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Burkina Faso: "Miriyagnouman"
alla scoperta della cultura e della farmacopea tradizionale
Un gruppo di ragazzi italiani ha
fondato un'associazione che intende valorizzare e diffondere
gli aspetti più interessanti e inesplorati della cultura
tradizionale del Burkina Faso, un Paese povero di risorse ma
ricco di umanità e di saggezza. Dalla musica popolare alla
medicina tradizionale, il loro è un viaggio pieno di sorprese
alla scoperta dell'anima profonda dell'Africa.
Si
chiama "Miriyàgnoumà", una parola africana che
significa "La buona idea". E' una neonata
associazione italiana che si occupa di valorizzare e far
conoscere gli aspetti più interessanti e inesplorati della
cultura tradizionale del Burkina Faso, piccolo e povero Paese
del Sahel.
"La buona idea" nasce quattro anni fa nella testa di
un gruppo di amici milanesi. Sono ragazzi con interessi e
professioni diverse (c'è chi fa il percussionista, chi
l'insegnante di recitazione, chi il musicoterapeauta), ma
accomunati da una grande passione per l'Africa che li spinge
ad organizzare insieme un viaggio turistico a Bobò Dioulasso,
capitale culturale del Burkina Faso.
Perdendosi nelle viuzze di questa città, e in particolare nel
mosaico di stradine del quartiere di Bolomakoté, il gruppo di
ragazzi in vacanza rimane stregato dal fascino intrigante
dell'arte tradizionale burkinabé.
Bolomakoté infatti è un posto unico dove centinaia di
giovani, musicisti, danzatori, percussionisti, mascherai,
scultori, guaritori e danzatori, vi si installano per
istruirsi presso i più grandi maestri. E' il cuore pulsante
della cultura tradizionale del Paese, una cultura autentica,
non ancora stravolta dalla mo-dernità. Si respira un'aria di
festa a Bolomakoté: quando non vengono organizzati festival
mu-sicali, la gente suona nei cabaret, i locali tipici dove
scorre a fiumi la birra di miglio.
Tutti fanno musica, persino i bambini improvvisano sulla
strada piccoli concerti con barattoli di latta ed elastici
trovati per terra, arrangiati so-pra delle vecchie scatole. E'
proprio questa atmosfera magica, fatta di danze, musiche, a
sedurre e incantare i visitatori.
Da quel primo viaggio realizzato nel 1996 a Bolomakoté, ogni
estate, il gruppo di ragazzi dell'associazione "Miiriyà
gnouman" torna a trascorrere il periodo delle vacanze
estive nel Burkina Faso. "Raccogliamo nei villaggi i
frammenti di quella cultura antica e saggia che oggi rischia
di contaminarsi con i costumi della società
occidentale", spiega Luca D'amico, 29 anni, tra i
fondatori dell'associazione. "Con il susseguirsi dei
nostri viaggi, e l'approfondimento delle nostre conoscenze,
abbiamo cominciato a scoprire l'intricato mondo che si
nasconde dietro la parola tradizione.
Partendo dalla musica abbiamo iniziato a studiare la
religione, gli antenati, i rituali. E abbiamo cominciato a
indagare nell'affascinante sfera della medicina esercitata dai
guaritori tradizionali". Oggi l'associazione "Miriyàgnoumà"
ha intrapreso un interessante progetto di ricerca che intende
attingere alle sorgenti africane per proporre un nuovo modello
di educazione alla salute. "Siamo gemellati con il
villaggio-ospedale di Dollo-Tundià dove operano i più grandi
guaritori di etnia Djan", spiega Luca.
"Tramandandosi da secoli i segreti della medicina
tradizionale, questi "feticheurs" sono in grado di
curare malattie diversissime, da quelle della pelle a quelle
del sangue, per finire a quelle delle ossa. Alcuni addirittura
sono specializzati nella cura della follia".
La
gente accorre dal Mali, dal Niger, dalla Costa d'Avorio, dal
Ghana, da villaggi lontani centinaia di chilometri per farsi
curare da questi guaritori. E quel che più sorprende è che
l'assistenza medica viene loro fornita a titolo assolutamente
gratuito. "Secondo la cultura tradizionale, il guaritore
deve mettere a disposizione della gente le proprie preziose
conoscenze senza lucrarci", puntualizza Luca.
"Altrimenti, secondo la credenza popolare, il feticheur
andrebbe incontro ad una morte prematura".
Il problema è che le terapie durano anche dieci, quindici
giorni, e gli ammalati spesso non hanno di che mangiare. I
guaritori fanno fatica a portare a casa dai campi quel po' che
basta per le loro famiglie, difficilmente riescono a garantire
anche il vitto dei pazienti.
Così i ragazzi dell'associazione "Miriyàgnoumà"
hanno pensato di adoperarsi attivamente per assicurare
l'assistenza di base agli ammalati che si recano dai guaritori
tradizionali: per loro sono previsti piccoli alloggi di
ricovero e razioni di cibo fino alla conclusione del periodo
di convalescenza. "Dopo questo primo, fondamentale passo
che ha inaugurato la nostra collaborazione con i guaritori,
l'associazione ha ideato un progetto ambizioso incentrato
sulla salvaguardia e sullo studio della medicina tradizionale
del sud-est del Burkina", racconta ancora Luca.
"Prima di tutto ci siamo adoperati per garantire la
protezione di quei territori utilizzati dai guaritori per
reperire le sostanze (foglie, radici, cortecce, funghi, ecc.)
necessarie alla preparazione dei rimedi medicamentosi".
Oggi infatti queste aree sacre rischiano di scomparire per
colpa della forte urbanizzazione del territorio. Sull'esempio
di quanto accaduto in alcune regioni di Senegal e Mali, si è
cominciato a censire tutti gli appezzamenti di terreno
utilizzati dai guaritori. La speranza è di riuscire a
proteggerli con leggi speciali emanate dal Governo o
dall'Amministrazione locale.
"Parallelamente alla salvaguardia delle terre sacre dei
guaritori, ci siamo occupati di garantire un futuro anche al
prezioso bagaglio di conoscenze custodito dai guaritori
stessi", prosegue Luca. "Abbiamo pensato di ideare
un grande centro di cultura tradizionale burkinabé che, tra
l'altro, ospiterà al suo interno una sezione interamente
dedicata alla medicina. Ci sarà un biblioteca specializzata,
un archivio con la classificazione delle piante medicamentose,
un ricettario ideato dagli stessi guaritori... Occorreranno
più di 10 anni perché l'intero progetto possa essere
concluso". Per il momento l'associazione ha trovato parte
dei finanziamenti necessari alla sua realizzazione (in tutto,
60 milioni di lire). Ne servono ancora, ma soprattutto servono
tante persone di buona volontà disposte a darsi da fare per
far crescere il progetto. "Se c'è qualcuno disponibile
ad aiutarci e sostenerci, si faccia avanti", invita, per
concludere, Luca. "In questo momento cerchiamo tra
l'altro persone disposte a lavorare per un po' di tempo in
Burkina Faso".
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