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"Iniziato" coi Pigmei
Un antropologo italiano condivide
"l'iniziazione" tra i Pigmei Baka
Testo di Marco Trovato
Foto di Marco Trovato e
Mauro Campagnoli
Torniamo a parlare di Pigmei. Dopo il
Servizio Speciale dedicato alla salvaguardia del piccolo
popolo della foresta (vedi Africa n.3 del 1999), vi
presentiamo ora il racconto eccezionale di uno studente
italiano di antropologia che ha vissuto in prima persona -
primo occidentale a riuscirvi - il rito di iniziazione dei
Pigmei Baka.
Un'esperienza sconvolgente, profonda, anche traumatica, che ha
lasciato un segno indelebile. E che non può più essere
dimenticata.
Ha
trascorso lunghe notti di apprensione e solitudine nel cuore
della foresta pluviale. Ha dormito nudo, per terra, con gli
insetti e gli scarafaggi che gli succhiavano il sangue. Ha
patito il freddo e la fame. Ha vissuto sulla sua pelle le
paure e le emozioni di rituali potenti e misteriosi. Ha temuto
per la sua stessa vita ma ha sentito un grande senso di
fratellanza, di affetto e di amicizia, da parte di un popolo
meraviglioso destinato a scomparire.
Mauro Campagnoli, 25 anni, studente in antropologia culturale
all'Università di Torino, è il primo occidentale ad aver
vissuto in prima persona il rito dell'iniziazione dei Pigmei,
i piccoli uomini che abitano le foreste africane.
Si tratta di un rito segreto, avvolto nel mistero, riservato
solo ai membri maschi della comunità. Poi tra i pigmei è
arrivato Mauro. "E' stata un'esperienza sconvolgente, per
certi versi traumatica, eppure ricca di emozioni intense e di
insegnamenti preziosi per la vita", racconta.
Un'esperienza che ha lasciato il segno, che non potrà più
essere dimenticata.
Con una buona dose di imprudenza, tanto che lo stesso
Campagnoli, nonostante la felicità di essere stato accolto
come un fratello e adottato dai suoi amici Pigmei, ha qualche
incertezza: "A un certo punto, quando non riesci più a
controllare gli eventi, o non sai come interpretarli, vorresti
fermarti un istante, per cercare di riflettere su quello che
stai facendo. Ma sai di non poterlo fare, e ti rendi conto che
forse ti sei spinto troppo oltre...".
Prima di raccontare quello che le è
successo, facciamo un passo indietro: cosa è andato a fare
tra i pigmei africani ?
Ci sono andato per ragioni di studio e di ricerca. Sono uno
studente all'ultimo anno di Antropologia Culturale. La tesi
che sto preparando riguarda un argomento di etno-musicologia
ed è dedicata proprio alla musica dei Pigmei.
Avevo bisogno di recarmi sul campo per effettuare delle
ricerche e delle registrazioni dal vivo, così mi sono
organizzato e sono partito per il Camerun, dove ero già stato
per un'altra spedizione. L'intenzione era di trascorrere
almeno due mesi insieme ad una comunità di Pigmei Baka.
Qual è stata l'accoglienza dei Pigmei
nei suoi riguardi ?
Mi hanno accolto quasi da subito come un
figlio e un fratello. Quando sono arrivato in foresta, nei
pressi del villaggio di Salapoumbé, ho deciso di chiedere
ospitalità ad una piccola comunità di Baka.
Loro hanno capito le mie intenzioni amichevoli e, dopo
un'iniziale stupore, hanno deciso di "adottarmi".
Vista la mia vulnerabilità in un habitat così selettivo ed
estraneo alla mia esperienza
quotidiana (la foresta equatoriale può essere molto
pericolosa), i Baka sono diventati subito molto protettivi nei
miei confronti. Quasi apprensivi...
Come viveva nell'accampamento ?
Durante il primo mese ho dormito in tenda.
Poi, durante le nostre escursioni in foresta, passavo le notti
nei "mongulu", le tipiche capanne di foglie dei
pigmei: sono abitazioni estremamente semplici, a forma di
igloo.
Il telaio è costituito da arbusti flessibili, fissati
saldamente nel terreno e intrecciati tra di loro. Su questi
vengono poi incastrate delle ampie foglie, come fossero
tegole...
Gli spazi all'interno della capanna erano ristretti e durante
la notte soffrivo un po' per il freddo e l'umidità, d'altro
canto volevo a tutti i costi calarmi nella quotidianità dei
Pigmei e così è stato.
Come trascorreva le giornate ?
Mi svegliavo presto, verso le cinque e mezza.
Spesso si andava a pesca in uno dei tanti ruscelli che
scorrono nella foresta: accompagnavo i miei amici Pigmei e
cercavo di documentare e imparare le tecniche da loro
utilizzate. Inotre, si passava molto tempo a raccogliere il
cibo: tra la fitta vegetazione della foresta si trovano
radici, tuberi e funghi, ma anche lumache, termiti e bruchi.
