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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Ecumenismo e Dialogo

di Maddalena Masutti

Ecumenismo e dialogo sono segni di innegabile risveglio religioso. Nonostante la caduta di fondamentali valori religiosi, oggi, questi movimenti, aprono a grandi speranze.

I segni di risveglio religioso appaiono forse con più forza, quando assumono un aspetto collettivo. Coinvolgendo un certo  numero di persone diventano evidenti, almeno per gli interessati, mentre possono essere del tutto ignorati da estranei. Il fattore religioso assume un ruolo prioritario nella vita della gente se è basato, almeno inizialmente, su convinzioni profonde. Poi può subentrare la tradizione, il costume. Si deve comunque tenere presente che le attività di gruppo o di massa, partono ordinariamente da esigenze di singoli individui. Le vicende storiche che hanno portato nel '500 il cristianesimo europeo a frantumarsi in un certo numero di chiese, hanno avuto inizialmente i loro ben individuati protagonisti. Quelle vicende hanno lasciato strascichi dolorosi che hanno rovinato per secoli i rapporti tra i vari gruppi di cristiani. Si accenna ad esse perché, al momento attuale, un sicuro sintomo di risveglio religioso è riscontrabile nel movimento ecumenico come bisogno di creare rapporti positivi tra le confessioni cristiane: cattolicesimo, protestantesimo, ortodossia.

 

L'opportunità dell'ecumenismo

Singoli cristiani o comunità di credenti, che vivono in presenza di gente di razze diverse, si rendono conto che la religione è il mezzo più idoneo per superare le difficoltà della convivenza. La vita concreta, può far sentire il bisogno dell'unità delle chiese, più delle stesse esigenze dottrinali. I missionari del Corno d'Africa, ad es., auspicano, da parecchi anni, che vengano tolte le barriere tra le varie confessioni cristiane della zona, in modo che la gente, e chi governa, non ponga nella propria appartenenza religiosa, la giustificazione alle forme di accaparramento e di ostilità. Per giusti moti vi la chiesa cattolica sostiene d'autorità l'unione della conferenza episcopale Etiope-Eritrea, anche al di là della separazione politica dei due paesi. E il Papa Giovanni Paolo II ha esplicitamente affermato l'inesistenza di problemi teologici nei confronti della chiesa ortodossa del posto. Anche gli ultimi avvenimenti della Balcania hanno convinto gli operatori umanitari e le autorità religiose dell'opportunità della fratellanza tra le confessioni religiose. Se si guarda all'espandersi dell'Islam in Europa e nel mondo, ci si accorge di quanto aiuto può essere la compattezza del cristianesimo, nelle sue varie denominazioni, per arginare il pericolo del fondamentalismo. Senza ostilità, ma con la dovuta consapevolezza. Indubbiamente il risveglio religioso non si misura partendo solo da fatti esteriori, ma questi fatti possono aiutare a cogliere i motivi di disagio e spingere a delle soluzioni. Non era sicuramente di grande portata la situazione di un paese della pedemontana veneta diviso da alcuni anni in due filoni: cattolico ed ortodosso. Buona parte della reciproca ostilità tra i 2000 abitanti circa, verteva su questioni inerenti alla priorità di uscita della processione del venerdì santo o del suono delle campane il giorno di Pasqua. Sono ancora in corso gli sforzi, non per tornare all'unità di 50 anni prima, ma per trovare il modo di convivere semplicemente. Il consolidarsi per tanto tempo, di rapporti reciprocamente negativi, quando si tratti di confessioni cristiane diverse, non aiuta l'affermarsi dell'ecumenismo, come fattore di rinnovamento civile e religioso.

