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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Il "guaritore africano": Erborista o Stregone?

Può essere temeraria la pretesa di parlare dei "guaritori africani", da parte di chi è nato e cresciuto in un contesto di cultura occidentale. Mi sono lasciato convincere, dopo anni trascorsi in mezzo a una popolazione animista, perché associato dalle più alte autorità del Mali nella loro lotta in materia di farmacopea tradizionale. Vogliono valorizzare le loro ricchezze eccezionali con una politica della Sanità Pubblica più adatta alle attese africane.

 

Al mio arrivo, più di 40 anni fa, nella regione occupata dai gruppi etnici Sènoufo e Minyanka, nel cuore dell'Africa dell'Ovest, fui colpito dalla considerazione che gli abitanti avevano per i guaritori tradizionali; considerazione che non è mai venuta meno, nonostante i profondi cambiamenti della società. Le statistiche più recenti parlano di un ricorso alla medicina tradizionale nel 75% degli interventi sanitari.
Lo studio delle piante utilizzate, mi mise in contatto con le pratiche di guarigione riconosciute in contesto rurale, lontano da ogni intervento dei servizi medici. Ho appreso la conoscenza dei metodi tradizionali in stretto rapporto con i malati e i guaritori.
Per rispondere alla domanda: "Il guaritore africano è un erborista o uno stregone?", è necessario, prima di tutto, rifarsi concretamente alla mentalità africana, nel caso specifico dei Sènoufò e dei Minyanka del Mali. E' necessario partire da una rapida analisi dei termini che fanno parte di una "cultura" orale fondata sulla "tradizione".

 

La nozione di "salute"

Presso le etnie Sénoufò e Minyanka il concetto di "Salute" è direttamente legato al posto che la vita dell'uomo ha nell'equilibrio cosmico.
Essendo la vita il valore principale, l'individuo è visto come un "seme di vita"in lotta con le forze del mondo dipendenti dalla "Potenza del-l'Essere Supremo, Padrone del Cielo".
La salute, tenore di vita, è prima di tutto un valore collettivo che interessa la società dei viventi.
Eccettuata la morte degli anziani, vista come fine naturale di una vecchiaia felice, la malattia di un adulto o di un bambino è considerata un disordine nell'equilibrio del mondo. Il bene prezioso della vita di un individuo è un bene di tutta la collettività. Essa ha la sua origine in un "avo-fondatore"e si viene a trovare in pericolo, quando la malattia in uno dei suoi membri rivela la presenza di forze ostili che si devono combattere.

 

Le forze ostili...

Esse sono diverse e manifestano l'intervento di un mondo soprannaturale, intermediario fra l'Essere Supremo e la collettività. Ci sono i "geni del suolo o della foresta" che si vendicano degli attacchi al loro territorio preferito. Ci sono gli "spiriti protettori" che intervengono contro i nemici del gruppo che è stato loro affidato. Ho visto nella savana una zona abbandonata perché, secondo il proprietario, "i geni avevano schiaffeggiato sua moglie che era andata a raccogliere legna".
Gli elementi fisici, l'acqua degli acquitrini, il fuoco o il vento sono esseri potenti che possono vendicarsi di coloro che li provocano. Il vento che soffia all'inizio della stagione calda sarebbe un genio che può provocare la meningite.
Molte malattie sono imputabili a una situazione sfavorevole nel contesto sociale in cui si trova il malato. In questo frangente interviene il guaritore, che sa, più di chiunque altro, valutare la pressione psicologica che viene esercitata su chi si rivolge a lui. Nel suo libro "L'Africa delle guarigioni", P. Eric de Rosny descrive nei dettagli alcune guarigioni ottenute con l'eliminazione di una difficoltà sociale.
Ci sono poi le regole ricevute dagli antenati che il gruppo è tenuto ad osservare. Le infrazioni dei "tabu" provocano la malattia, per cui la conoscenza di queste "colpe" è il preliminare di ogni atto curativo. Mangiare carne di coniglio, in una famiglia che ha per "totem" questo animale, provoca una punizione che si manifesta con la malattia.
Sono tante le forze vitali con le quali l'individuo viene a contatto, a volte in modo occasionale. Per esempio il "nyama", o spirito di vendetta degli animali, può esercitarsi su chi li attacca.
Una donna incinta che andava ad attingere acqua al pozzo, diede un colpetto sul muso ad una giumenta che era lì col suo puledro, perché le cedesse il posto. La giumenta la guardò con tristezza e se ne andò, ma il bambino che la donna portava in seno morì durante il parto, cosa interpretata da tutti come una vendetta.
Il volo di un uccello malefico può provocare una malattia. Così è stato spiegato il tetano, che ha colpito un nascituro, dovuto al fatto che la madre è stata sorvolata da un rapace, e chiaramente dimostrato dalle mani con le dita crispate del bambino.
Come sono numerose le cause della malattia, dovute ad una forza distruttrice della salute collettiva, così sono numerosi i guaritori, che lottano contro queste forze.

