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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Le "feste" musulmane

di Jean Fontaine M. Afr.
(IBLA - Tunisi)

Due sono le feste riconosciute e celebrate nell'Islam ufficiale, ma dopo la morte di Mao- metto, col passar degli anni la tradizione popolare ha arricchito il calendario musulmano di feste celebrative legate a figure insigni di musulmani, con forme caratteristiche del culto dei "santi" oppure ad avvenimenti importanti nella storia dell'Islam.
In questo articolo ne presentiamo alcune più conosciute che riflettono l'ambiente tunisino.

 

Maometto non è che una voce che trasmette il messaggio coranico, uomo fra gli uomini, come tutti gli altri mortali.
Ma nella pratica musulmana quotidiana, è diventato un essere dalle qualità soprannaturali, il modello che si deve sempre imitare. Verso la fine dell' VIII secolo, si incominciò a visitare i luoghi della nascita alla Mekka, per ricevere un po' delle sue benedizioni. Soltanto più tardi si incominciò a celebrare l'anniversario della sua nascita. Le cerimonie erano celebrate nella forma caratteristica del culto dei santoni. È diventata una grande festa, celebrata da tutti i popoli musulmani.
Si chiama mwalid o mouled. Il capo di Stato, le confraternite e il popolo vi partecipano con grandi manifestazioni. Al centro della cerimonia si recita un panegirico dai toni leggendari. Si cantano anche poemi in onore del Profeta. È l'occasione per preparare dolciumi che vengono portati anche ai vicini, ai conoscenti, specialmente la asida, piatto che il Profeta amava molto.

 

La religione ufficiale.

Sono due le feste riconosciute e celebrate nell'islam ufficiale: la festa del sacrificio e quella della fine del digiuno. Consistono, al mattino, in una preghiera pubblica dell'assemblea della comunità; si indossano abiti nuovi; ci si rende visita e si frequentano i cimiteri.
Queste due feste seguono il calendario lunare, per questo ogni anno, sono avanzate di undici giorni per rapporto al calendario solare.

La festa del sacrificio.

Commemorando il gesto di Abramo che obbedisce a Dio, questa festa si celebra unitamente ai pellegrini che sacrificano nella valle di Mina, vicino alla Mekka. Sacrificare un montone in quel giorno è una tradizione (sunna) obbligatoria per ogni musulmano libero e in grado di acquistare una vittima per il sacrificio. Questa festa è l'occasione per diverse pratiche rituali.
L'usanza religiosa esige che si conservi un terzo della vittima per se stessi e che il resto sia distribuito ai poveri bisognosi. Per molte famiglie povere è l'unica occasione, durante l'anno, di mangiare carne. Per la maggioranza dei musulmani, il fanciullo che Abramo ha voluto sacrificare è suo figlio Ismaele.
Secondo l'usanza del paese, l'utilizzazione della carne è regolamentata da abitudini estremamente precise in funzione del giorno e della parte dell'animale in questione. Con l'aumento della scolarizzazione e la possibilità di conservare col freddo il cibo, si assiste, soprattutto nelle città, a un cambiamento nella pratica di questo sacrificio.
In alcuni paesi che non allevano capi di bestiame ovino, questo viene sostituito con l'acquisto di una quantità di carne un po' più importante, di cui una parte è data ai poveri.

La festa della fine
del grande digiuno.

È la piccola festa, ma a causa della gioia che comporta la fine del Ramadan (grande digiuno) essa è diventata di fatto la grande festa. In molti paesi musulmani, è anche l'occasione per prendersi una settimana di ferie. Quel giorno è l'ultimo a disposizione per pagare l'elemosina prevista dalla legge (zakât) il cui montante è fissato, in ogni paese, dal mufti (responsabile della comunità) ufficialmente abilitato a dare pareri e interpretazioni sulla legge musulmana in casi concreti.
Questa festa è anche l'occasione per preparare dolci che vengono poi scambiati tra le famiglie. Si fotografano, nei loro abiti nuovi, i bambini, che poi vengono portati in un parco divertimenti improvvisato. Quando la gente si incontra si abbraccia per mostrare che si sono dimenticate le offese. Gli adulti danno denaro ai bambini.

 

Achoura

Questa festa si celebra il decimo giorno dell'anno musulmano. Si commemora la tragica fine di Housayn, nipote del Profeta Maometto, ucciso a Kerbala (a sud di Bagdad in Iraq) nel 670. La vigilia è consigliato mangiare pane non lievitato, perché la battaglia improvvisa impedì alle donne di cuocere il pane in modo normale. Si accendono fuochi e si lanciano petardi, per commemorare il crepitio selvaggio della mischia. Ci si anneriscono le palpebre in segno di lutto.
Questa festa è stata introdotta in Tunisia nel XI secolo, perché si tratta di una tradizione sciita, rito praticato oggi in Iran e Iraq. In questi due paesi, per l'occasione, si pratica anche la flagellazione. Capita anche che in considerazione del dolore di Fatima, la madre di Housayn e figlia del Profeta, ci si astenga da ogni motivo di gioia durante tutto il mese. Nella mattinata si visita il cimitero.

 

La religione pagana.
Il nuovo anno giuliano.

Oltre al capodanno dell'era musulmana (egira), i Tunisini festeggiano il nuovo anno civile con bevute non abituali in altre circostanze: dolci di tipo occidentale e bevande alcoliche. Resta, tuttavia, e non soltanto nelle campagne, il ricordo dell'anno legato alle abitudini contadine.
In certi calendari popolari molto comuni anche oggi, si danno ancora le date del calendario giuliano, quello esistente prima della riforma di Papa Gregorio. Si celebra il capodanno, secondo il calendario giuliano, il 13 gennaio... Si deve lavare la casa con molta acqua per purificare l'anno nuovo.
Nel pasto principale della giornata, si consuma la famosa salsa mulukhia, preparata facendo cuocere uova intere in foglie fresche, come segno di prosperità.