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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Il montone nell'Islam

di Jean Fontaine

Traduzione di B. Paganelli

Quale significato possono avere gli animali che animano le tradizioni popolari e quelle religiose e si prestano ad essere simboli per gli uomini?
P. J. Fontaine parla dell'importanza del montone nella cultura araba.

 

"E così fino all'ultimo pastore. Perché chi sorveglia modestamente qualche montone sotto le stelle, se prende coscienza del suo ruolo, si scopre più che un servitore. Egli è una sentinella. E ogni sentinella è responsabile di tutto l'impero" (Saint-Exupéry).
Forse non tutti sanno che quando si parla delle pecore di razza "merinos" si fa riferimento a una dinastia dell'Africa del Nord. I Merinidi sono infatti dei berberi che hanno governato la città del Marocco, Fes dal XIII al XV secolo.
La pecora di razza merinos giunse in Spagna alla fine di questo periodo, poi in Francia. La sua lana però era già importata dall'Africa del Nord a Genova fin dal 1307.

 

Pecore e capre.

In arabo un nome collettivo indica l'insieme del bestiame minuto. Poiché il nome indica il patrimonio ovino-caprino, si capisce che, per una questione di prestigio, gli allevatori di pecore si affrontano con gli allevatori di capre.
Il Corano non è soltanto il primo testo arabo in prosa, ma è soprattutto l'espressione della rivelazione per miliardi di musulmani nel mondo. Il Corano è il libro che si consulta su ogni problema che tocca il credente musulmano.
Per quanto concerne la rivalità fra allevatori di pecore e allevatori di capre, il Corano è molto discreto. Trattandosi della creazione, dice: "Dio ha creato per voi otto coppie di animali: due pecore, due capre....due cammelli e due bovini" (6, 143-144).
Allora perché questa secolare polemica fra gli allevatori?
Per gli ebrei, l'usanza del capro espiatorio mostra l'avversione che avevano per le capre, mentre il capro di Abramo sembra essere una vittima preferita da Dio.
Nella tradizione cristiana primitiva, il capro è una incarnazione del diavolo, mentre l'agnello mistico di cui si parla nel libro dell'Apocalisse ricorda, tra l'altro, il buon pastore che si prende cura delle sue pecore.
D'altra parte si sa che gli Arabi pagani, prima dell'avvento dell'Islam, sacrificavano volentieri una pecora alle loro divinità. I berberi dell'Africa del Nord rendevano un culto al montone e questa usanza durò a lungo anche dopo l'avvento dell'Islam.
Jâhiz, scrittore arabo morto nell'869 a Bagdad ha scritto un libro degli animali, in sette volumi, dove dedica numerose pagine alla diatriba fra i sostenitori delle pecore e i sostenitori delle capre.
La pecora sarebbe superiore alla capra a causa della sua lana, il suo latte e la sua carne. Brucando nei pascoli non sradica le piccole piante e non divora i germogli. Grazie al suo spesso mantello di lana e la sua coda abbassata, copre con decenza la sua parte posteriore, mentre la piccola coda delle capre, sempre sollevata, è una sfida al pudore.
Tuttavia la capra resta provvidenziale per i beduini, poiché sa trarre nutrimento anche in terreni improduttivi e inaccessibili.
Negli anni di calamità, la capra resiste meglio della sua cugina pecora. La capra ha un debole per i cactus e non vi chiede di togliere le spine.

 

Ismaele e Isacco.

Il testo del Corano non cita il nome del bambino che avrebbe dovuto essere immolato da Abramo. Infatti, quando questa suratta (capitolo) è stata rivelata , il Corano non ha stabilito un rapporto diretto fra Ismaele, sempre citato a parte, e Abramo citato in compagnia di Isacco e Giacobbe.
L'apparizione di Ismaele con Abramo, citato in rapporto al rito del pellegrinaggio, coincide con l'idea di far discendere gli Arabi da Ismaele.
Certi commentatori del Corano restano incerti sul nome del figlio che avrebbe dovuto essere offerto in sacrificio.
Tuttavia, quelli che si pronunciano chiaramente per Isacco sono unanimi, e questo fino all'inizio del XII secolo. La ragione sarebbe la lotta, fra Persiani e Arabi, per la supremazia culturale del mondo musulmano.
I Persiani sciiti si reclamano da Isacco, mentre gli Arabi sunniti si ricollegano a Ismaele. Tutti gli autori posteriori, eccetto quelli che si rifanno a fonti giudaiche, riprendono la posizione favorevole a Ismaele.

 

Coda grossa o fine.

La festa più importante dei musulmani è quella della fine del Ramadan. La seconda è la festa del sacrificio, che ricorda il gesto di Abramo. In Tunisia la maggioranza della popolazione ci tiene assolutamente a immolare un montone con una enorme coda di grasso.
Un Egiziano del XIV secolo, Damiri, ha scritto una Vita degli animali nella quale tratta a lungo di questo montone dalla coda grossa. Questi montoni si chiamano barbarini. L'ammasso di grasso della coda è genetico. Quando la si toglie artificialmente, per esempio alla nascita, questa ricresce sul dorso.
Una riserva di grasso che viene sfruttata dalla pecora in periodi di siccità e permette all'animale di sopravvivere in periodi di carestia; permette tra l'altro di resistere meglio al freddo notturno. Di provenienza asiatica, questa razza di pecore è stata portata in Tunisia dai Fenici nel IV secolo prima della nostra era e vi è restata fino al terzo secolo dopo la nostra era. Riappare di nuovo nel IX secolo durante una migrazione araba proveniente dal Vicino Oriente.
Oggi rappresenta i due terzi della popolazione ovina della Tunisia. Il valore di un montone si calcola a partire dalla quantità di grasso contenuto nella coda. È vero che questo grasso ha molti usi soprattutto per preparare i piatti della festa. Si noti che i montoni barbarini sono sconosciuti in Algeria e in Marocco. Queste tre opposizioni riguardanti il montone danno una piccola idea della ricchezza della documentazione accumulata all'interno della civiltà araba e musulmana su questo animale.