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Le grandi Religioni di fronte al sacro
di Maddalena Masutti
"E' difficile per gli uomini
intendersi su ciò che costituisce veramente il sacro. Le
leggi delle divinità antiche e il Dio cristiano garantirono
dei punti di riferimento intangibili. Oggi, le nuove forme di
libertà acquisite, portano a staccarsi dalle religioni ed
esigerebbero, per essere credibili, un grande rigore di
pensiero, di pratica di vita, di apertura e tolleranza, cose
tutte ancora da scoprire"
(Y. T. Masquelier).
Il bisogno dell'Invisibile
Le
grandi Religioni hanno sempre avuto l'impegno di individuare
il "sacro", di farlo proprio, in modo da poterlo
comunicare, mettendolo per così dire a disposizione della
gente. Veniva intuito come "perfezione assoluta" a
cui fare riferimento per dare senso all'esistenza. Non si è
mai trattato comunque di una ricerca esclusiva da parte di
strutture specificamente religiose. Il bisogno di pensare o
supporre un mondo "al-di-là", un
"invisibile" a cui riferire tutto ciò che si
sperimenta, è proprio della natura dell'uomo e si manifesta
in tutti i tempi.
"Il mondo è pieno di dei", diceva Platone e molti
scrittori antichi esprimevano il loro rimpianto quando
affermavano: "Gli dei ci hanno lasciato e il mondo ha
perso il suo incanto". La loro presenza era intuita come
essenziale per gli uomini E se veniva a mancare, significava
che si stava collettivamente perdendo il senso del sacro,
della perfezione assoluta, irraggiungibile, ma essenziale come
fine a cui tendere e meta da raggiungere.
Chi riusciva a definire il significato del sacro? E se era
così vitale per l'uomo, chi poteva oggettivamente stabilire
il suo confine con tutto ciò che è alla nostra portata e
considerato profano? Le grandi Religioni stabilendone la
natura e i limiti impedivano all'arbitrio dei singoli di
strumentalizzare il sacro a proprio favore, e a danno di
altri. Esse si esprimevano naturalmente secondo le proprie
culture e stabilivano le proprie procedure nel definire il
campo dell'uno e quello dell'altro. Stabilire confini netti
però, è sempre stato difficile. Quando le grandi Religioni
antiche puntualizzavano una particolare presenza di Dio in
figure umane spiritualmente eccellenti, aprivano la comunità
degli uomini alla presenza del divino. Il cristianesimo che ha
avuto come centro fin dall'inizio l'incarnazione del Figlio di
Dio, ha aperto al massimo la penetrazione del sacro nel
profano. Dio è entrato direttamente nella storia degli uomini
e ne guida le movenze come storia della salvezza. Il sacro
quindi, non è più staccato in modo assoluto dalla
concretezza umana. Ma come viene vissuto, oggi, il senso del
sacro?
Le oscillazioni del sacro
Storicamente, negli ultimi secoli, il termine
'sacro' incominciò a designare meno chiaramente 'ciò che è
al di là', separato dalle cose profane. Aveva avuto durante
il Medioevo il massimo della sua efficienza, quando l’aspetto
religioso aveva il suo posto di preminenza in ogni aspetto
della vita. Erano state coperte di sacralità (liberazione dei
luoghi santi) imprese come le Crociate i cui interessi
politici ed economici, anche se non reclamizzati apertamente,
erano senz’altro di primo piano.
Il
periodo storico seguito al Medio-evo, ebbe uno sviluppo
notevole negli anni 1490-1540. Eventi di vario genere
contribuirono a creare una mentalità propensa a disfarsi
dell'enorme potere organizzativo religioso. Il protestantesimo
iniziò a frantumare l'unità dei cristiani e l'umanesimo
imperante stava già aprendo nuovi orizzonti nella concezione
dell'uomo. Le grandi scoperte geografiche favorivano incontri
collettivi con altre popolazioni diverse per religione e
cultura. E il modello religioso cristiano, basato sulla
concezione greca e romana del rapporto tra Dio e gli uomini,
iniziò ad essere contestato. Si era protesi verso una
conoscenza profana, sganciata da quella forma di religione che
abbracciava tutto. Si voleva una definizione di uomo che
avesse valore universale.
