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Tra i Dogon
P.
Marcel Kervran dei Padri Bianchi, nato a Tours nel 1919
e ordinato sacerdote a Cartagine nel 1951, viene mandato prima
a Gao, poi a Bandiagara, nel paese dogon, dove rimane per 35
anni.
Con un gruppo di catechisti ha tradotto
il Nuovo Testamento e parte dell’Antico, i testi liturgici,
e redasse una grammatica e un dizionario Dogon-Francese.
Ritornato in Francia, nel 1991, ha
pubblicato il libro: “La vita e la morte nel Paese Dogon”.
Riportiamo una sua intervista
rilasciata a “Voix d’Afrique”.
Lei ha pubblicato un libro sugli usi e
costumi dei Dogon. Occorre molto tempo per
arrivare a conoscere questi costumi?
Sì, e bisogna conoscere bene la lingua
locale, che è una lingua difficile. Più che parlare di
costumi, penso che si debba parlare di cultura, parola dal
contenuto più ricco. La cultura che caratterizza una società
comprende tutto ciò che pensa tradizionalmente la gente, la
sua maniera di esprimerlo, le tradizioni orali, i costumi, i
tabù, il modo di comportarsi nelle diverse situazioni
dell’esistenza, nei confronti di Dio, dei vivi e dei morti.
Qual è il loro concetto di Dio?
Sono monoteisti. Credono in un solo Dio,
creatore dell’universo e degli uomini, provvidenza per gli
uomini e anche per gli animali. C’è un detto che suona:
“E’ Dio che dà l’acqua alle termiti e procura da bere
alle faraone”. Credono negli “spiriti”, ma questi spiriti non sono degli dei.
Secondo certe loro dichiarazioni, Dio è
anche il difensore delle vedove e il padre degli orfani. Ci
sono parole che ricordano la saggezza della Bibbia: “Chi
cammina a piedi, Dio lo fa andare a cavallo; chi va a cavallo,
Dio lo fa andare a piedi.”
Ci sono cose difficili da comprendere,
addirittura incomprensibili?
Incomprensibili, sì e no, perché si cerca
sempre di capire. Ci si mette nella mentalità della gente,
accettando che il suo modo di pensare non sia sempre secondo
la nostra logica.
E’ vero che ci sono state cose ostiche da
capire. Lei sa quanto sia difficile ottenere informazioni
dagli anziani! Non basta andare in un villaggio con un
registratore per fare domande...Se gli anziani non vi
conoscono, non rispondono. E’ perchè sono molto conosciuto
in certi villaggi, che ho potuto ottenere tante informazioni.
In molti casi sono stati i catechisti, stimati dagli anziani,
ad ottenere informazioni che io non avrei mai potuto avere.
Per esempio?
Riguardo ai canti eseguiti durante i
funerali, detti “canti della morte”, che durano due
giorni. Quelli cantati nella seconda notte, sono riservati a
un gruppo di uomini iniziati. Devono essere fatti
integralmente e come vuole la tradizione, senza omissioni. Se
c’è un errore, bisogna ricominciare.
La difficoltà per comprendere questi canti
rituali, dalla struttura molto arcaica, deriva dal fatto che
gli iniziati non devono parlarne e rivelarne il senso.
Sono di una efficacia speciale?
Ciò che viene celebrato per i defunti ha lo
scopo di accompagnarli fino alla dimora dei morti. Se i riti
non sono stati osservati secondo la tradizione, lo spirito del
defunto è errante. Si teme che rientri nel villaggio per fare
del male. Quando qualcuno va a fare le condoglianze per un
morto, prima di entrare nel villaggio, prende delle foglie
d’albero, le depone in terra con un sasso sopra per indicare
al morto che non vi deve entrare.
Questi riti possono durare a lungo, anche
diverse settimane.
Un’altra difficoltà per ottenere delle
informazioni, riguarda le donne. E’ molto delicato per noi
fare certe domande! Solo tramite donne diventate cristiane, e
che da giovani hanno vissuto quei riti, si possono avere
informazioni sul matrimonio, sull’iniziazione delle
ragazze...ecc.
In quale misura alcuni di questi riti,
per i funerali ad esempio, possono essere utilizzati dai
cristiani?
Si sono presi i ritmi dei canti dogon, per
cantare i salmi o i canti liturgici. Un catechista ha
diviso in strofe il testo della Passione di Gesù che viene
cantato sul ritmo e la melodia di uno dei “canti per i
morti”, eseguito sia dagli uomini che dalle donne.
Ci sono altri ritmi adatti a celebrazioni
tradizionali che i primi cristiani convertiti, essendo adulti,
erano inizialmente reticenti ad usare. Dicevano: “Se
sentiamo questi tocchi di tam-tam, ci viene in mente ciò che
abbiamo vissuto nella religione tradizionale”. Finirono per
accettarne l’uso. D’altra parte non sono stati i
missionari a comporli e alla fine, l’utilizzazione dei
tam-tam in chiesa non ha fatto difficoltà.
Per la stessa inumazione non c’erano
problemi. I morti non sono sepolti, ma deposti in grotte,
grandi grotte comuni. In generale in ogni villaggio ci sono più
grotte: una per i vecchi,una per i lebbrosi, una per i morti comuni. Anche i cristiani
sono inumati in questo modo.
E per il matrimonio... ?
Per certi riti non ci sono problemi. Ad
esempio la sposa porta dell’acqua nella grande casa della
famiglia di suo marito e, lei stessa, versa quell’acqua
nella grande giara che serve per bere.
Far versare l’acqua nella giara da
un’altra donna significherebbe il suo rifiuto di quel
matrimonio. In altri villaggi, la sposa deve portare un
paniere nuovo nella casa di suo marito.Questi riti non fanno
problema per i cristiani.
