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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Grandi religioni, grandi interrogativi
Inizio difficile del terzo millennio.

di Maddalena Masutti

Cristianesimo "occidentale"

Il grande Giubileo-2000 è finito da qualche mese. Ci sono tentativi di trattenerne il clima con resoconti, richiami, ricordi, programmi e prospettive per il futuro.
La chiesa si trova per certi aspetti in una situazione del tutto nuova e non perchè il Giubileo, che sta dando senz'altro i suoi frutti, abbia prodotto, nelle celebrazioni del 2000, qualche cambiamento radicale. Il "nuovo" ha carattere storico e viene giudicato irreversibile. "I prossimi decenni segneranno il capovolgimento totale del modo di essere della chiesa nella società. Un modo che si ritiene definitivamente acquisito attraverso i secoli" (R. Luneau).
Per lungo tempo, e più o meno fino alla metà del secolo scorso, la chiesa appariva strettamente legata al mondo occidentale. Ha il grande merito di avere contribuito alla nascita dell'Occidente e di averlo arricchito in tutte le maniere. I missionari, nel corso degli ultimi secoli, hanno contribuito alla fioritura di nuove cristianità in tutti i 5 continenti.
Queste cristianità analizzate con l'occhio ipercritico di oggi, possono apparire il più delle volte come il calco fedele di un modello importato, quello occidentale.

 

Alcune statistiche

La verità religiosa non può esprimersi se non ha l'aiuto di una lingua, di modi tipici di pensare e agire, di rapportarsi agli altri, di essere e di vivere. Si inserisce necessariamente in una cultura. Se ne serve, la amalgama e la eleva. Con il diffondersi del cristianesimo, sono entrate in seno alla cattolicità culture e tradizioni totalmente estranee al mondo e alla mentalità greco-latina in cui è nata e si è consolidata la chiesa. "La nostra unità ecclesiale, scrive R. Weakland, arcivescovo di Milwaukee (US) non potrà più considerare come sottintesa la civiltà occidentale. I confini dell'Occidente non avranno più senso per il cattolicesimo. Il Vangelo è stato diffuso in nazioni e popoli che non condividono la maggior parte della nostra storia e dei nostri costumi. Per questi popoli il Vangelo deve far risuonare altre forme di armonia".
A motivo della straordinaria crescita demografica dei paesi del Sud del mondo, sta cambiando sempre più la "geografia ecclesiastica". Nel 1980, secondo il demografo Gabriel Marc, i cattolici del mondo occidentale non rappresentavano più del 44% dell'insieme della cattolicità. Nel 1996, secondo la Santa Sede, essi non rappresentavano più del 35 o 36%. Ciò significa che tra una decina d'anni più o meno, i fedeli di comunione cattolica apparterranno per due terzi a chiese non occidentali.
Le cifre fanno constatare che ci sarà un cambiamento come non si è mai verificato nella storia bimillenaria della chiesa cattolica.

 

Impegno missionario

G. Alberigo, specialista di storia della chiesa contemporanea sostiene: "Il superamento del blocco 'cristianesimo-occidente' è il problema centrale della fede alla soglia del terzo millennio. Un problema essenziale che sfida la creatività stessa della fede".
La situazione non deve incutere timore. E' bene rendersene conto. La consapevolezza per quanto riguarda la realtà e i problemi che essa presenta è indispensabile per un cammino di crescita individuale e comunitario. Chi vive con occhi vigili la propria appartenenza alla chiesa, constata quanto sia difficile per lei iniziare un vero dialogo, divenuto ormai indispensabile, tra la sua tradizione religiosa occidentale e altri "universi" culturali. Mentre la sua tradizione, amalgamata all'Occidente, è risolutamente ferma nella propria identità, in Asia, Africa, Oceania ci sono paesi immensi in cui il Vangelo è arrivato, ma essi rimangono culturalmente estranei alla chiesa. I due terzi degli appartenenti alla cattolicità, due terzi quindi dei membri che compongono la stessa chiesa, chiedono che la propria fede in Cristo e nel Vangelo trovi appoggio nella propria cultura.
Non è possibile soffermarsi a lungo, ma c'è chi giustamente osserva che gli stessi "Diritti del- l'Uomo", celebrati per il loro cinquantesimo, alla fine del 2000, sono un estratto di puro occidentalismo. Sono proposti all'intero universo come forma ineccepibile di civiltà.
In realtà è bene ricordare che sono frutto dell' Illuminismo europeo e prodotti dalla Rivoluzione Francese. Ciò non significa che siano privi di valore. "Sono però tanto "bianchi" quanto borghesi", afferma M. Singleton. "L'individualismo 'sostanzialista' che li impregna fa loro ignorare di fatto, se non nei principi, i diritti dei subalterni come quelli dei popoli. Per non parlare dei diritti di tutto ciò che la nostra cultura riceve o trae dalla Natura".
L'impegno missionario per il terzo millennio richiede consapevolezza di ciò che la chiesa è come chiesa. Richiede l'impegno a sbarazzarsi, personalmente, ognuno, delle forme abnormi di un tradizionalismo spento. Il coraggio quindi di rinunciare alle forme di sicurezza e di privilegio che forse ci hanno accompagnato troppo a lungo. Il Vangelo, nella sua purezza può adagiarsi ovunque senza pericoli di contaminazione. Non è cioè l'insieme dei nostri usi e costumi a salvaguardarne la purezza e la durata.
I missionari che sono sulla breccia si sono resi conto benissimo ormai di ciò che l'eccessivo occidentalismo ha prodotto e continua a produrre. Ma nella chiesa di Dio siamo tutti missionari.
Il mutamento, si voglia o no, è già in atto, ed ha bisogno della nostra consapevolezza, della coerenza della nostra fede. Che deve diventare fede creativa per essere capace di riconoscere il diritto di tutti all'inculturazione ed avere il coraggio di andare verso gli altri con spinte accorte e controllate. Nelle sue avventure il popolo ebraico andava allo sbaraglio con un solo pugno di uomini, forte com'era della presenza di Jahwè.

