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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Tra i Dogon

P. Marcel Kervran dei Padri Bianchi, nato a Tours nel 1919 e ordinato sacerdote a Cartagine nel 1951, viene mandato prima a Gao, poi a Bandiagara, nel paese dogon, dove rimane per 35 anni.
Con un gruppo di catechisti ha tradotto il Nuovo Testamento e parte dell’Antico, i testi liturgici, e redasse una grammatica e un dizionario Dogon-Francese.
Ritornato in Francia, nel 1991, ha pubblicato il libro: “La vita e la morte nel Paese Dogon”.

Riportiamo una sua intervista rilasciata a “Voix d’Afrique”.

 

Lei ha pubblicato un libro sugli usi e costumi dei Dogon. Occorre molto tempo per arrivare a conoscere questi costumi?

Sì, e bisogna conoscere bene la lingua locale, che è una lingua difficile. Più che parlare di costumi, penso che si debba parlare di cultura, parola dal contenuto più ricco. La cultura che caratterizza una società comprende tutto ciò che pensa tradizionalmente la gente, la sua maniera di esprimerlo, le tradizioni orali, i costumi, i tabù, il modo di comportarsi nelle diverse situazioni dell’esistenza, nei confronti di Dio, dei vivi e dei morti.

 

Qual è il loro concetto di Dio?

Sono monoteisti. Credono in un solo Dio, creatore dell’universo e degli uomini, provvidenza per gli uomini e anche per gli animali. C’è un detto che suona: “E’ Dio che dà l’acqua alle termiti e procura da bere alle faraone”. Credono negli “spiriti”, ma questi spiriti non sono degli dei.

Secondo certe loro dichiarazioni, Dio è anche il difensore delle vedove e il padre degli orfani. Ci sono parole che ricordano la saggezza della Bibbia: “Chi cammina a piedi, Dio lo fa andare a cavallo; chi va a cavallo, Dio lo fa andare a piedi.”

 

Ci sono cose difficili da comprendere, addirittura incomprensibili?

Incomprensibili, sì e no, perché si cerca sempre di capire. Ci si mette nella mentalità della gente, accettando che il suo modo di pensare non sia sempre secondo la nostra logica.

E’ vero che ci sono state cose ostiche da capire. Lei sa quanto sia difficile ottenere informazioni dagli anziani! Non basta andare in un villaggio con un registratore per fare domande...Se gli anziani non vi conoscono, non rispondono. E’ perchè sono molto conosciuto in certi villaggi, che ho potuto ottenere tante informazioni. In molti casi sono stati i catechisti, stimati dagli anziani, ad ottenere informazioni che io non avrei mai potuto avere.

Per esempio?

Riguardo ai canti eseguiti durante i funerali, detti “canti della morte”, che durano due giorni. Quelli cantati nella seconda notte, sono riservati a un gruppo di uomini iniziati. Devono essere fatti integralmente e come vuole la tradizione, senza omissioni. Se c’è un errore, bisogna ricominciare.

La difficoltà per comprendere questi canti rituali, dalla struttura molto arcaica, deriva dal fatto che gli iniziati non devono parlarne e rivelarne il senso.

Sono di una efficacia speciale?

Ciò che viene celebrato per i defunti ha lo scopo di accompagnarli fino alla dimora dei morti. Se i riti non sono stati osservati secondo la tradizione, lo spirito del defunto è errante. Si teme che rientri nel villaggio per fare del male. Quando qualcuno va a fare le condoglianze per un morto, prima di entrare nel villaggio, prende delle foglie d’albero, le depone in terra con un sasso sopra per indicare al morto che non vi deve entrare.

Questi riti possono durare a lungo, anche diverse settimane.

Un’altra difficoltà per ottenere delle informazioni, riguarda le donne. E’ molto delicato per noi fare certe domande! Solo tramite donne diventate cristiane, e che da giovani hanno vissuto quei riti, si possono avere informazioni sul matrimonio, sull’iniziazione delle ragazze...ecc.

In quale misura alcuni di questi riti, per i funerali ad esempio, possono essere utilizzati dai cristiani?

Si sono presi i ritmi dei canti dogon, per cantare i salmi o i canti liturgici. Un catechista ha diviso in strofe il testo della Passione di Gesù che viene cantato sul ritmo e la melodia di uno dei “canti per i morti”, eseguito sia dagli uomini che dalle donne.

Ci sono altri ritmi adatti a celebrazioni tradizionali che i primi cristiani convertiti, essendo adulti, erano inizialmente reticenti ad usare. Dicevano: “Se sentiamo questi tocchi di tam-tam, ci viene in mente ciò che abbiamo vissuto nella religione tradizionale”. Finirono per accettarne l’uso. D’altra parte non sono stati i missionari a comporli e alla fine, l’utilizzazione dei tam-tam in chiesa non ha fatto difficoltà.

Per la stessa inumazione non c’erano problemi. I morti non sono sepolti, ma deposti in grotte, grandi grotte comuni. In generale in ogni villaggio ci sono più grotte: una per i vecchi,una per i lebbrosi, una per i morti comuni. Anche i cristiani sono inumati in questo modo.

E per il matrimonio... ?

Per certi riti non ci sono problemi. Ad esempio la sposa porta dell’acqua nella grande casa della famiglia di suo marito e, lei stessa, versa quell’acqua nella grande giara che serve per bere.

