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Dai paesi di missione e da quelli europei
per un'intesa ecumenica
di Maddalena Masutti
Cattolici, ortodossi e protestanti in
genere hanno come base per la loro fede la Bibbia ed in modo
particolare il Vangelo.
Per questo motivo i Riformati del XVI secolo si definiscono
cristiani 'Evangelici'.
'Protestanti'è il termine con cui vengono designati più
comunemente.
Qui si accenna alla sofferenza delle chiese di missione per la
diversità dei cristiani e agli sforzi per la loro unità.
Dai paesi di missione e da quelli europei
Fin dall'inizio del secolo ventesimo, si è
manifestata apertamente l'esigenza che i vari movimenti
cristiani riconoscano la loro origine di fede comune, per
trarne elementi di comunione fraterna.
Ad
invocare la necessità di un radicale cambiamento di rotta nei
rapporti tra cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti
sono state le giovani chiese sorte nei paesi di missione.
Il loro esplicito grido di allarme risale alla
"Conferenza universale delle società protestanti di
missione", riunitasi ad Edimburgo nel 1910. Suona così:
"Voi ci avete inviato dei missionari che ci hanno fatto
conoscere Gesù Cristo, non possiamo che ringraziarvi. Ma voi
ci avete portato anche le vostre distinzioni e le vostre
divisioni; alcuni ci predicano il metodismo, altri il
luteranesimo, il congregazionalismo o l'episcopalismo.
Noi vi domandiamo di predicare il Vangelo e di lasciare a
Cristo Signore di suscitare lui stesso all'interno dei nostri
popoli, sotto la sollecitudine del suo Santo Spirito, la
chiesa conforme alle sue esigenze, che sarà la chiesa di
Cristo in Giappone, la chiesa di Cristo in Cina, la chiesa di
Cristo in India, libera fi-nalmente da tutti gli "ismi"
con cui avete classificato la predicazione del Vangelo in
mezzo a noi".
La prima guerra mondiale rese difficile lo sviluppo di queste
idee appena abbozzate, ma gli interessati si resero conto che
non era possibile ritornare indietro. Il discorso ecumenico,
il bisogno cioè di un'intesa di fondo fra le varie chiese
cristiane era comunque avviato.
Non deve turbare il fatto che la chiesa cattolica in quella
circostanza non fosse nominata. Persone singole e iniziative
di gruppi cattolici si erano mossi prima del 1910. Già
intorno agli anni 1864-65, la chiesa di Roma dovette prendere
ufficialmente posizione nei confronti di proposte di unità.
In Inghilterra era nata nel 1857 una "Associazione per la
promozione dell'unità dei cristiani". Un centro di
interesse per l'incontro di chiese era Oxford con la sua
celebre università e nomi pure celebri come Pusey e Newman,
(divenuto cattolico e cardinale). Molti cattolici aderivano a
quella associazione, invitando Roma a dare un giudizio. Lo
espresse il Sant'Uffizio (novembre 1865) e rimase immutato
fino alle soglie del Vaticano II: "Il vero 'ecumenismo è
"tornare" all'unica vera chiesa che già esiste ed
è quella romana".
Verso il Concilio
Non è possibile ricordare qui tutti i
movimenti ufficiali della chiesa cattolica nei riguardi
dell'ecumenismo, come l'enciclica "Mortalium animos"
(1928) di Pio XI o l'intervento del Sant'Ufficio nel 1949 (Amster-
dam).
Il nuovo contesto si ha con Giovanni XXIII e il Concilio. La
sua enciclica "Ad Petri cathedram" (1959) evidenzia,
come nota Mons. L. Sartori, "cose vecchie" e
"cose nuove".
"Ma quello che conta, scrive Sartori, "è che le
aperture sono offerte dal Papa, citando espressamente Newman".
Poi l'enciclica "Ecclesiam suam" di Paolo VI e
l'atteggiamento offerto dai vari documenti conciliari, quando
parlano delle relazioni con le varie chiese, sottolineano i
notevoli passi avanti.
A riguardo delle Chiese Riformate o degli Evangelici, è
interessante la lettera scritta al cardinale Willebrands, in
occasione del 500° anniversario della nascita di Lutero.
