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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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I Cristiani Ortodossi

di Maddalena Masutti

Dei cristiani ortodossi si sente parlare in determinate circostanze: negli incontri tra personalità autorevoli, in occasione di rapporti ecumenici o di spiacevoli episodi di guerra, quando la confessione religiosa com’è successo nei Balcani, ha il suo peso in politica.
Non è però che degli ortodossi si sappia molto. Essi stessi sentono attualmente il bisogno di farsi conoscere meglio.

 

Un po' di storia

San Paolo nel prologo della prima lettera ai Corinzi si rivolge "alla chiesa di Dio che è a Corinto" specificando: "a coloro che sono stati santificati in Gesù Cristo, chiamati per essere santi" (1Cor.1,2).
L'aggettivo greco "ortodossa", unito al termine chiesa, indica il retto insegnamento di fede in continuità ininterrotta con la tradizione apostolica. Da questo punto di vista tutta la chiesa antica era ortodossa. Il termine 'ortodossia’ infatti veniva usato con naturalezza anche nella parte occidentale della chiesa. Caratterizzava la fede della chiesa universale.
In un senso analogo alcune chiese, non appartenenti strettamente parlando all’ortodossia, si chiamavano ortodosse per affermare la rettitudine della loro fede. Comunque l'espressione “chiesa ortodossa” dopo il concilio di Calcedonia (451), mette in evidenza la chiesa (universale) che rimane nella retta fede, a differenza delle chiese copta, etiope, armena e siriaca che "avevano abbracciato errori Cristologici".
Dopo questa separazione la chiesa ortodossa si trovò ridotta al mondo greco-latino. Nel XI secolo per un insieme di motivi, tra cui l'introduzione del ‘Filioque’, la diversità di concepire i rapporti fra le chiese locali, fra i vescovi e specialmente l’autorità del vescovo di Roma sugli altri e su tutta la chiesa, anche il complesso ecclesiale greco-romano si divise in due. Si impose la frontiera linguistica e politica che divideva l'impero: alla chiesa orientale rimase la denominazione chiesa ortodossa, quella occidentale prese il nome di chiesa cattolica.
Dopo lo scisma del 1054, all'interno della chiesa ortodossa prese un primato di onore il patriarcato di Costantinopoli che cristianizzò i popoli slavi attraverso l'opera dei santi Cirillo e Metodio. Lo stesso patriarcato riorganizzò popolazioni come quella dei valacchi, gli avi dei romeni di oggi, sul cui territorio si sono scoperte vestigia cristiane dei primissimi secoli (II-III). I bulgari, i serbi, i boe- mi, i romeni, i russi ed altri popoli della zona ricevettero l'organizzazione ecclesiale, con liturgia, diritto canonico e rito bizantino, sebbene tale organizzazione non fosse una questione di principio.
Con il passar del tempo, sulla base della coscienza nazionale dei diversi popoli, coltivata anche dall'uso della propria lingua nel culto, si formarono accanto agli antichi patriarcati (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) diverse chiese indipendenti o autocefale dal punto di vista canonico. Tale situazione non costituisce tuttora alcun problema, perchè nella concezione ortodossa non è l'unità amministrativa, ma l'unità di fede l'elemento che garantisce l'unità della chiesa.

 

Per saperne di più

Nel desiderio di farsi conoscere, gli ortodossi italiani hanno rilanciato con una certa vivacità, in occasione del 2000, la rivista “Italia Ortodossa”, nata nel 1976. E’ curata dalla “Libera associazione cristiano-ortodossa ‘San Marco d’Efeso’ (1391-1444)”.
Le chiese greco-ortodosse, non a- vendo subito il regime comunista sul proprio territorio come altre popolazioni ortodosse, non hanno avuto intralci nella loro tradizione culturale e religiosa.
Per la conoscenza che ci proponiamo, si presta particolarmente un articolo: “La Rivelazione di Dio“ di Maximos Lavriotis, monaco del monte Athos, (n. 1949) famoso per la cultura, gli scritti e gli interessi ecumenici. Il sottotitolo del suo testo è significativo: “La differenza cruciale tra la teologia orientale e quella occidentale”.
La Redazione della rivista si premura di avvisare i lettori che il pensiero del monaco Maximos si discosta dalla teologia che viene attualmente irradiata dall’Istituto Ortodosso di Teo- logia di Parigi, con sostenitori tra i nomi più importanti del mondo ortodosso. I redattori affermano di ricollegarsi a San Gregorio Palama (1269-1359, teologo bizantino, monaco al Monte Athos), per dire che “all’apice dell’Ortodossia stanno coloro che sono vissuti nella contemplazione... purificati nell’anima e nel corpo. Quindi il vero teologo della chiesa non è l’accademico, ma colui che ha la visione del Cristo risorto”.
Ribadiscono pure che la successione apostolica tramandata da una generazione all’altra “è la spiritualità di Cristo, unica garanzia del deposito della fede: solo con una vita retta e una spiritualità vera è possibile conservare i dogmi ortodossi” . Di conseguenza “l’unico e principale lavoro del clero è l’accoglimento, la conservazione e la trasmissione della spiritualità in Cristo”.
Maximos Lavriotis è su questa linea.

