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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Burkina Faso: Uno sviluppo duraturo

di Maurice Oudet

L’esperienza di P. M. Oudet è nuova e significativa. La fede in Dio non è attesa passiva degli avvenimenti; vi deve contribuire l’attività umana. Questa fa rivedere con occhi nuovi il sistema agricolo inefficiente, l’impossibilità di comunicare con i contadini per la molteplicità delle lingue.
Ottime iniziative concrete: pubblicazioni, analisi sistematica sulla formazione, sul degrado della terra, un sito internet...

 

Quando nel 1986 fui nominato parroco a Kiembara, presi i dieci rapporti annuali della parrocchia e constatai che, nove anni su dieci, la parrocchia fu costretta ad intervenire perché la gente non morisse di fame. Questo mi colpì molto. Mi dissi: "Sono contadini; sono loro che dovrebbero produrre il cibo per la città; invece è la città che li nutre. Ci deve essere qualche cosa che non funziona! Dare un aiuto alimentare in un caso estremo, è possibile, ma se questo si ripete spesso, bisogna reagire".
Nel consiglio parrocchiale con le persone impegnate, ci vollero tre giorni per mettere a punto un progetto di sviluppo con un gruppo permanente che ha fatto un buon lavoro.

 

Il dono di Dio è anche lo spirito d'iniziativa.

Era una prima esperienza di sviluppo e l'evangelizzazione non deve essere estranea a questi problemi...Mi trovavo in una parrocchia del Nord dove le piogge sono spesso irregolari. Se l'aiuto alimentare fu necessario, è perché si erano avute stagioni difficili. 

Ora, nella mentalità della popolazione rurale del Burkina Faso, come in altri paesi, è Dio che manda la pioggia; in un modo un po' magico si potrebbe dire: "E' Dio che in cielo decide se far piovere o no. Noi veniamo ad annunciare la Buona Notizia che Dio ci ama tutti..., ma Dio non manda loro la pioggia! Che amore è?" Diventa dunque difficile per loro credere che ci ama veramente.
Si cercò, dunque, di far capire loro che anche la terra che possedevano era un dono di Dio... ma che anche la loro intelligenza era un dono di Dio; quindi, con un po' di tecnica, con i mezzi che si hanno, si può far fronte agli inconvenienti della cattiva stagione: preparando il suolo, facendo piccole dighe per frenare l'erosione, mettendo letame...
Il letame conserva l'umidità e può salvare la semente nell'intervallo prolungato fra due piogge. La gente si impegnò e ritrovò la fiducia. Nel 1993, quando cedemmo la parrocchia al clero diocesano, la gente produceva molto di più e poteva nutrirsi.

 

Quando non è più possibile mettere un terreno a riposo.

Fu questa esperienza in parrocchia che mi convinse, dal 1997, a pubblicare, nella lingua nazionale, un lavoro che potesse estendere questo procedimento su un più vasto territorio.
Bisogna sapere che in Burkina è urgente lavorare per questo, perché la popolazione raddoppia ogni 25 anni. Ciò significa che, nel giro di 50 anni, la popolazione si sarà moltiplicata per quattro. Il sistema tradizionale dell'agricoltura si basava, tra l'altro, sul lasciare riposare il terreno (maggese): quando un terreno era stato sfruttato troppo, lo si lasciava riposare 10, 20 o 30 anni... Ma ora, in Burkina non c'è più spazio libero. Non è più possibile lasciare riposare un terreno.
Tuttavia, noi sappiamo che vi sono delle tecniche semplici che richiedono inizialmente uno sforzo supplementare, ma che permettono un rendimento maggiore. E' quello che si chiama lo sviluppo duraturo.

 

 

Coinvolgere tutti i contadini.

In Burkina Faso, ci sono una sessantina di lingue. Anche se, a causa di questa molteplicità, il francese è rimasto la lingua ufficiale, l'aspetto "lingue nazionali" è molto importante.

Quando ero a Kiembara, la gente della parrocchia parlava 5 lingue diverse. E' per questo che abbiamo chiamato questo servizio: "Servizio di edizione in lingue nazionali" (SEDELAN). Se volete sensibilizzare i contadini nei loro villaggi, bisogna per farsi capire, potersi esprimere nelle loro lingue. Essendo, poi, la scolarizzazione molto limitata, questo diventa una necessità.
Molti hanno fatto uno sforzo per imparare a leggere e scrivere nella loro lingua, ma spesso non hanno nulla da leggere. Si cerca, quindi, di fornire loro dei documenti utili che possano servire anche come formazione continua. Se si conosce la loro lingua, si conosce meglio anche la loro sensibilità, la loro cultura e vi arricchite del sapere della gente che vi accoglie.

 

Pubblicare nelle lingue nazionali.

