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Religioni e insicurezza
Religioni o ricerca di auto realizzazione?
di Maddalena Masutti
"Si può essere credenti senza
abdicare alla propria libertà personale. Si può studiare
l'andamento della religiosità odierna, senza che il proprio
cristianesimo ne rimanga intaccato".
(G. Ringlet, Teologo cattolico, insegnante
all'università di Lovanio).
Riesce
l'uomo di oggi, impadronendosi del sacro, a vincere ogni forma
di instabilità? Aggrapparsi al sacro, è stato spesso
interpretato come un bisogno di vincere la propria
insicurezza, come incapacità di affrontare la solitudine e di
premunirsi dall'imprevisto con le sole proprie forze.
Attualmente uno dei problemi rilevanti della nostra società,
sembra essere la paura che genera inquietudine. Paura dei
singoli cittadini e paura dei raggruppamenti. Basta una
situazione nuova, un semplice sospetto per scatenare una
specie di epidemia che si sviluppa a catena, fino a provocare
nei casi limite, la paura della paura. Naturalmente la paura
stessa è, in molti casi, un elemento positivo, un meccanismo
di difesa che si pone come sistema d'allarme per difendere da
pericoli reali. Si sa però, che se in clima d'allarme, la
paura arriva a paralizzare le forze e rendere l'individuo
inattivo, sfugge al controllo e diventa pericolosa.
In cerca di non si sa che cosa.
Ciò che hanno insegnato le grandi religioni
per millenni, indirizzando l'uomo verso il divino, sembra ad
una diffusa mentalità odierna, qualcosa di sorpassato. C'è
da chiedersi se in sostituzione, gli uomini del nostro tempo
hanno trovato ciò che permette di dirigere autonomamente se
stessi. E se, nei casi migliori, quelli che riescono a farcela
in proprio, hanno elementi validi da trasmettere agli altri.
Esistono persone interessate ad indagare su questa linea.
Il
francese D.K. Tager parla dell'abbazia benedettina di Nostra
Dame du Bec in Normandia: un angolo di paradiso, dalla pace
unica, fatta di silenzio, canto degli uccelli, verde, tanto
verde. Ma la meraviglia del luogo non attira più giovani
vocazioni al monachesimo. Ospita ogni anno migliaia di persone
che si definiscono atee, agnostiche, in cerca di qualcosa di
indefinito, ma sempre in ordine allo spirito. Su questa linea
sono molte le esperienze possibili. "Oltre alla pace
straordinaria ricercano dei punti di riferimento. Fanno la
messa a punto della propria situazione personale prima di
ritornare al frenetico andamento della vita quotidiana".
Sono molti anche in Italia i monasteri antichi aperti
all'ospitalità di singoli e di gruppi in cerca di valori
spirituali. Notre Dame du Bec si distingue per la sua
celebrità e per l'eccezionale flusso di gente. Molti dei fine
settimana del 2002 erano già riservati agli inizi del 2001.
Il responsabile dell'accoglienza, Fratel Jean-Marie si dice
costretto a rifiutare due richieste su tre. A distinguere
però l'abbazia di Notre Dame è soprattutto una ferrea
disciplina. "Che appartengano o no ad una religione, i
frequentanti si obbligano a partecipare alle preghiere e agli
atti comuni propri dei monaci, rispettandone la puntualità.
E' loro richiesto di entrare nell'atmosfera comune. In cambio
possono avere dei colloqui individuali, a scelta, con uno dei
monaci della comunità”. Il responsabile riferisce che
spesso quei colloqui finiscono con un: “Non so più chi
sono, dove sono, che cosa sto facendo, dove sto andando".
I monaci ritengono che il loro compito sia ascoltare, dare
qualche punto di riferimento per una ricerca più
approfondita, senza affrontare espressamente temi religiosi.
"La nostra valle, dicono, è abitata da più di mille
anni dalla preghiera". Come dire che essa ha impregnato
l'ambiente.
L'ambiente non è tutto
A
200 km da Notre Dame du Bec, a Parigi, oggetto di grandi
incontri è un semplice appartamento. Sotto forma di ritiri,
vengono offerti dei corsi di sviluppo personale che
puntualizzano la percezione mentale nel suo funzionamento. Il
termine giapponese "dojo" significa casa delle
tecniche della realizzazione umana. I partecipanti sono quanto
mai eterogenei: credenti, non credenti, seguaci di teorie
disparate, ma hanno in comune la ricerca di un nutrimento per
il cuore e per lo spirito. Alcuni arricchiscono gli
insegnamenti con intrattenimenti particolari. Tutti sono
invitati a non illudersi di poter raggiungere un cambiamento
immediato. Lo scopo è parlare liberamente sapendo di non
essere giudicati e compiere un lavoro di riflessione che porti
a riconciliarsi con se stessi e a trovare uno scopo da dare
alla vita. Proposte che nell'abbazia di Notra Dame non
verrebbero rifiutate. Si tende alla 'spiritualità!'... E'
meglio però non usare termini comuni.
Ogni movimento tiene alla propria originalità, anche se
iniziative e scopi non differiscono molto. Colpisce il fatto
che senza volerlo ammettere, questi tipi di cercatori vanno
verso qualcosa che ha una forte connotazione religiosa. Se lo
ammettessero finirebbero col contraddirsi. Sia dunque chiaro:
basta con la religione! Si dichiarano attirati dalla certezza
di poter raggiungere la realizzazione personale, una certezza
nuova, mentre le certezze religiose sono arretrate. Attenzione
però: secondo le tecniche "dojo", lo sviluppo
personale deve partire e procedere necessariamente
dall'assoluta e con l'assoluta mancanza di certezze.