 

La specificità della Rivelazione

Egli afferma che ebraismo e cristianesimo, definite religioni rivelate, sono d’accordo nell’ammettere che “l’aspetto più significativo della Rivelazione biblica è il fatto che Dio manifesta se stesso... Tutti i teologi moderni però pensano principalmente alla comunicazione del messaggio biblico e non pongono attenzione alla realtà dell’evento nel suo insieme, al significato cioè che può avere per ciascuno di noi, personalmente, il fatto che Dio ha rivelato se stesso alle sue creature”. L’autore vuole sottolineare l’importanza di questa differenza.
“E’ sempre Dio che prende l’iniziativa e si rivela in maniera da far entrare l’uomo nella sua realtà increata: il Regno di Dio. Nella rivelazione tramite Cristo, il Regno di Dio rimane sempre inaccessibile, ma include anche l’Umanità di Cristo”.
La “Parola di Dio” nell’A.T. implica sempre una manifestazione del divino, anche se il termine ‘parola’ viene spesso confuso con ‘discorso’o ‘espressione’. Nel Verbo fatto carne, l’umanità viene assunta per grazia nell’increato Regno di Dio. E’ un mistero ineffabile, incomprensibile e incomunicabile.
“L’evento si può narrare, tuttavia la narrazione non può rendere partecipi. Quando nella Bibbia leggiamo che Dio si rivolse ad Abramo noi non raggiungiamo la situazione di Abramo, ne rimaniamo estranei. Nella chiesa primitiva, la divina rivelazione riguardante il Cristo risorto, espressione palese dell’increato Regno di Dio tra gli uomini, era considerata la realtà definitiva e come tale veniva conservata silenziosamente in atteggiamento di adorazione. Parlare di questo era ritenuto empio ed improprio, almeno all’inizio quando gli Apostoli erano ancora vivi”.
Ebrei e cristiani non usavano, secondo l’autore, occuparsi pienamente della comprensione e dell’interpretazione del messaggio. Non rientrava nelle loro specifiche intenzioni salvare una determinata opinione sulla Rivelazione.
Dato questo loro atteggiamento, un po’ alla volta incominciò ad emergere in esclusiva il messaggio come tale. L’attenzione sul “contenuto reale del Cristianesimo, quell’essenza del Vangelo non traducibile in concetti, affine alla visione di Dio che porta direttamente alla reale unione con lui”, si affievolisce così o scade del tutto.
Maximos richiama l’esperienza di Giacobbe. Dopo aver lottato tutta la notte: “Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata preservata”, o come dice la traduzione dei Settanta: “La mia anima è stata salvata”. La salvezza è “realizzata al massimo attraverso un rapporto diretto, un contatto frontale e reale con la realtà deificante, con Dio”.

Con rammarico

L’ “automanifestazione di Dio”, più che il consueto messaggio trascritto in un libro da interpretare, consiste per Maximos Lavriotis, nella vitale “identificazione con Dio”. Non è il semplice avvicinarsi a lui o avere una qualche relazione.
“Il cristiano ortodosso riteneva non solo che in Cristo la Parola di Dio è divenuta carne ‘visibile’, ma che la sua gloria increata può, per grazia, divenire realmente ‘visibile’ al fedele”. Ricorda le esperienze di San Paolo. Ma soggiunge con rammarico, “gli ortodossi moderni si sono distanziati dall’esperienza di Rivelazione. L’uomo riceve la Rivelazione solamente se si identifica con la grazia di Dio e viene riempito della divina luce”.
Anche l’autorità nella chiesa primitiva è basata sulla Rivelazione divina. “Non avrebbero mai potuto pesare sulla successione apostolica questioni di luogo, dignità, ordinazione, particolari privilegi attribuiti ad una determinata sede o persona.
La successione apostolica e l’appartenenza al Corpo di Cristo sono una stessa identica realtà, assegnata ugualmente a uomini e donne, malgrado ogni discriminazione, e garantita attraverso la manifestazione del Cristo risorto... ”.
Il monaco Maximos Lavriotis accompagna le sue riflessioni con un exursus attraverso la storia della chiesa e chiude con un’esposizione dei punti ritenuti più salienti del catechismo cattolico (1994). Il tutto a dimostrazione dello svilimento e della riduzione subiti dall’immensa ricchezza di grazia insita nel rapporto di rivelazione di Dio all’uomo. . Seguendo la sua esposizione, sembra di sentir alitare qualcosa della bellezza della spiritualità che emerge dalla migliore letteratura della Russia ortodossa. In ognuna delle ormai tante chiese cristiane ci sono ancora vive, in mezzo a chiusure e ristrettezze, delle perle rimaste in comune.

 

Che cosa pensare...

E’ velleitario credere di poter, in breve, dire qualcosa di una cultura religiosa di cui le reciproche chiese hanno condiviso per secoli verità di importanza basilare. Solo qualche accenno.
“L’evangelizzazione ortodossa ha un altro stile” è l’articolo di Padre David Moser su “Italia Ortossa”. Il termine di confronto, sullo sfondo, è sempre la chiesa cattolica.
“La prima e più importante cosa da ricordare è che noi non portiamo nessuno in Chiesa: questo non è il nostro compito... E’ Dio che conduce le persone alla porta della chiesa e che le convince ad entrare. Noi dobbiamo tenere la porta bene aperta e visibile. Pertanto l’evangelizzazione ortodossa deve essere centrata sulla chiesa: bellezza dell’edificio, delle officiature, frequenza e disponibilità delle funzioni.
Si serve l’evangelizzazione ortodossa per mezzo di belle icone, cupole dorate, croci che si innalzano al cielo, profumo d’incenso e canto degli offici. La si realizza per mezzo della nostra visibilità come cristiani ortodossi al “massimo” senza riserve o compromessi ...”
Sforzarci di cogliere negli altri la possibilità di un arricchimento per la propria attività missionaria è un buon esercizio. Semplici sfumature possono riaprire orizzonti diversi. Nel mondo di oggi i cristiani sono chiamati a puntare sull’essenzialità del Vangelo come una forza unitaria possibilmente.