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Ecumenismo e Dialogo
di Maddalena Masutti
Ecumenismo e dialogo sono segni di
innegabile risveglio religioso. Nonostante la caduta di
fondamentali valori religiosi, oggi, questi movimenti, aprono
a grandi speranze.
I segni di risveglio religioso appaiono forse con più forza, quando assumono un
aspetto collettivo. Coinvolgendo un certo numero di persone diventano evidenti, almeno per gli
interessati, mentre possono essere del tutto ignorati da
estranei. Il fattore religioso assume un ruolo prioritario
nella vita della gente se è basato, almeno inizialmente, su
convinzioni profonde. Poi può subentrare la tradizione, il
costume. Si deve comunque tenere presente che le attività di
gruppo o di massa, partono ordinariamente da esigenze di
singoli individui. Le vicende storiche che hanno portato nel
'500 il cristianesimo europeo a frantumarsi in un certo numero
di chiese, hanno avuto inizialmente i loro ben individuati
protagonisti. Quelle vicende hanno lasciato strascichi
dolorosi che hanno rovinato per secoli i rapporti tra i vari
gruppi di cristiani. Si accenna ad esse perché, al momento
attuale, un sicuro sintomo di risveglio religioso è
riscontrabile nel movimento ecumenico come bisogno di creare
rapporti positivi tra le confessioni cristiane: cattolicesimo,
protestantesimo, ortodossia.
L'opportunità dell'ecumenismo
Singoli cristiani o comunità di credenti,
che vivono in presenza di gente di razze diverse, si rendono
conto che la religione è il mezzo più idoneo per superare le
difficoltà della
convivenza. La vita concreta, può far sentire il bisogno
dell'unità delle chiese, più delle stesse esigenze
dottrinali. I missionari del Corno d'Africa, ad es.,
auspicano, da parecchi anni, che vengano tolte le barriere tra
le varie confessioni cristiane della zona, in modo che la
gente, e chi governa, non ponga nella propria appartenenza
religiosa, la giustificazione alle forme di accaparramento e
di ostilità. Per giusti moti vi la chiesa cattolica sostiene
d'autorità l'unione della conferenza episcopale
Etiope-Eritrea, anche al di là della separazione politica dei
due paesi. E il Papa Giovanni Paolo II ha esplicitamente
affermato l'inesistenza di problemi teologici nei confronti
della chiesa ortodossa del posto. Anche gli ultimi avvenimenti
della Balcania hanno convinto gli operatori umanitari e le
autorità religiose dell'opportunità della fratellanza tra le
confessioni religiose. Se si guarda all'espandersi dell'Islam
in Europa e nel mondo, ci si accorge di quanto aiuto può
essere la compattezza del cristianesimo, nelle sue varie
denominazioni, per arginare il pericolo del fondamentalismo.
Senza ostilità, ma con la dovuta consapevolezza.
Indubbiamente il risveglio religioso non si misura partendo
solo da fatti esteriori, ma questi fatti possono aiutare a
cogliere i motivi di disagio e spingere a delle soluzioni. Non
era sicuramente di grande portata la situazione di un paese
della pedemontana veneta diviso da alcuni anni in due filoni:
cattolico ed ortodosso. Buona parte della reciproca ostilità
tra i 2000 abitanti circa, verteva su questioni inerenti alla
priorità di uscita della processione del venerdì santo o del
suono delle campane il giorno di Pasqua. Sono ancora in corso
gli sforzi, non per tornare all'unità di 50 anni prima, ma
per trovare il modo di convivere semplicemente. Il
consolidarsi per tanto tempo, di rapporti reciprocamente
negativi, quando si tratti di confessioni cristiane diverse,
non aiuta l'affermarsi dell'ecumenismo, come fattore di
rinnovamento civile e religioso.