Dopo un po' di tempo, non è difficile riconoscere le foglie
che segnalano la presenza sotto terra del sapà, il tubero
dell'igname. Per estrarlo si utilizza il machete o un bastone
particolare chiamato "ngbápa", "bastone da
scavo".
I Pigmei Baka sono un popolo
esclusivamente di raccoglitori ?
No, oltre a raccogliere e a pescare, vanno
naturalmente anche a caccia. Procurare la selvaggina è un
compito tipicamente maschile.
La fauna è ricca di scimmie arboricole, scimpanzé, gorilla,
roditori, cinghiali e antilopi.
Tra tutte, la caccia più importante e prestigiosa per un Baka
è quella all'elefante, divenuta oggigiorno sempre più rara.
Infatti il numero dei pachidermi è notevolmente diminuito, a
causa delle attività di bracconieri e mercanti d'avorio.
Inoltre, ai Pigmei non sarebbe permesso cacciare la grande
selvaggina, perché destinata ai safari dei ricchi cacciatori
occidentali o alle oasi faunistiche del WWF.
Torniamo alla sua vita tra i Baka: le
sue ricerche come proseguivano ?
Bene: ero riuscito ad assistere a parecchie
cerimonie tradizionali con danze davvero interessanti. Avevo
raccolto gli strumenti musicali pigmei, avevo effettuato
lunghe registrazioni di canti e musiche strumentali, ed ero
anche riuscito ad conoscere qualcosa degli spiriti della
foresta che si materializzano durante i riti dei pigmei.
Com'è nata la vicenda del rito d'iniziazione
a cui ha deciso di sottoporsi?
Mi trovavo tra i Baka da più di un mese (anche se mi sembrava
da una vita), e come ho già detto avevo recuperato parecchio
materiale interessante. Però non ero ancora soddisfatto del
mio lavoro.
Volevo approfondire le mie conoscenze di Jengi, lo spirito
della foresta più potente e misterioso, che si materializza,
tra l'altro, in occasione del rito d'iniziazione dei giovani
Pigmei. Fino a quel momento non avevo raccolto che poche
informazioni su di lui: sapevo che questo spirito si
presentava coperto completamente da lunghe foglie di palma e
che compariva soprattutto di notte, con la luna piena o quasi.
Sapevo inoltre che per farlo emergere dalla foresta, i Baka
dovevano andare a caccia e uccidere un elefante. Ma non ero
riuscito a saper molto di più: infatti l'argomento era
avvolto da un alone di mistero e di timore. Si tratta di
segreti fondamentali per la cultura Baka, condivisi soltanto
dagli uomini iniziati, che non parlano molto volentieri di
queste cose.
E allora, cos'è successo ?
E' successo che, durante una spedizione in
foresta, siamo arrivati in un accampamento in cui si sarebbe
svolto il rito d'iniziazione, presieduto e realizzato dallo
spirito Jengi. Per me era una grande occasione. Così ho
deciso di chiedere l'autorizzazione agli anziani del villaggio
per poter partecipare al rito: non come semplice spettatore,
ma come tutti gli altri giovani Pigmei che devono sottoporsi
all'iniziazione.
Come le è venuta questa idea ?
In primo luogo avevo una grande curiosità scientifica
e antropologica. Si trattava di un rito segreto avvolto nel
mistero che non si è mai potuto studiare in modo
approfondito, per la sua assoluta segretezza. Quindi dovevo
viverlo in prima persona per sperare di capirci qualche cosa.
Inoltre c'era un altro motivo: nonostante l'amicizia e
l'affetto con cui mi avevano accolto i miei amici Baka,
sentivo di non poter ancora capire e penetrare veramente la
loro cultura.
Io desideravo calarmi senza filtri nella loro vita e, in un
certo senso, volevo che mi considerassero il più possibile
come uno di loro. Non era facile, ma sapevo che la strada
dell'iniziazione, in questo senso, poteva essere un buon
inizio...
Non si è mai chiesto se quello che voleva
fare avrebbe potuto creare dei problemi?
Sì e no. In un certo senso sono stato molto impulsivo. Mi
sono fatto condizionare dalla situazione straordinaria che
stavo vivendo. Forse avrei dovuto pensarci di più, ma è
capitata questa occasione unica e non ho voluto rinunciarvi.
Le cose, comunque, sono andate così.
E i pigmei come hanno reagito a questa
sua richiesta così insolita ?
