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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Dai paesi di missione e da quelli europei per un'intesa ecumenica

di Maddalena Masutti

Cattolici, ortodossi e protestanti in genere hanno come base per la loro fede la Bibbia ed in modo particolare il Vangelo.
Per questo motivo i Riformati del XVI secolo si definiscono cristiani 'Evangelici'.
'Protestanti'è il termine con cui vengono designati più comunemente.
Qui si accenna alla sofferenza delle chiese di missione per la diversità dei cristiani e agli sforzi per la loro unità.

Dai paesi di missione e da quelli europei

Fin dall'inizio del secolo ventesimo, si è manifestata apertamente l'esigenza che i vari movimenti cristiani riconoscano la loro origine di fede comune, per trarne elementi di comunione fraterna.
Ad invocare la necessità di un radicale cambiamento di rotta nei rapporti tra cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti sono state le giovani chiese sorte nei paesi di missione.
Il loro esplicito grido di allarme risale alla "Conferenza universale delle società protestanti di missione", riunitasi ad Edimburgo nel 1910. Suona così:
"Voi ci avete inviato dei missionari che ci hanno fatto conoscere Gesù Cristo, non possiamo che ringraziarvi. Ma voi ci avete portato anche le vostre distinzioni e le vostre divisioni; alcuni ci predicano il metodismo, altri il luteranesimo, il congregazionalismo o l'episcopalismo.
Noi vi domandiamo di predicare il Vangelo e di lasciare a Cristo Signore di suscitare lui stesso all'interno dei nostri popoli, sotto la sollecitudine del suo Santo Spirito, la chiesa conforme alle sue esigenze, che sarà la chiesa di Cristo in Giappone, la chiesa di Cristo in Cina, la chiesa di Cristo in India, libera fi-nalmente da tutti gli "ismi" con cui avete classificato la predicazione del Vangelo in mezzo a noi".
La prima guerra mondiale rese difficile lo sviluppo di queste idee appena abbozzate, ma gli interessati si resero conto che non era possibile ritornare indietro. Il discorso ecumenico, il bisogno cioè di un'intesa di fondo fra le varie chiese cristiane era comunque avviato.
Non deve turbare il fatto che la chiesa cattolica in quella circostanza non fosse nominata. Persone singole e iniziative di gruppi cattolici si erano mossi prima del 1910. Già intorno agli anni 1864-65, la chiesa di Roma dovette prendere ufficialmente posizione nei confronti di proposte di unità.
In Inghilterra era nata nel 1857 una "Associazione per la promozione dell'unità dei cristiani". Un centro di interesse per l'incontro di chiese era Oxford con la sua celebre università e nomi pure celebri come Pusey e Newman, (divenuto cattolico e cardinale). Molti cattolici aderivano a quella associazione, invitando Roma a dare un giudizio. Lo espresse il Sant'Uffizio (novembre 1865) e rimase immutato fino alle soglie del Vaticano II: "Il vero 'ecumenismo è "tornare" all'unica vera chiesa che già esiste ed è quella romana".

Verso il Concilio

Non è possibile ricordare qui tutti i movimenti ufficiali della chiesa cattolica nei riguardi dell'ecumenismo, come l'enciclica "Mortalium animos" (1928) di Pio XI o l'intervento del Sant'Ufficio nel 1949 (Amster- dam).
Il nuovo contesto si ha con Giovanni XXIII e il Concilio. La sua enciclica "Ad Petri cathedram" (1959) evidenzia, come nota Mons. L. Sartori, "cose vecchie" e "cose nuove".
"Ma quello che conta, scrive Sartori, "è che le aperture sono offerte dal Papa, citando espressamente Newman".
Poi l'enciclica "Ecclesiam suam" di Paolo VI e l'atteggiamento offerto dai vari documenti conciliari, quando parlano delle relazioni con le varie chiese, sottolineano i notevoli passi avanti.
A riguardo delle Chiese Riformate o degli Evangelici, è interessante la lettera scritta al cardinale Willebrands, in occasione del 500° anniversario della nascita di Lutero.
"E' risultato chiaro che la rottura dell'unità ecclesiale non si può ridurre né alla mancanza di comprensione da parte delle autorità della chiesa cattolica, né solamente alla scarsa comprensione del vero cattolicesimo da parte di Lutero, anche se entrambe le cose hanno avuto un loro ruolo. Le decisioni avevano radici ben più profonde. Nella disputa sulla relazione tra fede e tradizione, vi erano in gioco questioni di fondo sulla retta interpretazione e sulla ricezione della fede cristiana, le quali avevano un potenziale di divisione ecclesiale non spiegabile con le sole ragioni storiche".
Viene così autorevolmente avvalorata la convinzione degli Evangelici che onorano in Lutero l'uomo "dalla profonda religiosità", che ha saputo focalizzare le esigenze di riforma manifestate nella chiesa durante i secoli precedenti e dare ad esse una formulazione sistematica.

