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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Religioni, maestri, realizzazione personale

di Maddalena Masutti

"Il vostro pensiero è all'origine delle energie positive e delle buone azioni che vi conducono alla felicità. Il vostro pensiero è ugualmente all'origine delle energie devianti e delle azioni negative che generano in voi una sofferenza sempre più grande".
Questa familiare esortazione buddista renderebbe, apparentemente, l’auto realizzazione dell’uomo indipendente da ogni influsso religioso.

 

Il senso del sacro, ridotto sempre più a dimensioni individuali, favorisce l'apparire di un gran numero di persone che giocano al ruolo di maestri. L'Occidente non è nuovo a questo fenomeno: i grandi filosofi greci oltre ad essere dei pensatori eccellenti, avevano dei discepoli ai quali insegnavano la strada della saggezza.
Il cristianesimo poi ha conosciuto nelle varie epoche delle guide spirituali straordinarie. I monasteri erano scuole di spiritualità.

 

Influenze orientali

All'attuale fiorire di maestri “in fatto di realizzazione personale”, hanno in qualche modo contribuito degli eventi storici.
Alla fine del XVIII° secolo in Europa si manifesta un notevole interesse per l'India. Viene scoperto il sanskrito, la lingua delle grandi opere letterario-religiose indù, scritte dal 1000 a.C. in poi.

Nell' '800 si viene a conoscenza del buddismo, religione nata dall'induismo cinque secoli prima di Cristo.
Più che di una scoperta, si tratta secondo molti, di una fabbricazione del "buddismo all'occidentale". Ad esso ha contribuito anche il filosofo Schopenhauer che, seguito da altri, ne ha fatto la dottrina del "nirvana": l'annientamento totale di ogni volontà e aspirazione.
Il Budda storico, tutto preso dal problema pratico di liberare lo spirito umano dal peso della sofferenza, programma lo sforzo dell'individuo per riuscirci. Non ricorre specificamente alla presenza di Dio nelle sue tecniche di insegnamento pratico.
Nell’ ambiente in cui viveva era sottintesa, data per scontata.
In Occidente, il suo non nominare espressamente Dio o il Sé supremo nel quale l'uomo si identifica, viene interpretato come assenza, come negazione di Dio.
Tra le moltissime ramificazioni dell'induismo, il "buddismo all'occidentale" è quello di gran lunga più diffuso in Europa, specialmente in Francia. Sta cercando di diffondersi in Italia e altrove.
La raffinatezza di particolari propri dell’immagine del Budda a cui ricorrono è significativa: esprime le interpretazioni a cui è soggetta la dottrina fondamentale del grande Maestro da parte dei devoti sparsi nel mondo e provenienti da culture diverse.
E’ evidente che la realizzazione personale, come viene presentata oggi da maestri più o meno improvvisati, si ispira molto alle interpretazioni del buddismo all’occidentale.

 

Prospettive impossibili

"Voi avete la libertà di fare ciò che volete del vostro pensiero e della vo-stra vita", ripete anche la saggezza cinese. Gli slogan che vengono lanciati oggi potrebbero sembrare in tema con la grande saggezza di un tempo.
In realtà non sfuggono ad un accorto ingranaggio commerciale. "Solo cinque giorni e una spinta prorompente cambierà il vostro futuro". "Potete attivare la vostra energia, prendendo coscienza delle vostre forze interiori". "Trovare la pace interiore"; "Scoprire il benessere"; "Assicurare la serenità"; "Ottenere cambiamenti duraturi"...
Tutti miracoli da raggiungere a breve distanza, tramite esercizi controllati da esperti. Si tratta della promozione di tecniche che danno l'illusione di appropriarsi in fretta del 'nirvana' o stato d'animo di assoluta serenità e piena efficienza.
Tutte le grandi religioni mettono in guardia: anche i migliori desideri possono finire alla deriva e diventare oggetti di illusioni.
L'immagine di un uomo o di una donna perfettamente riusciti, può essere posta come scopo finale facile da raggiungersi. Si può cercare allora, con una certa compiacenza nei propri confronti, di lasciar da parte senza tenerla in considerazione, la debolezza del cuore umano.
Si può tentare di cancellare il proprio modo di essere pieni di dubbi, incertezze, fragilità e bisogni di relazioni con gli altri.
L'esperienza testimonia la validità del lungo, talvolta estenuante, ma vero confronto di una persona con la sua natura profonda. Questo confronto fa cadere le illusioni, libera dalle false rappresentazioni di sé, dalle velleità del narcisismo. Dà la possibilità, di prendere veramente in mano il proprio destino.
Cercare sul serio l’autocontrollo e il buon rapporto con gli altri, fa prendere con molta precauzione il cammino interiore. Si tratta di un “cammino”, non di pochi passi segnati una volta per sempre.
Le persone che hanno dedicato la vita intera alla propria costruzione spirituale sanno che il lavoro su di sé non è mai terminato. Indubbiamente man mano che si progredisce appaiono zone di distacco e si esperimenta l'alleggerimento dalla zavorra. Salendo su un sentiero di montagna, la visuale cambia, il paesaggio si presenta più allettante e l'aria più benefica.
Ma fino a quando non si è raggiunta la cima, prove, difficoltà, a volte colpi molto duri, reminiscenze molto dolorose, ostacoli di tutte le specie possono sorprendere ad ogni tornante.
Se non è giunto alla fine del percorso, nessuno può permettersi di pensarsi al sicuro da cadute, cedimenti di disciplina, debolezze anche se passeggere. Sembra che la vita chiami a scoprire e riscoprire senza posa, proprio quando il cammino è felicemente inoltrato, gli angoli oscuri, le debolezze segrete che ciascuno porta dentro di sé.
Questi sono gli insegnamenti in comune, impartiti dalle grandi religioni.

