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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Unità delle Chiese e Salvezza del Creato

di Maddalena Masutti

Un po' di storia.

Stabilita nel 1989 dal Patriarcato Ecumenico, a cui fanno capo le chiese ortodosse, la "Giornata comune del creato" è stata celebrata con una solenne liturgia nel settembre 2000 nell'Abbazia benedettina di Rosazzo (Udine). Presenti i gruppi ecumenici del Friuli.
L'idea però è legata alla voce autorevole di Dietrich Bonhoeffer, il pastore teologo della chiesa Evangelica-Confessante che si opponeva al regime nazista. In una conferenza del 1934 egli domandò con forza a tutte le chiese che si riunissero in un Concilio Mondiale "al fine di gridare la pace di Cristo al mondo impazzito e teso ad auto-distruggersi". Si stava profilando la II guerra mondiale e le sue parole profetiche rimasero quelle di una persona singola a cui nessuno prestò ascolto.

Nel 1986 apparve a Monaco un opuscolo del professore di fisica teorica Carl Friedrich von Weizsacker, direttore del Max Planck Institut per la ricerca sulle condizioni di vita dal titolo: "Il tempo stringe.

Un'Assise mondiale dei cristiani per la Giustizia, la pace e la salvaguardia della creazione". Riprendeva l'idea di Vancouver dell'83 (vedi inquadrato qui sotto).
Può destare meraviglia che le parole di Bonhoeffer, il cui sacrificio per mano dei nazisti aveva commosso il mondo, fossero ri-maste sepolte per cinquant'anni, e riscoperte dopo una guerra che, oltre ad avere prodotto devastazioni mai verificatesi in Europa e in altre parti del mondo, aveva sterminato sei milioni di ebrei con l'intento di distruggerne del tutto la razza.
Negli anni sessanta, a ricostruzione post-bellica ultimata o quasi, si era diffusa ovunque una fiducia cieca nella tecnica, si sperava in un progresso senza fine, nella possibilità cioè di programmare senza intoppi qualsiasi mutamento economico e politico.
Le colonie, fortunate depositarie di risorse naturali, divenivano nazioni e la cooperazione sembrava possibile. Bastava proseguire, veniva suggerito, in un cambiamento socialista del mondo e ogni crisi si sarebbe risolta. Ma gli anni sessanta scivolarono verso l'isolamento e l'abbandono dei paesi più poveri.
Weizsacker, allarmato anche per esperienza di lavoro, dallo sfruttamento prodotto, senza alcun freno, da molte applicazioni della tecnica, riteneva che la cultura occidentale dovesse rendersi responsabile di quanto stava accadendo nel proprio ambito.
Gli ottimismi circa lo sviluppo continuarono infatti a sottovalutare i problemi che la modernizzazione tecnica stava producendo nei popoli del Terzo Mondo, distruggendo forme di vita rimaste stabili nei secoli.
Poi nel ricco Nord-Ovest, arrivò il contraccolpo: la paura. Paura dell'inquinamento idrico, dell'erosione dei terreni, della morte delle foreste, delle catastrofi dei reattori ecc.
Ma i disastri ecologici più evidenti si erano già verificati al Sud del mondo con il disboscamento e la desertificazione, rendendo attuale una povertà senza uscita. Con danni già irreparabili.

 

Il ruolo delle chiese

Anche Weizsacker, un laico appartenente alla chiesa evangelica tedesca, rilanciò l'idea di un Concilio mondiale delle chiese, compresa la cattolica, per la salvaguardia del creato, partendo da alcune motivazioni.
"E' necessario, suggeriva, cercare un modello alternativo alla crescita economica illimitata e ciò comporta la limitazione della produzione, dei consumi, ed un'equa distribuzione dei beni".
Un discorso duro per le orecchie di quanti si sono abituati al consumo illimitato ed allo spreco.
"E'importante, aggiungeva, che le Chiese, tutte assieme, e unite alle religioni non cristiane, cerchino di sensibilizzare i loro fedeli a nuove forme di ascesi, non più riservate ai soli monaci o ai santi: l'ascesi della sobrietà e dell'austerità è valida e salutare per tutti". La Chiesa poi ha sempre esperimentato il conflitto tra responsabile adattamento al mondo e rifiuto del mondo.
Nulla forse ha tenuto così in vita il cristianesimo più di questo inevitabile conflitto interiore. Dall'inquadrato (pagina precedente) si vede che alcune chiese, in momenti diversi, hanno aderito all'appello, ma non è stata ancora trovata quella possibile uniformità che le conduca, in frangenti che hanno una portata mondiale e chiedono un'urgenza estrema, ad unirsi per una unica linea di impegno.
L'unità delle confessioni religiose costituisce una forza globale che le potenze economico-politiche non possono ignorare. "Un'assemblea di tutte le chiese, afferma Weizsacker, impegnata a considerare la conservazione del creato, dovrà assicurarsi il consiglio dei migliori specialisti e quindi non potrà sottrarsi all'inevitabile disputa degli esperti".

