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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Gesù nell’Islam

di Jean Fontaine

Fra gli arabi cristiani Gesù si chiama Yasou', mentre i musulmani lo chiamano 'Issâ. Gesù per i musulmani è onorato come un grande profeta, ma non può essere considerato come Dio. La sua nascita è stata miracolosa per un intervento speciale di Dio e, secondo i musulmani, non può aver conosciuto la morte sulla croce perchè Dio non abbandona il suo fedele.

 

I suoi nomi

Nel Corano, Gesù riceve una dozzina di qualificativi, in 93 versetti: profeta, inviato, uomo fra coloro che sono vicini a Dio - termine che fu spiegato dai commentatori come un'allusione alla sua ascensione -, degno di considerazione qui e nell'al di là, cioè come profeta e intercessore, il benedetto, la parola sicura - termine spiegato come portatore di benedizione, servitore di Dio, cioè semplice creatura, messia (11 volte), cioè un inviato facente parte di una serie che termina con Maometto.
Il Corano rimprovera ai cristiani d'avere preso Gesù come Signore al fuori di Dio (9,31) o di avere detto: Dio è il Messia, figlio di Maria (5,19-21); parola di Dio, non nel senso del Vangelo, ma come compimento della parola creatrice di Dio quando viene concepito e come buona notizia; Spirito di Dio o fortificato da lui.
Ma soprattutto, viene indicato come Gesù figlio di Maria, volendo dire che è nato, senza padre, grazie ad un intervento speciale di Dio. In nessun modo può essere considerato figlio di Dio: "Il (Dio) non ha generato e non è stato generato" (112,3).

 

La sua vita

L'annunciazione (19, 16-33): Maria, ritirata nel tempio, riceve la visita dello Spirito di Dio, che la tradizione identifica con l'arcangelo Gabriele. Le annuncia la nascita miracolosa di Gesù. Miracolosa perché Maria ha consacrato a Dio la sua verginità e è decisa a mantenere la sua promessa.
L'angelo la rassicura: questo è facile per il Signore che vuole fare di lui un segno per gli uomini e una misericordia da parte sua. Maria lo concepisce e si ritira in un luogo lontano. Il concepimento di Gesù è l'effetto di un decreto creatore di Dio: Gesù per Dio è come Adamo.
La nascita: i dolori del parto sorprendono Maria ai piedi della palma. Per fugare le paure dello scandalo che sconvolgono Maria, il bambino interviene dalla culla. Maria mostra il bambino ai suoi. Questi, per far cessare i loro rimproveri, dichiara loro che è il servitore di Dio il quale gli ha dato la Scrittura, l'ha benedetto, gli ha raccomandato la preghiera, l'elemosina e la pietà verso sua madre.
La morte: contro i Giudei che pretendevano di avere ucciso il messia, il Corano assicura: "Che non l'hanno né ucciso né crocifisso, ma che è soltanto sembrato loro così. Veramente, coloro che si oppongono a Gesù sono dubbiosi al riguardo. Non hanno nessuna conoscenza di Gesù; seguono soltanto congetture e non hanno realmente ucciso Gesù. Al contrario Dio l'ha elevato presso di sé"(4, 156-157).
Si tratta, infatti, di una abitudine di Dio di fare trionfare finalmente la fede sulle forze del male. Se Gesù fosse morto sulla croce, sarebbe stato il trionfo dei suoi carnefici. Ora il Corano afferma senza dubbio il loro fallimento: "Dio non abbandona coloro che lo difendono" (22,40); "Egli confonde gli intrighi dei suoi avversari" (3,54). Non c'è nessuna risurrezione speciale per Gesù, non essendo morto sulla croce.

 

La sua missione

Come tutti i profeti, Gesù ha una missione da compiere. Di Maria e di suo figlio, Dio ha fatto un segno e ha dato loro un rifugio sopra una collina tranquilla e irrigata. Il segno miracoloso sembra essere la sua nascita. Ma anche Gesù farà dei segni, provando con i miracoli la sua missione profetica.
Gesù parla quando è ancora in fasce, e con la maturità di un adulto (3,41). Ancora bambino fabbrica con l'argilla delle piccole figurine di uccelli e infonde loro la vita (5,110). Risuscita dei morti, sempre con il permesso di Dio (3,43 e 5,110). Alla richiesta degli apostoli fa scendere dal cielo una "Tavola imbandita". Per loro è una festa, un nutrimento e una prova della sua missione (5,111-114).
Gesù viene per dichiarare ciò che è stato dato prima di lui dalla Thora (la Bibbia). La Scrittura che concerne Gesù è il Vangelo, messaggio rivelato ai figli di Israele. Egli "annuncia un apostolo che verrà dopo di me, il cui nome sarà Ahmad" (61,6). I musulmani vi riconoscono il profeta Maometto.

 

Il suo ritorno nel giudizio finale.

Alla fine dei tempi, quando Gesù ritornerà, morirà di morte naturale (19,34). Questa la successione dei fatti: morte apparente, elevazione, apparizione, morte naturale, risurrezione generale.
Durante la sua ascensione notturna, Maometto incontrerà Abramo, Mosé e Gesù che dichiara: “Mi è stato dato di conoscere ciò che precederà il giudizio finale. Quanto al momento , soltanto Dio può fissarlo".

Nonostante la sua assunzione e la sua purificazione (3,48), Gesù non assiste Dio durante il Giudizio che inizierà al momento voluto: è Dio che decide. E' Lui l'unico Giudice.
Nel giorno della risurrezione generale, Gesù sarà testimone d'accusa verso i cristiani, accusandoli di averlo considerato uguale a Dio, ma non sarà il loro Giudice.

 

Gesù nella mistica musulmana.

Il ruolo di Gesù, nella mistica musulmana, non è centrale, ma non senza importanza. Prima di tutto, Gesù diventa il tipo del non conformista che condanna la vita corrotta dei suoi contemporanei e che protesta con il suo ascetismo. Poi Gesù è direttamente messo in relazione con la Parola creatrice di Dio, a questa deve la sua esistenza; è strettamente in rapporto con il soffio dello Spirito che gli ha dato la vita nel seno di Maria.
E' dunque la testimonianza diretta dell'unicità del Creatore e vittoria sulla morte, il male e il nulla. Infine, con le traduzioni in arabo dei Vangeli, i mistici musulmani hanno inserito nelle loro meditazioni molte parole di Gesù, in particolare i testi nei quali si tratta dell'amore.
Per essi, Gesù, sigillo della santità degli amici di Dio, è un modello di vita interiore in unione intima e profonda con Dio.

 

Conclusione.

I musulmani riconoscono Gesù come un autentico profeta dell'Islam, ma professano che un altro profeta, venuto dopo di lui, finirà per diminuirne definitivamente l'importanza: Maometto, e per il solo ed unico fatto di essere il solo ed unico depositario del Corano, sola ed unica rivelazione definitiva del solo ed unico Dio.