Insegne "dojo", con l'invito a frequentarne i corsi
ce ne sono ormai parecchie anche nelle città italiane piccole
e grandi.
All'insegna del nuovo
Nella ricerca condotta dal francese D. K.
Tager, appare anche in un ruolo di primo piano, una loggia
massonica. Non può vantare una nascita recente, ma i suoi
membri, dedicandosi al rispetto dei Diritti umani
"lavorano a tagliare la pietra interiore"
utilizzando gli utensili tradizionali propri della massoneria,
simboleggiati nella squadra e il compasso. "La loro
filosofia, che non vuole assolutamente aver a che fare con
alcuna religione, consiste nel dare all'individuo i mezzi per
conoscere meglio se stesso. In seguito, egli, munito di una
buona conoscenza di sé e degli altri, può organizzare
progetti politico-sociali nel senso più nobile del termine. A
favore dell'intera umanità"(N.Pruneaux).
E'
questo il motivo per cui il proprio processo personale va
condotto tramite pratiche e riti accettati per obbedienza.
Solo così si acquista una vera capacità di comunicazione per
aprirsi meglio al mondo e trovare in sé delle risposte. “Perfezionare
se stessi anche a favore degli altri”.
A migliaia di km di distanza, nel cuore del Québec (America),
un religioso domenicano, Y. Bériault lavora come
orchestratore di un sito Internet che egli stesso ha
organizzato. Vi accoglie più di 250 persone al giorno e il
numero va crescendo. Il suo richiamo è: "Accompagnamento
spirituale”. Assieme a tre confratelli egli passa la
giornata a rispondere sullo schermo alle domande esistenziali
di sofferenti del mondo intero. Il dialogo si svolge a colpi
di e-mail. Coloro che lo desiderano si servono di uno
pseudonimo e nessuno è obbligato a rivelare la propria
identità.
"Corrispondo, dice P.Y. Bériault, con atei ed agnostici
che fanno una ricerca spirituale, e che non si sentono a loro
agio per presentarsi ad un monastero. Temono di venir
giudicati. D'altra parte la loro ricerca va al di là dello
sviluppo personale e faticano a definirla. Non sanno con chi
parlarne e spesso non sanno nemmeno che cosa cercano".
Un interlocutore ha chiesto a P. Bériault dei ragguagli sulla
via da seguire per poter essere cancellato dai registri dei
battezzati, in modo da giungere "fino alla radice della
sua apostasia". E dopo avere avuto la risposta, il
dialogo con l’interessato, si fece sempre più intenso. Egli
incominciò con il definirsi non più ateo, ma agnostico, poi
a parlare del "suo umanesimo impegnato" che implica
una fede viva nell'uomo. "Io rispondo, dice il P.
Bériault, lasciando da parte le mie convinzioni religiose. Il
mio ruolo non è convertire, ma sostenere ciascuno nella
propria ricerca, qualunque sia la strada imboccata. Questa è
la grande libertà dei figli di Dio".
La speranza che non muore
Non
fa meraviglia che oggi una delle preoccupazioni maggiori di
teologi, filosofi, sociologi, e benpensanti sia "la
vulnerabilità, la fragilità della nostra società".
Cresce però anche il numero di coloro che sostengono come,
attraverso una simile constatazione, stia nascendo la responsabilità
di interrogarsi sul senso della vita per l'uomo di oggi.
Il fatto che molti individui si lascino prendere dal fascino
della realizzazione personale rivela senz'altro anche il
bisogno di una certa autonomia in campo religioso. Autonomia
da non intendersi come libertà di credere a ciò che fa più
comodo o che va per la maggiore. Può essere interpretata come
possibilità di prendere responsabilmente la vita, ciascuno
nelle proprie mani, senza sentirsi soffocare da istituzioni
che non permettono di affrontare decisioni in proprio. Neanche
quando il farlo non nuoce a nessuno.
Ci sono ovviamente altri elementi da cui difendere la propria
autonomia: l'idolatria del denaro ad esempio, il modello
sociale che punta sul protagonismo in maniera assoluta ed ha
come scopo principale una riuscita di rilievo. Sono tutti
fattori che lasciano parecchia gente ai bordi della strada.
Nascono così scontentezze profonde, delusioni inguaribili,
incertezze senza fine.
Ci sono dunque nuovi e molteplici tentativi di avviare studi
ed esperienze che diano ai singoli individui il senso della
propria autonomia e della propria realizzazione personale. Non
si sente però ancora sottolineare, o non lo si fa abbastanza,
come proprio nelle grandi religioni ci siano i mezzi di
riuscita per raggiungere autonomia, libertà, realizzazione.
Ciò che rende l'uomo un essere veramente umano lo rende anche
profondamente religioso. Le qualità umane sono richieste come
base per una vera formazione religiosa. E la religiosità non
è che un aspetto dell'umanità e come tale essa arricchisce e
affina l'individuo. Lo rende cosciente e responsabile.
Oggi sembra che le enormi ricchezze che devono far parte di
una vera formazione umana, possano venire recuperate solo dai
singoli movimenti che si spacciano come non imparentati con
alcuna religione. Le tecniche che vengono usate possono essere
valide.
E' l'atmosfera culturale che lascia a desiderare. Nella
presunzione del nuovo in assoluto è invalso il sistema di
lasciare da parte determinati valori con ‘assoluta’
indifferenza. Manca il tentativo, forse anche il bisogno e la
capacità di agganciare ciò che vi è di valido nella vecchia
storia dell'umanità. Elementi specifici delle religioni
antiche emergono nella cultura di oggi, ma alla spicciolata,
come frantumati in movimenti a sfondo psicologico e
personalistico che piacciono alla gente e si dicono
antireligiosi.
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