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SCUOLE "Fai-da-te":
di Marco Trovato
In Senegal quattro bambini su dieci
sono analfabeti e il sistema scolastico statale è in crisi.
Nei piccoli villaggi di campagna e nelle periferie delle
città si sono moltiplicate le scuole comunitarie, dove gli
insegnanti sono i giovani del posto che hanno avuto la fortuna
di frequentare gli studi e che hanno accettato di mettersi a
disposizione della comunità per promuoverne lo sviluppo.
Anche così l'Africa cerca una propria originale strada verso
lo Sviluppo.
Dakar, Senegal
La
grande lavagna nera è appoggiata al muro di una casa. Di
fronte, sul marciapiede, i bambini si stringono sulle panche
di legno. Leggono ad alta voce, copiano gli appunti
dell'insegnante, discutono animatamente tra loro, quindi
tornano a chinarsi sui quaderni. A proteggerli dal sole c'è
un grande ombrellone, come quelli che si vedono sopra le
bancarelle del mercato: un riparo che delimita il perimetro
della classe ma che nulla può contro il fracasso dei clacson
e delle marmitte bucate. E nemmeno contro le nuvole nere
cariche di veleno che si alzano dalla strada.
Ci troviamo alla scuola di rue Tolbiac, a Dakar, nel cuore
dell'Ex Rail, una distesa di povere baracche assemblate con
lamiere e teloni di plastica. Nel quartiere manca la luce,
l'acqua corrente, la rete fognaria. Ma non la scuola. Ogni
giorno, dalle 8 fino alle prime ore del pomeriggio, i bambini
e i ragazzi si ritrovano sopra questo marciapiede per seguire
le lezioni.
"E' una scuola di strada, al servizio dei figli delle
famiglie povere e disagiate, che non hanno la possibilità di
frequentare i corsi di studi statali", spiega Amouya- car
Mbaye, cinquanta anni portati bene, ideatore e direttore della
scuola. "Io stesso sono cresciuto in questo quartiere,
passavo le giornate a raccogliere l'elemosina dentro una
scatola di latta, a 14 anni ero ancora analfabeta. Poi ho
capito che per far qualcosa di buono nelle vita era importante
studiare. E così, dopo essermi impegnato sui libri, ho deciso
che dovevo in qualche modo aiutare i tanti, troppi bambini che
finiscono sulla strada a mendicare".
In Senegal quattro bambini su dieci sono analfabeti. Il
sistema scolastico statale è in crisi. Gli stanziamenti
destinati all'educazione sono sensibilmente diminuiti negli
ultimi anni e i tagli hanno colpito soprattutto l'istruzione
primaria. Le aule scoppiano per il numero eccessivo degli
alunni, gli edifici vanno a pezzi, gli insegnanti sono
perennemente sul piede di guerra a causa degli stipendi da
fame che percepiscono.
"A
Dakar le scuole pubbliche traboccano di bambini e non è
difficile trovare classi con più di cento alunni. In queste
condizioni, se i genitori sono analfabeti, i loro figli non
hanno la minima possibilità di essere scolarizzati",
lamenta Amouyacar Mbaye.
Nel 1990, stanco di vedere tanti giovani inattivi nel
quartiere, monsieur Mbaye ha deciso di aprire una scuola
"en plein air" con l'ambizioso obiettivo di portare
a studiare chi ne era escluso.
Una manciata di volontari lo ha raggiunto: grazie a loro, in
tutti questi anni, centinaia di ragazzini, dagli 8 ai 15 anni,
hanno potuto imparare a leggere, a scrivere, a fare di conto.
In molti hanno appreso i segreti dei mestieri più richiesti
(meccanico, saldatore, idraulico, sarta) e si sono buttati nel
mondo del lavoro.
Con il tempo altre due aule sono state aperte per accogliere
sempre più alunni. "Aule" per modo di dire: si
trovano all'interno di un garage che dà sulla strada, al cui
ingresso campeggia una grande scritta in rosso e blu: "Ecole
de la rue au service des enfants". "Scuola di strada
al servizio dei bambini".
La scuola di rue Tolbiac non è l'unica esperienza di
istruzione autogestita, nata dal "basso" grazie alla
mobilitazione della gente. Numerose iniziative popolari di
educazione informale sono sorte ovunque nel Paese in questi
ultimi anni per colmare le carenze dello Stato. Si stima
addirittura che siano oltre 50 mila i bambini nella sola
capitale che riescono a studiare informalmente.
Nei piccoli villaggi di campagna e nelle periferie delle
città si sono moltiplicate le scuole comunitarie, scuole dove
gli insegnanti sono i giovani del posto che hanno avuto la
fortuna di frequentare gli studi e che hanno accettato di
mettersi a disposizione della comunità per promuoverne lo
sviluppo.
In genere sono le stesse famiglie che si fanno carico
dell'istruzione dei figli, auto-tassandosi per pagare gli
stipendi degli insegnanti (retribuiti, a volte, con sacchi di
riso, arachidi, pesci, legname...) e il materiale necessario
per le lezioni.
Altre volte gli insegnati sono remunerati dallo Stato che
mette a disposizione dei fondi "ad hoc" (sette anni
fa è stato creato un apposito Progetto di sostegno
all'educazione non formale, collegato al ministero
dell'educazione di base e finanziato dall'Agenzia canadese per
lo sviluppo, che ha lo scopo di sperimentare modelli
alternativi di insegnamento). In ogni caso, queste scuole
comunitarie di base, a differenza di quelle pubbliche,
appaiono più funzionali, in quanto tentano di rispondere
concretamente ai bisogni reali del territorio.
Qui i ragazzi imparano le attività manuali e agricole,
istruendosi nel contempo con materie e programmi di
insegnamento che ricalcano quelli ufficiali. Va ricordato
infatti che la scuola pubblica sforna ogni anno decine di
migliaia di ragazzi destinati a ingrossare le file dei
disoccupati; i pochi studenti che riescono ad approdare agli
studi accademici sono costretti ad emigrare in Europa per
vivere (secondo i dati ufficiali, oltre i 2/3 dei laureati
restano senza prospettive lavorative).
Da più parti si criticano i contenuti dei programmi, a detta
di molti non sufficientemente orientati al lavoro produttivo.
A ben vedere, le scuole fai-da-te restano il modo più
efficace ed economico per tappare i buchi dell'agonizzante
istruzione pubblica.
Ancora una volta, la determinazione, l'intraprendenza e il
vivace dinamismo dei senegalesi sopperisce alla drammatica
incapacità gestionale dei politici. I quali, probabilmente,
dovrebbero prendere qualche lezione alla scuola di rue
Tolbiac.
(Per informazioni: trovatomarco@libero.it)
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