Nel corso del XVI secolo nacquero le scienze
dell'interpretazione. Esse portarono il cosiddetto “metodo
critico”, adatto a fare i confronti tra le varie tradizioni,
comprese quelle religiose. Negli ambienti colti si finì con
il deprezzare la fede e far trionfare la ragione. Il senso del
sacro ebbe un forte contraccolpo: funzioni politiche,
economiche, scientifiche incominciarono ad affrancarsi dalla
religione, a costituirsi per conto proprio. Certi fenomeni
considerati straordinari in precedenza vennero riconosciuti
come naturali. Furono desacralizzati i cieli con la potenza
attribuita agli astri e, a poco, a poco si arrivò all'uomo e
a ciò che gli è più intimo. Freud diede risalto
all'inconscio che spesso riuscì a sostituire in valore e
credulità l'anima donata da Dio... "E Dio che, secondo
l'affermazione di Durkheim, era in precedenza presente in
tutte le relazioni umane, si ritirò progressivamente;
abbandonò il mondo agli uomini e alle loro dispute".
Il ritorno del sacro
La 'Modernità', ricca di moltissime scoperte
non riuscì a mantenere le sue promesse di progresso
illimitato. Non portò felicità e benessere per tutti. Si
squalificò come afferma Masquelier, proprio in quello che era
il suo scopo principale: la gestione del mondo. Si era
impegnata a reinvestire in altro modo le soluzioni tratte
dalla fede nell'"al-di-là".
Il
pensiero moderno considerò il ritorno alla natura come una
reazione doverosa contro la religione. Si illuse che le sue
offerte potessero far sparire, in sé, il fenomeno del sacro e
che di conseguenza un mondo di uomini fosse vivibile senza
alcun riferimento al divino. Storicamente non si è ancora
avverata, a livello collettivo, questa possibilità di vita.
I filosofi più accaniti nel voler distruggere nell'uomo ogni
convinzione di tipo religioso hanno spesso sacralizzato i
mezzi di cui si servivano.
Grandi correnti di idee antireligiose come il nazismo e il
comunismo non hanno del tutto contribuito alla vittoria
dell'ateismo. Si osserva che se le pratiche religiose
tradizionali in Occidente sono diminuite, ciò non si verifica
in India, nel sud-est asiatico buddista, in molti paesi
musulmani. In America ed i n Europa, parecchie persone si
dichiarano credenti nel senso che la loro fede è un'adesione
personale e non l'effetto di imposizioni dogmatiche o
tradizionali.
Si verifica così la situazione paradossale che va sotto il
nome di "post-moderno": la fede persiste, ma spesso
disgiunta da un'appartenenza religiosa precisa. I contenuti e
i comportamenti non sono dettati da principi religiosi portati
avanti dalla tradizione, ma scelti a seconda delle proprie
esigenze personali. Cose tutte che manifestano un movimento di
voluta autonomia dell'umano dal divino.
In questo senso il post-moderno è nuovo e in certo modo si
considera credente. Finalizzando però tutto all’uomo in
esclusiva, senza alcuna spinta alla trascendenza, dimostra di
possedere parecchie caratteristiche della modernità anche se
la critica con un certo rigore.
