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Unità delle Chiese e Salvezza del Creato
di Maddalena Masutti
Un po' di storia.
Stabilita nel 1989 dal Patriarcato Ecumenico,
a cui fanno capo le chiese ortodosse, la "Giornata comune
del creato" è stata celebrata con una solenne liturgia
nel settembre 2000 nell'Abbazia benedettina di Rosazzo
(Udine). Presenti i gruppi ecumenici del Friuli.
L'idea
però è legata alla voce autorevole di Dietrich Bonhoeffer,
il pastore teologo della chiesa Evangelica-Confessante che si
opponeva al regime nazista. In una conferenza del 1934 egli
domandò con forza a tutte le chiese che si riunissero in un
Concilio Mondiale "al fine di gridare la pace di Cristo
al mondo impazzito e teso ad auto-distruggersi". Si stava
profilando la II guerra mondiale e le sue parole profetiche
rimasero quelle di una persona singola a cui nessuno prestò
ascolto.
Nel 1986 apparve a Monaco un opuscolo del
professore di fisica teorica Carl Friedrich von Weizsacker,
direttore del Max Planck Institut per la ricerca sulle
condizioni di vita dal titolo: "Il tempo stringe.
Un'Assise mondiale dei cristiani per la Giustizia, la pace e
la salvaguardia della creazione". Riprendeva l'idea di
Vancouver dell'83 (vedi inquadrato qui sotto).
Può destare meraviglia che le parole di Bonhoeffer, il cui
sacrificio per mano dei nazisti aveva commosso il mondo,
fossero ri-maste sepolte per cinquant'anni, e riscoperte dopo
una guerra che, oltre ad avere prodotto devastazioni mai
verificatesi in Europa e in altre parti del mondo, aveva
sterminato sei milioni di ebrei con l'intento di distruggerne
del tutto la razza.
Negli anni sessanta, a ricostruzione post-bellica ultimata o
quasi, si era diffusa ovunque una fiducia cieca nella tecnica,
si sperava in un progresso senza fine, nella possibilità
cioè di programmare senza intoppi qualsiasi mutamento
economico e politico.
Le colonie, fortunate depositarie di risorse naturali,
divenivano nazioni e la cooperazione sembrava possibile.
Bastava proseguire, veniva suggerito, in un cambiamento
socialista del mondo e ogni crisi si sarebbe risolta. Ma gli
anni sessanta scivolarono verso l'isolamento e l'abbandono dei
paesi più poveri.
Weizsacker, allarmato anche per esperienza di lavoro, dallo
sfruttamento prodotto, senza alcun freno, da molte
applicazioni della tecnica, riteneva che la cultura
occidentale dovesse rendersi responsabile di quanto stava
accadendo nel proprio ambito.
Gli ottimismi circa lo sviluppo continuarono infatti a
sottovalutare i problemi che la modernizzazione tecnica stava
producendo nei popoli del Terzo Mondo, distruggendo forme di
vita rimaste stabili nei secoli.
Poi nel ricco Nord-Ovest, arrivò il contraccolpo: la paura.
Paura dell'inquinamento idrico, dell'erosione dei terreni,
della morte delle foreste, delle catastrofi dei reattori ecc.
Ma i disastri ecologici più evidenti si erano già verificati
al Sud del mondo con il disboscamento e la desertificazione,
rendendo attuale una povertà senza uscita. Con danni già
irreparabili.
Il ruolo delle chiese
Anche Weizsacker, un laico appartenente alla
chiesa evangelica tedesca, rilanciò l'idea di un Concilio
mondiale delle chiese, compresa la cattolica, per la
salvaguardia del creato, partendo da alcune motivazioni.
"E' necessario, suggeriva, cercare un modello alternativo
alla crescita economica illimitata e ciò comporta la
limitazione della produzione, dei consumi, ed un'equa
distribuzione dei beni".
Un discorso duro per le orecchie di quanti si sono abituati al
consumo illimitato ed allo spreco.
"E'importante, aggiungeva, che le Chiese, tutte assieme,
e unite alle religioni non cristiane, cerchino di
sensibilizzare i loro fedeli a nuove forme di ascesi, non più
riservate ai soli monaci o ai santi: l'ascesi della sobrietà
e dell'austerità è valida e salutare per tutti". La
Chiesa poi ha sempre esperimentato il conflitto tra
responsabile adattamento al mondo e rifiuto del mondo.
Nulla forse ha tenuto così in vita il cristianesimo più di
questo inevitabile conflitto interiore. Dall'inquadrato
(pagina precedente) si vede che alcune chiese, in momenti
diversi, hanno aderito all'appello, ma non è stata ancora
trovata quella possibile uniformità che le conduca, in
frangenti che hanno una portata mondiale e chiedono un'urgenza
estrema, ad unirsi per una unica linea di impegno.
