|
|
Il montone nell'Islam
di Jean Fontaine
Traduzione di B. Paganelli
Quale significato possono avere gli
animali che animano le tradizioni popolari e quelle religiose
e si prestano ad essere simboli per gli uomini?
P. J. Fontaine parla dell'importanza del montone nella cultura
araba.
"E
così fino all'ultimo pastore. Perché chi sorveglia
modestamente qualche montone sotto le stelle, se prende
coscienza del suo ruolo, si scopre più che un servitore. Egli
è una sentinella. E ogni sentinella è responsabile di tutto
l'impero" (Saint-Exupéry).
Forse non tutti sanno che quando si parla delle pecore di
razza "merinos" si fa riferimento a una dinastia
dell'Africa del Nord. I Merinidi sono infatti dei berberi che
hanno governato la città del Marocco, Fes dal XIII al XV
secolo.
La pecora di razza merinos giunse in Spagna alla fine di
questo periodo, poi in Francia. La sua lana però era già
importata dall'Africa del Nord a Genova fin dal 1307.
Pecore e capre.
In arabo un nome collettivo indica l'insieme
del bestiame minuto. Poiché il nome indica il patrimonio
ovino-caprino, si capisce che, per una questione di prestigio,
gli allevatori di pecore si affrontano con gli allevatori di
capre.
Il Corano non è soltanto il primo testo arabo in prosa, ma è
soprattutto l'espressione della rivelazione per miliardi di
musulmani nel mondo. Il Corano è il libro che si consulta su
ogni problema che tocca il credente musulmano.
Per quanto concerne la rivalità fra allevatori di pecore e
allevatori di capre, il Corano è molto discreto. Trattandosi
della creazione, dice: "Dio ha creato per voi otto coppie
di animali: due pecore, due capre....due cammelli e due
bovini" (6, 143-144).
Allora
perché questa secolare polemica fra gli allevatori?
Per gli ebrei, l'usanza del capro espiatorio mostra
l'avversione che avevano per le capre, mentre il capro di
Abramo sembra essere una vittima preferita da Dio.
Nella tradizione cristiana primitiva, il capro è una
incarnazione del diavolo, mentre l'agnello mistico di cui si
parla nel libro dell'Apocalisse ricorda, tra l'altro, il buon
pastore che si prende cura delle sue pecore.
D'altra parte si sa che gli Arabi pagani, prima dell'avvento
dell'Islam, sacrificavano volentieri una pecora alle loro
divinità. I berberi dell'Africa del Nord rendevano un culto
al montone e questa usanza durò a lungo anche dopo l'avvento
dell'Islam.
Jâhiz, scrittore arabo morto nell'869 a Bagdad ha scritto un
libro degli animali, in sette volumi, dove dedica numerose
pagine alla diatriba fra i sostenitori delle pecore e i
sostenitori delle capre.
La pecora sarebbe superiore alla capra a causa della sua lana,
il suo latte e la sua carne. Brucando nei pascoli non sradica
le piccole piante e non divora i germogli. Grazie al suo
spesso mantello di lana e la sua coda abbassata, copre con
decenza la sua parte posteriore, mentre la piccola coda delle
capre, sempre sollevata, è una sfida al pudore.
Tuttavia la capra resta provvidenziale per i beduini, poiché
sa trarre nutrimento anche in terreni improduttivi e
inaccessibili.
Negli anni di calamità, la capra resiste meglio della sua
cugina pecora. La capra ha un debole per i cactus e non vi
chiede di togliere le spine.
Ismaele e Isacco.
Il testo del Corano non cita il nome del
bambino che avrebbe dovuto essere immolato da Abramo. Infatti,
quando questa suratta (capitolo) è stata rivelata , il Corano
non ha stabilito un rapporto diretto fra Ismaele, sempre
citato a parte, e Abramo citato in compagnia di Isacco e
Giacobbe.
L'apparizione di Ismaele con Abramo, citato in rapporto al
rito del pellegrinaggio, coincide con l'idea di far discendere
gli Arabi da Ismaele.
Certi commentatori del Corano restano incerti sul nome del
figlio che avrebbe dovuto essere offerto in sacrificio.
Tuttavia, quelli che si pronunciano chiaramente per Isacco
sono unanimi, e questo fino all'inizio del XII secolo. La
ragione sarebbe la lotta, fra Persiani e Arabi, per la
supremazia culturale del mondo musulmano.
I Persiani sciiti si reclamano da Isacco, mentre gli Arabi
sunniti si ricollegano a Ismaele. Tutti gli autori posteriori,
eccetto quelli che si rifanno a fonti giudaiche, riprendono la
posizione favorevole a Ismaele.
Coda grossa o fine.
La
festa più importante dei musulmani è quella della fine del
Ramadan. La seconda è la festa del sacrificio, che ricorda il
gesto di Abramo. In Tunisia la maggioranza della popolazione
ci tiene assolutamente a immolare un montone con una enorme
coda di grasso.
Un Egiziano del XIV secolo, Damiri, ha scritto una Vita degli
animali nella quale tratta a lungo di questo montone dalla
coda grossa. Questi montoni si chiamano barbarini. L'ammasso
di grasso della coda è genetico. Quando la si toglie
artificialmente, per esempio alla nascita, questa ricresce sul
dorso.
Una riserva di grasso che viene sfruttata dalla pecora in
periodi di siccità e permette all'animale di sopravvivere in
periodi di carestia; permette tra l'altro di resistere meglio
al freddo notturno. Di provenienza asiatica, questa razza di
pecore è stata portata in Tunisia dai Fenici nel IV secolo
prima della nostra era e vi è restata fino al terzo secolo
dopo la nostra era. Riappare di nuovo nel IX secolo durante
una migrazione araba proveniente dal Vicino Oriente.
Oggi rappresenta i due terzi della popolazione ovina della
Tunisia. Il valore di un montone si calcola a partire dalla
quantità di grasso contenuto nella coda. È vero che questo
grasso ha molti usi soprattutto per preparare i piatti della
festa. Si noti che i montoni barbarini sono sconosciuti in
Algeria e in Marocco. Queste tre opposizioni riguardanti il
montone danno una piccola idea della ricchezza della
documentazione accumulata all'interno della civiltà araba e
musulmana su questo animale.
|