 

Non solo impegno dello Stato

E' possibile realizzare la protezione della natura su un piano politico-economico? Secondo la classica teoria economico-liberale è lo stato ad essere coinvolto. Esso ha dunque il dovere di creare, mediante norme vincolanti per tutti i partecipanti al mercato, uguali condizioni per un comportamento rispettoso dell'ambiente.
"Se la consapevolezza per l'ambiente viene sviluppata in misura sufficientemente ampia, può sorgere addirittura una pressione di mercato in favore di prodotti rispettosi della natura".
La Chiesa, come unità di tutte le chiese, ha cose da dire al mondo, sostiene lo scienziato tedesco, che nessun altro può dire. E' molto importante che essa ricordi alla scienza la sua responsabilità per la vita dell'umanità e della natura. Anche perchè la tecnica ha un fascino peculiare che può far credere che essere aggiornati significhi porre in atto tutto ciò che è tecnicamente possibile. La scienza indaga per scoprire quello che non si conosce ancora ed è coltivata per amore delle sue conseguenze capaci di trasformare il mondo.
Ebbene la Chiesa è in grado di dire agli scienziati che essi sono responsabili dei risultati anche se non li conoscono in anticipo. Lo sono non sul piano legale, ma su quello morale. Compito della chiesa non è di stabilire i limiti in campo tecnico scientifico, ma di scuotere le popolazioni perchè tutti ci si interroghi sul problema morale in fatto di ricerche. L'ascesi, intesa come esercizio, rinuncia, equilibrio è un concetto classico delle religioni in generale. La cultura odierna è volutamente antiascetica, consumistica. I bisogni vengono consapevolmente inventati.
"Non esistono più le tre forme di autolimitazione voluta, proprie della cultura classica: la moderazione di chi serviva, il dominio di sè di chi comandava, e l'ascesi autentica di chi rinunciava alle cose di questo mondo. Questi ultimi, monaci e suore vivevano asceticamente anche prestando servizi nella loro società.
Dimostravano la possibilità, anzi la gioia della rinuncia volontaria. Un malinteso senso di libertà ha impedito sempre più, alla coscienza odierna, la comprensione di queste forme di vita. Eppure la nostra sopravvivenza potrebbe proprio dipendere da un'ascesi democratica, cioè da una rinuncia consapevole dell'intera società a beni economicamente e palesemente disponibili, capaci però di creare disguidi irreparabili".

 

La responsabilità morale

Nella sua omelia a Rosazzo, l'Archimandrita Timotheos, giunto dalla Grecia, diceva: "L'umanità si è rivoltata contro la creazione e l'ambiente.
L'orgoglio e la cupidigia hanno reso irriconoscibile la capacità originaria di relazione dell'uomo con la natura. Ci si comporta da sfruttatori, predatori, così che l'ecosistema è alle soglie della distruzione. Ogni crimine contro il mondo naturale è un peccato.
Che l'uomo causi l'estinzione delle specie e distrugga la diversità biologica della creazione di Dio... che degradi l'integrità della terra, causando incendi, cambiamenti nel clima, spogliando le foreste e contaminando i mari, che contribuisca alle malattie di altri uomini... che contamini i corsi d'acqua, i terreni, l'aria e la sua vita stessa con sostanze velenose... questi sono peccati!
Noi, le chiese tutte dobbiamo dare prova di fermezza e impegno su vasta scala nell'affrontare una problematica così urgente e vitale. Dobbiamo orientare la coscienza pubblica ed influenzare i Governi dei vari paesi per adottare, quanto prima, misure adeguate e radicali, creando gli strumenti operativi per l'opera titanica della salvaguardia dell'ambiente".
Da parte dei partecipanti alla giornata di Rosazzo sono emerse ulteriori riflessioni sull'importanza e l'utilità del pluralismo offerto dalla diversità delle chiese cristiane. "E' auspicabile vedere nell'esistenza dell'altro una benedizione, poiché l'uno serve a bilanciare la posizione dell'altro e ci pone entrambi più vicini alla meta finale...
Facciamo sì che ciascun gruppo, ciascuna forma di denominazione, affermi anche in campo di difesa dell'ambiente, la propria diversa identità. Affrontiamo cioè un dialogo sereno per risolvere problemi comuni. L'opposizione dell'uno può rafforzare l'identità dell'altro e assieme, si può diventare un aiuto per tutti".