Io ebbi la fortuna di essere per un periodo, cappellano degli studenti universitari di Ouagadougou, la capitale, e siccome avevo già avuto a che fare con il problema della lingua, mi iscrissi alla facoltà di linguistica. Questo mi diede i mezzi per studiare le lingue nazionali.
In fondo furono le necessità delle parrocchie dove ho lavorato, che mi costrinsero a specializzarmi in questo campo e a dedicarmi all'informatica. La specialità del nostro servizio consiste, dunque, nel procurare dei documenti nelle lingue del paese, in più lingue possibili, perché la gente possa assimilare questa formazione e anche esprimersi, dire quello che ha da dire... e tutto questo viene pubblicato nelle nostre riviste.
Abbiamo anche una rivista che esce ogni tre mesi, in lingua moré, in diula e in francese molto semplice. La si può trovare presso molti organismi diocesani e ONG (Organismi non governativi) e parrocchie. Ma questo circuito di distribuzione non è sufficiente. Adesso si cerca di coinvolgere anche la Federazione Nazionale degli Organismi dei Coltivatori.
Questi organismi si sono sviluppati molto presso i contadini dell'Africa Occidentale. Sono gestiti da uomini e donne. Prima di iniziare abbiamo fatto un'inchiesta in un villaggio dove esiste un movimento femminile che gestisce un piccolo credito da almeno 19 anni. Ci sono stati, è vero, casi di cattiva gestione del denaro... Quando si constata ciò che succede, a volte, a più alto livello, ci si rende conto che, spesso, ci sono donne che non hanno frequentato la scuola, ma che sanno destreggiarsi nella gestione del denaro.
La Federazione Nazionale degli Organismi dei Coltivatori è presente nelle 45 province del paese. Esiste una federazione simile anche per gli allevatori. Quando si pensa che, riducendosi lo spazio, si moltiplicano i conflitti fra le due categorie, è interessante avere organismi simili.
Si lavora dunque insieme, si trovano soluzioni, si collabora sui contenuti. Sono del parere che, così facendo, si possono interessare più villaggi. Se poi si potesse avere la collaborazione della radio, potremmo arrivare ad ogni contadino nel suo villaggio.
Il nostro scopo è di facilitare, di permettere uno sviluppo duraturo del paese e far sì che ogni agricoltore, che ha ereditato la terra che lavora e sulla quale può vivere, possa lasciarla ai suoi figli e che sia sufficiente per loro.

 

Un'esperienza in una parrocchia.

A Imansgho, un giorno, riunimmo tutti i responsabili della parrocchia. Erano presenti molti giovani. Questi giovani avevano l'impressione che non ci fosse più avvenire per loro nel villaggio, poiché non riuscivano neppure a nutrirsi convenientemente. Non essendo sufficienti i raccolti, si dedicavano a piccoli lavori alternativi che permettevano loro di sopravvivere.
Cercammo di analizzare a fondo quali fossero i loro problemi più urgenti; si è discusso, riflettuto insieme e si sono evidenziati due problemi: la mancanza di formazione e il problema della terra che si degrada. D'altra parte si notò che questi due problemi sono legati l'uno all'altro. Quando la gente sarà meglio formata, troverà la soluzione per nutrire la propria terra e per nutrirsi con la propria terra.
Si è deciso che l'anno prossimo si incrementerà l'alfabetizzazione nei villaggi e si costituirà un centro di formazione di tipo "familiare". Vi si trascorrerà una settimana per poi ritornare al villaggio per mettere in pratica quanto si è appreso; vedere le difficoltà che restano; discuterne con la gente e ritornare al centro. Una specie di "va e vieni" perché le realtà del villaggio siano presenti nella formazione. I giovani sarebbero disposti a restare nei loro villaggi se vi trovassero un avvenire. Non trovandolo partiranno verso le città di Ouagadougou, Koudougou... e fino in Costa d'Avorio.

 

Lasciare ai propri figli una terra coltivabile.

Ogni volta che celebro la Messa, offro il pane, lo presento al Signore dicendo: "Frutto della terra e del lavoro dell'uomo". La terra è il dono di Dio. Il lavoro è la nostra partecipazione allo sviluppo della creazione. Penso allora ai coltivatori del mondo, specialmente a quelli del Burkina. Che i contadini di oggi siano capaci di trasmettere ai loro figli un Burkina Faso in cui si possa vivere come fratelli, come uomini liberi e in pace; penso che questo faccia parte del progetto di Dio! Credo che sia lo scrittore Saint Exupéry a dire: " Non si eredita la terra dei nostri antenati, ma la si prende in prestito dai nostri figli". Questa dimensione fa parte del Regno di Dio che tutti noi siamo chiamati a costruire insieme.
Ovunque noi siamo dobbiamo tener presente la dimensione dell'ecologia. Con lo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura produttiva il rischio di deteriorare la terra è effettivamente più grande. Tocca a noi fare più attenzione in modo che il nostro lavoro e il nostro stile di vita siano compatibili con il rispetto della terra, dono di Dio.
Nonostante che la produzione sia ancora fragile e tutti i contadini non abbiano una tecnica di raccolto, ve ne sono che hanno fatto progressi in questi ultimi anni. Attualmente il Burkina Faso raccoglie quanto basta per nutrire la sua popolazione.

 

Visitate il nostro sito internet.

Invito quanti desiderano conoscere meglio la vita in un villaggio del Burkina Faso, a visitare il sito che ho aperto all'indirizzo: www.multimania.com/abcburkina
Tramite foto commentate farete conoscenza con Talato e le sue difficoltà per formarsi, per imparare a leggere e a scrivere: spesso quello che manca in un villaggio sono i mezzi finanziari per far funzionare un corso di alfabetizzazione...
Molti giovani non impareranno mai a leggere perché non hanno trovato i 100 franchi necessari alla loro formazione, mentre in Francia bambini della scuola elementare costano 25.000 franchi all'anno, e 37.000 franchi quelli delle scuole secondarie.
Questo sito internet si rivolge, in primo luogo, ai bambini (europei), ma vi si trovano anche pagine più specializzate sull'agricoltura: consigli, tratti dalle nostre riviste, perché gli agricoltori del Burkina Faso possano conservare buona la terra, nonostante l'aumento della popolazione. Vi sono anche delle favole, una pagina sugli elefanti e tante altre cose...!
Questo lavoro di formazione non si oppone all'evangelizzazione; al contrario dà a tutti la possibilità di vivere come uomini liberi e creativi.