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Dio nell’Islam
Jean Fontaine M.Afr.
L'europeo, l'occidentale che incomincia
a vivere in mezzo ai musulmani è colpito dalla presenza
costante del nome di Dio nelle espressioni comuni
dell'esistenza ordinaria. Nel Corano molti sono i nomi che Dio
stesso si attribuisce, alcuni dei quali (99) formano il “rosario”
musulmano che il fedele recita sovente durante la giornata.
Quasi
tutte le situazioni, i comportamenti umani hanno un
riferimento al nome di Dio. I seguenti esempi ci fanno
comprendere meglio anche nella semplice traduzione letterale:
Salve!: Che la pace di Dio sia con te!
Per favore!: Che Dio ti faccia vivere!
Grazie!: Che la benedizione di Dio sia su di te!
Forse!: Dio è il più sapiente!
Peccato!: Dio è il vincitore!
No!: Se Dio vuole!
Bravo!: Dio è il più grande!
Va bene!: Dio sia lodato!
Senza dimenticare che all'inizio di ogni cosa, che sia un
pranzo o l'accensione di un computer, il musulmano dirà: Nel
nome di Dio!.
Il Corano
Dio dice ciò che vuole. Resta misterioso:
"Lo sguardo umano non può penetrarlo, mentre Egli
penetra lo sguardo umano" (6,103).
Però dal testo del Corano emergono tre caratteristiche di
Dio.
Creatore e Giudice
Dio è l'iniziatore assoluto (13,16).
Soltanto Lui conosce l'ora del Giudizio. Così il musulmano è
invitato a sottomettere ogni suo atto al giudizio dell'Ora. Da
qui i numerosi inviti alla conversione. Dio interviene nella
storia in modo discontinuo tramite i profeti: Egli è "
il re della vita e della morte" (92,13) e "il più
giusto dei giudici" (95,8).
Unico e Uno in se stesso
"Mi è stato rivelato soltanto che il
vostro Dio è unico" (41,6).
E'
così che la professione di fede musulmana, il primo dei
precetti, riprende l'affermazione del Corano: "Io sono
Dio - Non c'è altro Dio al di fuori di Me" (20,14). Se
Dio è ugualmente uno in se stesso: "Credete in Dio e non
dite tre" (4,17), non genera e non può essere generato
(112,3): " Non gli si addice prendere per sé un
figlio" (19,35)..
Onnipotente e Misericordioso
Il Corano ricorda due verità, senza cercare
di farne una sintesi. Prima di tutto, l'onnipotenza di Dio:
"Perde chi vuole e dirige chi vuole" (14,4). E poi
c'è la libertà umana: "Chi avrà compiuto un atomo di
bene lo vedrà; chi avrà fatto il peso del male, lo
vedrà" (99,7-8).
Possiamo confrontare facilmente questi
due versetti con il passo di Isaia 6,9-10.
Dio è il Signore dei mondi; la sua benevolenza assolve. Da
qui la sottomissione (Islam) totale e fiduciosa del musulmano
nelle mani del suo Dio. Ogni capitolo (suratta) del Corano,
con l'eccezione del capitolo 9, inizia con la formula: “In
nome di Dio il misericordiosissimo", che rivela la
profondità misteriosa della divinità nei suoi rapporti con
gli esseri umani.
I segni e i nomi.
L'ordine e l'armonia del mondo sono così
meravigliosi che l'uomo rischia di adorarli. Ma tutto ciò è
destinato a perire. La ragione umana deve scorgervi la
testimonianza dell'esistenza di Dio. Riflettere sui segni
dell'universo è un dovere ricordato dal Corano.
"La
creazione dei cieli e della terra, il contrasto fra notte e
giorno, la nave che naviga sul mare con quanto giova all'uomo,
l'acqua che Dio fa cadere dal cielo con la quale fa rivivere
la terra dopo la sua morte, tutti gli animali che fa vivere, i
venti e le nubi che sono fra il cielo e la terra sono
certamente dei segni per un popolo che ragiona" (2,164).
La parola "segno" indica anche i versetti del
Corano: essendo ogni parola di Dio un invito per la fede
umana. La perfezione di Dio viene descritta nei "più bei
nomi" (7,180) che Egli si dà. Il Corano ne cita più di
240, ma la tradizione musulmana ne ha ritenuto 99 che si
recitano con il rosario. Il rosario musulmano è suddiviso in
tre serie di 33 grani. Ricorda la presenza di Dio e la sua
opera, Dio che è " vicino all'uomo più della sua stessa
vena giugulare" (50,16).
Conclusione.
Dio in sé resta un mistero (42,50-51). Il
Corano esige timore reverenziale, pietà, riconoscenza e
fiducia.
"Coloro che cercano il suo volto" (92,20) trovano in
lui un protettore, una guida, il più valido rifugio.
Dopo il Corano, gli insegnamenti (hadîth) attribuiti al
profeta Maometto costituiscono le conoscenze correnti dei
popolo. I commentatori del Corano sono alla base della
teologia musulmana, per esempio quando si parla della libertà
umana di fronte al decreto divino.
I musulmani fanno grandi sforzi razionali per trovare
argomenti decisivi su Dio. Ma non hanno mai potuto impedire
all'esperienza spirituale personale di manifestarsi, là dove
Dio si rivela nel cuore del mistico. L'Islam è l'abbandono
totale a Dio che non viene interrogato, ma, secondo la sua
parola, si sa che è il giudice giusto e l'aiuto supremo.
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