Gli anziani della comunità, all'inizio, sono
rimasti un po' perplessi. Non capivano bene perché un bianco
volesse sottoporsi al loro rito d'iniziazione. Io ho cercato
di spiegare le mie motivazioni, cercando di comunicare
soprattutto il mio amore per la loro cultura e il mio
desiderio di essere un po' come loro. La discussione tra i
Pigmei più influenti si è protratta a lungo. Poi un giorno,
dopo aver consultato lo spirito della foresta, sono venuti da
me e mi hanno detto: va bene, se vuoi puoi partecipare anche
tu al rito d'iniziazione. Per me è stata una grande gioia, ma
anche una grande sorpresa... In fondo non mi aspettavo una
risposta positiva.
Perché hanno accettato, secondo lei ?
Per due ragioni fondamentali: in primo luogo
si fidavano di me. A differenza delle altre popolazioni Bantu
della zona, estremamente razziste nei loro confronti, io li
stimavo profondamente e cercavo di imparare da loro tutto
quello che potevo, sempre con molto entusiasmo.
Ci sono sempre stati, fra me e i Baka, sentimenti reciproci di
rispetto, amicizia, e anche curiosità. In effetti, vivere con
loro in foresta era un sogno che avevo fin da bambino. Forse
inizialmente erano preoccupati del fatto che io potessi
rivelare i segreti del rito.
Da questo punto di vista ho cercato di rassicurarli, giurando
davanti alla comunità che non avrei mai reso pubblico ciò
che veniva considerato un segreto inviolabile...
E quale sarebbe la seconda ragione che
ha portato i pigmei ad accettare la sua richiesta?
Il secondo motivo è più sottile ma, credo,
anche più profondo. Quello dell'iniziazione è, come ho
detto, un rito riservato esclusivamente agli uomini della
comunità Baka. Le altre popolazioni della foresta di origine
Bantu non possono assolutamente parteciparvi, tranne casi
molto rari.
Per noi occidentali, tuttavia, le cose sono un po' diverse.
Infatti, i Pigmei credono che, una volta morti, diventeranno
"bianchi" (tra l'altro, sono di carnagione un po'
più chiara dei loro vicini Bantu).
Io stesso, visitando diversi accampamenti Baka, sono stato
talvolta scambiato per un pigmeo defunto ritornato a trovarli
come"bianco", creando anche qualche apprensione. In
un certo senso, dunque, i Pigmei ci considerano molto più
vicini a loro che non le altre etnie africane, relegate in un'alterità
del tutto irriducibile (i Bantu morti, infatti, diventano
gorilla o scimpanzè!).
A questo punto cosa è accaduto?
Come tutti i ragazzi che si apprestano a
sottoporsi all'iniziazione, mi sono dovuto procurare il
materiale necessario per lo svolgimento del rito. Era
importante che rimediassi parecchio cibo da offrire in dono
allo spirito Jengi e all'anziano Maestro d'Iniziazione. Dovevo
inoltre avere una serie di collane e di braccialetti da
indossare durante la cerimonia... Le altre cose prescritte dal
rito erano una stuoia di fibre vegetali per dormire, dell'olio
di palma (per cucinare e ungere il corpo), e un corno di
antilope che sarebbe stato riempito di sostanze segrete per
realizzare un potentissimo amuleto.
Veniamo al dunque: come si è svolto il
rito?
Come ho già detto ci sono parti che sono
segrete e che devono rimanere tali. Mi limiterò dunque a
raccontare le fasi pubbliche del rito.
Prego...
Il rito ha avuto luogo in un accampamento co-
struito per l'occasione nelle profondità della foresta. Per
noi che dovevamo sottoporci all'iniziazione è stata edificata
una speciale capanna rettangolare. Eravamo poco più di dieci,
tra bambini e giovani ragazzi.
I miei compagni erano visibilmente preoccupati all'idea di
dover partecipare ad alcuni rituali. Inizialmente pensavo che
i loro timori fossero dovuti alle storie un po' inquietanti
che si raccontano alle donne e ai bambini, e ai misteri che
avvolgono il rituale dell'iniziazione.
Poi cosa è accaduto?
Ci hanno fatto spogliare quasi completamente. Solo
all'altezza della vita ci hanno permesso di indossare un
semplice tessuto. Poi ci hanno tagliato i capelli, in modo
tale che le orecchie rimanessero scoperte.
Quindi ci hanno cosparso il corpo con olio di palma e ci hanno
decorato la pelle con disegni ornamentali realizzati con una
polvere rossa.
Per alcuni giorni si sono svolti soprattutto rituali pubblici:
sfilate davanti alla comunità, danze notturne, prove di vario
tipo, ecc.
Si restava per lo più in silenzio e non si doveva alzare lo
sguardo da terra. Mangiavamo e dormivamo molto poco, spesso si
veniva svegliati nel cuore della notte. Eravamo abbastanza
provati...
Cosa pensava in quei momenti?