L'individuo si accapparra il sacro
E' difficile dire nel contesto attuale che
cosa è veramente il sacro. Affrancato dal religioso, e
disgiunto dal divino, sta andando abbastanza per conto
proprio. Le grandi Religioni ne hanno perso il monopolio e
nuovi gruppi di credenti lo ricercano come prestigio
personale, energia, strumento di potere. Lo fanno, questi
gruppi, senza venire qualificati come stravaganti. La
religiosità non è più considerata con rigore. Se il sacro,
concepito come ciò che è importante soprattutto per sè,
finisce nell'incredulità, con tutto ciò che ne consegue, non
mette in imbarazzo. Si finisce con il testimoniare che il
bisogno di credere persiste, indipendentemente da ciò in cui
si crede. Da qui la divinizzazione del denaro, del profitto,
dell’efficienza personale.
"Le inchieste della sociologia religiosa, dice Y.T.
Masquelier, incaricato dei corsi di antropologia religiosa
all'Istituto cattolico di Parigi, mostrano largamente che i
contenuti tradizionali dei significati su Dio, l'anima, il
mondo, sono relativizzati a favore di una sacralità più
globale e più diffusa".
Il significato della parola sacro è dunque cambiato. Non
riguarda più "ciò che è al-di-là" e che
costituisce la possibilità di dare un senso alla realtà
anche quando ogni altro senso non funziona più.
"Il sacro si è spostato sull'uomo. La persona: corpo,
anima, spirito è sacra. La difesa della sua integrità è
molto più che un dovere morale: costituisce il ruolo che
l'uomo assegna a se stesso. I legislatori dei diversi Paesi
affermano chiaramente che il rispetto, la dignità
dell'individuo: uomo, donna, bambino, embrione... Diritto, di
alcun compromesso.
Il rispetto del genoma umano e la necessità di sottrarlo a
qualsiasi manipolazione è l'ultima conquista della filosofia
dei diritti dell'uomo inaugurata dall'Illuminismo e
incominciata dal Rinascimento". In teoria si potrebbe
quindi funzionare senza Dio.
Davanti all'esperienza
Si tratta di una situazione che non sfugge.
Quanti non so-no gli adulti che di fronte all'affievolirsi dei
principi fondamentali che animavano tradizionalmente la vita
dei singoli, delle famiglie, delle varie forme di società, si
chiedono con un certo smarrimento: di questo passo dove si va
a finire?
Che cosa pensare dell'amarezza dei genitori che, dopo aver
fatto del loro meglio per un'educazione semplice e sana, si
trovano nell'impossibilità di fare con i propri figli il più
semplice dei dialoghi intorno a problemi fondamentali della
vita?
Che cosa dire degli educatori che dovendo assolvere il compito
di impartire l'istruzione religiosa, non è loro permesso di
iniziare un tema in maniera diretta e scientificamente valida
senza constatare a priori l'immediato rifiuto di ogni forma di
attenzione? Che cosa indica il gesto di disagio che si avverte
in certi ragazzi quando provano vergogna di fronte a una
qualsiasi manifestazione di fede religiosa delle persone di
famiglia?
Più di qualcuno si è trovato a dover cercare accorgimenti
indovinati per poter infilare la parola Dio e iniziare un
discorso serio sul suo conto, con ascoltatori di un certo
tipo.
Non si vuole esagerare né generalizzare. Anche in campo laico
si parla, non senza nostalgia, della desacralizzazione del
cristianesimo e della sua morale e si finisce nella
descrizione dell' " Etica del disincanto" , quando
tutti sembrano persuasi che "il mondo vero è diventato
una favola e l'esistenza è restituita a se stessa senza
protezioni di sorta". Oppure si punta sull' "Etica
del viandante, senza meta e senza punti di partenza e di
arrivo che non siano occasionali" (U. Galimberti).
I cristiani subiscono come tutti l'influenza dei tempi. La
situazione richiede una presa di coscienza su quanto sta
mutando continuamente sotto gli occhi, tenendo presente che lo
Spirito dona senza alcun merito a chi crede, la grazia di
riconoscere Cristo, nonostante i mutamenti della storia.
Il credente è tenuto a dare di conseguenza la testimonianza
di ciò che "ha visto e riconosciuto".
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