E la scelta prima del matrimonio?
In questo caso le cose sono diverse. Una
bambina è “promessa” già dalla nascita. E’ chiesta da
un’altra famiglia per diventare la sposa di uno dei propri
giovani. Diventata grande, ver-so i 12 anni, viene scelto il
ragazzo che la sposerà.
C’è dunque un impegno e, da questo
momento, quella che noi chiamiamo la fidanzata è considerata
come sua moglie. Non si chiede il parere della ragazza. Si
tratta di un’intesa fra famiglie amiche. Ordinariamente non ci sono problemi dopo, e la ragazza
accetta il fidanzato. In generale, le unioni contratte in
queste condizioni tengono bene. Se una ragazza rifiutasse il
suo fidanzato, non sarebbe comunque libera.
Praticamente è obbligata da sua madre ad
accettare il matrimonio. Se lascia la casa del marito
abbastanza presto, viene riportata da lui. Se lo lascia per
una seconda volta... solo allora viene lasciata libera.
Queste usanze devono porre gravi problemi per
il matrimonio cristiano per il quale il libero consenso è
necessario su pena di nullità!.
Certo! I cristiani hanno dovuto adattarsi. Se
le famiglie si mettono d’accordo, anche i figli devono
essere d’accordo. Si è fissato il momento del fidanzamento
verso i 12-13 anni. A questa età la ragazza conosce il
fidanzato, ha sentito parlare di lui, è abbastanza matura per
dare il suo parere. Può accettare o rifiutare il fidanzato
che le viene proposto e dare il suo parere indicando il
giovane da lei scelto. Più tardi potranno sposarsi in chiesa.
Ma, durante la preparazione diretta al matrimonio, bisogna
assicurarsi, per quanto è possibile, che i futuri sposi si
accettino liberamente.
I cristiani possono continuare a
praticare certe usanze, escluse quelle in cui si tratta di
sacrifici?
Sì, in generale è così. Come per la
partecipazione dei giovani cristiani alle danze delle
maschere. L’iniziazione alle maschere è una cosa molto
importante presso i Dogon.
Il primo catechista della missione di
Bandiagara era partito per la città, a Segou, quando aveva
19-20 anni. Qui aveva lavorato presso una famiglia cristiana.
Incominciò a conoscere i cristiani e, ben presto, ritornò
alla missione, prima come maestro di lingua, e poi per
accompagnare i missionari nei loro viaggi. Venne battezzato,
il primo battezzato della parrocchia. Poiché non era presente
al momento dell’iniziazione alle maschere dei giovani della
sua età, rimase escluso. Volle farla, dopo essere diventato
cristiano. Pur non avendo partecipato ai sacrifici fece
l’iniziazione mettendo una croce sulla sua maschera.
La conoscenza di questa cultura vi ha
certamente aiutato a parlare del Vangelo...
Sì. Quando arrivai, c’era un piccolo
catechismo nel quale si diceva: “Chi ha creato il mondo ?
Chi ha creato l’uomo?”. Evidentemente è inutile insegnare
loro questo. Sanno benissimo, come noi, che è stato Dio! Ci
siamo accorti che bisognava preferibilmente partire dalla
“storia della salvezza”:
Dio ha fatto una promessa di salvezza ad
Abramo... promessa che è stata approfondita dal popolo
dell’Alleanza, soprattutto dai Profeti, e realizzata da Gesù-Cristo.
E’ molto importante perché, nella loro visione religiosa,
non hanno una “storia” della salvezza.
E’ facile parlare di Gesù Cristo ?
Non è mai facile. Ma la gente è
interessata, ascolta e comprende molto bene. E poi c’è lo
Spirito Santo che guida. Il catecumenato dura almeno tre anni.
Spesso siamo meravigliati dalla fede della gente.
Realizzano abbastanza presto che il battesimo è una
cosa seria. Ho conosciuto dei catecumeni che hanno atteso
diversi anni prima di chiedere il battesimo perché si
rendevano conto che non erano nelle condizioni di farlo.
Per esempio, un adulto che aveva terminato il
catecumenato e che viveva con suo padre nella grande casa di
famiglia, doveva procurare le galline per i sacrifici e
assistere suo padre durante il rito. Attese che suo padre
morisse per chiedere il battesimo.
Senza dubbio, durante il catecumenato,
vengono avvertiti di queste incompatibilità!
Sì. Durante i riti che preparano al
battesimo, nell’ultimo anno, c’è un impegno per Cristo e
la rinuncia a quanto non
è compatibile col battesimo. Ci siamo accorti che la
rinuncia non doveva comportare semplicemente una rinuncia al
“male”.
Si doveva precisare la rinuncia a questo o a
quel lo spirito, a ciò che è veramente contrario alla
rivelazione cristiana. D’altra parte questi problemi
potranno essere risolti, per una migliore inculturazione, dai
sacerdoti dogon.
Una conclusione?
Vorrei fare un esempio. All’ordinazione di
due sacerdoti, (uno di Bandiagara), durante il canto delle
litanie dei santi, i due ordinandi prosternati al suolo sono
stati coperti con una coperta dogon, che serve a coprire gli
anziani durante i funerali degli uomini. Ai lati degli
ordinandi una donna emetteva dei “you-you”, rito che
ricorda il pianto delle donne quando la salma viene tolta
dalla casa mortuaria. E’ il simbolo della rinuncia alle
ricchezze, agli onori e al potere, richiesto ai sacerdoti,
perché diventino uomini nuovi, interamente dedicati ai
fratelli e alla Chiesa.
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