AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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L'Africa dalla mia finestra

Suor Francisca Reche è una missionaria delle Suore di nostra Signora d'Africa (Suore Bianche). Sono sue le riflessioni che seguono, ma potrebbero essere quelle di tanti missionari ritornati in patria dopo tanti anni. Suor Francisca parla degli immigrati in Spagna, ma le sue domande potrebbero essere le nostre. E le risposte?...

 

Da molti anni ormai non trascorrevo il Natale in Spagna. Sono stati giorni felici, potendo ritornare alle mie radici e ai miei familiari e amici. In quei giorni fui agitata da sentimenti contrapposti.
Mi succede ogni volta che ritorno dal Burkina Faso, ma, in tempo di Natale, l'impatto socioculturale fu molto più forte.
E come potrebbe essere diversamente in un momento dell'anno in cui si è invitati a consumare, a spendere e spandere più che mai? Passare, da uno dei paesi più poveri del mondo ad uno che, anche se non è fra i sette paesi più ricchi, fa parte di quei paesi nei quali regnano l'abbondanza e il benessere, è sconvolgente.
Nel mio intimo si sono confrontati sentimenti contraddittori: gioia nel vedere il livello della qualità della vita e il benessere dei miei compatrioti, dolore nel verificare l'ingiusta distribuzione dei beni di questo mondo, nel constatare che con ciò che qui si sciupa, molti potrebbero avere di che vivere, etc.
Il mio cervello era come una calcolatrice: 72.000 lire corrisponde a due mesi di mensa scolare per un bambino, oppure il costo dei medicinali che salverebbero la vita ad alcune persone. Con il prezzo di certi giocattoli, un giovane potrebbe avere il necessario per studiare per due anni.
La mia testa era peggio di un caleidoscopio nel quale si scontravano visi e situazioni ancora molto vivide: Maria, con i suoi grandi occhi tristi, che è tutta pelle e ossa.
Come potrebbe essere diversamente se a 15 mesi dalla nascita pesa solo tre chili? E Ibrahim, che avrebbe bisogno di una operazione urgente, e non ha potuto acquistare il materiale scolastico per i suoi figli. Alima, una sieropositiva che non ha un domicilio. E quei giovani che studiano alla luce dei fari della strada, perché non possono acquistare il petrolio per le loro lampade.
Mi sono sforzata molte volte di esorcizzare queste immagini con altre che fanno parte della mia esperienza africana: La gente che, malgrado la povertà, sa ridere e conosce la solidarietà: i volti di Ines, Awa, Idrisa...che potranno avere un impiego, aprire un negozio, guadagnarsi da vivere.
Il viso felice delle donne che vedono diminuire le loro fatiche perché, nel villaggio, è stato installato un mulino; e quello degli uomini che con l'aratro ricevuto potranno far rendere di più il loro campo. Volti di gente che lotta per la sopravvivenza, per una vita migliore. Volti di gente che vedono la gente che incrocia e sanno sorridere. L'Africa è veramente lontana e...vicina!
I primi di gennaio passai da Almeria. Arrivai in serata, quando nel porto si imbarcavano i partecipanti al Rally Parigi-Dakar, questa vergognosa manifestazione di esibizionismo della nostra abbondanza, che lascia disseminati barattoli di coca-cola e altri resti umani più sgradevoli, quando passano a tutta velocità in mezzo a una nube di polvere.
Aprendo la mia finestra, il giorno dopo, ho creduto di vedere un miraggio: sulla piazza c'erano decine di africani. Dove mi trovavo? In via Arapiles di Almeria o in Africa? Sembra che non fossero poi tanti in confronto a quelli di una settimana prima, quando sono venuti, attratti dalla notizia che la loro presenza sarebbe stata legalizzata. L'Africa è lì, sotto la mia finestra!
Che dramma si nasconde dietro quei volti impassibili o inquieti, in quegli sguardi sognatori e impauriti nei quali si possono intuire sogni infranti, annosi problemi?
Alcuni, quelli arrivati da poco, conservano lo sguardo fiducioso; non hanno ancora incontrato i profittatori che, per denaro, venderanno loro un posto nella coda davanti al Commissariato o documenti e certificati che non serviranno mai...
Tutti questi uomini e donne aspettano pazientemente il loro turno...Da quali incubi sono fuggiti? Quale "Eldorado" stanno cercando per esporsi a tanti pericoli, sacrifici e umiliazioni?
Molti di loro sono stati spogliati di tutto dalle varie "mafie" e il poco denaro che resta finirà presto e passerà nelle mani di persone senza scrupoli.
Quelli che hanno passato la prova iniziale, debbono pensare a quelli che morirono in mare, a quelli che non hanno potuto giungere dove loro si trovano ora.
Tutti pensano alla famiglia, al villaggio che hanno lasciato.
Molte persone passano senza degnarli di uno sguardo, come fossero invisibili; altre li guardano inquieti, altre con compassione. Quante sono quelle persone che sono disposte ad essere solidali e giuste, riconoscendoli come persone che cercano una soluzione ai loro problemi, che vengono ad aiutarci e anche ad arricchirci, aprendoci ad altri popoli, ad altre culture e altri modi di concepire la vita?