Il dialogo interreligioso
Un fermento di sicuro risveglio è il
diffondersi del dialogo tra le grandi religioni. Si tratta di
due movimenti diversi: ecumenismo e interreligiosità, le cui
differenze non escludono motivazioni in comune. Forse proprio
gli elementi comuni costituiscono, secondo alcuni, qualche
remora alla loro coesistenza. Per i militanti dell'ecumenismo
sembra a volte che il dialogo interreligioso proceda più
agevole, con il vento in poppa. L'Assemblea tenuta a Roma
(24-28 ottobre '99) è un esempio eclatante. La strada per gli
ecumenici invece, è spesso irta di ostacoli. Non è possibile
comunque appoggiare l'uno ed ignorare del tutto l'altro,
perchè i due movimenti sottintendono un interesse religioso
dovuto al fatto della propria appartenenza o a motivi
culturali di carattere più universale. Date le possibilità
di comunicazione, e data l'interferenza tra politica e
religione, non possono essere ignorati. I sostenitori
dell'unità dei cristiani trovano nell'interreligioso un
prolungamento naturale al loro coinvolgimento ecclesiale. Lo
testimoniano con la presenza ad associazioni più estese come
"la Conferenza mondiale delle religioni per la
pace", "La Fraternità di Abramo",
"L'Amicizia Giudeo-cristiana" e le molte iniziative
da parte di istituzioni cristiane per conoscere l'islam.
I dati storici
Il dialogo interreligioso appare per primo e
con una connotazione solidamente impostata:
"Parlamento delle religioni", riunito per la prima
volta a Chicago nel 1893. Precede di una ventina d'anni la
prima assemblea ecumenica, tenuta ad Edimburgo nel 1915. Nei
suoi calcoli a lungo metraggio, la storia potrà ammettere che
hanno mosso i primi passi pressappoco assieme. Nel 1955, il
"Consiglio Ecumenico delle Chiese (COE)" che aveva
da poco raggiunto la propria configurazione, lanciò il suo
programma: "Parola di Dio e convinzioni religiose
contemporanee". Un atto di ardimento. Si concretizzò
infatti con la creazione di una sezione di "Dialogo tra i
seguaci delle tradizioni religiose e ideologiche del nostro
tempo". Esso sta alla base di numerosi documenti tra
mondo cristiano, Giudaismo ed Islam. Nonostante non appartenga
al COE, la chiesa cattolica è molto interessata alle sue
iniziative. All'ultima delle Assemblee generali (l'ottava),
tenuta ad Harare (Zimbabwe) nel dicembre 1998, il Papa G.
Paolo II mandò un messaggio e una delegazione di 23
osservatori. Contemporaneamente all'affermarsi del COE, il
Cardinale Roncalli, appoggiava a Venezia, per la chiesa
cattolica, la nascita del "SAE" (Segretariato
attività ecumeniche). Il movimento, affidato ai laici, si è
sviluppato notevolmente e soprattutto nei convegni annuali,
assume anche il carattere di dialogo interreligioso. Il primo
esplicito riferimento al dialogo interreligioso da parte della
chiesa cattolica viene fatto nell'enciclica "Ecclesiam
Suam" di Paolo VI nel 1964, anno in cui appare anche
l'"Unitatis redintegratio", decreto del Concilio
Vaticano II sull'ecumenismo. L'iniziativa si fa concreta ad
Assisi, nel 1986, con l'incontro e la preghiera per la pace
nel mondo, dei rappresentanti delle varie religioni.
Un'ulteriore felice esplosione di recente, l'invito di
Giovanni Paolo II all'Assemblea interreligiosa di "Roma
'99". In quell'occasione, l'Assemblea mondiale, lasciata
libera nella scelta delle tematiche da trattare, redasse in
pochi giorni un documento a carattere universale, superando le
proposte valide, ma limitate ad alcune aree
geografico-religiose, presentate inizialmente. Ottimo auspicio
per un futuro di lavoro in comune. L'ecumenismo sta
sensibilizzando sempre più alle questioni interreligiose. Gli
Avventisti, ad. es., appartenenti ad una chiesa cristiana
protestante, hanno programmato la loro prossima riunione
annuale sul tema: "Dialogo interreligioso e
Cristianesimo". Rimangono le differenze. Il dialogo
ecumenico ha come vocazione non tanto il riassorbimento delle
varie chiese, quanto una collaborazione finalizzata a Cristo
per la diffusione del Regno di Dio. Il dialogo interreligioso,
a sua volta, è ben lontano da una pretesa unificazione dei
credenti o delle loro pratiche. Il "Parlamento delle
religioni" si è fissato fin dall'inizio, l'unico
obiettivo di "unire le religioni contro ogni forma di
irreligiosità, unirle sulla base del rispetto reciproco e
della responsabilità morale". L'Assemblea di "Roma
'99" ha dato la prima prova di una felice riuscita:
responsabilità morale e pace tra i popoli.
