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Gesù nell’Islam
di Jean Fontaine
Fra gli arabi cristiani Gesù si chiama
Yasou', mentre i musulmani lo chiamano 'Issâ. Gesù per i
musulmani è onorato come un grande profeta, ma non può
essere considerato come Dio. La sua nascita è stata
miracolosa per un intervento speciale di Dio e, secondo i
musulmani, non può aver conosciuto la morte sulla croce
perchè Dio non abbandona il suo fedele.
I suoi nomi
Nel
Corano, Gesù riceve una dozzina di qualificativi, in 93
versetti: profeta, inviato, uomo fra coloro che sono vicini a
Dio - termine che fu spiegato dai commentatori come
un'allusione alla sua ascensione -, degno di considerazione
qui e nell'al di là, cioè come profeta e intercessore, il
benedetto, la parola sicura - termine spiegato come portatore
di benedizione, servitore di Dio, cioè semplice creatura,
messia (11 volte), cioè un inviato facente parte di una serie
che termina con Maometto.
Il Corano rimprovera ai cristiani d'avere preso Gesù come
Signore al fuori di Dio (9,31) o di avere detto: Dio è il
Messia, figlio di Maria (5,19-21); parola di Dio, non nel
senso del Vangelo, ma come compimento della parola creatrice
di Dio quando viene concepito e come buona notizia; Spirito di
Dio o fortificato da lui.
Ma soprattutto, viene indicato come Gesù figlio di Maria,
volendo dire che è nato, senza padre, grazie ad un intervento
speciale di Dio. In nessun modo può essere considerato figlio
di Dio: "Il (Dio) non ha generato e non è stato
generato" (112,3).
La sua vita
L'annunciazione (19, 16-33): Maria, ritirata
nel tempio, riceve la visita dello Spirito di Dio, che la
tradizione identifica con l'arcangelo Gabriele. Le annuncia la
nascita miracolosa di Gesù. Miracolosa perché Maria ha
consacrato a Dio la sua verginità e è decisa a mantenere la
sua promessa.
L'angelo
la rassicura: questo è facile per il Signore che vuole fare
di lui un segno per gli uomini e una misericordia da parte
sua. Maria lo concepisce e si ritira in un luogo lontano. Il
concepimento di Gesù è l'effetto di un decreto creatore di
Dio: Gesù per Dio è come Adamo.
La nascita: i dolori del parto sorprendono Maria ai piedi
della palma. Per fugare le paure dello scandalo che
sconvolgono Maria, il bambino interviene dalla culla. Maria
mostra il bambino ai suoi. Questi, per far cessare i loro
rimproveri, dichiara loro che è il servitore di Dio il quale
gli ha dato la Scrittura, l'ha benedetto, gli ha raccomandato
la preghiera, l'elemosina e la pietà verso sua madre.
La morte: contro i Giudei che pretendevano di avere ucciso il
messia, il Corano assicura: "Che non l'hanno né ucciso
né crocifisso, ma che è soltanto sembrato loro così.
Veramente, coloro che si oppongono a Gesù sono dubbiosi al
riguardo. Non hanno nessuna conoscenza di Gesù; seguono
soltanto congetture e non hanno realmente ucciso Gesù. Al
contrario Dio l'ha elevato presso di sé"(4, 156-157).
Si tratta, infatti, di una abitudine di Dio di fare trionfare
finalmente la fede sulle forze del male. Se Gesù fosse morto
sulla croce, sarebbe stato il trionfo dei suoi carnefici. Ora
il Corano afferma senza dubbio il loro fallimento: "Dio
non abbandona coloro che lo difendono" (22,40);
"Egli confonde gli intrighi dei suoi avversari"
(3,54). Non c'è nessuna risurrezione speciale per Gesù, non
essendo morto sulla croce.
La sua missione
Come tutti i profeti, Gesù ha una missione
da compiere. Di Maria e di suo figlio, Dio ha fatto un segno e
ha dato loro un rifugio sopra una collina tranquilla e
irrigata. Il segno miracoloso sembra essere la sua nascita. Ma
anche Gesù farà dei segni, provando con i miracoli la sua
missione profetica.
Gesù
parla quando è ancora in fasce, e con la maturità di un
adulto (3,41). Ancora bambino fabbrica con l'argilla delle
piccole figurine di uccelli e infonde loro la vita (5,110).
Risuscita dei morti, sempre con il permesso di Dio (3,43 e
5,110). Alla richiesta degli apostoli fa scendere dal cielo
una "Tavola imbandita". Per loro è una festa, un
nutrimento e una prova della sua missione (5,111-114).
Gesù viene per dichiarare ciò che è stato dato prima di lui
dalla Thora (la Bibbia). La Scrittura che concerne Gesù è il
Vangelo, messaggio rivelato ai figli di Israele. Egli
"annuncia un apostolo che verrà dopo di me, il cui nome
sarà Ahmad" (61,6). I musulmani vi riconoscono il
profeta Maometto.
Il suo ritorno nel giudizio finale.
Alla fine dei tempi, quando Gesù ritornerà,
morirà di morte naturale (19,34). Questa la successione dei
fatti: morte apparente, elevazione, apparizione, morte
naturale, risurrezione generale.
Durante la sua ascensione notturna, Maometto incontrerà
Abramo, Mosé e Gesù che dichiara: “Mi è stato dato di
conoscere ciò che precederà il giudizio finale. Quanto al
momento , soltanto Dio può fissarlo".
Nonostante la sua assunzione e la sua purificazione (3,48),
Gesù non assiste Dio durante il Giudizio che inizierà al
momento voluto: è Dio che decide. E' Lui l'unico Giudice.
Nel giorno della risurrezione generale, Gesù sarà testimone
d'accusa verso i cristiani, accusandoli di averlo considerato
uguale a Dio, ma non sarà il loro Giudice.
Gesù nella mistica musulmana.
Il ruolo di Gesù, nella mistica musulmana,
non è centrale, ma non senza importanza. Prima di tutto,
Gesù diventa il tipo del non conformista che condanna la vita
corrotta dei suoi contemporanei e che protesta con il suo
ascetismo. Poi Gesù è direttamente messo in relazione con la
Parola creatrice di Dio, a questa deve la sua esistenza; è
strettamente in rapporto con il soffio dello Spirito che gli
ha dato la vita nel seno di Maria.
E' dunque la testimonianza diretta dell'unicità del Creatore
e vittoria sulla morte, il male e il nulla. Infine, con le
traduzioni in arabo dei Vangeli, i mistici musulmani hanno
inserito nelle loro meditazioni molte parole di Gesù, in
particolare i testi nei quali si tratta dell'amore.
Per essi, Gesù, sigillo della santità degli amici di Dio, è
un modello di vita interiore in unione intima e profonda con
Dio.
Conclusione.
I musulmani riconoscono Gesù come un
autentico profeta dell'Islam, ma professano che un altro
profeta, venuto dopo di lui, finirà per diminuirne
definitivamente l'importanza: Maometto, e per il solo ed unico
fatto di essere il solo ed unico depositario del Corano, sola
ed unica rivelazione definitiva del solo ed unico Dio.
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