"E' risultato chiaro che la rottura dell'unità
ecclesiale non si può ridurre né alla mancanza di
comprensione da parte delle autorità della chiesa cattolica,
né solamente alla scarsa comprensione del vero cattolicesimo
da parte di Lutero, anche se entrambe le cose hanno avuto un
loro ruolo. Le decisioni avevano radici ben più profonde.
Nella disputa sulla relazione tra fede e tradizione, vi erano
in gioco questioni di fondo sulla retta interpretazione e
sulla ricezione della fede cristiana, le quali avevano un
potenziale di divisione ecclesiale non spiegabile con le sole
ragioni storiche".
Viene così autorevolmente avvalorata la convinzione degli
Evangelici che onorano in Lutero l'uomo "dalla profonda
religiosità", che ha saputo focalizzare le esigenze di
riforma manifestate nella chiesa durante i secoli precedenti e
dare ad esse una formulazione sistematica.
Conoscersi per comunicare
Calvino (1509-1564), Zwingli (1484-1531) ed
anche altri meno noti, sono attratti dal pensiero di Lutero
(1483-1546) e, pur avendo espressioni personali
nell'organizzare le proprie chiese, si rifanno
fondamentalmente a lui per la dottrina. Dalle puntualizzazioni
che emergono è facile cogliere, almeno a grandi linee, quali
erano i disordini a cui si voleva porre rimedio.
Tre gli elementi fondamentali sui quali tutti i riformatori
sono d'accordo: l'autorità insostituibile della Bibbia, la
sovranità dell'unico Salvatore Gesù Cristo, la fede come
sola risposta possibile dell'uomo alla grazia di Dio.
Il
principio della libertà di coscienza è il modo peculiare e
inalienabile di credere e di organizzarsi. Ciò comporta
l'esclusione, all'interno della comunità ecclesiale, di ogni
gerarchia e di ogni divisione tra "clero" e
"laici". Tutti i credenti hanno pari autorità e i
ministeri sono solo dei servizi, non gradini di una gerarchia.
All'esterno questo principio di libertà porta alla netta
separazione fra stato e chiesa, anche se storicamente la
Riforma è scaduta presto, in alcuni paesi, in una soggezione
politica che Lutero stesso forse non riuscì ad impedire. Tra
i Riformati, un gruppo di seguaci del puritano inglese J.
Smith, convinto della non biblicità del battesimo dei
bambini, si fece ribattezzare nel 1609, dando inizio alla
chiesa Battista. I Battisti non accettano ingerenze,
finanziamenti, privilegi e concordati, né pensano che le
chiese debbano in alcun modo tentare di obbligare lo stato ad
accettare i loro principi di ordine spirituale e religioso. La
lotta per la libertà che ha caratterizzato la loro storia
lungo i secoli, costituisce un impegno ad aiutare gli uomini
ad essere liberi anche dalla fame, dall'ignoranza, dalla
guerra, da ogni forma di schiavitù. In nome della libertà il
battesimo deve essere una scelta della persona adulta. Non si
entra nella chiesa per nascita o per tradizione, ma come
persona credente e confessante.
La chiesa è la comunità locale. Nessuna autorità può
imporre dall'esterno regole alla comunità locale che riceve
la sua guida dallo studio della parola di Dio, la Bibbia. La
comunità stessa elegge i propri responsabili (pastori,
anziani, diaconi e quanti altri siano necessari) e prende le
sue decisioni democraticamente.
Il compito di ogni comunità è l'annuncio del Vangelo della
liberazione in Cristo e la denuncia del male. Per fare questo
la chiesa non deve tanto preoccuparsi di se stessa, delle
proprie istituzioni quanto del mondo verso il quale è mandata
dal suo Signore. Con il ritorno alla Bibbia, i credenti non
sono più ossessionati dalla necessità di guadagnarsi il
paradiso. Per troppi secoli i cristiani avevano ridotto il
messaggio di Gesù a qualcosa di pauroso. Nella Bibbia abbiamo
riscoperto il meraviglioso messaggio di salvezza in essa
rinchiuso: "Le nostre opere non ci potranno mai salvare.
E' Dio che ci perdona, che ci fa grazia. Non siamo più
obbligati ad osservare leggi e pratiche religiose per
guadagnarci il cielo. La nostra salvezza è dono di Dio.
