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Burkina Faso: Uno sviluppo duraturo
di Maurice Oudet
L’esperienza di P. M. Oudet è nuova
e significativa. La fede in Dio non è attesa passiva degli
avvenimenti; vi deve contribuire l’attività umana. Questa
fa rivedere con occhi nuovi il sistema agricolo inefficiente,
l’impossibilità di comunicare con i contadini per la
molteplicità delle lingue.
Ottime iniziative concrete: pubblicazioni, analisi sistematica
sulla formazione, sul degrado della terra, un sito internet...
Quando
nel 1986 fui nominato parroco a Kiembara, presi i dieci
rapporti annuali della parrocchia e constatai che, nove anni
su dieci, la parrocchia fu costretta ad intervenire perché la
gente non morisse di fame. Questo mi colpì molto. Mi dissi:
"Sono contadini; sono loro che dovrebbero produrre il
cibo per la città; invece è la città che li nutre. Ci deve
essere qualche cosa che non funziona! Dare un aiuto alimentare
in un caso estremo, è possibile, ma se questo si ripete
spesso, bisogna reagire".
Nel consiglio parrocchiale con le persone impegnate, ci
vollero tre giorni per mettere a punto un progetto di sviluppo
con un gruppo permanente che ha fatto un buon lavoro.
Il dono di Dio è anche lo spirito
d'iniziativa.
Era una prima esperienza di sviluppo e
l'evangelizzazione non deve essere estranea a questi
problemi...Mi trovavo in una parrocchia del Nord dove le
piogge sono spesso irregolari. Se l'aiuto alimentare fu
necessario, è perché si erano avute stagioni difficili.
Ora,
nella mentalità della popolazione rurale del Burkina Faso,
come in altri paesi, è Dio che manda la pioggia; in un modo
un po' magico si potrebbe dire: "E' Dio che in cielo
decide se far piovere o no. Noi veniamo ad annunciare la Buona
Notizia che Dio ci ama tutti..., ma Dio non manda loro la
pioggia! Che amore è?" Diventa dunque difficile per loro
credere che ci ama veramente.
Si cercò, dunque, di far capire loro che anche la terra che
possedevano era un dono di Dio... ma che anche la loro
intelligenza era un dono di Dio; quindi, con un po' di
tecnica, con i mezzi che si hanno, si può far fronte agli
inconvenienti della cattiva stagione: preparando il suolo,
facendo piccole dighe per frenare l'erosione, mettendo
letame...
Il letame conserva l'umidità e può salvare la semente
nell'intervallo prolungato fra due piogge. La gente si
impegnò e ritrovò la fiducia. Nel 1993, quando cedemmo la
parrocchia al clero diocesano, la gente produceva molto di
più e poteva nutrirsi.
Quando non è più possibile mettere un
terreno a riposo.
Fu questa esperienza in parrocchia che mi
convinse, dal 1997, a pubblicare, nella lingua nazionale, un
lavoro che potesse estendere questo procedimento su un più
vasto territorio.
Bisogna
sapere che in Burkina è urgente lavorare per questo, perché
la popolazione raddoppia ogni 25 anni. Ciò significa che, nel
giro di 50 anni, la popolazione si sarà moltiplicata per
quattro. Il sistema tradizionale dell'agricoltura si basava,
tra l'altro, sul lasciare riposare il terreno (maggese):
quando un terreno era stato sfruttato troppo, lo si lasciava
riposare 10, 20 o 30 anni... Ma ora, in Burkina non c'è più
spazio libero. Non è più possibile lasciare riposare un
terreno.
Tuttavia, noi sappiamo che vi sono delle tecniche semplici che
richiedono inizialmente uno sforzo supplementare, ma che
permettono un rendimento maggiore. E' quello che si chiama lo
sviluppo duraturo.
Coinvolgere tutti i contadini.