Ragioni di apertura
Può risultare sconcertante il passaggio
dalla "sicurezza di fede in proprio" all'apertura
sulle diverse visuali altrui. E' inevitabile il timore che
venga sminuito il proprio patrimonio religioso o che si possa
incorrere in una deleteria forma di sincretismo (mescolanza di
dottrine religiose inconciliabili tra loro). A parte l'aiuto
che viene dal cammino fatto assieme, a rassicurare è la
Bibbia, nella quale il Cristianesimo affonda le sue radici.
Essa non costituisce un lungo trattato dottrinale, basato su
concetti astratti; è la storia concreta di un popolo che
scoprendo di essere stato scelto da Dio, ha fatto di Dio, a
sua volta, la scelta prioritaria della propria esistenza. La
fede scaturisce così come dono e come esperienza vissuta
nella realtà e legata a tutte le vicissitudini di un popolo,
l'ebraico. Cristo è un ebreo del suo tempo, aperto a tutte le
esigenze umane e religiose dei suoi connazionali. Si proclama
"Via, Verità" non solo, anche "Vita".
Come Figlio, non è unicamente portatore di una nuova
esperienza di Dio considerato Padre, non espone solo una nuova
dottrina, insegna anche a viverla. Nel suo insegnamento, parte
sempre dalle situazioni concrete. Entra così nella forza viva
del nostro essere. Illumina le nostre possibilità di
relazione con gli altri e con ciò che ci circonda. Per i suoi
seguaci, la "conoscenza" del tempo in cui si vive
non costituisce un pericolo, è se mai un dovere. A guidare la
storia, al di là delle capacità umane, è sempre il Padre.
La "conoscenza" allarga gli orizzonti, giungendo a
convincere che, al di là delle varie denominazioni delle
chiese, c'è la fede comune in Cristo che può agire lungo
un'unica direzione in molte occasioni. Le divisioni passate e
le diversità presenti non sono sempre ostacoli
insormontabili. Conoscere le altre religioni fa scoprire la
molteplicità delle vie di Dio aperte a tutti gli uomini.
Rende umili, ossequiosi e riconoscenti.
In vista del 2000
Il "Segretariato per l'Ecumenismo e il
Dialogo interreligioso", programmando l'Assemblea
interreligiosa dell'ottobre '99, aveva rivolto in anticipo a
tutti i credenti, particolarmente ai cattolici, un invito per
la Pentecoste dell'anno 2000. "La Pentecoste rievoca la
venuta dello Spirito. Lo stesso Spirito che discese sui primi
discepoli è sempre attivo nel cuore di tutti i popoli e nelle
loro tradizioni e culture, anche nei riti religiosi. Tutto
ciò che di buono e di nobile vi è nelle loro tradizioni può
essere attribuito all'opera dello Spirito Santo. In questo
modo lo Spirito Santo è il primo Motore nelle relazioni
interreligiose... La Pentecoste è il segno che la Babele può
essere superata, che l'armonia fra i popoli non è un'utopia e
che questo è, in ultima analisi, l'obiettivo del dialogo
interreligioso. La Pentecoste del 2000 sarà dunque
un'importante occasione per ricordare ai cristiani che non
siamo cristiani solo per noi stessi, ma che siamo chiamati a
cercare il dialogo con gli altri credenti e, di fatto, con
tutta l'umanità". (M.L.Fitzgerald, Lettera di
collegamento, n° 35, Luglio 1999)
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