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Le "feste" musulmane
di Jean Fontaine M. Afr.
(IBLA - Tunisi)
Due sono le feste riconosciute e
celebrate nell'Islam ufficiale, ma dopo la morte di Mao-
metto, col passar degli anni la tradizione popolare ha
arricchito il calendario musulmano di feste celebrative legate
a figure insigni di musulmani, con forme caratteristiche del
culto dei "santi" oppure ad avvenimenti importanti
nella storia dell'Islam.
In questo articolo ne presentiamo alcune più conosciute che
riflettono l'ambiente tunisino.
Maometto
non è che una voce che trasmette il messaggio coranico, uomo
fra gli uomini, come tutti gli altri mortali.
Ma nella pratica musulmana quotidiana, è diventato un essere
dalle qualità soprannaturali, il modello che si deve sempre
imitare. Verso la fine dell' VIII secolo, si incominciò a
visitare i luoghi della nascita alla Mekka, per ricevere un
po' delle sue benedizioni. Soltanto più tardi si incominciò
a celebrare l'anniversario della sua nascita. Le cerimonie
erano celebrate nella forma caratteristica del culto dei
santoni. È diventata una grande festa, celebrata da tutti i
popoli musulmani.
Si chiama mwalid o mouled. Il capo di Stato, le confraternite
e il popolo vi partecipano con grandi manifestazioni. Al
centro della cerimonia si recita un panegirico dai toni
leggendari. Si cantano anche poemi in onore del Profeta. È
l'occasione per preparare dolciumi che vengono portati anche
ai vicini, ai conoscenti, specialmente la asida, piatto che il
Profeta amava molto.
La religione ufficiale.
Sono due le feste riconosciute e celebrate
nell'islam ufficiale: la festa del sacrificio e quella della
fine del digiuno. Consistono, al mattino, in una preghiera
pubblica dell'assemblea della comunità; si indossano abiti
nuovi; ci si rende visita e si frequentano i cimiteri.
Queste due feste seguono il calendario lunare, per questo ogni
anno, sono avanzate di undici giorni per rapporto al
calendario solare.
La festa del sacrificio.
Commemorando il gesto di Abramo che obbedisce
a Dio, questa festa si celebra unitamente ai pellegrini che
sacrificano nella valle di Mina, vicino alla Mekka.
Sacrificare un montone in quel giorno è una tradizione (sunna)
obbligatoria per ogni musulmano libero e in grado di
acquistare una vittima per il sacrificio. Questa festa è
l'occasione per diverse pratiche rituali.
L'usanza religiosa esige che si conservi un terzo della
vittima per se stessi e che il resto sia distribuito ai poveri
bisognosi. Per molte famiglie povere è l'unica occasione,
durante l'anno, di mangiare carne. Per la maggioranza dei
musulmani, il fanciullo che Abramo ha voluto sacrificare è
suo figlio Ismaele.
Secondo l'usanza del paese, l'utilizzazione della carne è
regolamentata da abitudini estremamente precise in funzione
del giorno e della parte dell'animale in questione. Con
l'aumento della scolarizzazione e la possibilità di
conservare col freddo il cibo, si assiste, soprattutto nelle
città, a un cambiamento nella pratica di questo sacrificio.
In alcuni paesi che non allevano capi di bestiame ovino,
questo viene sostituito con l'acquisto di una quantità di
carne un po' più importante, di cui una parte è data ai
poveri.
La festa della fine
del grande digiuno.
È la piccola festa, ma a causa della gioia
che comporta la fine del Ramadan (grande digiuno) essa è
diventata di fatto la grande festa. In molti paesi musulmani,
è anche l'occasione per prendersi una settimana di ferie.
Quel giorno è l'ultimo a disposizione per pagare l'elemosina
prevista dalla legge (zakât) il cui montante è fissato, in
ogni paese, dal mufti (responsabile della comunità)
ufficialmente abilitato a dare pareri e interpretazioni sulla
legge musulmana in casi concreti.
Questa festa è anche l'occasione per preparare dolci che
vengono poi scambiati tra le famiglie. Si fotografano, nei
loro abiti nuovi, i bambini, che poi vengono portati in un
parco divertimenti improvvisato. Quando la gente si incontra
si abbraccia per mostrare che si sono dimenticate le offese.
Gli adulti danno denaro ai bambini.
Achoura
Questa festa si celebra il decimo giorno
dell'anno musulmano. Si commemora la tragica fine di Housayn,
nipote del Profeta Maometto, ucciso a Kerbala (a sud di Bagdad
in Iraq) nel 670. La vigilia è consigliato mangiare pane non
lievitato, perché la battaglia improvvisa impedì alle donne
di cuocere il pane in modo normale. Si accendono fuochi e si
lanciano petardi, per commemorare il crepitio selvaggio della
mischia. Ci si anneriscono le palpebre in segno di lutto.
Questa festa è stata introdotta in Tunisia nel XI secolo,
perché si tratta di una tradizione sciita, rito praticato
oggi in Iran e Iraq. In questi due paesi, per l'occasione, si
pratica anche la flagellazione. Capita anche che in
considerazione del dolore di Fatima, la madre di Housayn e
figlia del Profeta, ci si astenga da ogni motivo di gioia
durante tutto il mese. Nella mattinata si visita il cimitero.
La religione pagana.
Il nuovo anno giuliano.
Oltre al capodanno dell'era musulmana
(egira), i Tunisini festeggiano il nuovo anno civile con
bevute non abituali in altre circostanze: dolci di tipo
occidentale e bevande alcoliche. Resta, tuttavia, e non
soltanto nelle campagne, il ricordo dell'anno legato alle
abitudini contadine.
In certi calendari popolari molto comuni anche oggi, si danno
ancora le date del calendario giuliano, quello esistente prima
della riforma di Papa Gregorio. Si celebra il capodanno,
secondo il calendario giuliano, il 13 gennaio... Si deve
lavare la casa con molta acqua per purificare l'anno nuovo.
Nel pasto principale della giornata, si consuma la famosa
salsa mulukhia, preparata facendo cuocere uova intere in
foglie fresche, come segno di prosperità.
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