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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Le grandi Religioni di fronte al sacro

di Maddalena Masutti

"E' difficile per gli uomini intendersi su ciò che costituisce veramente il sacro. Le leggi delle divinità antiche e il Dio cristiano garantirono dei punti di riferimento intangibili. Oggi, le nuove forme di libertà acquisite, portano a staccarsi dalle religioni ed esigerebbero, per essere credibili, un grande rigore di pensiero, di pratica di vita, di apertura e tolleranza, cose tutte ancora da scoprire"
(Y. T. Masquelier).

 

Il bisogno dell'Invisibile

Le grandi Religioni hanno sempre avuto l'impegno di individuare il "sacro", di farlo proprio, in modo da poterlo comunicare, mettendolo per così dire a disposizione della gente. Veniva intuito come "perfezione assoluta" a cui fare riferimento per dare senso all'esistenza. Non si è mai trattato comunque di una ricerca esclusiva da parte di strutture specificamente religiose. Il bisogno di pensare o supporre un mondo "al-di-là", un "invisibile" a cui riferire tutto ciò che si sperimenta, è proprio della natura dell'uomo e si manifesta in tutti i tempi.
"Il mondo è pieno di dei", diceva Platone e molti scrittori antichi esprimevano il loro rimpianto quando affermavano: "Gli dei ci hanno lasciato e il mondo ha perso il suo incanto". La loro presenza era intuita come essenziale per gli uomini E se veniva a mancare, significava che si stava collettivamente perdendo il senso del sacro, della perfezione assoluta, irraggiungibile, ma essenziale come fine a cui tendere e meta da raggiungere.
Chi riusciva a definire il significato del sacro? E se era così vitale per l'uomo, chi poteva oggettivamente stabilire il suo confine con tutto ciò che è alla nostra portata e considerato profano? Le grandi Religioni stabilendone la natura e i limiti impedivano all'arbitrio dei singoli di strumentalizzare il sacro a proprio favore, e a danno di altri. Esse si esprimevano naturalmente secondo le proprie culture e stabilivano le proprie procedure nel definire il campo dell'uno e quello dell'altro. Stabilire confini netti però, è sempre stato difficile. Quando le grandi Religioni antiche puntualizzavano una particolare presenza di Dio in figure umane spiritualmente eccellenti, aprivano la comunità degli uomini alla presenza del divino. Il cristianesimo che ha avuto come centro fin dall'inizio l'incarnazione del Figlio di Dio, ha aperto al massimo la penetrazione del sacro nel profano. Dio è entrato direttamente nella storia degli uomini e ne guida le movenze come storia della salvezza. Il sacro quindi, non è più staccato in modo assoluto dalla concretezza umana. Ma come viene vissuto, oggi, il senso del sacro?

 

Le oscillazioni del sacro

Storicamente, negli ultimi secoli, il termine 'sacro' incominciò a designare meno chiaramente 'ciò che è al di là', separato dalle cose profane. Aveva avuto durante il Medioevo il massimo della sua efficienza, quando l’aspetto religioso aveva il suo posto di preminenza in ogni aspetto della vita. Erano state coperte di sacralità (liberazione dei luoghi santi) imprese come le Crociate i cui interessi politici ed economici, anche se non reclamizzati apertamente, erano senz’altro di primo piano.
Il periodo storico seguito al Medio-evo, ebbe uno sviluppo notevole negli anni 1490-1540. Eventi di vario genere contribuirono a creare una mentalità propensa a disfarsi dell'enorme potere organizzativo religioso. Il protestantesimo iniziò a frantumare l'unità dei cristiani e l'umanesimo imperante stava già aprendo nuovi orizzonti nella concezione dell'uomo. Le grandi scoperte geografiche favorivano incontri collettivi con altre popolazioni diverse per religione e cultura. E il modello religioso cristiano, basato sulla concezione greca e romana del rapporto tra Dio e gli uomini, iniziò ad essere contestato. Si era protesi verso una conoscenza profana, sganciata da quella forma di religione che abbracciava tutto. Si voleva una definizione di uomo che avesse valore universale.
Nel corso del XVI secolo nacquero le scienze dell'interpretazione. Esse portarono il cosiddetto “metodo critico”, adatto a fare i confronti tra le varie tradizioni, comprese quelle religiose. Negli ambienti colti si finì con il deprezzare la fede e far trionfare la ragione. Il senso del sacro ebbe un forte contraccolpo: funzioni politiche, economiche, scientifiche incominciarono ad affrancarsi dalla religione, a costituirsi per conto proprio. Certi fenomeni considerati straordinari in precedenza vennero riconosciuti come naturali. Furono desacralizzati i cieli con la potenza attribuita agli astri e, a poco, a poco si arrivò all'uomo e a ciò che gli è più intimo. Freud diede risalto all'inconscio che spesso riuscì a sostituire in valore e credulità l'anima donata da Dio... "E Dio che, secondo l'affermazione di Durkheim, era in precedenza presente in tutte le relazioni umane, si ritirò progressivamente; abbandonò il mondo agli uomini e alle loro dispute".

