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Grandi religioni, grandi interrogativi
Inizio difficile del terzo millennio.
di Maddalena Masutti
Cristianesimo
"occidentale"
Il
grande Giubileo-2000 è finito da qualche mese. Ci sono
tentativi di trattenerne il clima con resoconti, richiami,
ricordi, programmi e prospettive per il futuro.
La chiesa si trova per certi aspetti in una situazione del
tutto nuova e non perchè il Giubileo, che sta dando
senz'altro i suoi frutti, abbia prodotto, nelle celebrazioni
del 2000, qualche cambiamento radicale. Il "nuovo"
ha carattere storico e viene giudicato irreversibile. "I
prossimi decenni segneranno il capovolgimento totale del modo
di essere della chiesa nella società. Un modo che si ritiene
definitivamente acquisito attraverso i secoli" (R. Luneau).
Per lungo tempo, e più o meno fino alla metà del secolo
scorso, la chiesa appariva strettamente legata al mondo
occidentale. Ha il grande merito di avere contribuito alla
nascita dell'Occidente e di averlo arricchito in tutte le
maniere. I missionari, nel corso degli ultimi secoli, hanno
contribuito alla fioritura di nuove cristianità in tutti i 5
continenti.
Queste cristianità analizzate con l'occhio ipercritico di
oggi, possono apparire il più delle volte come il calco
fedele di un modello importato, quello occidentale.
Alcune statistiche
La verità religiosa non può esprimersi se
non ha l'aiuto di una lingua, di modi tipici di pensare e
agire, di rapportarsi agli altri, di essere e di vivere. Si
inserisce necessariamente in una cultura. Se ne serve, la
amalgama e la eleva. Con il diffondersi del cristianesimo,
sono entrate in seno alla cattolicità culture e tradizioni
totalmente estranee al mondo e alla mentalità greco-latina in
cui è nata e si è consolidata la chiesa. "La nostra
unità ecclesiale, scrive R. Weakland, arcivescovo di
Milwaukee (US) non potrà più considerare come sottintesa la
civiltà occidentale. I confini dell'Occidente non avranno
più senso per il cattolicesimo. Il Vangelo è stato diffuso
in nazioni e popoli che non condividono la maggior parte della
nostra storia e dei nostri costumi. Per questi popoli il
Vangelo deve far risuonare altre forme di armonia".
A motivo della straordinaria crescita demografica dei paesi
del Sud del mondo, sta cambiando sempre più la
"geografia ecclesiastica". Nel 1980, secondo il
demografo Gabriel Marc, i cattolici del mondo occidentale non
rappresentavano più del 44% dell'insieme della cattolicità.
Nel 1996, secondo la Santa Sede, essi non rappresentavano più
del 35 o 36%. Ciò significa che tra una decina d'anni più o
meno, i fedeli di comunione cattolica apparterranno per due
terzi a chiese non occidentali.
Le cifre fanno constatare che ci sarà un cambiamento come non
si è mai verificato nella storia bimillenaria della chiesa
cattolica.
Impegno missionario
G. Alberigo, specialista di storia della
chiesa contemporanea sostiene: "Il superamento del blocco
'cristianesimo-occidente' è il problema centrale della fede
alla soglia del terzo millennio. Un problema essenziale che
sfida la creatività stessa della fede".
La situazione non deve incutere timore. E' bene rendersene
conto. La consapevolezza per quanto riguarda la realtà e i
problemi che essa presenta è indispensabile per un cammino di
crescita individuale e comunitario. Chi vive con occhi vigili
la propria appartenenza alla chiesa, constata quanto sia
difficile per lei iniziare un vero dialogo, divenuto ormai
indispensabile, tra la sua tradizione religiosa occidentale e
altri "universi" culturali. Mentre la sua
tradizione, amalgamata all'Occidente, è risolutamente ferma
nella propria identità, in Asia, Africa, Oceania ci sono
paesi immensi in cui il Vangelo è arrivato, ma essi rimangono
culturalmente estranei alla chiesa. I due terzi degli
appartenenti alla cattolicità, due terzi quindi dei membri
che compongono la stessa chiesa, chiedono che la propria fede
in Cristo e nel Vangelo trovi appoggio nella propria cultura.
Non è
possibile soffermarsi a lungo, ma c'è chi giustamente osserva
che gli stessi "Diritti del- l'Uomo", celebrati per
il loro cinquantesimo, alla fine del 2000, sono un estratto di
puro occidentalismo. Sono proposti all'intero universo come
forma ineccepibile di civiltà.
In realtà è bene ricordare che sono frutto dell' Illuminismo
europeo e prodotti dalla Rivoluzione Francese. Ciò non
significa che siano privi di valore. "Sono però tanto
"bianchi" quanto borghesi", afferma M.