L'unità delle confessioni religiose costituisce una forza
globale che le potenze economico-politiche non possono
ignorare. "Un'assemblea di tutte le chiese, afferma
Weizsacker, impegnata a considerare la conservazione del
creato, dovrà assicurarsi il consiglio dei migliori
specialisti e quindi non potrà sottrarsi all'inevitabile
disputa degli esperti".
Non solo impegno dello Stato
E' possibile realizzare la protezione della
natura su un piano politico-economico? Secondo la classica
teoria economico-liberale è lo stato ad essere coinvolto.
Esso ha dunque il dovere di creare, mediante norme vincolanti
per tutti i partecipanti al mercato, uguali condizioni per un
comportamento rispettoso dell'ambiente.
"Se la consapevolezza per l'ambiente viene sviluppata in
misura sufficientemente ampia, può sorgere addirittura una
pressione di mercato in favore di prodotti rispettosi della
natura".
La Chiesa, come unità di tutte le chiese, ha cose da dire al
mondo, sostiene lo scienziato tedesco, che nessun altro può
dire. E' molto importante che essa ricordi alla scienza la sua
responsabilità per la vita dell'umanità e della natura.
Anche perchè la tecnica ha un fascino peculiare che può far
credere che essere aggiornati significhi porre in atto tutto
ciò che è tecnicamente possibile. La scienza indaga per
scoprire quello che non si conosce ancora ed è coltivata per
amore delle sue conseguenze capaci di trasformare il mondo.
Ebbene la Chiesa è in grado di dire agli scienziati che essi
sono responsabili dei risultati anche se non li conoscono in
anticipo. Lo sono non sul piano legale, ma su quello morale.
Compito della chiesa non è di stabilire i limiti in campo
tecnico scientifico, ma di scuotere le popolazioni perchè
tutti ci si interroghi sul problema morale in fatto di
ricerche. L'ascesi, intesa come esercizio, rinuncia,
equilibrio è un concetto classico delle religioni in
generale. La cultura odierna è volutamente antiascetica,
consumistica. I bisogni vengono consapevolmente inventati.
"Non esistono più le tre forme di autolimitazione
voluta, proprie della cultura classica: la moderazione di chi
serviva, il dominio di sè di chi comandava, e l'ascesi
autentica di chi rinunciava alle cose di questo mondo. Questi
ultimi, monaci e suore vivevano asceticamente anche prestando
servizi nella loro società.
Dimostravano la possibilità, anzi la gioia della rinuncia
volontaria. Un malinteso senso di libertà ha impedito sempre
più, alla coscienza odierna, la comprensione di queste forme
di vita. Eppure la nostra sopravvivenza potrebbe proprio
dipendere da un'ascesi democratica, cioè da una rinuncia
consapevole dell'intera società a beni economicamente e
palesemente disponibili, capaci però di creare disguidi
irreparabili".
La responsabilità morale
Nella sua omelia a Rosazzo, l'Archimandrita
Timotheos, giunto dalla Grecia, diceva: "L'umanità si è
rivoltata contro la creazione e l'ambiente.
L'orgoglio e la cupidigia hanno reso irriconoscibile la
capacità originaria di relazione dell'uomo con la natura. Ci
si comporta da sfruttatori, predatori, così che l'ecosistema
è alle soglie della distruzione. Ogni crimine contro il mondo
naturale è un peccato.
Che l'uomo causi l'estinzione delle specie e distrugga la
diversità biologica della creazione di Dio... che degradi
l'integrità della terra, causando incendi, cambiamenti nel
clima, spogliando le foreste e contaminando i mari, che
contribuisca alle malattie di altri uomini... che contamini i
corsi d'acqua, i terreni, l'aria e la sua vita stessa con
sostanze velenose... questi sono peccati!
Noi, le chiese tutte dobbiamo dare prova di fermezza e impegno
su vasta scala nell'affrontare una problematica così urgente
e vitale. Dobbiamo orientare la coscienza pubblica ed
influenzare i Governi dei vari paesi per adottare, quanto
prima, misure adeguate e radicali, creando gli strumenti
operativi per l'opera titanica della salvaguardia
dell'ambiente".
Da parte dei partecipanti alla giornata di Rosazzo sono emerse
ulteriori riflessioni sull'importanza e l'utilità del
pluralismo offerto dalla diversità delle chiese cristiane.
"E' auspicabile vedere nell'esistenza dell'altro una
benedizione, poiché l'uno serve a bilanciare la posizione
dell'altro e ci pone entrambi più vicini alla meta finale...
Facciamo sì che ciascun gruppo, ciascuna forma di
denominazione, affermi anche in campo di difesa dell'ambiente,
la propria diversa identità. Affrontiamo cioè un dialogo
sereno per risolvere problemi comuni. L'opposizione dell'uno
può rafforzare l'identità dell'altro e assieme, si può
diventare un aiuto per tutti".
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