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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 6-2008

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Dio nell’Islam

Jean Fontaine M.Afr.

L'europeo, l'occidentale che incomincia a vivere in mezzo ai musulmani è colpito dalla presenza costante del nome di Dio nelle espressioni comuni dell'esistenza ordinaria. Nel Corano molti sono i nomi che Dio stesso si attribuisce, alcuni dei quali (99) formano il “rosario” musulmano che il fedele recita sovente durante la giornata.

 

Quasi tutte le situazioni, i comportamenti umani hanno un riferimento al nome di Dio. I seguenti esempi ci fanno comprendere meglio anche nella semplice traduzione letterale:
Salve!: Che la pace di Dio sia con te!
Per favore!: Che Dio ti faccia vivere!
Grazie!: Che la benedizione di Dio sia su di te!
Forse!: Dio è il più sapiente!
Peccato!: Dio è il vincitore!
No!: Se Dio vuole!
Bravo!: Dio è il più grande!
Va bene!: Dio sia lodato!
Senza dimenticare che all'inizio di ogni cosa, che sia un pranzo o l'accensione di un computer, il musulmano dirà: Nel nome di Dio!.

 

Il Corano

Dio dice ciò che vuole. Resta misterioso: "Lo sguardo umano non può penetrarlo, mentre Egli penetra lo sguardo umano" (6,103).
Però dal testo del Corano emergono tre caratteristiche di Dio.

 

Creatore e Giudice

Dio è l'iniziatore assoluto (13,16). Soltanto Lui conosce l'ora del Giudizio. Così il musulmano è invitato a sottomettere ogni suo atto al giudizio dell'Ora. Da qui i numerosi inviti alla conversione. Dio interviene nella storia in modo discontinuo tramite i profeti: Egli è " il re della vita e della morte" (92,13) e "il più giusto dei giudici" (95,8).

 

Unico e Uno in se stesso

"Mi è stato rivelato soltanto che il vostro Dio è unico" (41,6).
E' così che la professione di fede musulmana, il primo dei precetti, riprende l'affermazione del Corano: "Io sono Dio - Non c'è altro Dio al di fuori di Me" (20,14). Se Dio è ugualmente uno in se stesso: "Credete in Dio e non dite tre" (4,17), non genera e non può essere generato (112,3): " Non gli si addice prendere per sé un figlio" (19,35)..

 

Onnipotente e Misericordioso

Il Corano ricorda due verità, senza cercare di farne una sintesi. Prima di tutto, l'onnipotenza di Dio: "Perde chi vuole e dirige chi vuole" (14,4). E poi c'è la libertà umana: "Chi avrà compiuto un atomo di bene lo vedrà; chi avrà fatto il peso del male, lo vedrà" (99,7-8).

Possiamo confrontare facilmente questi due versetti con il passo di Isaia 6,9-10.
Dio è il Signore dei mondi; la sua benevolenza assolve. Da qui la sottomissione (Islam) totale e fiduciosa del musulmano nelle mani del suo Dio. Ogni capitolo (suratta) del Corano, con l'eccezione del capitolo 9, inizia con la formula: “In nome di Dio il misericordiosissimo", che rivela la profondità misteriosa della divinità nei suoi rapporti con gli esseri umani.

 

I segni e i nomi.

L'ordine e l'armonia del mondo sono così meravigliosi che l'uomo rischia di adorarli. Ma tutto ciò è destinato a perire. La ragione umana deve scorgervi la testimonianza dell'esistenza di Dio. Riflettere sui segni dell'universo è un dovere ricordato dal Corano.
"La creazione dei cieli e della terra, il contrasto fra notte e giorno, la nave che naviga sul mare con quanto giova all'uomo, l'acqua che Dio fa cadere dal cielo con la quale fa rivivere la terra dopo la sua morte, tutti gli animali che fa vivere, i venti e le nubi che sono fra il cielo e la terra sono certamente dei segni per un popolo che ragiona" (2,164).
La parola "segno" indica anche i versetti del Corano: essendo ogni parola di Dio un invito per la fede umana. La perfezione di Dio viene descritta nei "più bei nomi" (7,180) che Egli si dà. Il Corano ne cita più di 240, ma la tradizione musulmana ne ha ritenuto 99 che si recitano con il rosario. Il rosario musulmano è suddiviso in tre serie di 33 grani. Ricorda la presenza di Dio e la sua opera, Dio che è " vicino all'uomo più della sua stessa vena giugulare" (50,16).

 

Conclusione.

Dio in sé resta un mistero (42,50-51). Il Corano esige timore reverenziale, pietà, riconoscenza e fiducia.
"Coloro che cercano il suo volto" (92,20) trovano in lui un protettore, una guida, il più valido rifugio.
Dopo il Corano, gli insegnamenti (hadîth) attribuiti al profeta Maometto costituiscono le conoscenze correnti dei popolo. I commentatori del Corano sono alla base della teologia musulmana, per esempio quando si parla della libertà umana di fronte al decreto divino.
I musulmani fanno grandi sforzi razionali per trovare argomenti decisivi su Dio. Ma non hanno mai potuto impedire all'esperienza spirituale personale di manifestarsi, là dove Dio si rivela nel cuore del mistico. L'Islam è l'abbandono totale a Dio che non viene interrogato, ma, secondo la sua parola, si sa che è il giudice giusto e l'aiuto supremo.