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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Religioni e insicurezza
Religioni o ricerca di auto realizzazione?

di Maddalena Masutti

"Si può essere credenti senza abdicare alla propria libertà personale. Si può studiare l'andamento della religiosità odierna, senza che il proprio cristianesimo ne rimanga intaccato".
(G. Ringlet, Teologo cattolico, insegnante all'università di Lovanio).

 

Riesce l'uomo di oggi, impadronendosi del sacro, a vincere ogni forma di instabilità? Aggrapparsi al sacro, è stato spesso interpretato come un bisogno di vincere la propria insicurezza, come incapacità di affrontare la solitudine e di premunirsi dall'imprevisto con le sole proprie forze.
Attualmente uno dei problemi rilevanti della nostra società, sembra essere la paura che genera inquietudine. Paura dei singoli cittadini e paura dei raggruppamenti. Basta una situazione nuova, un semplice sospetto per scatenare una specie di epidemia che si sviluppa a catena, fino a provocare nei casi limite, la paura della paura. Naturalmente la paura stessa è, in molti casi, un elemento positivo, un meccanismo di difesa che si pone come sistema d'allarme per difendere da pericoli reali. Si sa però, che se in clima d'allarme, la paura arriva a paralizzare le forze e rendere l'individuo inattivo, sfugge al controllo e diventa pericolosa.

 

In cerca di non si sa che cosa.

Ciò che hanno insegnato le grandi religioni per millenni, indirizzando l'uomo verso il divino, sembra ad una diffusa mentalità odierna, qualcosa di sorpassato. C'è da chiedersi se in sostituzione, gli uomini del nostro tempo hanno trovato ciò che permette di dirigere autonomamente se stessi. E se, nei casi migliori, quelli che riescono a farcela in proprio, hanno elementi validi da trasmettere agli altri. Esistono persone interessate ad indagare su questa linea.
Il francese D.K. Tager parla dell'abbazia benedettina di Nostra Dame du Bec in Normandia: un angolo di paradiso, dalla pace unica, fatta di silenzio, canto degli uccelli, verde, tanto verde. Ma la meraviglia del luogo non attira più giovani vocazioni al monachesimo. Ospita ogni anno migliaia di persone che si definiscono atee, agnostiche, in cerca di qualcosa di indefinito, ma sempre in ordine allo spirito. Su questa linea sono molte le esperienze possibili. "Oltre alla pace straordinaria ricercano dei punti di riferimento. Fanno la messa a punto della propria situazione personale prima di ritornare al frenetico andamento della vita quotidiana".
Sono molti anche in Italia i monasteri antichi aperti all'ospitalità di singoli e di gruppi in cerca di valori spirituali. Notre Dame du Bec si distingue per la sua celebrità e per l'eccezionale flusso di gente. Molti dei fine settimana del 2002 erano già riservati agli inizi del 2001. Il responsabile dell'accoglienza, Fratel Jean-Marie si dice costretto a rifiutare due richieste su tre. A distinguere però l'abbazia di Notre Dame è soprattutto una ferrea disciplina. "Che appartengano o no ad una religione, i frequentanti si obbligano a partecipare alle preghiere e agli atti comuni propri dei monaci, rispettandone la puntualità. E' loro richiesto di entrare nell'atmosfera comune. In cambio possono avere dei colloqui individuali, a scelta, con uno dei monaci della comunità”. Il responsabile riferisce che spesso quei colloqui finiscono con un: “Non so più chi sono, dove sono, che cosa sto facendo, dove sto andando".
I monaci ritengono che il loro compito sia ascoltare, dare qualche punto di riferimento per una ricerca più approfondita, senza affrontare espressamente temi religiosi. "La nostra valle, dicono, è abitata da più di mille anni dalla preghiera". Come dire che essa ha impregnato l'ambiente.

 

L'ambiente non è tutto

A 200 km da Notre Dame du Bec, a Parigi, oggetto di grandi incontri è un semplice appartamento. Sotto forma di ritiri, vengono offerti dei corsi di sviluppo personale che puntualizzano la percezione mentale nel suo funzionamento. Il termine giapponese "dojo" significa casa delle tecniche della realizzazione umana. I partecipanti sono quanto mai eterogenei: credenti, non credenti, seguaci di teorie disparate, ma hanno in comune la ricerca di un nutrimento per il cuore e per lo spirito. Alcuni arricchiscono gli insegnamenti con intrattenimenti particolari. Tutti sono invitati a non illudersi di poter raggiungere un cambiamento immediato. Lo scopo è parlare liberamente sapendo di non essere giudicati e compiere un lavoro di riflessione che porti a riconciliarsi con se stessi e a trovare uno scopo da dare alla vita. Proposte che nell'abbazia di Notra Dame non verrebbero rifiutate. Si tende alla 'spiritualità!'... E' meglio però non usare termini comuni.
Ogni movimento tiene alla propria originalità, anche se iniziative e scopi non differiscono molto. Colpisce il fatto che senza volerlo ammettere, questi tipi di cercatori vanno verso qualcosa che ha una forte connotazione religiosa. Se lo ammettessero finirebbero col contraddirsi. Sia dunque chiaro: basta con la religione! Si dichiarano attirati dalla certezza di poter raggiungere la realizzazione personale, una certezza nuova, mentre le certezze religiose sono arretrate. Attenzione però: secondo le tecniche "dojo", lo sviluppo personale deve partire e procedere necessariamente dall'assoluta e con l'assoluta mancanza di certezze.
Insegne "dojo", con l'invito a frequentarne i corsi ce ne sono ormai parecchie anche nelle città italiane piccole e grandi.