In Burkina Faso, ci sono una sessantina di
lingue. Anche se, a causa di questa molteplicità, il francese
è rimasto la lingua ufficiale, l'aspetto "lingue
nazionali" è molto importante.
Quando ero a Kiembara, la gente della parrocchia parlava 5
lingue diverse. E' per questo che abbiamo chiamato questo
servizio: "Servizio di edizione in lingue nazionali"
(SEDELAN). Se volete sensibilizzare i contadini nei loro
villaggi, bisogna per farsi capire, potersi esprimere nelle
loro lingue. Essendo, poi, la scolarizzazione molto limitata,
questo diventa una necessità.
Molti hanno fatto uno sforzo per imparare a leggere e scrivere
nella loro lingua, ma spesso non hanno nulla da leggere. Si
cerca, quindi, di fornire loro dei documenti utili che possano
servire anche come formazione continua. Se si conosce la loro
lingua, si conosce meglio anche la loro sensibilità, la loro
cultura e vi arricchite del sapere della gente che vi
accoglie.
Pubblicare nelle lingue nazionali.
Io ebbi la fortuna di essere per un periodo,
cappellano degli studenti universitari di Ouagadougou, la
capitale, e siccome avevo già avuto a che fare con il
problema della lingua, mi iscrissi alla facoltà di
linguistica. Questo mi diede i mezzi per studiare le lingue
nazionali.
In
fondo furono le necessità delle parrocchie dove ho lavorato,
che mi costrinsero a specializzarmi in questo campo e a
dedicarmi all'informatica. La specialità del nostro servizio
consiste, dunque, nel procurare dei documenti nelle lingue del
paese, in più lingue possibili, perché la gente possa
assimilare questa formazione e anche esprimersi, dire quello
che ha da dire... e tutto questo viene pubblicato nelle nostre
riviste.
Abbiamo anche una rivista che esce ogni tre mesi, in lingua
moré, in diula e in francese molto semplice. La si può
trovare presso molti organismi diocesani e ONG (Organismi non
governativi) e parrocchie. Ma questo circuito di distribuzione
non è sufficiente. Adesso si cerca di coinvolgere anche la
Federazione Nazionale degli Organismi dei Coltivatori.
Questi organismi si sono sviluppati molto presso i contadini
dell'Africa Occidentale. Sono gestiti da uomini e donne. Prima
di iniziare abbiamo fatto un'inchiesta in un villaggio dove
esiste un movimento femminile che gestisce un piccolo credito
da almeno 19 anni. Ci sono stati, è vero, casi di cattiva
gestione del denaro... Quando si constata ciò che succede, a
volte, a più alto livello, ci si rende conto che, spesso, ci
sono donne che non hanno frequentato la scuola, ma che sanno
destreggiarsi nella gestione del denaro.
La Federazione Nazionale degli Organismi dei Coltivatori è
presente nelle 45 province del paese. Esiste una federazione
simile anche per gli allevatori. Quando si pensa che,
riducendosi lo spazio, si moltiplicano i conflitti fra le due
categorie, è interessante avere organismi simili.
Si lavora dunque insieme, si trovano soluzioni, si collabora
sui contenuti. Sono del parere che, così facendo, si possono
interessare più villaggi. Se poi si potesse avere la
collaborazione della radio, potremmo arrivare ad ogni
contadino nel suo villaggio.
Il nostro scopo è di facilitare, di permettere uno sviluppo
duraturo del paese e far sì che ogni agricoltore, che ha
ereditato la terra che lavora e sulla quale può vivere, possa
lasciarla ai suoi figli e che sia sufficiente per loro.
Un'esperienza in una parrocchia.
A Imansgho, un giorno, riunimmo tutti i
responsabili della parrocchia. Erano presenti molti giovani.
Questi giovani avevano l'impressione che non ci fosse più
avvenire per loro nel villaggio, poiché non riuscivano
neppure a nutrirsi convenientemente. Non essendo sufficienti i
raccolti, si dedicavano a piccoli lavori alternativi che
permettevano loro di sopravvivere.