 

Il dialogo interreligioso

Un fermento di sicuro risveglio è il diffondersi del dialogo tra le grandi religioni. Si tratta di due movimenti diversi: ecumenismo e interreligiosità, le cui differenze non escludono motivazioni in comune. Forse proprio gli elementi comuni costituiscono, secondo alcuni, qualche remora alla loro coesistenza. Per i militanti dell'ecumenismo sembra a volte che il dialogo interreligioso proceda più agevole, con il vento in poppa. L'Assemblea tenuta a Roma (24-28 ottobre '99) è un esempio eclatante. La strada per gli ecumenici invece, è spesso irta di ostacoli. Non è possibile comunque appoggiare l'uno ed ignorare del tutto l'altro, perchè i due movimenti sottintendono un interesse religioso dovuto al fatto della propria appartenenza o a motivi culturali di carattere più universale. Date le possibilità di comunicazione, e data l'interferenza tra politica e religione, non possono essere ignorati. I sostenitori dell'unità dei cristiani trovano nell'interreligioso un prolungamento naturale al loro coinvolgimento ecclesiale. Lo testimoniano con la presenza ad associazioni più estese come "la Conferenza mondiale delle religioni per la pace", "La Fraternità di Abramo", "L'Amicizia Giudeo-cristiana" e le molte iniziative da parte di istituzioni cristiane per conoscere l'islam.

 

I dati storici

Il dialogo interreligioso appare per primo e con una connotazione solidamente impostata: "Parlamento delle religioni", riunito per la prima volta a Chicago nel 1893. Precede di una ventina d'anni la prima assemblea ecumenica, tenuta ad Edimburgo nel 1915. Nei suoi calcoli a lungo metraggio, la storia potrà ammettere che hanno mosso i primi passi pressappoco assieme. Nel 1955, il "Consiglio Ecumenico delle Chiese (COE)" che aveva da poco raggiunto la propria configurazione, lanciò il suo programma: "Parola di Dio e convinzioni religiose contemporanee". Un atto di ardimento. Si concretizzò infatti con la creazione di una sezione di "Dialogo tra i seguaci delle tradizioni religiose e ideologiche del nostro tempo". Esso sta alla base di numerosi documenti tra mondo cristiano, Giudaismo ed Islam. Nonostante non appartenga al COE, la chiesa cattolica è molto interessata alle sue iniziative. All'ultima delle Assemblee generali (l'ottava), tenuta ad Harare (Zimbabwe) nel dicembre 1998, il Papa G. Paolo II mandò un messaggio e una delegazione di 23 osservatori. Contemporaneamente all'affermarsi del COE, il Cardinale Roncalli, appoggiava a Venezia, per la chiesa cattolica, la nascita del "SAE" (Segretariato attività ecumeniche). Il movimento, affidato ai laici, si è sviluppato notevolmente e soprattutto nei convegni annuali, assume anche il carattere di dialogo interreligioso. Il primo esplicito riferimento al dialogo interreligioso da parte della chiesa cattolica viene fatto nell'enciclica "Ecclesiam Suam" di Paolo VI nel 1964, anno in cui appare anche l'"Unitatis redintegratio", decreto del Concilio Vaticano II sull'ecumenismo. L'iniziativa si fa concreta ad Assisi, nel 1986, con l'incontro e la preghiera per la pace nel mondo, dei rappresentanti delle varie religioni. Un'ulteriore felice esplosione di recente, l'invito di Giovanni Paolo II all'Assemblea interreligiosa di "Roma '99". In quell'occasione, l'Assemblea mondiale, lasciata libera nella scelta delle tematiche da trattare, redasse in pochi giorni un documento a carattere universale, superando le proposte valide, ma limitate ad alcune aree geografico-religiose, presentate inizialmente. Ottimo auspicio per un futuro di lavoro in comune. L'ecumenismo sta sensibilizzando sempre più alle questioni interreligiose. Gli Avventisti, ad. es., appartenenti ad una chiesa cristiana protestante, hanno programmato la loro prossima riunione annuale sul tema: "Dialogo interreligioso e Cristianesimo". Rimangono le differenze. Il dialogo ecumenico ha come vocazione non tanto il riassorbimento delle varie chiese, quanto una collaborazione finalizzata a Cristo per la diffusione del Regno di Dio. Il dialogo interreligioso, a sua volta, è ben lontano da una pretesa unificazione dei credenti o delle loro pratiche. Il "Parlamento delle religioni" si è fissato fin dall'inizio, l'unico obiettivo di "unire le religioni contro ogni forma di irreligiosità, unirle sulla base del rispetto reciproco e della responsabilità morale". L'Assemblea di "Roma '99" ha dato la prima prova di una felice riuscita: responsabilità morale e pace tra i popoli.