Far versare l’acqua nella giara da un’altra donna significherebbe il suo rifiuto di quel matrimonio. In altri villaggi, la sposa deve portare un paniere nuovo nella casa di suo marito.Questi riti non fanno problema per i cristiani.

E la scelta prima del matrimonio?

In questo caso le cose sono diverse. Una bambina è “promessa” già dalla nascita. E’ chiesta da un’altra famiglia per diventare la sposa di uno dei propri giovani. Diventata grande, ver-so i 12 anni, viene scelto il ragazzo che la sposerà.

C’è dunque un impegno e, da questo momento, quella che noi chiamiamo la fidanzata è considerata come sua moglie. Non si chiede il parere della ragazza. Si tratta di un’intesa fra famiglie amiche. Ordinariamente non ci sono problemi dopo, e la ragazza accetta il fidanzato. In generale, le unioni contratte in queste condizioni tengono bene. Se una ragazza rifiutasse il suo fidanzato, non sarebbe comunque libera.

Praticamente è obbligata da sua madre ad accettare il matrimonio. Se lascia la casa del marito abbastanza presto, viene riportata da lui. Se lo lascia per una seconda volta... solo allora viene lasciata libera.

Queste usanze devono porre gravi problemi per il matrimonio cristiano per il quale il libero consenso è necessario su pena di nullità!.

Certo! I cristiani hanno dovuto adattarsi. Se le famiglie si mettono d’accordo, anche i figli devono essere d’accordo. Si è fissato il momento del fidanzamento verso i 12-13 anni. A questa età la ragazza conosce il fidanzato, ha sentito parlare di lui, è abbastanza matura per dare il suo parere. Può accettare o rifiutare il fidanzato che le viene proposto e dare il suo parere indicando il giovane da lei scelto. Più tardi potranno sposarsi in chiesa. Ma, durante la preparazione diretta al matrimonio, bisogna assicurarsi, per quanto è possibile, che i futuri sposi si accettino liberamente.

I cristiani possono continuare a praticare certe usanze, escluse quelle in cui si tratta di sacrifici?  

Sì, in generale è così. Come per la partecipazione dei giovani cristiani alle danze delle maschere. L’iniziazione alle maschere è una cosa molto importante presso i Dogon.

Il primo catechista della missione di Bandiagara era partito per la città, a Segou, quando aveva 19-20 anni. Qui aveva lavorato presso una famiglia cristiana. Incominciò a conoscere i cristiani e, ben presto, ritornò alla missione, prima come maestro di lingua, e poi per accompagnare i missionari nei loro viaggi. Venne battezzato, il primo battezzato della parrocchia. Poiché non era presente al momento dell’iniziazione alle maschere dei giovani della sua età, rimase escluso. Volle farla, dopo essere diventato cristiano. Pur non avendo partecipato ai sacrifici fece l’iniziazione mettendo una croce sulla sua maschera.

La conoscenza di questa cultura vi ha certamente aiutato a parlare del Vangelo...

Sì. Quando arrivai, c’era un piccolo catechismo nel quale si diceva: “Chi ha creato il mondo ? Chi ha creato l’uomo?”. Evidentemente è inutile insegnare loro questo. Sanno benissimo, come noi, che è stato Dio! Ci siamo accorti che bisognava preferibilmente partire dalla “storia della salvezza”:

Dio ha fatto una promessa di salvezza ad Abramo... promessa che è stata approfondita dal popolo dell’Alleanza, soprattutto dai Profeti, e realizzata da Gesù-Cristo. E’ molto importante perché, nella loro visione religiosa, non hanno una “storia” della salvezza.

E’ facile parlare di Gesù Cristo ?

Non è mai facile. Ma la gente è interessata, ascolta e comprende molto bene. E poi c’è lo Spirito Santo che guida. Il catecumenato dura almeno tre anni. Spesso siamo meravigliati dalla fede della gente. Realizzano abbastanza presto che il battesimo è una cosa seria. Ho conosciuto dei catecumeni che hanno atteso diversi anni prima di chiedere il battesimo perché si rendevano conto che non erano nelle condizioni di farlo.

Per esempio, un adulto che aveva terminato il catecumenato e che viveva con suo padre nella grande casa di famiglia, doveva procurare le galline per i sacrifici e assistere suo padre durante il rito. Attese che suo padre morisse per chiedere il battesimo.

Senza dubbio, durante il catecumenato, vengono avvertiti di queste incompatibilità!

Sì. Durante i riti che preparano al battesimo, nell’ultimo anno, c’è un impegno per Cristo e la rinuncia a quanto non è compatibile col battesimo. Ci siamo accorti che la rinuncia non doveva comportare semplicemente una rinuncia al “male”.

Si doveva precisare la rinuncia a questo o a quel lo spirito, a ciò che è veramente contrario alla rivelazione cristiana. D’altra parte questi problemi potranno essere risolti, per una migliore inculturazione, dai sacerdoti dogon.

Una conclusione?

Vorrei fare un esempio. All’ordinazione di due sacerdoti, (uno di Bandiagara), durante il canto delle litanie dei santi, i due ordinandi prosternati al suolo sono stati coperti con una coperta dogon, che serve a coprire gli anziani durante i funerali degli uomini. Ai lati degli ordinandi una donna emetteva dei “you-you”, rito che ricorda il pianto delle donne quando la salma viene tolta dalla casa mortuaria. E’ il simbolo della rinuncia alle ricchezze, agli onori e al potere, richiesto ai sacerdoti, perché diventino uomini nuovi, interamente dedicati ai fratelli e alla Chiesa.