Cercammo di analizzare a fondo quali fossero i loro problemi
più urgenti; si è discusso, riflettuto insieme e si sono
evidenziati due problemi: la mancanza di formazione e il
problema della terra che si degrada. D'altra parte si notò
che questi due problemi sono legati l'uno all'altro. Quando la
gente sarà meglio formata, troverà la soluzione per nutrire
la propria terra e per nutrirsi con la propria terra.
Si è deciso che l'anno prossimo si incrementerà
l'alfabetizzazione nei villaggi e si costituirà un centro di
formazione di tipo "familiare". Vi si trascorrerà
una settimana per poi ritornare al villaggio per mettere in
pratica quanto si è appreso; vedere le difficoltà che
restano; discuterne con la gente e ritornare al centro. Una
specie di "va e vieni" perché le realtà del
villaggio siano presenti nella formazione. I giovani sarebbero
disposti a restare nei loro villaggi se vi trovassero un
avvenire. Non trovandolo partiranno verso le città di
Ouagadougou, Koudougou... e fino in Costa d'Avorio.
Lasciare ai propri figli una terra
coltivabile.
Ogni volta che celebro la Messa, offro il
pane, lo presento al Signore dicendo: "Frutto della terra
e del lavoro dell'uomo". La terra è il dono di Dio. Il
lavoro è la nostra partecipazione allo sviluppo della
creazione. Penso allora ai coltivatori del mondo, specialmente
a quelli del Burkina. Che i contadini di oggi siano capaci di
trasmettere ai loro figli un Burkina Faso in cui si possa
vivere come fratelli, come uomini liberi e in pace; penso che
questo faccia parte del progetto di Dio! Credo che sia lo
scrittore Saint Exupéry a dire: " Non si eredita la
terra dei nostri antenati, ma la si prende in prestito dai
nostri figli". Questa dimensione fa parte del Regno di
Dio che tutti noi siamo chiamati a costruire insieme.
Ovunque noi siamo dobbiamo tener presente la dimensione
dell'ecologia. Con lo sviluppo dell'industria e
dell'agricoltura produttiva il rischio di deteriorare la terra
è effettivamente più grande. Tocca a noi fare più
attenzione in modo che il nostro lavoro e il nostro stile di
vita siano compatibili con il rispetto della terra, dono di
Dio.
Nonostante che la produzione sia ancora fragile e tutti i
contadini non abbiano una tecnica di raccolto, ve ne sono che
hanno fatto progressi in questi ultimi anni. Attualmente il
Burkina Faso raccoglie quanto basta per nutrire la sua
popolazione.
Visitate il nostro sito internet.
Invito quanti desiderano conoscere meglio la
vita in un villaggio del Burkina Faso, a visitare il sito che
ho aperto all'indirizzo: www.multimania.com/abcburkina
Tramite foto commentate farete conoscenza con Talato e le sue
difficoltà per formarsi, per imparare a leggere e a scrivere:
spesso quello che manca in un villaggio sono i mezzi
finanziari per far funzionare un corso di alfabetizzazione...
Molti giovani non impareranno mai a leggere perché non hanno
trovato i 100 franchi necessari alla loro formazione, mentre
in Francia bambini della scuola elementare costano 25.000
franchi all'anno, e 37.000 franchi quelli delle scuole
secondarie.
Questo sito internet si rivolge, in primo luogo, ai bambini
(europei), ma vi si trovano anche pagine più specializzate
sull'agricoltura: consigli, tratti dalle nostre riviste,
perché gli agricoltori del Burkina Faso possano conservare
buona la terra, nonostante l'aumento della popolazione. Vi
sono anche delle favole, una pagina sugli elefanti e tante
altre cose...!
Questo lavoro di formazione non si oppone
all'evangelizzazione; al contrario dà a tutti la possibilità
di vivere come uomini liberi e creativi.
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