All'inizio ero entusiasta. Poi, anche se la
curiosità rimaneva molto forte, ho iniziato a sentirmi un po'
stanco e sfibrato. Dopo alcuni giorni, ho cominciato ad avere
l'impressione di vivere un sogno. Il freddo della notte, la
fame, lo stress... Non capivo realmente cosa stesse accadendo.
Intanto, i miei compagni che dovevano sottoporsi
all'iniziazione erano sempre più turbati e preoccupati, anche
perché si avvicinava il momento in cui saremmo stati uccisi
ritualmente dallo spirito della foresta.
In queste fasi iniziali del rito
eravate lasciati soli?
No, molti rituali si svolgono davanti a tutti
i membri della comunità Baka.
In particolare coloro che devono sottoporsi all'iniziazione
possono contare sull'aiuto di una madrina e di un padrino, che
devono assolvere a compiti specifici previsti dal rito: la mia
madrina, ad esempio, doveva spalmare molte volte al giorno
l'olio di palma su tutto il mio corpo, mi adornava con disegni
colorati, mi portava un po' da bere e da mangiare.
Il mio padrino invece aveva il compito di assistermi e di
difendermi durante le cerimonie, soprattutto quelle segrete.
Mi seguiva in ogni momento, mi guardava le spalle, durante gli
spostamenti mi portava un bastone rituale e la stuoia per
coricarmi e riposare.
A questo punto sono iniziati i rituali
più segreti...
Sì, ed è subentrata anche un po'
d'insicurezza. Ero stanco, a volte sfinito. Gli insetti erano
attratti dall'olio di palma e sul mio corpo brulicavano
zanzare, ragni e scarafaggi, succhiandomi il sangue e la
pelle. Poi, una notte, ci hanno portato in una parte segreta
della foresta dove si sarebbero dovute svolgere le parti più
importanti dell'iniziazione. Alle quattro del mattino ci hanno
condotto fuori dalla nostra capanna.
A quel punto ero anch'io intimorito. C'era molta tensione
nell'aria. I tamburi suonavano sempre più forte. Lo spirito
Jengi ci attendeva. Avrebbe dovuto "divorarci il
fegato", dicevano gli anziani, ucciderci per poi farci
rinascere come uomini. Non ero più molto convinto di volerlo
fare, tuttavia era troppo tardi per tirarsi indietro.
Cosa è successo?
Quello che posso dire, non potendo parlare
dei segreti dello spirito e del rituale, è che tutto era
diventato imprevedibile e caotico, almeno per me. In poco
tempo, sono successe molte cose. Mi sembrava che la situazione
fosse ingovernabile e mi rendevo conto che da un momento
all'altro sarebbe anche potuta precipitare...
E' stata un'esperienza molto forte, per certi versi
traumatica, eppure ricca di emozioni intense e di insegnamenti
preziosi per la vita.
E dopo l'iniziazione, cosa è avvenuto?
A quel punto noi iniziati eravamo a
conoscenza dei segreti svelatici dallo spirito Jengi. Ci hanno
ricondotto nella nostra capanna, dove siamo rimasti soli per
molto tempo. Poi, dopo un cammino di alcune ore in foresta,
scortati dallo spirito, abbiamo raggiunto un torrente dove si
abbeverano spesso gli elefanti.
Lì sono avvenute altre cerimonie, tra cui un bagno rituale.
Ci siamo rivestiti con abiti nuovi e siamo tornati al
villaggio, dove ci aspettava l'intera comunità Baka. Dopo
altri brevi rituali segreti, l'iniziazione poteva dirsi
conclusa.
Oggi, sapendo quello che ha vissuto
durante l'iniziazione, chiederebbe ancora di sottoporsi al
rito?
Anche se ora sono contento di essermi integrato
maggiormente nella cultura dei Pigmei Baka, mi rendo conto
che, non sapendo realmente che cosa mi aspettasse, sarei
potuto essere meno impulsivo e un po' più prudente. Forse
però, senza quell'esperienza, non avrei mai capito alcuni
aspetti fondamentali di quella cultura e la mia vita avrebbe
preso una piega diversa.
Dopo la mia iniziazione, quella distanza che sentivo
all'inizio mi sembrava essersi annullata. I miei amici Baka
erano orgogliosi di me, mi trattavano in modo differente, più
diretto, come se fossi stato uno di loro. Sono sensazioni
difficili da comunicare. Mi sentivo realmente diverso, e forse
questo è uno degli obiettivi di un rituale del genere.
Tuttavia, un'iniziazione che prevede una morte, anche se
rituale, è sempre un rischio. Nel passato recente, pare che
non fosse così scontato arrivare incolumi alla fine. Io
fortunatamente non ho avuto alcuna conseguenza a livello di
salute fisica. Ma quello che ho vissuto è di certo
un'esperienza che ha lasciato il segno e che non potrà più
essere dimenticata.
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