Dinnanzi all'amore di Dio, non possiamo che metterci umilmente
nelle sue mani e camminare nelle sue vie. Dio ci considera dei
figli che lo seguono in piena libertà. Per questo nelle
nostre chiese non ci sono dogmi, e rifuggiamo da ogni
costrizione dottrinale, anche da quelle cosiddette "a fin
di bene". "La via della libertà è piena di errori,
certo, ma è anche la via in cui gli errori non vengono
sacralizzati in dogmi e perpetuati: è l'unica via in cui si
può maturare e crescere".
Per
questo motivo noi, riconoscendo come unica regola di fede la
Bibbia, non poniamo la Tradizione sullo stesso piano della
Scrittura: per non introdurre errori nella chiesa e annullare
la Parola di Dio con le tradizioni umane (Mt.15,6).
Come Evangelici, abbiamo un solo Signore, Gesù Cristo e non
veneriamo nessun uomo in particolare.
I Riformatori furono indubbiamente dei grandi uomini, ispirati
da Dio, non privi di difetti e di errori, alcuni dei quali
tipici della loro epoca, e noi non abbiamo alcuna difficoltà
a riconoscerli. Ma ciò non toglie nulla al loro grande
merito: tentare di richiamare la chiesa alla semplicità delle
origini e riportare alla luce la rivelazione di Dio nella
Bibbia.
Come seguaci di Cristo, cerchiamo di vivere concretamente gli
insegnamenti del Maestro, in pace con tutti. Se pecchiamo,
confessiamo la nostra colpa a Dio e a chi abbiamo offeso. Ci
raduniamo ogni domenica per adorare il Signore (il Culto) e
spesso per prendere assieme il cibo (Agape fraterna). E'
un'opportunità per conoscerci meglio e per dibattere problemi
di varia natura. Durante la settimana abbiamo riunioni di
studio della Bibbia e di preghiera.
Davanti a questa esposizione, che vuole solo sommariamente
informare, ciascun lettore è libero di fare le proprie
riflessioni. Lo scopo dell'ecumenismo è far sì che la
reciproca conoscenza permetta di cogliere in ogni chiesa, gli
elementi valevoli a convalidare la comune radice in Cristo e a
creare rapporti privi di astio o indifferenza.
(A.C.)
La chiesa anglicana
Lo scisma provocato da Enrico VIII (1531) e
la conseguente proclamazione della supremazia giuridica, non
spirituale, del re sulla chiesa (1534), fu possibile perchè
l'Inghilterra, influenzata dapprima dal pensiero di Lutero e
poi da quello di Calvino, Zwingli e Bocero, era ormai
spiritualmente propensa ad una riforma. Vennero introdotti la
lingua del popolo nel culto, la santa cena sotto le due specie
e il matrimonio dei sacerdoti. Furono mantenuti il rituale nel
culto, la successione apostolica e l'invocazione dei santi. La
chiesa anglicana si definisce una chiesa cattolica e riformata
nello stesso tempo che riconosce: la sacra Scrittura, il
Simbolo degli Apostoli e di Nicea, i sacramenti istituiti da
Cristo e l'episcopato situato nella successione apostolica. La
teologia anglicana è formulata nel "Libro delle
preghiere pubbliche" e nei "42 articoli di
religione" ridotti poi a 39.
Alla chiesa di stato non aderirono tutti i cittadini. Una
minoranza rimase fedele al cattolicesimo, i calvinisti
espressero il loro dissenso chiamandosi puritani o
presbiteriani. In seguito, all'interno del puritanesimo, si
costituì il partito degli indipendenti o congregazionalisti.
Nel 1609 nacquero come si è detto i battisti e nel 1630 i
quaccheri (tremolanti) che danno importanza all'illuminazione
interiore.
Il "Movimento Valdese" merita, tra
quelli protestanti, particolare menzione. Sorto nel 1173 ad
opera di P. Valdo, si diffuse nella Val Pellice (Italia). Il
fondatore, mercante di Lione, in seguito ad una crisi
spirituale, diede tutti i suoi beni ai poveri e si consacrò
alla predicazione itinerante della S. Scrittura tradotta in
volgare, rivendicandone la libera lettura. Propose la povertà
come esigenza di coerenza evangelica e una chiesa-comunità di
uguali senza alcun magistero. Nono- stante la violenta
repressione, il movimento si diffuse in tutta l'Europa e i
sopravissuti nel secolo XVI, riuniti in sinodo a Chanforan
(1532), decisero di aderire alla riforma come Chiesa Valdese
(riformata).
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