 

I protagonisti della lotta per la salute.

E' necessario precisare che i protagonisti-guaritori, a volte sono solo complementari, o addirittura avversari, in questa lotta per la salute.
I guaritori, chiamati " i padroni delle foglie", hanno potere sulle forze del male utilizzando le virtù delle piante (erbe, foglie o radici) oppure certe parti animali portatrici di forze che fanno bene. La conoscenza viene loro dalla "tradizione" ricevuta da vecchi guaritori che hanno trasmesso i loro segreti e anche dalla loro esperienza personale nel contatto con i loro ammalati.
Le pratiche di guarigione si basano su "gesti" e "formule" che accompagnano l'uso delle piante, con lo scopo di scacciare le forze cattive. Si tratta spesso di soffi, di sputi, o anche di bombardamenti col fuoco, per espellere i demoni, come ha scritto P. de Rosny nei libri che ha dedicato allo studio delle guarigioni in Costa d'Avorio.
"Gli indovini", chiamati "Maestri della conoscenza" o del sapere segreto, che permette di conoscere i nemici della salute: forze oscure del contesto ambientale o avvenimenti futuri. Possono essere riconosciuti con procedimenti propri a ciascuno.
La maggioranza degli indovini conosce l'avvenire tramite il "getto di conchiglie", altri sanno leggere la scrittura segreta che i topolini hanno tracciato, durante la notte, sulla sabbia stesa davanti alla capanna che serve per la divinazione. Altri praticano la "geomanzia" o "la lettura della terra modellata".
Questi indovini hanno un grande ruolo nella società tradizionale e sono, nello stesso tempo, molto onorati e temuti. La divinazione, come ascolto dei messaggi inviati dai mediatori dell'Essere Supremo, è molto praticata nella vita quotidiana: certi vecchi hanno la reputazione di conoscere prima ciò che avverrà nelle loro vicinanze, con l'ascolto, dicono loro, dei loro "geni familiari".
"I feticisti" o capi dei feticci protettori, sono a capo di gruppi di iniziati, e contribuiscono alla stabilità della loro comunità nel villaggio o nella famiglia. Possono intervenire sull'equilibrio sociale, sia con pratiche di guarigione (alcuni sono rinomati per il trattamento dei morsi di serpente), sia con azioni di difesa contro i nemici che vengono posti "sotto il feticcio" per attirare su di loro castighi spaventosi.
"Gli Stregoni" o mangiatori di vita sono da temere. Operano nel segreto e non sono conosciuti che da certe persone che ricorrono ai loro servigi usando del loro potere malefico per uccidere (mangiando il "dya" il doppione dell'individuo), o per gettare la malasorte. Infliggono malattie di ordine mentale, o impediscono funzioni vitali, come l'attività sessuale.
Questi esseri malefici sono sollecitati da individui che vogliono vendicarsi dei loro nemici. Fanno uso di veleni tratti da piante di cui conoscono il potere. Sono, in un certo senso, il contrario dei guaritori i quali hanno spesso il compito di smascherarli e di prescrivere gli antidoti dei veleni assorbiti. La paura di questi stregoni è una delle grandi componenti della vita quotidiana nell'ambiente rurale. Per neutralizzare l'operato degli stregoni vi sono feticci fatti apposta, molto conosciuti.
"I ciarlatani" sono soprattutto dei falsi "marabutti" che guadagnano la loro vita proponendo rimedi o oggetti magici, che dovrebbero assicurare salute e felicità ai loro clienti (denaro, amore, successo...) con gesti che sono parodie delle pratiche dei feticisti (utilizzo di collane, braccialetti che portano spesso versetti, più o meno fantasiosi, del Corano).
Certi, abusando della credulità popolare, diventano molto ricchi e onorati.
"Le donne" costituiscono una categoria molto modesta, ma molto efficace, di guaritori. Vegliano sulla salute dei loro bambini e preparano le misture necessarie alla loro guarigione.
Si vedono spesso, visitando i cortili dei villaggi, pentole dove bollono miscugli di foglie preparate dalle madri premurose, che hanno imparato dalle anziane del villaggio i rimedi efficaci. Sono foglie comperate al vicino mercato, o che esse stesse hanno coltivano in un piccolo orto, non lontano dal cortile.
Fra queste donne esperte nel curare, citiamo le "levatrici tradizionali" che conoscono i rimedi più efficaci per le donne che partoriscono e sanno come prendersi cura dei neonati.
Per completare il quadro degli operatori di guarigioni, ai giorni nostri, citiamo i guaritori tradizionali detti "praticanti tradizionali", che han-no ricevuto una formazione specifica in centri per la Salute Pubblica, per distinguerli dai guaritori ordinari, che possiamo chiamare "terapeuti tradizionali".
I "Praticanti tradizionali" sono i primi agenti sanitari di un progetto tradizionale in Mali, per integrare le ricchezze della Farmacopea tradizionale alla medicina praticata nei centri sanitari ufficiali. Questa esperienza, iniziata nel 1979, solleva alcuni problemi che non sono ancora stati risolti.