 

All'insegna del nuovo

Nella ricerca condotta dal francese D. K. Tager, appare anche in un ruolo di primo piano, una loggia massonica. Non può vantare una nascita recente, ma i suoi membri, dedicandosi al rispetto dei Diritti umani "lavorano a tagliare la pietra interiore" utilizzando gli utensili tradizionali propri della massoneria, simboleggiati nella squadra e il compasso. "La loro filosofia, che non vuole assolutamente aver a che fare con alcuna religione, consiste nel dare all'individuo i mezzi per conoscere meglio se stesso. In seguito, egli, munito di una buona conoscenza di sé e degli altri, può organizzare progetti politico-sociali nel senso più nobile del termine. A favore dell'intera umanità"(N.Pruneaux).
E' questo il motivo per cui il proprio processo personale va condotto tramite pratiche e riti accettati per obbedienza. Solo così si acquista una vera capacità di comunicazione per aprirsi meglio al mondo e trovare in sé delle risposte. “Perfezionare se stessi anche a favore degli altri”.
A migliaia di km di distanza, nel cuore del Québec (America), un religioso domenicano, Y. Bériault lavora come orchestratore di un sito Internet che egli stesso ha organizzato. Vi accoglie più di 250 persone al giorno e il numero va crescendo. Il suo richiamo è: "Accompagnamento spirituale”. Assieme a tre confratelli egli passa la giornata a rispondere sullo schermo alle domande esistenziali di sofferenti del mondo intero. Il dialogo si svolge a colpi di e-mail. Coloro che lo desiderano si servono di uno pseudonimo e nessuno è obbligato a rivelare la propria identità.
"Corrispondo, dice P.Y. Bériault, con atei ed agnostici che fanno una ricerca spirituale, e che non si sentono a loro agio per presentarsi ad un monastero. Temono di venir giudicati. D'altra parte la loro ricerca va al di là dello sviluppo personale e faticano a definirla. Non sanno con chi parlarne e spesso non sanno nemmeno che cosa cercano".
Un interlocutore ha chiesto a P. Bériault dei ragguagli sulla via da seguire per poter essere cancellato dai registri dei battezzati, in modo da giungere "fino alla radice della sua apostasia". E dopo avere avuto la risposta, il dialogo con l’interessato, si fece sempre più intenso. Egli incominciò con il definirsi non più ateo, ma agnostico, poi a parlare del "suo umanesimo impegnato" che implica una fede viva nell'uomo. "Io rispondo, dice il P. Bériault, lasciando da parte le mie convinzioni religiose. Il mio ruolo non è convertire, ma sostenere ciascuno nella propria ricerca, qualunque sia la strada imboccata. Questa è la grande libertà dei figli di Dio".

 

La speranza che non muore

Non fa meraviglia che oggi una delle preoccupazioni maggiori di teologi, filosofi, sociologi, e benpensanti sia "la vulnerabilità, la fragilità della nostra società". Cresce però anche il numero di coloro che sostengono come, attraverso una simile constatazione, stia nascendo la responsabilità di interrogarsi sul senso della vita per l'uomo di oggi.
Il fatto che molti individui si lascino prendere dal fascino della realizzazione personale rivela senz'altro anche il bisogno di una certa autonomia in campo religioso. Autonomia da non intendersi come libertà di credere a ciò che fa più comodo o che va per la maggiore. Può essere interpretata come possibilità di prendere responsabilmente la vita, ciascuno nelle proprie mani, senza sentirsi soffocare da istituzioni che non permettono di affrontare decisioni in proprio. Neanche quando il farlo non nuoce a nessuno.
Ci sono ovviamente altri elementi da cui difendere la propria autonomia: l'idolatria del denaro ad esempio, il modello sociale che punta sul protagonismo in maniera assoluta ed ha come scopo principale una riuscita di rilievo. Sono tutti fattori che lasciano parecchia gente ai bordi della strada. Nascono così scontentezze profonde, delusioni inguaribili, incertezze senza fine.
Ci sono dunque nuovi e molteplici tentativi di avviare studi ed esperienze che diano ai singoli individui il senso della propria autonomia e della propria realizzazione personale. Non si sente però ancora sottolineare, o non lo si fa abbastanza, come proprio nelle grandi religioni ci siano i mezzi di riuscita per raggiungere autonomia, libertà, realizzazione.
Ciò che rende l'uomo un essere veramente umano lo rende anche profondamente religioso. Le qualità umane sono richieste come base per una vera formazione religiosa. E la religiosità non è che un aspetto dell'umanità e come tale essa arricchisce e affina l'individuo. Lo rende cosciente e responsabile.
Oggi sembra che le enormi ricchezze che devono far parte di una vera formazione umana, possano venire recuperate solo dai singoli movimenti che si spacciano come non imparentati con alcuna religione. Le tecniche che vengono usate possono essere valide.
E' l'atmosfera culturale che lascia a desiderare. Nella presunzione del nuovo in assoluto è invalso il sistema di lasciare da parte determinati valori con ‘assoluta’ indifferenza. Manca il tentativo, forse anche il bisogno e la capacità di agganciare ciò che vi è di valido nella vecchia storia dell'umanità. Elementi specifici delle religioni antiche emergono nella cultura di oggi, ma alla spicciolata, come frantumati in movimenti a sfondo psicologico e personalistico che piacciono alla gente e si dicono antireligiosi.