 

Ragioni di apertura

Può risultare sconcertante il passaggio dalla "sicurezza di fede in proprio" all'apertura sulle diverse visuali altrui. E' inevitabile il timore che venga sminuito il proprio patrimonio religioso o che si possa incorrere in una deleteria forma di sincretismo (mescolanza di dottrine religiose inconciliabili tra loro). A parte l'aiuto che viene dal cammino fatto assieme, a rassicurare è la Bibbia, nella quale il Cristianesimo affonda le sue radici. Essa non costituisce un lungo trattato dottrinale, basato su concetti astratti; è la storia concreta di un popolo che scoprendo di essere stato scelto da Dio, ha fatto di Dio, a sua volta, la scelta prioritaria della propria esistenza. La fede scaturisce così come dono e come esperienza vissuta nella realtà e legata a tutte le vicissitudini di un popolo, l'ebraico. Cristo è un ebreo del suo tempo, aperto a tutte le esigenze umane e religiose dei suoi connazionali. Si proclama "Via, Verità" non solo, anche "Vita". Come Figlio, non è unicamente portatore di una nuova esperienza di Dio considerato Padre, non espone solo una nuova dottrina, insegna anche a viverla. Nel suo insegnamento, parte sempre dalle situazioni concrete. Entra così nella forza viva del nostro essere. Illumina le nostre possibilità di relazione con gli altri e con ciò che ci circonda. Per i suoi seguaci, la "conoscenza" del tempo in cui si vive non costituisce un pericolo, è se mai un dovere. A guidare la storia, al di là delle capacità umane, è sempre il Padre. La "conoscenza" allarga gli orizzonti, giungendo a convincere che, al di là delle varie denominazioni delle chiese, c'è la fede comune in Cristo che può agire lungo un'unica direzione in molte occasioni. Le divisioni passate e le diversità presenti non sono sempre ostacoli insormontabili. Conoscere le altre religioni fa scoprire la molteplicità delle vie di Dio aperte a tutti gli uomini. Rende umili, ossequiosi e riconoscenti.

 

In vista del 2000

Il "Segretariato per l'Ecumenismo e il Dialogo interreligioso", programmando l'Assemblea interreligiosa dell'ottobre '99, aveva rivolto in anticipo a tutti i credenti, particolarmente ai cattolici, un invito per la Pentecoste dell'anno 2000. "La Pentecoste rievoca la venuta dello Spirito. Lo stesso Spirito che discese sui primi discepoli è sempre attivo nel cuore di tutti i popoli e nelle loro tradizioni e culture, anche nei riti religiosi. Tutto ciò che di buono e di nobile vi è nelle loro tradizioni può essere attribuito all'opera dello Spirito Santo. In questo modo lo Spirito Santo è il primo Motore nelle relazioni interreligiose... La Pentecoste è il segno che la Babele può essere superata, che l'armonia fra i popoli non è un'utopia e che questo è, in ultima analisi, l'obiettivo del dialogo interreligioso. La Pentecoste del 2000 sarà dunque un'importante occasione per ricordare ai cristiani che non siamo cristiani solo per noi stessi, ma che siamo chiamati a cercare il dialogo con gli altri credenti e, di fatto, con tutta l'umanità". (M.L.Fitzgerald, Lettera di collegamento, n° 35, Luglio 1999)