Singleton. "L'individualismo 'sostanzialista' che li
impregna fa loro ignorare di fatto, se non nei principi, i
diritti dei subalterni come quelli dei popoli. Per non parlare
dei diritti di tutto ciò che la nostra cultura riceve o trae
dalla Natura".
L'impegno missionario per il terzo millennio richiede
consapevolezza di ciò che la chiesa è come chiesa. Richiede
l'impegno a sbarazzarsi, personalmente, ognuno, delle forme
abnormi di un tradizionalismo spento. Il coraggio quindi di
rinunciare alle forme di sicurezza e di privilegio che forse
ci hanno accompagnato troppo a lungo. Il Vangelo, nella sua
purezza può adagiarsi ovunque senza pericoli di
contaminazione. Non è cioè l'insieme dei nostri usi e
costumi a salvaguardarne la purezza e la durata.
I missionari che sono sulla breccia si sono resi conto
benissimo ormai di ciò che l'eccessivo occidentalismo ha
prodotto e continua a produrre. Ma nella chiesa di Dio siamo
tutti missionari.
Il mutamento, si voglia o no, è già in atto, ed ha bisogno
della nostra consapevolezza, della coerenza della nostra fede.
Che deve diventare fede creativa per essere capace di
riconoscere il diritto di tutti all'inculturazione ed avere il
coraggio di andare verso gli altri con spinte accorte e
controllate. Nelle sue avventure il popolo ebraico andava allo
sbaraglio con un solo pugno di uomini, forte com'era della
presenza di Jahwè.
E le grandi Religioni?
Non mancano assolutamente di problemi. Sono
problemi comuni. I grandi cambiamenti in corso, prodotti dalle
conquiste scientifiche e dalle loro applicazioni nel campo
della tecnica, il prevalere eccessivo dell'economia su ogni
altro tipo di interessi, le manipolazioni della natura in ogni
senso, non possono evitare la domanda: ma in fondo chi è
l'uomo? Che cosa si può permettere? Fino a dove può
arrivare?
"Poichè di Dio non si sa niente, se non che egli esiste,
dice in maniera volutamente provocatoria M. Single- ton, ciò
che dovrebbe fare problema nel dogma dell' incarnazione è
l'Uomo", l'uomo creatore, particolarmente oggi, di miti e
raccoglitore di delusioni, pronto a dichiarazioni universali
che non riesce a vivere in proprio, capace di scaricare il
sacro dalle religioni per appropriarselo in maniera indebita.
Ogni religione è chiamata a rivedere la propria concezione
dell'uomo, la propria concezione del sacro, non per sgravarsi
della responsabilità con cui l'uomo snobba i valori della
vita e gli insegnamenti della storia, ma perchè mai come in
questo tempo egli ha bisogno di riflettere su di sè per
riconciliarsi con Dio.
Quale futuro?
Si può avere l'impressione, in un momento di
gravi e inaspettati cambiamenti, che qualcuna delle grandi
forme religiose goda del privilegio, come l'Islam ad esempio,
di un'esplosione prodigiosa a scapito di altre grandi
realizzazioni religiose verificatesi nella storia.
L'inizio del terzo millennio, pur la-sciando adito a
previsioni non del tutto infondate, presenta una maschera
fortemente improntata all'imprevedibile.
Richiede anche nella migliore delle situazioni un'avvedutezza
senza remore e senza false sicurezze. Implica soprattutto la
necessità di intesa e collaborazione riguardo alle gravi
situazioni mondiali: guerre, fame, malattie e povertà,
diritti ad un'esistenza dignitosa e salvaguardia del creato.
Il proselitismo ad ogni costo, con le animosità che lo
accompagnano non è sulla linea di un futuro di pace e
giustizia.
Dall'Oriente, la culla feconda di ispirazioni religiose, nate
all'insegna della libertà da strutture organizzative e
pesantezze dogmatiche, parte una miriade di incentivi alla
spiritualità. Si prestano ad ottime combinazioni in qualche
caso, ma spesso finiscono in un ibridismo vago, caro alle
esigenze del momento.
Le grandi Religioni come Induismo, Buddismo, Confucianesimo,
Taoismo che vantavano in comune la tendenza al non
proselitismo per salvaguardare al massimo la purezza dei
propri principi, se li vedono sbriciolare con noncuranza da
facili venditori di verità, attirati in Occidente. Assistono
ad una specie di "tutto lecito" senza ritegno. La
vigilanza a ciò che succede nel mondo, soprattutto quando si
tratta di valori fondamentali per la vita dell'uomo, è un
impegno che deve trovare unite e all'erta tutte le persone di
buona volontà.
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