Il ritorno del sacro

La 'Modernità', ricca di moltissime scoperte non riuscì a mantenere le sue promesse di progresso illimitato. Non portò felicità e benessere per tutti. Si squalificò come afferma Masquelier, proprio in quello che era il suo scopo principale: la gestione del mondo. Si era impegnata a reinvestire in altro modo le soluzioni tratte dalla fede nell'"al-di-là".
Il pensiero moderno considerò il ritorno alla natura come una reazione doverosa contro la religione. Si illuse che le sue offerte potessero far sparire, in sé, il fenomeno del sacro e che di conseguenza un mondo di uomini fosse vivibile senza alcun riferimento al divino. Storicamente non si è ancora avverata, a livello collettivo, questa possibilità di vita.
I filosofi più accaniti nel voler distruggere nell'uomo ogni convinzione di tipo religioso hanno spesso sacralizzato i mezzi di cui si servivano.
Grandi correnti di idee antireligiose come il nazismo e il comunismo non hanno del tutto contribuito alla vittoria dell'ateismo. Si osserva che se le pratiche religiose tradizionali in Occidente sono diminuite, ciò non si verifica in India, nel sud-est asiatico buddista, in molti paesi musulmani. In America ed i n Europa, parecchie persone si dichiarano credenti nel senso che la loro fede è un'adesione personale e non l'effetto di imposizioni dogmatiche o tradizionali.
Si verifica così la situazione paradossale che va sotto il nome di "post-moderno": la fede persiste, ma spesso disgiunta da un'appartenenza religiosa precisa. I contenuti e i comportamenti non sono dettati da principi religiosi portati avanti dalla tradizione, ma scelti a seconda delle proprie esigenze personali. Cose tutte che manifestano un movimento di voluta autonomia dell'umano dal divino.
In questo senso il post-moderno è nuovo e in certo modo si considera credente. Finalizzando però tutto all’uomo in esclusiva, senza alcuna spinta alla trascendenza, dimostra di possedere parecchie caratteristiche della modernità anche se la critica con un certo rigore.

 

L'individuo si accapparra il sacro

E' difficile dire nel contesto attuale che cosa è veramente il sacro. Affrancato dal religioso, e disgiunto dal divino, sta andando abbastanza per conto proprio. Le grandi Religioni ne hanno perso il monopolio e nuovi gruppi di credenti lo ricercano come prestigio personale, energia, strumento di potere. Lo fanno, questi gruppi, senza venire qualificati come stravaganti. La religiosità non è più considerata con rigore. Se il sacro, concepito come ciò che è importante soprattutto per sè, finisce nell'incredulità, con tutto ciò che ne consegue, non mette in imbarazzo. Si finisce con il testimoniare che il bisogno di credere persiste, indipendentemente da ciò in cui si crede. Da qui la divinizzazione del denaro, del profitto, dell’efficienza personale.
"Le inchieste della sociologia religiosa, dice Y.T. Masquelier, incaricato dei corsi di antropologia religiosa all'Istituto cattolico di Parigi, mostrano largamente che i contenuti tradizionali dei significati su Dio, l'anima, il mondo, sono relativizzati a favore di una sacralità più globale e più diffusa".
Il significato della parola sacro è dunque cambiato. Non riguarda più "ciò che è al-di-là" e che costituisce la possibilità di dare un senso alla realtà anche quando ogni altro senso non funziona più.
"Il sacro si è spostato sull'uomo. La persona: corpo, anima, spirito è sacra. La difesa della sua integrità è molto più che un dovere morale: costituisce il ruolo che l'uomo assegna a se stesso. I legislatori dei diversi Paesi affermano chiaramente che il rispetto, la dignità dell'individuo: uomo, donna, bambino, embrione... Diritto, di alcun compromesso.
Il rispetto del genoma umano e la necessità di sottrarlo a qualsiasi manipolazione è l'ultima conquista della filosofia dei diritti dell'uomo inaugurata dall'Illuminismo e incominciata dal Rinascimento". In teoria si potrebbe quindi funzionare senza Dio.

 

Davanti all'esperienza

Si tratta di una situazione che non sfugge.
Quanti non so-no gli adulti che di fronte all'affievolirsi dei principi fondamentali che animavano tradizionalmente la vita dei singoli, delle famiglie, delle varie forme di società, si chiedono con un certo smarrimento: di questo passo dove si va a finire?
Che cosa pensare dell'amarezza dei genitori che, dopo aver fatto del loro meglio per un'educazione semplice e sana, si trovano nell'impossibilità di fare con i propri figli il più semplice dei dialoghi intorno a problemi fondamentali della vita?
Che cosa dire degli educatori che dovendo assolvere il compito di impartire l'istruzione religiosa, non è loro permesso di iniziare un tema in maniera diretta e scientificamente valida senza constatare a priori l'immediato rifiuto di ogni forma di attenzione? Che cosa indica il gesto di disagio che si avverte in certi ragazzi quando provano vergogna di fronte a una qualsiasi manifestazione di fede religiosa delle persone di famiglia?
Più di qualcuno si è trovato a dover cercare accorgimenti indovinati per poter infilare la parola Dio e iniziare un discorso serio sul suo conto, con ascoltatori di un certo tipo.
Non si vuole esagerare né generalizzare. Anche in campo laico si parla, non senza nostalgia, della desacralizzazione del cristianesimo e della sua morale e si finisce nella descrizione dell' " Etica del disincanto" , quando tutti sembrano persuasi che "il mondo vero è diventato una favola e l'esistenza è restituita a se stessa senza protezioni di sorta". Oppure si punta sull' "Etica del viandante, senza meta e senza punti di partenza e di arrivo che non siano occasionali" (U. Galimberti).
I cristiani subiscono come tutti l'influenza dei tempi. La situazione richiede una presa di coscienza su quanto sta mutando continuamente sotto gli occhi, tenendo presente che lo Spirito dona senza alcun merito a chi crede, la grazia di riconoscere Cristo, nonostante i mutamenti della storia.
Il credente è tenuto a dare di conseguenza la testimonianza di ciò che "ha visto e riconosciuto".