Conoscersi per comunicare

Calvino (1509-1564), Zwingli (1484-1531) ed anche altri meno noti, sono attratti dal pensiero di Lutero (1483-1546) e, pur avendo espressioni personali nell'organizzare le proprie chiese, si rifanno fondamentalmente a lui per la dottrina. Dalle puntualizzazioni che emergono è facile cogliere, almeno a grandi linee, quali erano i disordini a cui si voleva porre rimedio.
Tre gli elementi fondamentali sui quali tutti i riformatori sono d'accordo: l'autorità insostituibile della Bibbia, la sovranità dell'unico Salvatore Gesù Cristo, la fede come sola risposta possibile dell'uomo alla grazia di Dio.
Il principio della libertà di coscienza è il modo peculiare e inalienabile di credere e di organizzarsi. Ciò comporta l'esclusione, all'interno della comunità ecclesiale, di ogni gerarchia e di ogni divisione tra "clero" e "laici". Tutti i credenti hanno pari autorità e i ministeri sono solo dei servizi, non gradini di una gerarchia. All'esterno questo principio di libertà porta alla netta separazione fra stato e chiesa, anche se storicamente la Riforma è scaduta presto, in alcuni paesi, in una soggezione politica che Lutero stesso forse non riuscì ad impedire. Tra i Riformati, un gruppo di seguaci del puritano inglese J. Smith, convinto della non biblicità del battesimo dei bambini, si fece ribattezzare nel 1609, dando inizio alla chiesa Battista. I Battisti non accettano ingerenze, finanziamenti, privilegi e concordati, né pensano che le chiese debbano in alcun modo tentare di obbligare lo stato ad accettare i loro principi di ordine spirituale e religioso. La lotta per la libertà che ha caratterizzato la loro storia lungo i secoli, costituisce un impegno ad aiutare gli uomini ad essere liberi anche dalla fame, dall'ignoranza, dalla guerra, da ogni forma di schiavitù. In nome della libertà il battesimo deve essere una scelta della persona adulta. Non si entra nella chiesa per nascita o per tradizione, ma come persona credente e confessante.
La chiesa è la comunità locale. Nessuna autorità può imporre dall'esterno regole alla comunità locale che riceve la sua guida dallo studio della parola di Dio, la Bibbia. La comunità stessa elegge i propri responsabili (pastori, anziani, diaconi e quanti altri siano necessari) e prende le sue decisioni democraticamente.
Il compito di ogni comunità è l'annuncio del Vangelo della liberazione in Cristo e la denuncia del male. Per fare questo la chiesa non deve tanto preoccuparsi di se stessa, delle proprie istituzioni quanto del mondo verso il quale è mandata dal suo Signore. Con il ritorno alla Bibbia, i credenti non sono più ossessionati dalla necessità di guadagnarsi il paradiso. Per troppi secoli i cristiani avevano ridotto il messaggio di Gesù a qualcosa di pauroso. Nella Bibbia abbiamo riscoperto il meraviglioso messaggio di salvezza in essa rinchiuso: "Le nostre opere non ci potranno mai salvare. E' Dio che ci perdona, che ci fa grazia. Non siamo più obbligati ad osservare leggi e pratiche religiose per guadagnarci il cielo. La nostra salvezza è dono di Dio. Dinnanzi all'amore di Dio, non possiamo che metterci umilmente nelle sue mani e camminare nelle sue vie. Dio ci considera dei figli che lo seguono in piena libertà. Per questo nelle nostre chiese non ci sono dogmi, e rifuggiamo da ogni costrizione dottrinale, anche da quelle cosiddette "a fin di bene". "La via della libertà è piena di errori, certo, ma è anche la via in cui gli errori non vengono sacralizzati in dogmi e perpetuati: è l'unica via in cui si può maturare e crescere".
Per questo motivo noi, riconoscendo come unica regola di fede la Bibbia, non poniamo la Tradizione sullo stesso piano della Scrittura: per non introdurre errori nella chiesa e annullare la Parola di Dio con le tradizioni umane (Mt.15,6).
Come Evangelici, abbiamo un solo Signore, Gesù Cristo e non veneriamo nessun uomo in particolare.
I Riformatori furono indubbiamente dei grandi uomini, ispirati da Dio, non privi di difetti e di errori, alcuni dei quali tipici della loro epoca, e noi non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscerli. Ma ciò non toglie nulla al loro grande merito: tentare di richiamare la chiesa alla semplicità delle origini e riportare alla luce la rivelazione di Dio nella Bibbia.
Come seguaci di Cristo, cerchiamo di vivere concretamente gli insegnamenti del Maestro, in pace con tutti. Se pecchiamo, confessiamo la nostra colpa a Dio e a chi abbiamo offeso. Ci raduniamo ogni domenica per adorare il Signore (il Culto) e spesso per prendere assieme il cibo (Agape fraterna). E' un'opportunità per conoscerci meglio e per dibattere problemi di varia natura. Durante la settimana abbiamo riunioni di studio della Bibbia e di preghiera.
Davanti a questa esposizione, che vuole solo sommariamente informare, ciascun lettore è libero di fare le proprie riflessioni. Lo scopo dell'ecumenismo è far sì che la reciproca conoscenza permetta di cogliere in ogni chiesa, gli elementi valevoli a convalidare la comune radice in Cristo e a creare rapporti privi di astio o indifferenza.
(A.C.)