 

La realizzazione che squilibra

Secondo le tendenze in corso, ciascuno deve far fruttare la sua vita come se fosse un capitale: scelte oculate, investimenti giudiziosi, tecniche adeguate devono assicurare un avvenire radioso, immancabile.
Di per sé un simile linguaggio, metaforicamente, non è da buttare. "Ma se non si fa attenzione, una specie di ideologia della realizzazione di sé, senza riferimento a Dio, rischia di condurre lo spirito fuori strada". (M. Romanens).
In un cammino così lungo e difficile, le religioni caldeggiano vivamente la presenza di un maestro spirituale. Tendono a prepararlo tramite una ferrea disciplina e un'accurata conoscenza dei libri sacri.
Budda, un praticante coscienzioso della sua religione indu, ebbe un’esperienza straordinaria che lo indusse a studiare il modo per aiutare gli altri ad uscire dalla sofferenza. Divenne un maestro eccellente per i suoi seguaci e creò una svolta considerevole nell’induismo, la sua religione di fondo.
Cinque secoli dopo, Gesù di Nazaret, ebreo, approfondì l’aspetto dell’amore e della paternità di Dio, nell’ambito della sua religione, quella ebraica.
Figlio di Dio, ebbe un impatto che rivoluzionò la storia. Venne riconosciuto come il “Maestro” per eccellenza, anche dalla gente semplice.
L'aiuto di Dio rimane un elemento di primo ordine per progredire verso la propria realizzazione e l'incontro con un vero maestro fa parte di questo aiuto.
Dal momento che ci sono persone che hanno saputo trarre insegnamenti proficui dalle odierne correnti che puntualizzano l’importanza del rapporto maestro-discepolo, si potrà vederne gli aspetti positivi una prossima volta.
Non favoriscono forse i rapporti interpersonali in un periodo di meccanicismo esagerato?

 

Buddismo all'occidentale.

E' difficile, data la mancanza di verifiche statistiche, quantificare il numero dei seguaci del buddismo nei paesi europei.
In Italia si segnalano luoghi di culto, come il Tempio Virtuale Hare Krisna di Bologna con una Stazione radio e la possibilità di consulenza vegetariana e assistenza spirituale.
A Roma l’istituto Samantabhadra è di tradizione buddista tibetana e propone regolari corsi di studio e di pratica. A Frasso Sabino (Rieti), c’è il Monastero Buddista Santacittarama che ha un sito Internet con riferimenti a siti buddisti: fotografie, istruzioni per l’arrivo... Il Monastero Zen Ensoji ‘Il Cerchio’ (Milano) è una comunità buddista con informazioni e corsi su yoga e zen. Ognuna di queste associazioni di buddisti vanta un grande Maestro ed offre come indispensabile l’assistenza, appunto, di un grande Maestro.

In Francia, dove si è organizzata l'Unione Buddista Francese (UBF), nel 1999 si parlava di 600.000 unità tra praticanti e simpatizzanti, distinguendo le circa 200.000 persone di origine europea, dalle 400.000 di origine asiatica.
Appoggiandosi sull'importanza numerica, l'UBF ha potuto ottenere fin dal 1997, una finestra di un quarto d'ora, nel quadro delle emissioni religiose diffuse la domenica mattina, sotto il titolo "Voce Buddista".
I Cambogiani e i Vietnamiti che vivono in Francia si aspettavano che quel servizio si rivolgesse espressamente a loro. Ma la metà circa dei fedeli, che ne hanno fatto la richiesta, è direttamente consacrata al Buddismo Zen giapponese o al Buddismo tibetano.
L'altra metà si divide in diversi rami, raggruppa tavole rotonde di varie tradizioni e comprende appartenenti al buddismo del Sud-Est asiatico. In questo ammasso di tendenze, gli Orientali, che si ritengono affiliati al buddismo ortodosso, non si riconoscono.
Ci si può fare un’idea di ciò che è il buddismo fra noi, dalle richieste pervenute all'UBF, circa 5.000 lettere in due anni. Provengono da persone in cerca di spiritualità, specie da giovani liceali, da collegiali, detenuti...
Nella maggior parte chiedono informazioni sui centri, su antenne, titoli di libri, referenze varie.
Anche l'emissione religiosa"Voce Buddista" funziona prima di tutto come quadro d'informazione destinato al grande pubblico e ai curiosi. E’ questa, nell’insieme, l’immagine del buddismo all'occidentale, a cui si ispirano molti degli attuali maestri di spiritualità.
La solidarietà dei buddisti all'occidentale in qualche situazione critica, si è dimostrata piuttosto debole, specie se confrontata con quella dei buddisti asiatici. Di fronte alla decisione di distruggere le due statue giganti di Budda a Bamyan nell'Afghanistan, i paesi buddisti furono i primi a mobilitarsi.
La presidente dello Sri Lanka, C. Kumaratunga, propose al segretariato generale dell'Onu l'aiuto finanziario del suo paese per tagliare e trasportare le due statue.
Anche il Dalai-Lama unì la sua voce ad una petizione mondiale che le voleva salvare.
Con spirito diverso, la manifestazione pacifica organizzata davanti alla sede dell'Onu a Ginevra, dagli appartenenti ad un tempio buddista svizzero: riuscì a mala pena a raggruppare un centinaio di partecipanti.
Il messaggio posto su un sito Internet per l'occasione, diede prova dello sbandamento delle comunità buddiste all'occidentale: alcune suggerivano interventi con la forza, altre più serene, affermavano che, in fondo tutto è destinato a finire e non vale la pena prendersela per delle pietre.
La richiesta di poter tagliare e trasportare le statue era stata fatta anche da una équipe giapponese. I talebani risposero: "No! Noi abbiamo un sacro dovere di distruggere!"