AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Burkina Faso: "Miriyagnouman"
alla scoperta della cultura e della farmacopea tradizionale

Un gruppo di ragazzi italiani ha fondato un'associazione che intende valorizzare e diffondere gli aspetti più interessanti e inesplorati della cultura tradizionale del Burkina Faso, un Paese povero di risorse ma ricco di umanità e di saggezza. Dalla musica popolare alla medicina tradizionale, il loro è un viaggio pieno di sorprese alla scoperta dell'anima profonda dell'Africa.

Si chiama "Miriyàgnoumà", una parola africana che significa "La buona idea". E' una neonata associazione italiana che si occupa di valorizzare e far conoscere gli aspetti più interessanti e inesplorati della cultura tradizionale del Burkina Faso, piccolo e povero Paese del Sahel.
"La buona idea" nasce quattro anni fa nella testa di un gruppo di amici milanesi. Sono ragazzi con interessi e professioni diverse (c'è chi fa il percussionista, chi l'insegnante di recitazione, chi il musicoterapeauta), ma accomunati da una grande passione per l'Africa che li spinge ad organizzare insieme un viaggio turistico a Bobò Dioulasso, capitale culturale del Burkina Faso.
Perdendosi nelle viuzze di questa città, e in particolare nel mosaico di stradine del quartiere di Bolomakoté, il gruppo di ragazzi in vacanza rimane stregato dal fascino intrigante dell'arte tradizionale burkinabé.
Bolomakoté infatti è un posto unico dove centinaia di giovani, musicisti, danzatori, percussionisti, mascherai, scultori, guaritori e danzatori, vi si installano per istruirsi presso i più grandi maestri. E' il cuore pulsante della cultura tradizionale del Paese, una cultura autentica, non ancora stravolta dalla mo-dernità. Si respira un'aria di festa a Bolomakoté: quando non vengono organizzati festival mu-sicali, la gente suona nei cabaret, i locali tipici dove scorre a fiumi la birra di miglio.
Tutti fanno musica, persino i bambini improvvisano sulla strada piccoli concerti con barattoli di latta ed elastici trovati per terra, arrangiati so-pra delle vecchie scatole. E' proprio questa atmosfera magica, fatta di danze, musiche, a sedurre e incantare i visitatori.
Da quel primo viaggio realizzato nel 1996 a Bolomakoté, ogni estate, il gruppo di ragazzi dell'associazione "Miiriyà gnouman" torna a trascorrere il periodo delle vacanze estive nel Burkina Faso. "Raccogliamo nei villaggi i frammenti di quella cultura antica e saggia che oggi rischia di contaminarsi con i costumi della società occidentale", spiega Luca D'amico, 29 anni, tra i fondatori dell'associazione. "Con il susseguirsi dei nostri viaggi, e l'approfondimento delle nostre conoscenze, abbiamo cominciato a scoprire l'intricato mondo che si nasconde dietro la parola tradizione.
Partendo dalla musica abbiamo iniziato a studiare la religione, gli antenati, i rituali. E abbiamo cominciato a indagare nell'affascinante sfera della medicina esercitata dai guaritori tradizionali". Oggi l'associazione "Miriyàgnoumà" ha intrapreso un interessante progetto di ricerca che intende attingere alle sorgenti africane per proporre un nuovo modello di educazione alla salute. "Siamo gemellati con il villaggio-ospedale di Dollo-Tundià dove operano i più grandi guaritori di etnia Djan", spiega Luca. "Tramandandosi da secoli i segreti della medicina tradizionale, questi "feticheurs" sono in grado di curare malattie diversissime, da quelle della pelle a quelle del sangue, per finire a quelle delle ossa. Alcuni addirittura sono specializzati nella cura della follia".
La gente accorre dal Mali, dal Niger, dalla Costa d'Avorio, dal Ghana, da villaggi lontani centinaia di chilometri per farsi curare da questi guaritori. E quel che più sorprende è che l'assistenza medica viene loro fornita a titolo assolutamente gratuito. "Secondo la cultura tradizionale, il guaritore deve mettere a disposizione della gente le proprie preziose conoscenze senza lucrarci", puntualizza Luca. "Altrimenti, secondo la credenza popolare, il feticheur andrebbe incontro ad una morte prematura".
Il problema è che le terapie durano anche dieci, quindici giorni, e gli ammalati spesso non hanno di che mangiare. I guaritori fanno fatica a portare a casa dai campi quel po' che basta per le loro famiglie, difficilmente riescono a garantire anche il vitto dei pazienti.
Così i ragazzi dell'associazione "Miriyàgnoumà" hanno pensato di adoperarsi attivamente per assicurare l'assistenza di base agli ammalati che si recano dai guaritori tradizionali: per loro sono previsti piccoli alloggi di ricovero e razioni di cibo fino alla conclusione del periodo di convalescenza. "Dopo questo primo, fondamentale passo che ha inaugurato la nostra collaborazione con i guaritori, l'associazione ha ideato un progetto ambizioso incentrato sulla salvaguardia e sullo studio della medicina tradizionale del sud-est del Burkina", racconta ancora Luca. "Prima di tutto ci siamo adoperati per garantire la protezione di quei territori utilizzati dai guaritori per reperire le sostanze (foglie, radici, cortecce, funghi, ecc.) necessarie alla preparazione dei rimedi medicamentosi".
Oggi infatti queste aree sacre rischiano di scomparire per colpa della forte urbanizzazione del territorio. Sull'esempio di quanto accaduto in alcune regioni di Senegal e Mali, si è cominciato a censire tutti gli appezzamenti di terreno utilizzati dai guaritori. La speranza è di riuscire a proteggerli con leggi speciali emanate dal Governo o dall'Amministrazione locale.
"Parallelamente alla salvaguardia delle terre sacre dei guaritori, ci siamo occupati di garantire un futuro anche al prezioso bagaglio di conoscenze custodito dai guaritori stessi", prosegue Luca. "Abbiamo pensato di ideare un grande centro di cultura tradizionale burkinabé che, tra l'altro, ospiterà al suo interno una sezione interamente dedicata alla medicina. Ci sarà un biblioteca specializzata, un archivio con la classificazione delle piante medicamentose, un ricettario ideato dagli stessi guaritori... Occorreranno più di 10 anni perché l'intero progetto possa essere concluso". Per il momento l'associazione ha trovato parte dei finanziamenti necessari alla sua realizzazione (in tutto, 60 milioni di lire). Ne servono ancora, ma soprattutto servono tante persone di buona volontà disposte a darsi da fare per far crescere il progetto. "Se c'è qualcuno disponibile ad aiutarci e sostenerci, si faccia avanti", invita, per concludere, Luca. "In questo momento cerchiamo tra l'altro persone disposte a lavorare per un po' di tempo in Burkina Faso".