 

Allora: "I guaritori africani sono erboristi o stregoni?".

Questa risposta, bisogna dirlo, non è immediata, perché nel linguaggio del gruppo etnico preso in esame, nessun vocabolo può tradurre adeguatamente la parola "magia" che, in italiano, ha significati ambigui, a volte opposti (Magia bianca, magia nera...).

La cosa migliore è descrivere le pratiche che costituiscono l'arte del guaritore.

Il vero potere di "guarigione"
Avendo ricevuto da un "anziano", tramite la tradizione perfezionata dall'esperienza personale, la conoscenza dei rimedi e dei gesti efficaci, il guaritore tradizionale esercita la sua funzione nella società come artigiano della salute collettiva della comunità.
È considerato come colui che ha la vocazione di assicurare il buon funzionamento della comunità, combattendo il disordine manifestato dalla malattia di uno dei suoi membri. Questo spiega la grande considerazione in cui è tenuta la sua persona, soprattutto se alle sue conoscenze si aggiungono anche qualità divinatorie.
Il suo vero potere è dell'ordine soprannaturale dovuto alla sua relazione con "l'al di là", basandosi sulle sue grandi "forze vitali" che contribuiscono all'equilibrio del piccolo mondo in cui opera. Egli esercita, a questo livello, una vera funzione "spirituale" .
In seguito la sua qualifica si affermerà, non tanto per l'efficacia delle sue cure, ma piuttosto per la fama della sua personalità che gli conferisce un potere di "attrazione" che può esercitarsi anche molto lontano dal territorio in cui vive. L'ho potuto constatare molto spesso.

 

Relazione fra guaritore e malato.

Ogni guarigione implica, tra il guaritore e il suo malato, una relazione privilegiata, che comporta diverse fasi.
Il guaritore mostra fin dall'inizio del suo contatto con il malato, la sua "potente azione" contro le forze del male, e il malato ne è pienamente cosciente, tanto che fra i due, si stabilisce subito una relazione di fiducia .
Per ottenere l'efficacia delle cure, il malato viene come adottato dalla famiglia del guaritore; entra nell'intimità di questa e diventa, in qualche modo, un membro di questa famiglia. L'accoglienza genera un clima di calma e di serenità, condizioni necessarie agli interventi successivi.
Prima ancora di somministrare i rimedi, il guaritore procede a una vera preparazione psicologica del malato: coloro che hanno potuto assistere a questa fase preliminare, si sono resi conto della serietà dell'iniziativa durante la quale il guaritore e il malato danno inizio a una lotta contro le forze distruttrici che compromettono la salute del malato e quindi della società.
Un tempo di silenzio, nell'intimità del locale previsto per le cure; pregare il "Padrone della vita"; fare certi gesti simbolici, come la lenta imposizione delle mani sulla testa del paziente, ripetuta più volte; ricorrere a parole o a incantesimi calmanti, tutto questo ripetuto per diversi giorni, è fatto per favorire la cura che seguirà.
Il guaritore attribuisce molta importanza a questa fase, perché è essenziale per lui stabilire la causa della malattia che ha potuto ridurre il malato in questo stato.
Si vede già quanto la relazione, che si stabilisce fra il guaritore e il malato, sia diversa di quella con l'infermiere di un dispensario, spesso sovraccarico di pazienti, ai quali si accontenterà di dare una ricetta che permetta di procurarsi i rimedi necessari. Il medico di un ospedale, con tutta la sua competenza, non può dilungarsi con un paziente oltre una o due consultazioni.
Inoltre la grande conoscenza, che il guaritore ha del contesto sociale, gli permette di comprendere intimamente il condizionamento "psichico" del malato, essendo il suo male spesso provocato da un contesto sociale sfavorevole.
Notiamo che è richiesta la collaborazione del malato: nessuno si meraviglia che, fiducioso dell'intervento di colui che è venuto a consultare, il malato esegua volentieri tutti i gesti e le azioni che gli vengono suggeriti o comandati dal guaritore, come, per esempio, fare 3 volte, ventre a terra, il giro dell'albero guaritore o battere le mani recitando una formula misteriosa.
Questa fase preliminare termina quando il guaritore constata, dalle reazioni del malato, che egli si sottomette completamente al suo intervento, che una parte del suo essere è già in via di guarigione e ne vede i benefici. In questo momento interviene l'uso dei rimedi curativi; spesso si tratta di estratti di piante medicinali, conosciute dal guaritore.

