivo... Il
Monastero Zen Ensoji ‘Il Cerchio’ (Milano) è una
comunità buddista con informazioni e corsi su yoga e zen.
Ognuna di queste associazioni di buddisti vanta un grande
Maestro ed offre come indispensabile l’assistenza, appunto,
di un grande Maestro.
In Francia, dove si è organizzata l'Unione
Buddista Francese (UBF), nel 1999 si parlava di 600.000 unità
tra praticanti e simpatizzanti, distinguendo le circa 200.000
persone di origine europea, dalle 400.000 di origine asiatica.
Appoggiandosi sull'importanza numerica, l'UBF ha potuto
ottenere fin dal 1997, una finestra di un quarto d'ora, nel
quadro delle emissioni religiose diffuse la domenica mattina,
sotto il titolo "Voce Buddista".
I Cambogiani e i Vietnamiti che vivono in Francia si
aspettavano che quel servizio si rivolgesse espressamente a
loro. Ma la metà circa dei fedeli, che ne hanno fatto la
richiesta, è direttamente consacrata al Buddismo Zen
giapponese o al Buddismo tibetano.
L'altra metà si divide in diversi rami, raggruppa tavole
rotonde di varie tradizioni e comprende appartenenti al
buddismo del Sud-Est asiatico. In questo ammasso di tendenze,
gli Orientali, che si ritengono affiliati al buddismo
ortodosso, non si riconoscono.
Ci si può fare un’idea di ciò che è il buddismo fra noi,
dalle richieste pervenute all'UBF, circa 5.000 lettere in due
anni. Provengono da persone in cerca di spiritualità, specie
da giovani liceali, da collegiali, detenuti...
Nella maggior parte chiedono informazioni sui centri, su
antenne, titoli di libri, referenze varie.
Anche l'emissione religiosa"Voce Buddista" funziona
prima di tutto come quadro d'informazione destinato al grande
pubblico e ai curiosi. E’ questa, nell’insieme, l’immagine
del buddismo all'occidentale, a cui si ispirano molti degli
attuali maestri di spiritualità.
La solidarietà dei buddisti all'occidentale in qualche
situazione critica, si è dimostrata piuttosto debole, specie
se confrontata con quella dei buddisti asiatici. Di fronte
alla decisione di distruggere le due statue giganti di Budda a
Bamyan nell'Afghanistan, i paesi buddisti furono i primi a
mobilitarsi.
La presidente dello Sri Lanka, C. Kumaratunga, propose al
segretariato generale dell'Onu l'aiuto finanziario del suo
paese per tagliare e trasportare le due statue.
Anche il Dalai-Lama unì la sua voce ad una petizione mondiale
che le voleva salvare.
Con spirito diverso, la manifestazione pacifica organizzata
davanti alla sede dell'Onu a Ginevra, dagli appartenenti ad un
tempio buddista svizzero: riuscì a mala pena a raggruppare un
centinaio di partecipanti.
Il messaggio posto su un sito Internet per l'occasione, diede
prova dello sbandamento delle comunità buddiste
all'occidentale: alcune suggerivano interventi con la forza,
altre più serene, affermavano che, in fondo tutto è
destinato a finire e non vale la pena prendersela per delle
pietre.
La richiesta di poter tagliare e trasportare le statue era
stata fatta anche da una équipe giapponese. I talebani
risposero: "No! Noi abbiamo un sacro dovere di
distruggere!"
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