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L'Africa dalla mia finestra
Suor Francisca Reche è una missionaria
delle Suore di nostra Signora d'Africa (Suore Bianche). Sono
sue le riflessioni che seguono, ma potrebbero essere quelle di
tanti missionari ritornati in patria dopo tanti anni. Suor
Francisca parla degli immigrati in Spagna, ma le sue domande
potrebbero essere le nostre. E le risposte?...
Da
molti anni ormai non trascorrevo il Natale in Spagna. Sono
stati giorni felici, potendo ritornare alle mie radici e ai
miei familiari e amici. In quei giorni fui agitata da
sentimenti contrapposti.
Mi succede ogni volta che ritorno dal Burkina Faso, ma, in
tempo di Natale, l'impatto socioculturale fu molto più forte.
E come potrebbe essere diversamente in un momento dell'anno in
cui si è invitati a consumare, a spendere e spandere più che
mai? Passare, da uno dei paesi più poveri del mondo ad uno
che, anche se non è fra i sette paesi più ricchi, fa parte
di quei paesi nei quali regnano l'abbondanza e il benessere,
è sconvolgente.
Nel mio intimo si sono confrontati sentimenti contraddittori:
gioia nel vedere il livello della qualità della vita e il
benessere dei miei compatrioti, dolore nel verificare
l'ingiusta distribuzione dei beni di questo mondo, nel
constatare che con ciò che qui si sciupa, molti potrebbero
avere di che vivere, etc.
Il mio cervello era come una calcolatrice: 72.000 lire
corrisponde a due mesi di mensa scolare per un bambino, oppure
il costo dei medicinali che salverebbero la vita ad alcune
persone. Con il prezzo di certi giocattoli, un giovane
potrebbe avere il necessario per studiare per due anni.
La mia testa era peggio di un caleidoscopio nel quale si
scontravano visi e situazioni ancora molto vivide: Maria, con
i suoi grandi occhi tristi, che è tutta pelle e ossa.
Come potrebbe essere diversamente se a 15 mesi dalla nascita
pesa solo tre chili? E Ibrahim, che avrebbe bisogno di una
operazione urgente, e non ha potuto acquistare il materiale
scolastico per i suoi figli. Alima, una sieropositiva che non
ha un domicilio. E quei giovani che studiano alla luce dei
fari della strada, perché non possono acquistare il petrolio
per le loro lampade.
Mi
sono sforzata molte volte di esorcizzare queste immagini con
altre che fanno parte della mia esperienza africana: La gente
che, malgrado la povertà, sa ridere e conosce la
solidarietà: i volti di Ines, Awa, Idrisa...che potranno
avere un impiego, aprire un negozio, guadagnarsi da vivere.
Il viso felice delle donne che vedono diminuire le loro
fatiche perché, nel villaggio, è stato installato un mulino;
e quello degli uomini che con l'aratro ricevuto potranno far
rendere di più il loro campo. Volti di gente che lotta per la
sopravvivenza, per una vita migliore. Volti di gente che
vedono la gente che incrocia e sanno sorridere. L'Africa è
veramente lontana e...vicina!
I primi di gennaio passai da Almeria. Arrivai in serata,
quando nel porto si imbarcavano i partecipanti al Rally
Parigi-Dakar, questa vergognosa manifestazione di
esibizionismo della nostra abbondanza, che lascia disseminati
barattoli di coca-cola e altri resti umani più sgradevoli,
quando passano a tutta velocità in mezzo a una nube di
polvere.
Aprendo la mia finestra, il giorno dopo, ho creduto di vedere
un miraggio: sulla piazza c'erano decine di africani. Dove mi
trovavo? In via Arapiles di Almeria o in Africa? Sembra che
non fossero poi tanti in confronto a quelli di una settimana
prima, quando sono venuti, attratti dalla notizia che la loro
presenza sarebbe stata legalizzata. L'Africa è lì, sotto la
mia finestra!
Che dramma si nasconde dietro quei volti impassibili o
inquieti, in quegli sguardi sognatori e impauriti nei quali si
possono intuire sogni infranti, annosi problemi?
Alcuni, quelli arrivati da poco, conservano lo sguardo
fiducioso; non hanno ancora incontrato i profittatori che, per
denaro, venderanno loro un posto nella coda davanti al
Commissariato o documenti e certificati che non serviranno
mai...
Tutti questi uomini e donne aspettano pazientemente il loro
turno...Da quali incubi sono fuggiti? Quale
"Eldorado" stanno cercando per esporsi a tanti
pericoli, sacrifici e umiliazioni?
Molti
di loro sono stati spogliati di tutto dalle varie
"mafie" e il poco denaro che resta finirà presto e
passerà nelle mani di persone senza scrupoli.
Quelli che hanno passato la prova iniziale, debbono pensare a
quelli che morirono in mare, a quelli che non hanno potuto
giungere dove loro si trovano ora.
Tutti pensano alla famiglia, al villaggio che hanno lasciato.
Molte persone passano senza degnarli di uno sguardo, come
fossero invisibili; altre li guardano inquieti, altre con
compassione. Quante sono quelle persone che sono disposte ad
essere solidali e giuste, riconoscendoli come persone che
cercano una soluzione ai loro problemi, che vengono ad
aiutarci e anche ad arricchirci, aprendoci ad altri popoli, ad
altre culture e altri modi di concepire la vita?
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