 

L'uso delle piante medicinali.

La conoscenza della flora della savana e delle sue possibilità curative è notevole nell'ambiente tradizionale; i vecchi ne trasmettono i segreti alle nuove generazioni. Lo studio del vocabolario che riguarda le diverse specie vegetali è significativo: ogni specie porta un nome ed ha frutti che i bambini conoscono dalla più giovane età, specialmente i piccoli pastori abituati a percorrere la savana con i loro greggi.
Peccato che la scuola di tipo occidentale, non abbia conservato, nei programmi, un'attenzione particolare allo studio delle piante del paese. I bambini, e questo è tanto più grave, terminato il ciclo di studi, ritornando al loro villaggio si trovano ad essere più ignoranti dei loro coetanei analfabeti.

 

La classificazione

La somiglianza delle specie vegetali dal punto di vista dell'aspetto o dei frutti, ha portato alla denominazione locale di un certo numero di "gruppi" che corrispondono spesso ai nostri "generi botanici". Per esempio, il genere "Lannea", che conta tre specie botaniche distinte, è conosciuto in lingua bambara con il nome di "mpeku" con le sue diverse componenti: il "mpeku ba" (Lannea microcaarpa), il "mpeku gwelen" (Lannea acida) e il "bakoro mpeku" (Lannea velutina).
La distinzione delle specie viene fatta normalmente a partire dalla qualità dei loro frutti, il suffisso "muso = femmina", designa la specie con il frutto saporito, mentre il suffisso "kè o cè = maschio" si applica a quelle con i frutti meno buoni, poco commestibili....
Un grande numero di dettagli, come il colore del tronco o dei rami, lo spessore dell'albero o la sua presenza vicino ai fiumi o sulle colline di laterite, sono espressi nella denominazione della specie.
L'arte personale
Forte di queste conoscenze, il guaritore cerca i rimedi che gli sembrano più attivi per la malattia che sta curando. Tiene conto, nella scelta degli alberi o delle piante, dei punti favorevoli, prendendo, per esempio, le cortecce del lato est e ovest del tronco, attento alla presenza, in vicinanza dell'albero scelto, di una colonia di formiche, che conoscono i segreti delle profondità della terra.
Raccogliere gli elementi guaritori in un giorno piuttosto di un altro: sceglie, per esempio, il primo giorno del mese lunare per cercare radici e cortecce, oppure aspetta il crepuscolo per raccoglierne altre, riferendosi ai tempi propizi corrispondenti ai cicli cosmici che regolano l'armonia del mondo.
L'uso di un rimedio prodotto da una pianta richiede, per essere efficace, un certo numero di gesti e di segni che sembrano non avere un rapporto di casualità con il loro oggetto. Si tratta qui, nella mentalità tradizionale, di una efficacia che si può dire "magica", poiché non corrisponde alla relazione di "causa -effetto" conosciuto nella cultura occidentale, ma sembra molto normale e corrente nella cultura africana. Citiamo qui qualche caso tipico di una casualità che si può definire di "effetti simili".

L'osservazione di certe qualità in un settore naturale porta a pensare che la loro utilizzazione in un altro settore produca gli stessi effetti. La somiglianza può portare beneficio sull'organo colpito dalla malattia: così il guaritore, ad esempio, mette, nel rimedio, il globo oculare di un corvo, che ha la vista acuta, per curare una malattia degli occhi (tracoma, cataratta).
La preparazione di un rimedio con delle foglie gialle è raccomandato nel trattamento dell'itterizia che rende gli occhi gialli. L'osservazione può giovare anche sulla malattia stessa, tenendo conto degli effetti che si desidera ottenere dal rimedio proposto: si mescolano, alla pozione da somministrare, parti di zoccoli di iena rossa per combattere la fatica dei cacciatori, poiché è risaputo che l'animale può correre tutta la notte senza stancarsi.
È secondo questo principio che si mettono, negli occhi di un malato, che dice di non vedere più bene di notte (emeralopia), gocce di un liquido ottenuto spremendo il fegato di un pipistrello perché, si sa, che questo animale può volare di notte senza urtare gli ostacoli.
Si è notato che, all'inizio dell'inverno, in una certa specie di cimici, chiamata "banankole", le coppie possono restare unite tutta una giornata senza separarsi e senza smettere di spostarsi: così si raccomanda di schiacciare in un mortaio alcune di queste cimici e di farne un rimedio destinato a trattenere in casa una donna troppo "mobile".