La chiesa anglicana

Lo scisma provocato da Enrico VIII (1531) e la conseguente proclamazione della supremazia giuridica, non spirituale, del re sulla chiesa (1534), fu possibile perchè l'Inghilterra, influenzata dapprima dal pensiero di Lutero e poi da quello di Calvino, Zwingli e Bocero, era ormai spiritualmente propensa ad una riforma. Vennero introdotti la lingua del popolo nel culto, la santa cena sotto le due specie e il matrimonio dei sacerdoti. Furono mantenuti il rituale nel culto, la successione apostolica e l'invocazione dei santi. La chiesa anglicana si definisce una chiesa cattolica e riformata nello stesso tempo che riconosce: la sacra Scrittura, il Simbolo degli Apostoli e di Nicea, i sacramenti istituiti da Cristo e l'episcopato situato nella successione apostolica. La teologia anglicana è formulata nel "Libro delle preghiere pubbliche" e nei "42 articoli di religione" ridotti poi a 39.
Alla chiesa di stato non aderirono tutti i cittadini. Una minoranza rimase fedele al cattolicesimo, i calvinisti espressero il loro dissenso chiamandosi puritani o presbiteriani. In seguito, all'interno del puritanesimo, si costituì il partito degli indipendenti o congregazionalisti. Nel 1609 nacquero come si è detto i battisti e nel 1630 i quaccheri (tremolanti) che danno importanza all'illuminazione interiore.

Il "Movimento Valdese" merita, tra quelli protestanti, particolare menzione. Sorto nel 1173 ad opera di P. Valdo, si diffuse nella Val Pellice (Italia). Il fondatore, mercante di Lione, in seguito ad una crisi spirituale, diede tutti i suoi beni ai poveri e si consacrò alla predicazione itinerante della S. Scrittura tradotta in volgare, rivendicandone la libera lettura. Propose la povertà come esigenza di coerenza evangelica e una chiesa-comunità di uguali senza alcun magistero. Nono- stante la violenta repressione, il movimento si diffuse in tutta l'Europa e i sopravissuti nel secolo XVI, riuniti in sinodo a Chanforan (1532), decisero di aderire alla riforma come Chiesa Valdese (riformata).