 

E le grandi Religioni?

Non mancano assolutamente di problemi. Sono problemi comuni. I grandi cambiamenti in corso, prodotti dalle conquiste scientifiche e dalle loro applicazioni nel campo della tecnica, il prevalere eccessivo dell'economia su ogni altro tipo di interessi, le manipolazioni della natura in ogni senso, non possono evitare la domanda: ma in fondo chi è l'uomo? Che cosa si può permettere? Fino a dove può arrivare?
"Poichè di Dio non si sa niente, se non che egli esiste, dice in maniera volutamente provocatoria M. Single- ton, ciò che dovrebbe fare problema nel dogma dell' incarnazione è l'Uomo", l'uomo creatore, particolarmente oggi, di miti e raccoglitore di delusioni, pronto a dichiarazioni universali che non riesce a vivere in proprio, capace di scaricare il sacro dalle religioni per appropriarselo in maniera indebita.
Ogni religione è chiamata a rivedere la propria concezione dell'uomo, la propria concezione del sacro, non per sgravarsi della responsabilità con cui l'uomo snobba i valori della vita e gli insegnamenti della storia, ma perchè mai come in questo tempo egli ha bisogno di riflettere su di sè per riconciliarsi con Dio.

 

Quale futuro?

Si può avere l'impressione, in un momento di gravi e inaspettati cambiamenti, che qualcuna delle grandi forme religiose goda del privilegio, come l'Islam ad esempio, di un'esplosione prodigiosa a scapito di altre grandi realizzazioni religiose verificatesi nella storia.
L'inizio del terzo millennio, pur la-sciando adito a previsioni non del tutto infondate, presenta una maschera fortemente improntata all'imprevedibile.
Richiede anche nella migliore delle situazioni un'avvedutezza senza remore e senza false sicurezze. Implica soprattutto la necessità di intesa e collaborazione riguardo alle gravi situazioni mondiali: guerre, fame, malattie e povertà, diritti ad un'esistenza dignitosa e salvaguardia del creato. Il proselitismo ad ogni costo, con le animosità che lo accompagnano non è sulla linea di un futuro di pace e giustizia.
Dall'Oriente, la culla feconda di ispirazioni religiose, nate all'insegna della libertà da strutture organizzative e pesantezze dogmatiche, parte una miriade di incentivi alla spiritualità. Si prestano ad ottime combinazioni in qualche caso, ma spesso finiscono in un ibridismo vago, caro alle esigenze del momento.
Le grandi Religioni come Induismo, Buddismo, Confucianesimo, Taoismo che vantavano in comune la tendenza al non proselitismo per salvaguardare al massimo la purezza dei propri principi, se li vedono sbriciolare con noncuranza da facili venditori di verità, attirati in Occidente. Assistono ad una specie di "tutto lecito" senza ritegno. La vigilanza a ciò che succede nel mondo, soprattutto quando si tratta di valori fondamentali per la vita dell'uomo, è un impegno che deve trovare unite e all'erta tutte le persone di buona volontà.