 

L'efficacia magica

L'opera del guaritore comporta ugualmente, sempre parlando di efficacia "magica", anche gesti efficaci: per combattere l'insufficienza sessuale, il paziente deve bere il contenuto di un decotto appropriato, 3 volte quello della mano destra e 4 volte quello della mano sinistra.
Salire su un albero di karitè per coglierne piccoli rami secchi, facendo attenzione a legarli prima di scendere dall'albero, costituisce una specie di rito che dà al guaritore il potere di preparare una polvere usata per la cura delle ulcere.
A volte si tracciano "segni magici" sul paziente: per esempio, si disegnano, con la polvere di un albero colpito dal fulmine, tre linee verticali e tre orizzontali sulla spina dorsale di un uomo colpito da lombaggine.
Portare un talismano, spesso ricoperto di caratteri arabi e avvolto in un sacchetto di cuoio è raccomandato per difendersi dalla mala sorte.
Si noti, a questo proposito, l'importanza del simbolismo dei numeri nel ripetere gli atti guaritori. Secondo la mentalità corrente le cifre 3 e 4 sono associate la prima all'uomo, la seconda alla donna. Per riacquistare l'appetito, l'uomo deve prendere 3 pizzichi di farina di "néré" e rifare l'operazione 3 volte, mentre la donna deve prendere 4 pizzichi della stessa farina per 4 volte. Il numero 7 indica la perfezione dell'azione, per questo certi rimedi devono contenere 7 specie di ingredienti tratti da piante.

 

Oltre la razionalità

Ogni intervento del guaritore comporta l'uso di "parole efficaci": nella mentalità tradizionale la forza del guaritore aumenta notevolmente se si possono utilizzare, opportunamente, formule dette "magiche". Sarebbe molto lungo sviluppare questo aspetto che va oltre la razionalità, ma è certo che il paziente si aspetta dal guaritore l'uso di parole che fanno appello alle forze soprannaturali, il cui senso spesso gli sfugge. Il malato pensa che queste parole più sono oscure, più sono efficaci.... Si tratta di formule in arabo o in bambara, ed iniziano sempre con una benedizione "bisimila", ripetuta spesso 3 volte ed accompagnata da sputi del guaritore ("tu") sulla parte ammalata. La formula, quando è comprensibile, è in rapporto con la malattia da curare. Per esempio, per curare l'ascite (idropisia del basso ventre), essendo il ventre pieno di liquido, la formula è: "tu! Bisimila! Ji ma to nin de kono, mugu ma to teme kono!" (Che l'acqua non rimanga nel ventre, che la farina non resti nel setaccio!).
Per il singhiozzo si dice: "tu! Bisimila! Sòn ka ji nyènama kònò!" (Che la buona acqua che lava il cuore passi!).
Le formule usano spesso parole dalla sonorità strana ed onomatopeiche, destinate ad allontanare il genio maligno. Per esempio, sul bambino che piange convulsamente, considerato abitato da uno spirito chiamato "falijo", si pratica una sorta di esorcismo: "Tu! Bisimila! Falijo fè, don paraw! Bò paraw!" (Spirito entra in fretta, esci in fretta = esci rapidamente come sei entrato!). In questa formula l'effetto sonoro è ottenuto cambiando la finale della parola "paraki" (presto in fretta) in "paraw" che ha una più forte sonorità.

 

Oltre il semplice rimedio

Possiamo rispondere alla domanda iniziale: "Il guaritore africano, erborista o stregone?" Sì! Il guaritore è un erborista che conosce a meraviglia i nomi e le virtù delle piante che usa, ma il suo intervento va molto oltre la semplice prescrizione di un rimedio appropriato ed è accompagnato da gesti e parole che costituiscono l'originalità della sua arte e che noi possiamo dire "magici", in mancanza di un altro termine.
Vanno oltre la nostra cultura occidentale, ed appartengono alla ricchezza di una cultura propriamente africana.